Il nuovo sito Web del Comune di Bracciano ha attivato in questi giorni l’area riservata ai cittadini residenti che potranno usufruire di una serie di servizi on line senza doversi più recare negli uffici.
Per ora le prime funzionalità messe a disposizione riguardano i servizi anagrafici con le sue numerose autocertificazioni che saranno generate automaticamente dalle banche dati degli uffici a semplice richiesta dell’utente registrato; i servizi elettorali che, oltre a fornire le informazioni personali, permetteranno di inviare domande per l’iscrizione all’albo degli scrutatori, presidenti di seggio e dei giudici popolari nei tempi stabiliti dalla legge; e l’Ufficio Relazioni con il Pubblico che rappresenterà un canale di comunicazione diretto tra il cittadino e gli uffici comunali.
Sono previste a breve attivazioni di nuove funzionalità relative ai tributi, servizi scolastici, svolgimento pratiche edilizie e del commercio aperte anche ai non residenti.
Per accedere al nuovo servizio, collocato nella home page del sito istituzionale sotto la voce “aree riservate”, è necessario registrarsi con il proprio nominativo, codice fiscale e carta d’identità in modo da essere riconosciuti dalla banca dati anagrafica ed autorizzati dal sistema all’accesso.
“Con questi nuovi strumenti – commenta il sindaco Giuliano Sala – prosegue il nostro impegno a semplificare il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini attraverso l’uso delle nuove tecnologie 2.0. La possibilità di ottenere certificati anagrafici direttamente da casa è un servizio importante che qualifica l’ente locale perché nei fatti lo pone come una interfaccia moderna nel rapporto con i cittadini. Ritengo sia un primo ma importante elemento – conclude Sala – che permette di finalizzare anche nei piccoli comuni, il superamento della burocrazia”.
I dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità indicano che Italia su circa 4.000 persone morte per suicidio in Italia nel 2002, ben 3.000 erano uomini. Analizzando le tre macroaree del nostro paese, Nord, Centro e Sud-Isole si evidenzia chiaramente un gradiente Nord-Sud, tanto per gli uomini quanto per le donne, con livelli di mortalità per suicidio più alti al Nord. Livelli particolarmente elevati di mortalità per suicidio si osservano nelle province del Nord Est, e quelle dell’arco alpino. Nel centro Italia tutte le province del Lazio e l’Aquila hanno tassi di suicidio significativamente più bassi della media nazionale. La Sardegna con tutte le sue province, rappresenta una nota dissonante nel contesto dell’area sud-insulare e in particolare i suicidi fra gli uomini raggiungono livelli di oltre il 75% più elevati della media nazionale, sono fra i più alti in Italia superando anche quelli che si registrano in molte province del Nord Est. Le ragioni del gradiente Nord-Sud potrebbero trovare una spiegazione nelle differenze sociali e culturali del nostro Paese.
Allo stato attuale, il suicidio è un problema grave nell’ambito della salute pubblica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima un peggioramento del fenomeno suicidario dall’attuale milione di morti per suicidio potrebbe raggiungere un milione e mezzo nel 2020. E’ la tragedia umana che ogni anno si consuma superando le morti per attentati terroristici, conflitti bellici e calamità naturali messe insieme. Il suicidio e’ il risultato di una complessa interazione di fattori psicologici, biologici e sociali. Il suicidio non emerge mai dal piacere (sebbene vi siano delle eccezioni del tutto particolari), piuttosto e’ sempre legato a dispiaceri, vergogna, umiliazione, paura, terrore, sconfitte ed ansia; sono questi gli elementi del dolore mentale che conducono ad uno “stato perturbato”. Si tratta di uno stato della mente in cui il soggetto perde gli abituali punti di riferimento. Si sente angosciato, frustrato, senza aspettative nel il futuro e inaiutabile. Questa miscela di emozioni diviene “esplosiva” quando l’individuo si rende conto che per risolvere tale sofferenza estrema, il suicidio è la migliore soluzione. Nella trattazione del suicidio la parola chiave non e’ ‘morte’ ma ‘vita’ dal momento che questi individui sono fortemente ambivalenti circa la loro scelta; piuttosto vogliono vivere ma senza il loro dolore mentale insopportabile. Sebbene i contributi nella ricerca sul suicidio siano sempre più numerosi, solo una minoranza apporta indicazioni pratiche e facilmente assimilabili. La suicidiologia è la scienza dedicata alla prevenzione e allo studio scientifico del suicidio. Il termine è attualmente impiegato per riferirsi allo studio del fenomeno suicidario ma andrebbe riservato agli interventi volti a salvare la vita degli individui a rischio. Tale disciplina è nata e si è sviluppata a Los Angeles grazie all’opera pionieristica di Edwin Shneidman.
