Cerveteri: il 16 dicembre termine ultimo per il versamento del saldo di IMU e TASI
Lazio, Giornata della trasparenza in Consiglio regionale
Daniele Leodori: “Abbiamo fatto molto in questi primi 18 mesi ma non ci fermiamo”.
Si è svolta oggi nella sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio la prima ‘Giornata della trasparenza’ organizzata dall’ente presieduto da Daniele Leodori. Si sono confrontati esponenti delle Istituzioni – l’Autorità nazionale anticorruzione, il Garante della Privacy, le magistrature amministrative e contabili – con i rappresentanti delle associazioni impegnate sul versante della trasparenza e del mondo dell’informazione.
Il risultato è stato un ampio e ricco dibattito su temi attuali e pregnanti quali il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, il giusto bilanciamento tra la trasparenza e l’accessibilità dei dati da un lato e il diritto alla riservatezza dall’altro.
Ad aprire i lavori – e a coordinarli – la consigliera regionale Teresa Petrangolini, dell’Ufficio di presidenza del Consiglio, la quale ha sottolineato “gli enormi passi in avanti compiuti in questi 18 mesi dal Consiglio regionale nell’ambito della trasparenza, che rappresenta una scelta, un processo. Tuttavia – ha precisato la consigliera del gruppo Per il Lazio – siamo ancora in fase di attuazione e molte cose vanno ancora realizzate”.
Il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, ha ricordato ai presenti come il tema della trasparenza sia stato un punto fermo sin dall’inizio di questa legislatura. “Nel giorno del mio insediamento – ha detto Leodori – ormai 547 giorni fa, dissi nel mio intervento d’apertura che c’era bisogno assoluto di una nuova ripartenza, di una politica low cost, di amministratori normali. Dissi che avremmo fatto della trasparenza un elemento irrinunciabile per noi e per i cittadini e oggi, dopo 18 mesi, posso affermare che abbiamo fatto molto, ma possiamo fare di più”. Con riferimento all’appuntamento odierno, il presidente del Consiglio ha spiegato che “questa, forse con un eccesso di entusiasmo, viene definita la Giornata della Trasparenza, ma resto convinto che la trasparenza si debba praticare ogni giorno, non perché va di moda, né per avere una critica positiva, ma perché è un dovere per la pubblica amministrazione e per chi ha responsabilità di governo”.
Al termine del saluto di Leodori, il segretario generale del Consiglio, Antonio Calicchia, ha brevemente ringraziato tutti i dipendenti “per l’importante contributo dato per l’attuazione di una normativa nuova e complessa” e ha poi lasciato la parola a Luigi Lupo, direttore della Struttura Prevenzione della corruzione e Trasparenza del Consiglio regionale, per l’illustrazione del rendiconto sull’attuazione degli obblighi di pubblicazione previsti dal Decreto ‘Trasparenza’ (D. Lgs 33/2013).
Augusta Iannini, vice presidente dell’Autorità Garante dei dati personali, ha inaugurato gli interventi dei sette relatori ospiti del Consiglio, incentrando la sua relazione sul difficile rapporto tra trasparenza e rispetto della privacy, che spesso genera, un ‘equivoco’. “L’Autorità – ha spiegato – interviene per bilanciare esigenze diverse ed esercita compiti a volte non graditi, non funzionali alla trasparenza, ma che sono imposti dalle leggi vigenti”.
Salvatore Giacchetti, presidente di sezione del Consiglio di Stato, ha focalizzato il suo intervento sul problema del cosiddetto segreto d’ufficio in relazione all’esigenza della trasparenza e dell’accessibilità ai dati delle pubbliche amministrazioni, non mancando di sottolineare come in realtà a volte ne sia fatto un uso sbagliato.
Accesso civico e corruzione sono stati invece gli argomenti sui quali si è soffermato Stefano Toschei, giudice del Tar del Lazio, il quale, con riferimento al primo, ha messo in evidenza un errore molto diffuso, secondo il quale solo il cittadino ne può far uso: “Esiste una normativa molto dettagliata – ha spiegato Toschei – che usa il termine ‘chiunque’ quando si parla di soggetti che possono fare l’accesso civico, non solo i cittadini”.
Anna Maria Carbone Prosperetti, presidente della sezione regionale della Corte dei conti del Lazio, nel corso della sua relazione, ha sottolineato come più che la trasparenza, siano “il buon andamento e la celerità delle decisioni” che rendono virtuosa un’amministrazione pubblica.