Il suicidio e’ uno dei tabù più radicati nella nostra società. Parlare dell’argomento suscita riluttanza ed evitamento e persino dagli operatori della salute il tema é in gran parte misconosciuto. I dati della letteratura riportano che frequentemente i soggetti che hanno commesso il suicidio nei mesi e settimane precedenti la morte si sono recati da un operatore della salute, in primo luogo un medico di base. Secondo recenti studi, il 45% delle persone decedute per suicidio aveva avuto un contatto con la medicina di base nel mese precedente il suicidio. Altri studi indicano che tra il 25% e il 75%, dei pazienti che commettono il suicidio hanno un contatto con la medicina di base nel lasso di tempo da 30 a 90 giorni. Puntualmente però sia i medici di base che gli altri operatori della salute falliscono nel riconoscere il rischio di suicidio omettendo di chiedere al soggetto se abbia mai pensato al suicidio.
Spesso il comportamento suicidario si associa ad una crisi, soprattutto in situazioni di stress straordinario di limitata durata. In questo contesto, gli individui considerano il suicidio con grande ambivalenza psicologica. Infatti, il desiderio di morire e quello di essere salvati sussistono allo stesso livello. Persino nella crisi gli individui conservano il bisogno di esprimersi e di comunicare con gli altri, smentendo la nozione che il suicidio avviene improvvisamente, inevitabilmente e senza alcun avviso come dimostrato dalla letteratura. Se si osservano retrospettivamente i dati dei soggetti suicidi si osserva che la sofferenza mentale prolungata, l’ambivalenza nei confronti del suicidio, fantasie di vendetta, di essere salvati e di rinascita sono state presenti per un lungo periodo di tempo. Il tentativo di porre fine alla sofferenza è caratterizzato da manovre maladattative fallimentari che poi riconducono il soggetto all’idea del suicidio. Il soggetto emette dei segnali inerenti la sua preoccupazione coinvolgendo le persone che lo circondano attraverso parole e azioni, concentrando nelle sue comunicazioni il “Cry for Help” ossia la richiesta di aiuto.
Nel corso di una vita trascorsa a studiare il suicidio, Shneidman ha concluso che l‘ingrediente base del suicidio è il dolore mentale, egli chiama questo dolore insopportabile psychache, che significa “tormento nella psiche”. Shneidman suggerisce che le domande chiave che possono essere rivolte ad una persona che vuol commettere il suicidio sono “Dove senti dolore?” e “Come posso aiutarti?”. Se il ruolo del suicidio è quello di porre fine ad un insopportabile dolore mentale, allora lo scopo è alleviare questo dolore. Se infatti si ha successo in questo compito, quell’individuo che voleva morire sceglierà di vivere.
Shneidman inoltre considera che le fonti principali di dolore psicologico (vergogna, colpa, rabbia, solitudine, disperazione) hanno origine nei bisogni psicologici frustrati e negati. Nell’individuo suicida è la frustrazione di questi bisogni e il dolore che da essa deriva, ad essere considerata una condizione insopportabile per la quale il suicidio sembra il rimedio più adeguato. Ci sono bisogni psicologici con i quali l’individuo vive e che definiscono la sua personalità e bisogni psicologici che quando sono frustrati inducono l’individuo a scegliere di morire. Potremmo dire che si tratta della frustrazione di bisogni vitali; questi bisogni psicologici includono il bisogno di raggiungere qualche obiettivo come affiliarsi ad un amico o ad un gruppo di persone, essere autonomi, opporsi a qualcosa, imporsi, il bisogno di essere accettati e compresi e il conforto. Shneidman ha proposto la seguente definizione del suicidio: “Attualmente nel mondo occidentale, il suicidio è un atto conscio di auto-annientamento, meglio definibile come uno stato di malessere multidimesionale in un individuo bisognoso che è alle prese con un problema percepisce il suicidio come la migliore soluzione“. Shneidman ha inoltre suggerito che il suicidio è meglio comprensibile se considerato non come un movimento verso la morte ma come un movimento di allontanamento da qualcosa che è sempre lo stesso: emozioni intollerabili, dolore insopportabile o angoscia inaccettabile, in una parola psychache. Se dunque si riesce a ridurre, ad intaccare e a rendere più accettabile il dolore psicologico quel soggetto sceglierà di vivere.
Nella concettualizzazione di Shneidman il suicidio è il risultato di un dialogo interiore; la mente passa in rassegna tutte le opzioni. Quando emerge l’idea del suicidio la mente lo rifiuta e continua la verifica delle opzioni. Trova il suicidio, lo rifiuta di nuovo; alla fine la mente accetta il suicidio come soluzione, lo pianifica, lo identifica come l’unica risposta, l’unica opzione disponibile.
L’individuo sperimenta uno stato di costrizione psicologica, una visione tunnel, un restringimento delle opzioni normalmente disponibili. Emerge il pensiero dicotomico, ossia il restringimento del range delle opzioni a due sole (veramente poche per un range): avere una soluzione specifica o totale (quasi magica) oppure la fine (suicidio). Il suicidio è meglio comprensibile non come desiderio di morte, ma come ]cessazione del flusso di idee, ovvero la completa cessazione del proprio stato di coscienza e dunque la risoluzione del dolore psicologico insopportabile. Noi ci proponiamo di rendere più tollerabile tale dolore mentale.
Il medico o colui che deve confrontarsi con soggetto a rischio ha la naturale paura favorire idee di suicidio durante l’indagine sul tema. Tuttavia non esiste alcuna prova che sostenga tale timore; il suicidio e’ un atto serio e cosciente che necessita molto di piu’ di un singolo colloquio per essere agito. Parlarne con onestà e franchezza, senza timori aiuta notevolmente coloro che lo hanno meditato. Per prevenire efficacemente il suicidio e’ necessario che l’operatore conosca bene il proprio impatto con il tema, interrogandosi con domande simili:
Ritengo che il suicidio sia un segno di debolezza di cui la gente dovrebbe vergognarsi?
Ritengo il suicidio come immorale o peccaminoso?
Penso che il tema de suicidio sia un tabù?
Penso che il suicidio sia il risultato della follia?
Reagisco eccessivamente con ricoveri e precauzioni di ogni genere in presenza di un’ideazione suicidaria?
Il paziente può cogliere il giudizio del terapeuta dal tono della voce o dal linguaggio corporeo. Se il terapeuta nutre delle attitudini di condanna nei confronti del suicidio sostenendo i miti e non i fatti sul suicidio probabilmente fallirà nel suo compito. Il medico deve poter comunicare al paziente che si può parlare di suicidio e che la trattazione del tema avviene su un terreno sicuro. Se al contrario, il medico evita di chiedere e si affretta a chiedere con modalità non appropriate otterrà dal paziente solo la chiusura. Spesso indagare il rischio di suicidio implica il dover passare maggiore tempo con il paziente; confrontarsi con il paziente e i familiari per provvedimenti coatti; rischiare possibili confronti medico-legali. In altre parole: maggiore impegno, maggiori problemi, maggiori preoccupazioni; questi sono solo alcuni motivi per i quali l’indagine sul rischio di suicidio e’ evitata nella pratica clinica.
Ci sono delle semplici regole che è importante seguire nel comunicare con gli individui a rischio di suicidio:
Come comunicare
Ascoltare attentamente, con calma
Comprendere i sentimenti dell’altro con empatia
Esprimere rispetto per le opinioni e i valori della persona in crisi
Parlare onestamente e con semplicità
Esprimere la propria preoccupazione, accudimento e solidarietà
Concentrarsi sui sentimenti della persona in crisi
Come non comunicare
Interrompere troppo spesso
Esprimere il proprio disagio
Dare l’impressione di essere occupato e frettoloso
Dare ordini
Fare affermazioni intrusive o poco chiare
Fare troppe domande
L’American Association of Suicidology ha coniato l’acronimo “IS PATH WARM?” (letteralmente “Il sentiero è caldo?” per veicolare efficacemente i segnali di allarme per il suicidio
IS PATH WARM?
I Ideation — threatened or communicated (ideazione suicidaria, minaccianta o comunicata)
S Substance Abuse — excessive or increased (abuso di sostanze – aumentato o eccessivo)
P Purposeless — no reasons for living; anhedonia (mancanza di un fine nessuna ragione per vivere, anedonia)
A Anxiety, Agitation/Insomnia (ansia, agitazioneinsonnia)
T Trapped — feeling no way out; perceived burdensomeness (sentirsi in trappola, nessuna via di uscita, sentirsi di peso per se e gli altri
H Hopelessness (disperazione)
W Withdrawal — from friends, family, society (ritiro, dagli amici, dalla famiglia, dagli altri)
A Anger (uncontrolled)/rage/seeking revenge (rabbia, aggressività, cercare vendetta)
R Recklessness — risky acts. unthinking (comportamenti ad altro rischio, non curarsi di se)
M Mood changes (dramatic) (rapidi cambiamenti dell’umore)
Domande utili
Ti senti triste?
Senti che nessuno si prende cura di te?
Pensi che non valga la pena di vivere?
Pensi che vorresti suicidarti?
Indagine sulla pianificazione del suicidio
Ti è capitato di fare piani per porre fine alla tua vita?
Hai un idea di come farlo?
Indagine su possibili metodi di suicidio
Possiedi farmaci, armi da fuoco o altri mezzi per commettere il suicidio?
Sono facilmente accessibili e disponibili?
Indagine su un preciso lasso di tempo
Hai deciso quando vuoi porre fine alla tua vita?
Quando hai intenzione di farlo?