Vittorio Alvino, presidente Open Polis – Foia, ha invece affermato che “la trasparenza è una delle condizioni per poter modificare i rapporti di potere, introducendo un principio di responsabilità nei confronti dei cittadini, degli utenti: rendere valutabile l’operato, il lavoro del singolo – ha spiegato Alvino – sia del rappresentante politico che del dirigente pubblico, introduce il principio di credibilità della Pubblica amministrazione”.
Il modello italiano in rapporto a quanto avviene negli altri Stati è stato l’oggetto dell’intervento di Francesco Merloni, componente Autorità nazionale anticorruzione, secondo il quale nel nostro Paese si è preferito optare per “l’obbligo di pubblicità degli atti, invece che per il modello del Freedom of information act – Foia – tipico di paesi come la Svezia e gli Stati Uniti d’America, incentrato sul diritto di accessibilità totale da parte dei cittadini”. Merloni ha poi sottolineato come la proposta di legge del Lazio sulla trasparenza presentata da Teresa Petrangolini e sottoscritta da molti consiglieri, tra cui Leodori – attualmente depositata in prima commissione ma non ancora discussa – sia una “vera e propria rivoluzione, che diventerebbe benemerita nel panorama nazionale, perché va nella direzione dell’accesso generalizzato”.
Infine, Sergio Rizzo, editorialista del Corriere della sera, ha concluso gli interventi con una serie di esempi su come in Italia ci sia ancora molto da fare in tema di trasparenza, da lui definita “condizionata”, in opposizione al termine anglosassone ‘total disclosure’. “Il problema del nostro Paese – ha detto Rizzo – è una certa burocrazia, paragonabile ai mandarini cinesi, che complica anziché semplificare il processo legislativo. La trasparenza delle leggi – ha concluso il giornalista – è molto più importante della trasparenza dei dati, perché in Italia ci sono troppe norme inutili o scritte male, che non aiutano il cittadino”.
Campagnano: Roma Città Metropolitana, quale futuro per i territori della provincia?
Campagnano di Roma, 29 novembre 2014
Nella Sala del Consiglio comunale si è svolto l’incontro sulla Città metropolitana di Roma organizzato dall’Amministrazione comunale, con la partecipazione del Consigliere metropolitano e sindaco di Monterotondo Mauro Alessandri, del Presidente di Legautonomie Lazio, Bruno Manzi e dei sindaci di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni, e di Formello, Sergio Celestino.
L’iniziativa è stata voluta per informare e sensibilizzare i cittadini di Campagnano su un argomento molto complesso e dibattuto tra opportunità di sviluppo e dubbi sul futuro dei comuni, in particolare per quanto riguarda l’urbanistica, lo sviluppo economico, i trasporti, ecc.
Molti i cittadini che hanno preso parte all’assemblea partecipando attivamente con richieste di chiarimenti avendo la possibilità di confrontarsi direttamente con uno dei Consiglieri metropolitani che sta definendo lo Statuto della Città metropolitana.
Durante il dibattito sono emerse e si sono confrontate opinioni e posizioni molto diverse, ma anche per questo è stato molto vivace e interessante.
Il prossimo incontro sull’argomento si terrà all’interno di un Consiglio comunale.
Canale Monterano: le minoranze consiliari scrivono al Prefetto
Le minoranze consiliari scrivono al Prefetto: “una situazione di gravissima illegittimità amministrativa che dura ormai da tre anni e mezzo”.
Con una lettera e un comunicato stampa congiunto, i gruppi consiliari di minoranza al Comune di Canale Monterano “Esperienza e Rinnovamento” e “Voci di Strada” scrivono a Sua Eccellenza il Prefetto di Roma per informarlo della situazione di grave mancanza democratica in cui si trovano a lavorare da ormai tre anni e mezzo.
Due anni fa un’analoga iniziativa non sortì gli effetti auspicati, nonostante le rassicurazioni della Prefettura. Ora i due gruppi consiliari rincarano la dose: durante tutto l’arco dell’Amministrazione Stefani, Statuto Comunale e Regolamento Consiliare sono stati puntualmente ignorati. Gli ultimi due episodi, nell’ultima settimana, riguardano:
1) DIFFORMITA’ DELLE TARIFFE TARI APPLICATE RISPETTO A QUELLE DELIBERATE IN CONSIGLIO COMUNALE;
2) ENNESIMA CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE SENZA RISPETTARE IL REGOLAMENTO CONSILIARE.
“L’Amministrazione Stefani fa e, soprattutto, disfa a suo modo. In tre anni e mezzo non abbiamo potuto partecipare in modo costruttivo a nessun atto decisionale di questa Amministrazione. Le commissioni consiliari non hanno mai praticamente lavorato. Neppure l’intervento della Regione Lazio, che ha messo in moto il meccanismo per annullare due delibere di natura urbanistica di questa Maggioranza, ha fatto riflettere questi signori. Non presentano in Consiglio le nostre mozioni, non rispondono alle interrogazioni, non ci concedono gli spazi democratici previsti dallo Statuto.