Fattori di rischio per il suicidio
Fattori di rischio biopsicosociali
Disturbi mentali, in particolare disturbi dell’umore, schizofrenia, ansia grave e alcuni disturbi di personalità
Alcol ed altri disturbi da abuso di sostanze
Hopelessness
Tendenze impulsive e/o aggressive
Storia di trauma ed abusi
Alcune patologie mediche gravi
Precedenti tentativi di suicidio
Storia familiare di suicidio
Fattori di rischio ambientali
Perdita di lavoro o perdita finanziaria
Perdite relazionali o sociali
Facile accesso ad armi letali
Eventi locali di suicidio che possono indurre fenomeni di emulazione
Fattori di rischio socioculturali
Mancanza di sostegno sociale e senso di isolamento
Stigma associato a necessità di aiuto
Ostacoli nell’accedere alle cure mediche, soprattutto relative alla salute mentale e all’abuso di sostanze
Credenze culturali e religiose (ad esempio credere che il suicidio sia una soluzione a dubbi personali)
Esposizione ad atti di suicidio, come attraverso i mass media
Raccomandazioni finali
Identificare i vari fattori che contribuiscono alla crisi suicidaria;
Condurre una valutazione “psichiatrica” completa, identificando fattori di rischio e fattori di protezione distinguendo quelli modificabili da quelli non modificabili;
Chiedere direttamente sul suicidio;
Determinare il livello di rischio: basso, medio, alto;
Determinare il luogo e il piano terapeutico;
Indagare l’ideazione suicidaria presente e passata così pure intenti, gesti o comportamenti suicidari; indagare sui metodi usati; determinare il livello di hopelessness, anedonia, sintomi ansiosi, motivi per vivere, abuso di sostanze, ideazione omicida.
Oltre ad offrire sostegno per gli individui in crisi e per coloro che hanno perso un caro per suicidio, un centro di prevenzione deve poter agire da catalizzatore di risorse promuovendo consapevolezza e responsabilità nella comunità. Far conoscere i luoghi a cui gli individui possono chiedere aiuto è un primo target ma si rende necessario anche provvedere a campagne divulgative che permettano a quanti più individui possibili di apprendere i principi basilare per riconoscere gli individui in crisi. Non vi deve essere reticenza nell’appoggiare programmi divulgativi e di raccolta fondi a sostegno della ricerca e delle continuità dei servizi dedicati alla prevenzione.
Sono questi i principi ispiratori del SERVIZIO PER LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO avente sede in Roma, presso la U.O.C. di Psichiatria dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea – Cattedra di Psichiatria, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma. Questo servizio è attualmente il più importante riferimento in Italia e nel mondo per la prevenzione del suicidio e per il disagio mentale.
Le attività del Servizio, coordinato dal Prof. Maurizio Pompili – Ricercatore universitario della facoltà di Medicina e Psicologia – vengono portate avanti grazie allo sforzo di un team instancabile composto da medici, psicologi, volontari, tirocinanti, frequentatori scientifici e specializzandi che quotidianamente si dividono tra la pratica clinica e attività collaterali.
Le storie, le vicende e vicissitudini degli utenti rappresentano una sfida per gli operatori, oltre a costituire il tessuto sul quale improntare l’ esperienza professionale e personale.
Conclusioni
La prevenzione del suicidio è un compito che riguarda tutti. Chiedere se il un individuo ha pensato al suicidio non è mai rischioso anzi rappresenta la principale arma di prevenzione. Particolare enfasi dovrebbe essere posta sulla formazione, specialmente duranti gli anni che conducono al conseguimento della laurea. Avere professionisti capaci di trattare il rischio di suicidio con serenità e destrezza rappresenta uno dei grandi traguardi della medicina. (www.prevenireilsuicidio.it – 06.33777740).
Dott. Maurizio Pompili
Maurizio Pompili, medico psichiatra e suicidologo, è Ricercatore Universitario e docente presso i corsi di laurea e specializzazione della II Facoltà di Medicina e Chirurgia, Sapienza Università di Roma. E’ affiliato al McLean Hospital – Harvard Medical School, Boston, USA. E’ autore di oltre 300 pubblicazioni sul suicidio compresi dieci libri internazionali. E’ il referente per l’Italia dell’International Association for Suicide Prevention (IASP) e il Presidente dei Rappresentanti Nazionali IASP. E’ stato insignito nel 2008 con lo Shneidman Award dall’American Association of Suicidology per i contributi di alto valore resi alla ricerca sul suicidio.
Incontro-dibattito sabato 1 marzo ad Anguillara voluto da Sinistra ecologia e libertà e incentrato su “la strada giusta” per ricostruire la sinistra. “Il progetto Italia Bene Comune, è fallito” ammette Giuseppe Girardi, coordinatore Sel – Circolo Lago di Bracciano, ma non è finita la sinistra, contrariamente a quanto sostiene Matteo Renzi. Secondo Girardi, “si tratta di ritrovare la capacità di aggregare, di riaprire un dialogo con le persone, con i movimenti, con un popolo di centro-sinistra che ambisce all’uguaglianza e alla libertà”. Per le prossime elezioni europee, il circolo appoggia con convinzione la lista di Alexis Tsipras, non per uscire dall’Europa, bensì per proporre un’idea diversa di Europa, non concentrata sulle banche, il debito e lo spread, sulla salvaguardia dello status quo.
Un momento dell’incontro
Bengasi Battisti, del Coordinamento Enti Locali Acqua Bene Comune, ha iniziato il suo intervento sottolineando l’importanza della “commistione”, di idee, di saperi, di informazioni e della “consapevolezza” dei valori fondanti della comunità. La partecipazione vera dei cittadini parte dall’elaborazione di proposte incisive, basate sulla consapevolezza del luogo in cui viviamo che permette di tutelare la vocazione naturale del territorio e così difendere la storia e il futuro, e sulla circolazione di idee e di informazioni spesso nascoste, più o meno volutamente, dai media. Per esempio, pochi sono a conoscenza che, in base agli accordi Anci-Conai, i produttori di imballaggi versano una tassa, che ammonta a ben 750 milioni di euro all’anno, per il recupero degli imballaggi stessi. In Italia solo il 18% di questa somma viene distribuita ai Comuni, ai quali compete l’onere del recupero, rispetto all’80% distribuito in molti altri paesi europei. Duecento amministrazioni locali hanno chiesto la revisione dell’accordo Anci-Conai ma pochi sono a conoscenza di questa istanza. Ancora, il movimento no-Tav è rappresentato come un gruppo minoritario di violenti facinorosi mentre la realtà è del tutto diversa: la mobilitazione riguarda la maggioranza della popolazione ed è decisa, ma assolutamente pacifica.
Secondo Battisti, “la consapevolezza dei propri diritti è quella che ci permette di contrastare la prepotenza e le sopraffazioni. L’acqua, bene comune per eccellenza, rientra in questo discorso. Sorvolando sulla protervia con la quale si creca di annullare il risultato del referendum sulla gestione del servizio idrico, ora ci stiamo avvicinando al 25 marzo, data entro la quale il Consiglio Regionale deve discutere la proposta di legge sulla gestione pubblica e partecipata dell’acqua che, altrimenti, verrà sottoposta a referendum regionale. Intanto – continua Battisti – la Giunta regionale ha recentemente approvato una delibera che fissa dei criteri per la gestione dell’acqua in aperto contrasto con la legge proposta. Sorprende come sia cambiata la sensibilità dell’amministrazione regionale dopo le elezioni, in particolare dell’assessore Refrigeri che aveva persino partecipato alla stesura della proposta di legge”.
Per Maurizio Zammataro, Coordinatore Sel Area Metropolitana, il percorso illustrato da Battisti, la ricostruzione dei nessi sociali, delle comunità, è un esempio da seguire. L’Area Metropolitana va vista come un’occasione ma è anche pericolosa perché la Città cercherà di scaricare tutti i problemi sulla periferia. “Bisogna cercare di ragionare in termini di area vasta o area di prossimità – sottolinea Zammataro – partendo da problemi precisi: la gestione dei rifiuti, del servizio idrico, del modello di sviluppo per evitare che l’Agro romano sia ridotto a mero dormitorio”.
A seguire gli interventi dal pubblico. Sandro Griffini ha contestato l’impianto dell’Area Metropolitana: non può essere Roma a decidere per le diverse realtà dell’Agro Romano, sono queste che si devono autogovernare, coordinandosi e poi rendere Roma partecipe delle proprie decisioni. Griffini ritiene si debba contrastare la continua sottrazione di partecipazione: “Ci propongono un Senato non più eletto e cercano persino di evitare l’elezione delle Università agrarie. Si dovrebbe invece proporre che tutte le cariche degli enti pubblici siano solo elettive”.
Infine Giovanni Furgiuele, presidente dell’associazione “L’agone nuovo”, ha ricordato al pubblico il prossimo incontro organizzato dall’associazione sul tema della Protezione Civile che si terrà il prossimo 13 marzo.
“Il Consorzio Lago di Bracciano è un ente strategico per la promozione turistica del territorio ed è un fondamentale organismo di coordinamento tra i Comuni che
si affacciano sul lago di Bracciano. Depotenziarne il ruolo, proprio in un momento in cui è stata consolidata la collaborazione tra amministrazioni locali in un’ottica di area vasta che allontana le antiche pratiche campanilistiche, sarebbe un attacco mirato alle potenzialità del territorio che da sempre rappresenta un patrimonio di attrattive culturali e naturalistiche ancora non pienamente espresse”. E’ quanto scrivono in un documento gli assessori delegati al Turismo dei Comuni di Bracciano, Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Canale Monterano e Manziana e il commissario del Parco di Bracciano-Martignano, in una lettera aperta inviata al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e al commissario prefettizio della Provincia di Roma.