Siamo stanchi di fare i gendarmi a Canale Monterano, non è questo il nostro compito istituzionale. Intervenga il Prefetto e ci dica finalmente se a Canale vigono le leggi italiane oppure questo comune fa parte di un altro ordinamento giuridico.
In segno di forte protesta contro questo stato di cose le minoranze consiliari non parteciperanno al Consiglio Comunale di lunedì 24 novembre”.
I gruppi consiliari
Esperienza e Rinnovamento e Voci di Strada
Geologi Lazio: “Litorale Nord allagato nei secoli dei secoli”
Presidente e segretario dell’Ordine, Roberto Troncarelli e Tiziana Guida, tornano a denunciare l’inerzia delle istituzioni e il rischio idrogeologico nelle aree colpite dal nubifragio del 27 novembre: “Una data da segnare in rosso sul calendario”
“Di nuovo il litorale a nord di Roma completamente allagato, la differenza stavolta è che se ne è parlato pochissimo e non perché l’evento sia stato poco impattante, ma perché ormai quasi non fa più notizia, tanto è diventato ordinario”. Questo il commento del presidente dell’Ordine dei geologi del Lazio, Roberto Troncarelli, in merito al nubifragio, che si è abbattuto tre giorni fa a nord di Roma. “Ricordo che tutta la fascia litoranea laziale, compresa tra Fiumicino e Santa Marinella, è altamente vulnerabile al rischio idrogeologico – denuncia Troncarelli -. I piccoli fossi che solcano l’intero settore costiero non riescono a contenere i grandi quantitativi d’acqua che giungono in breve tempo dalle colline circostanti. Infatti, questa zona è stata interessata anche dagli eventi alluvionali del 31 gennaio scorso”. Per fortuna l’ultimo evento del 27 novembre, a fronte di una recentissima serie di interventi manutentivi sugli alvei messi in atto dal Comune di Santa Marinella non ha visto esondazioni importanti degli stessi: “Gli allagamenti, ad esempio del quartiere Le Quartacce di Santa Marinella – specifica il presidente dei Geologi – sono stati di contro causati dalla cronica insufficienza delle reti di collettamento e smaltimento delle acque bianche e grigie, con nauseabondi rigurgiti delle fogne, grandemente sottodimensionate, perché datate rispetto alle accresciute necessità urbanistiche, talora messe in atto senza una seria programmazione, quando non addirittura abusive, che avrebbe dovuto condurre ad opere di adeguamento delle stesse”.
A ciò va aggiunto il crollo di una sezione del rilevato autostradale della A12, lato valle, nella tratta tra i caselli di Santa Marinella-Santa Severa e Civitavecchia Sud, a completare “un’altra giornata – rimarca Troncarelli – da segnare in rosso sul calendario, perché ha trovato nuovamente e incredibilmente ancora impreparate le istituzioni”. E qua l’incuria e l’assenza di monitoraggio, di presidi sul territorio, di verifiche delle condizioni di conservazione e tenuta delle opere infrastrutturali, non consentono alibi: senza controllo la natura non fa sconti”. Che fare, dunque? Per i geologi la ricetta è sempre la stessa: “Occorre tornare ad “occupare” il territorio, istituendo squadre di sorveglianza, presidi di controllo e monitoraggio, da impiegare in “tempi di pace”, perché quando scoppia la “guerra” è già troppo tardi”. Ultimamente si parla di molti fondi stanziati per il contrasto al dissesto idrogeologico “Speriamo non si tratti dell’ennesima propaganda, senza base, senza programmazione, e soprattutto con risorse solo virtuali”, si augura Troncarelli.