Il documento fa seguito alla decisione del commissario di nominare, in sostituzione dell’attuale presidente del Consorzio Lago di Bracciano, una figura commissariale. “La nomina di un subcommissario con mere funzioni di ordinaria amministrazione – hanno commentato gli amministratori locali – andrebbe a svilire la progettualità che è stata messa in campo e che richiede l’assunzione anche di decisioni di carattere “politico”. Già con il progetto di promozione turistica Destinazione Lago seguito da quello attuale denominato La Strada del Lago – senza l’impegno di risorse aggiuntive – il Consorzio Lago di Bracciano è stato ed è l’attore centrale di un processo importante che avvia un percorso di partecipazione rivolto anche ai comuni di Manziana e Canale Monterano prevedendo, tra l’altro, una gestione coordinata attraverso uno specifico protocollo d’intesa, dei Punti di Informazione turistica”.
Per queste ragioni nella lettera aperta gli assessori al turismo “sollecitano il commissario a mantenere sul territorio una figura che non lavori alla sola ordinaria
amministrazione ma che sia in grado di rendersi protagonista di un’azione di valorizzazione di un’area che ospita uno dei maggiori parchi della Regione Lazio
e che con il proprio lago costituisce, attraverso l’acquedotto d’emergenza Acea, Riserva Idrica per la Capitale. Il territorio sabatino – ribadiscono nel documento gli amministratori – chiede la dovuta attenzione, la stessa riservata dalla Provincia e la Regione Lazio ad altre aree ricadenti in ambito provinciale. Smantellare un organismo che ha dimostrato la propria efficacia e che lavora per una programmazione sovracomunale sarebbe un gesto che, sull’altare dei tagli, sacrifica la progettualità e la buona volontà degli amministratori di un’area a vocazione turistica che interessa 60mila abitanti”.
Sabato 8 marzo alle ore 15 presso l’aula consiliare il Comitato Scopetoni, Quarti e Aree Rurali (S.Q.A.R.) con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Manziana organizza un incontro con la cittadinanza dal titolo “La gestione dei rifiuti: problemi e prospettive”.
L’evento sarà l’occasione per fare il punto della situazione sul servizio di raccolta differenziata porta a porta a Manziana e per ascoltare interventi volti a sensibilizzare sulla necessità primaria di ridurre la produzione dei rifiuti nonché una ipotesi virtuosa di gestione del residuo umido.
“Già a novembre del 2012 il Comune, in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, organizzò un incontro sull’argomento intitolandolo ‘Da rifiuti a risorse’ – ricorda il sindaco Bruno Bruni -. Eravamo insediati da pochi mesi ma ci rendemmo subito conto di quanto fosse importante pianificare degli incontri periodici sulla tematica. Per questo abbiamo deciso di accogliere l’invito del Comitato S.Q.A.R., ritenendolo una preziosa occasione per raccogliere spunti e contributi volti all’ottimizzazione del servizio da parte di esperti e singoli cittadini”.
All’incontro, moderato da Giorgio D’Amore, consigliere ai rifiuti del Comitato S.Q.A.R, interverranno il sindaco, Bruno Bruni, l’assessore alle Attività produttive e sviluppo del territorio, Loretta Nori, il presidente di Zero Waste Lazio, Massimo Piras, e il ricercatore dell’Enea, Fabio Musmeci.
A Bufalotta e all’Eur due edifici “nuovi ma vecchi” non passano l’esame dell’ultima radiografia energetica di “Tutti in classe A”, l’indagine di Legambiente sulla qualità del patrimonio edilizio italiano. Pur essendo stati costruiti rispettivamente nel 2009 e 2004, non seguono criteri di efficienza energetica, mostrando nelle termografie evidenti fuoriuscite di calore dall’interno verso l’esterno con forti conseguenze in termini economici, di comfort e di impatto ambientale. A Monterotondo (Rm) si colloca, invece, l’interessante sperimentazione bioclimatica di 18 alloggi di edilizia residenziale pubblica in classe energetica A+, mentre nel caso della riqualificazione di un complesso residenziale a Via Vigne Nuove emergono evidenti vantaggi.
Sul fronte normativo, nel Lazio da diversi anni esiste un obbligo di produzione minima del 50% di acqua calda sanitaria e di 1 kW per energia elettrica da rinnovabili per le nuove costruzioni o se viene rinnovato l’impianto termico e nel caso di ristrutturazioni che riguardino almeno il 20% del volume complessivo dell’edificio. Manca però una normativa prescrittiva sull’edilizia sostenibile, a partire da rendimento ed efficienza energetica, che stabilisca anche limiti e sanzioni in caso di inadempienza.
“Nel Lazio serve subito una normativa che punti sull’edilizia sostenibile, su risparmio ed efficienza energetica, l’unico sbocco per migliaia di lavoratori del settore edile che oggi non può più puntare su nuove inutili costruzioni quanto piuttosto sulla riqualificazione e manutenzione – ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio -. Nella nostra regione è debole la normativa su rendimento ed efficienza degli edifici, mancano obblighi e limiti, così come per lo strumento di certificazione energetica, che non può decollare se non prevede anche controlli e sanzioni. Serve una strategia regionale su queste materia, un programma concreto per il risparmio energetico e idrico e per l’uso di materiali innovativi, linee guida per i regolamenti edilizi comunali, criteri regionali per la certificazione degli edifici, la riqualificazione urbana e l’individuazione di interventi del patrimonio pubblico e privato da finanziare e realizzare. Una via da imboccare subito, anche in vista del nuovo piano energetico che dovrà essere approvato e per sfruttare i fondi europei della nuova programmazione 2014-2020, che sulla base della Direttiva europea 2012/27 prevedono impegni chiari e vincolanti per fare dell’efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio.”
Allargando l’analisi dai singoli edifici ai quartieri, i termogrammi di Legambiente hanno analizzato “Parco Leonardo” a Fiumicino, dove sono state evidenziate criticità in termini di discontinuità nell’andamento delle temperature o la presenza di caloriferi posti sotto le finestre. Poca attenzione alle prestazioni energetiche di isolamento anche in un complesso residenziale privato nel quartiere Talenti che porta la firma illustre dell’architetto Paolo Portoghesi.
Anche una scuola in Via Mascagni a Roma e una a Santa Maria delle Mole nel Comune di Marino (Rm) sono fra gli edifici esaminati e mostrano numerose lacune sulle performance di efficienza energetica. D’altronde, in tutto il Lazio la situazione degli edifici scolastici versa in pessime condizioni, solo il 14% possiede un impianto di energie rinnovabili, come rilevato nei mesi scorsi da Ecosistema Scuola di Legambiente.
Su queste materie, dal 30 aprile del 2014 scatteranno obblighi importanti derivanti dalla Direttiva 2012/27: ogni anno dovranno essere realizzati interventi di ristrutturazione in almeno il 3% delle superfici coperte utili totali degli edifici riscaldati e/o raffreddati di proprietà pubblica per rispettare almeno i requisiti minimi di prestazione energetica della precedente Direttiva 2010/31 con l’obiettivo di svolgere “un ruolo esemplare degli edifici degli Enti pubblici”.
La commissione Ambiente del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Enrico Panunzi (Pd), ha stabilito all’unanimità di inviare direttamente all’esame dell’Aula la proposta di legge di iniziativa referendaria sulla tutela e la gestione pubblica delle acque. Si tratta di un’iniziativa referendaria propositiva, promossa da numerosi comuni del Lazio e sottoscritta da oltre 40mila cittadini. Il Consiglio regionale ha tempo fino al 25 marzo 2014 per deliberare sulla proposta che, in caso contrario, sarà sottoposta a referendum.
“Ritengo che il Consiglio sia la sede più adatta ad esaminare la proposta”, ha spiegato Marco Vincenzi (Pd). Concetto condiviso anche da Devid Porrello (M5S) che ha auspicato che non si presentino emendamenti tali da snaturare la proposta. “In questa maniera rispettiamo la democrazia”, ha dichiarato Cristiana Avenali (Per il Lazio). Valentina Corrado (M5S) ha chiesto al presidente Panunzi di intervenire sul presidente del Consiglio per far calendarizzare la proposta quanto prima.
“Sono d’accordo con lo spirito della legge – ha dichiarato Panunzi – gli aspetti tecnici si possono anche rivedere, ma deve restare integro il senso complessivo di queste norme”.
Cerveteri dedica alla Festa della Donna una serie di iniziative culturali con ingresso aperto a tutta la cittadinanza. “Come sempre – dichiara Lorenzo Croci, assessore allo Sviluppo Sostenibile del Comune di Cerveteri – l’avvicinarsi della Festa della Donna è e deve essere motivo di attenta riflessione. Anche le iniziative culturali possono avere un ruolo importante nella promozione di una cultura che rifiuta la violenza e che pone le donne e gli uomini sullo stesso piano, valorizzando le peculiarità di genere quale inesauribile fonte di arricchimento”.
Ieri sera, giovedì 6 marzo, l’Istituto Enrico Mattei di Cerveteri ha proposto la rappresentazione teatrale “Le Beatrici”, un libero riadattamento dell’opera di Stefano Benni diretto da Nicoletta Temperi e interpretato dalle studentesse dell’Istituto.
Sabato 8 marzo, invece, alle ore 17 presso la sala della Biblioteca comunale di Via Etruria, l’Associazione culturale ‘Tearte’ Gianni, con il patrocinio dell’Assessorato allo Sviluppo Sostenibile del Territorio, presenterà lo spettacolo “Il tuo piccolo infinito”, il cui titolo è liberamente tratto da un celebre verso della poetessa Alda Merini. Nel corso dell’evento sarà anche presentato il nuovo calendario 2014 dell’artista Carlo Grechi, un calendario artistico molto particolare dedicato alle mondo femminile, che ogni anno viene presentato a Cerveteri in occasione della Festa dell’8 marzo.
“Abbiamo scelto di ispirarci ad Alda Merini – spiegano gli autori e protagonisti della piece teatrale Laura Laurini e Gianni D’Ianni, dell’Associazione Tearte – per la capacità con cui un’artista come lei ha sempre saputo rappresentare l’animo femminile, profondo, ironico, fascinoso, ricco di vitalità. ‘Il tuo piccolo infinito’ è un piccolo omaggio alle donne, e un riconoscimento, sotto forma di rappresentazione teatrale, ad una grande poetessa dei nostri tempi per quanto ha saputo offrire al mondo della cultura, dell’arte e del sociale. Un contributo per natura sempre creativo e propositivo. Dobbiamo rifuggire le classificazioni e le fazioni, o la stupida contrapposizione tra uomini e donne. Non è questione di uomini o di donne, ma solamente di persone: positive o negative, degne o indegne”.
Sempre sabato sera, al Matuna, in via della Necropoli, palco libero dedicato alle donne, con musica, arte e letteratura. Alle 21.30 il gruppo Senonoraquando Cerveteri presenterà alcune proiezioni video mentre, dalle 21.30, concerto-simposio degli Ak-toy con ospite speciale la presentatrice televisiva Arianna Ciampoli. Arricchiranno la serata le esposizioni dell’illustratrice Alida Massari e del pittore Carlo Grechi. L’ingresso a tutte le iniziative è gratuito.
“Dalle cinque province del Lazio, quotidianamente, arriva il grido di allarme per un sistema di trasporti insufficiente a garantire il diritto alla mobilità dei cittadini della Regione. Sono migliaia infatti i pendolari che ogni giorno per ragioni di lavoro o studio sono costretti a intraprendere un viaggio verso la capitale, troppo spesso impervio e disagiato. Ritardi, cancellazione dei servizi offerti e sovraffollamento solo per citare alcune delle voci di reclamo che vengono dagli utenti”. Così in una nota Giancarlo Torricelli, Coordinatore Sel Regione Lazio.
“Serve uno scatto in avanti da parte della Regione anche nel rapporto con Trenitalia per ridisegnare un sistema di trasporti che faccia tesoro dei suggerimenti delle associazioni dei pendolari. Sinistra Ecologia Libertà del Lazio, anche attraverso la propria rappresentanza istituzionale in Regione, vuole dare il proprio contributo per rafforzare la domanda di trasformazione che arriva, specialmente dai territori più lontani da Roma. E’ inconcepibile nella Regione che ospita la capitale del paese rassegnarsi ad un sistema di trasporti così inadeguato e degradato”.
Si svolgerà sabato 8 marzo, alle ore 14.30, in via Anguillarese (nelle vicinanze della piazza ove si svolge il mercato settimanale) l’inaugurazione della prima area verde individuata dall’amministrazione Comunale per lo sgambamento dei nostri amici cani.
Il consigliere delegato alla Tutela degli animali, Secondo Ricci, in ottemperanza alla Legge Regionale 34/1997 e del regolamento comunale sulla tutela degli animali, ha sottoposto alla Giunta l’adozione di specifiche delibere per la localizzazione di altre aree verdi del territorio comunale. I parchi per cani saranno tutti delimitati con specifiche recinzioni e curati dall’amministrazione comunale e consentiranno ai cani, sempre accompagnati dal proprietario che ne è responsabile per eventuali danni a cose o a persone, di correre liberi anche senza museruola. In ogni parco per cani sarà posizionata apposita segnaletica per il corretto uso degli stessi e per la buona condotta dell’ animale domestico, si avrà a disposizione un punto acqua per cani e istallato un distributore/raccoglitore di sacchetti per la raccolta delle deiezioni. Verranno quindi istallati dei semplici giochi per i nostri amici animali.
L’area sgambamento per i cani
“I parchi per cani saranno autogestiti dagli stessi proprietari di animali e i frequentatori saranno tenuti a rispettare le regole della comune convivenza e della buona educazione civica conformemente alla legge regionale e al regolamento comunale sulla tutela degli animali – fa sapere il delegato alla Tutela degli animali, Secondo Ricci –. Ai parchi, si dovrà accedere già muniti di apposita attrezzatura per la condotta dell’animale e per la rimozione degli escrementi, i cancelli ad apertura manuale dovranno essere debitamente richiusi dopo il passaggio così da evitare fughe o l’accesso di animali randagi”.
All’inaugurazione sarà presente la dottoressa Alessandra Scudella, “Operatore di canile, educatore e istruttore cinofilo CSEN e FICSS, Formatore Nazionale FICSS”, l’istruttore Francesca Corica, “Operatore e Formatore di Pet Therapy e Istruttore Hearing Dogs”, che allieteranno la giornata mostrandoci alcune performance dei nostri amici cani.