Questa, infine l’analisi di Tiziana Guida, segretario dell’OGL, sui due ‘flash flood’ che hanno interessato Cerveteri, Ladispoli e Santa Marinella: “Il 10 novembre sono caduti circa 150 mm di pioggia in 8 ore, di cui oltre 40 mm in un’ora e più di 100 mm in 3 ore. Nel pomeriggio del 27 novembre invece, nell’area di Santa Severa – spiega la geologa – sono caduti circa 55 mm in soli 30 minuti, più di 85 mm in un’ora, per un totale a fine evento di oltre 120 mm. Si tratta di quantitativi pluviometrici che determinano forti impatti sul territorio in un’area fortemente antropizzata e ciclicamente soggetta a questo tipo di fenomeni, tipici del periodo autunnale. Dobbiamo rilevare – prosegue Guida – che Santa Marinella non è nuova a questi eventi. Il 2 ottobre del 1981 si ebbero 6 vittime, oltre a ingentissimi danni e la chiusura della ferrovia e dell’Aurelia, per una devastante alluvione causata da quasi 200 mm di pioggia caduti in quattro ore”. Il segretario, poi, conclude ricordando “che i segni dei dissesti idrogeologici in questa zona arrivano molto più indietro nel tempo: lungo il Fosso di Castelsecco, tra S. Marinella e S. Severa, una stele di epoca romana ricorda la ricostruzione del “Ponte di Apollo” lungo la via Aurelia, ad opera dell’imperatore Settimio Severo, distrutto dalla violenza del mare e dei corsi d’acqua nel 205 d.C”. I geologi del Lazio, dunque, invitano i cittadini ad intraprendere azioni di autotutela, senza aspettare l’intervento ‘dall’alto’ che, se arriverà, non potrà comunque evitare del tutto il ripetersi di tali danni. “E allora – concludono i geologi Lazio – utilizzate il meno possibile i locali seminterrati e interrati, se posti in zone che si allagano. Meglio far conto di non averli che dover contare ogni volta i danni”.
Anguillara: 29/11 al Museo Contadino presentazione del libro “Il corpo di Matteotti”
A novant’anni dal delitto l’autore Italo Arcuri e il professor Angelo G. Sabatini presidente della Fondazione Giacomo Matteotti ricostruiscono le ultime ore del deputato socialista.
Novant’anni fa il delitto Matteotti. Una pagina nera della storia italiana della quale Benito Mussolini si assunse ogni responsabilità “politica”. Il rapimento sotto casa del deputato socialista a Lungotevere Arnaldo Da Brescia, la violenta colluttazione, poi la morte. Tutto ad opera di una squadra di uomini venuti appositamente dal Nord e comandati da Amerigo Dumini per compiere l’efferato omicidio del socialista che aveva appena denunciato in Parlamento le illegalità di quello che di lì a poco sarebbe diventato il regime fascista.
Ma cosa avvenne esattamente? Come morì Matteotti? Quale fu l’esatto tragitto che percorse la famigerata Lancia Lambda nera noleggiata all’uopo? La figura dell’uomo ma soprattutto le sue ultime ore sono gli aspetti che Italo Arcuri, giornalista e vicesindaco di Riano, ricostruisce ne “Il corpo di Matteotti”. Un libro frutto di ricerche che prende le mosse da Riano dove il corpo di Matteotti venne seppellito in malo modo in località Quartarella e dove tutt’oggi si ostacola ogni tentativo di omaggiare il luogo dove il corpo di Matteotti venne deposto sotto poche manciate di terra.
Cronache dell’epoca raccontano di un testimone che vide l’autovettura nei pressi della Casaccia lungo l’Anguillarese. Un tema che scotta ancora oggi e al quale l’Associazione Culturale Sabate dedica un incontro. Sabato 29 novembre 2014 alle 17 al Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare “Augusto Montori” l’autore Italo Arcuri presenterà il suo libro edito per i tipi di Suraci Editore. Con lui uno studioso d’eccezione come il professore Angelo G. Sabatini, presidente della Fondazione Giacomo Matteotti. Un fuoriprogramma che omaggia un uomo di altissima levatura politica. “Con il suo assassinio – ha detto l’autore Arcuri – è nato l’antifascismo come valore”.
Per informazioni: associazionesabate@tiscali.it – mobile 360/805841
Anguillara: inaugurazione parco giochi Colle Sabazio rimandata al 6 dicembre
“Si comunica che, per motivi di natura tecnica, l’inaugurazione dell’area giochi di Colle Sabazio viene rimandata a Sabato 6 dicembre alle ore 15.30
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare”.
Lo ha dichiarato in una nota l’amministrazione Comunale di Anguillara Sabazia.
Maurizio Archilei intervista il Sindaco di Bracciano Giuliano Sala
Sulla questione del Padre Pio il Comune di Bracciano è certamente in prima linea. Abbiamo chiesto al sindaco Giuliano Sala di darci il polso della situazione e di spiegarci quali sono le prospettive per questo importantissimo presidio sanitario.
Signor sindaco, il suo collega di Civitavecchia, Antonio Cozzolino, ha incontrato il presidente Zingaretti circa due settimane fa per fissare un appuntamento con i sindaci della ASL RMF. Quando sarà quest’incontro? Conosce, anche approssimativamente, il contenuto del loro scambio?
“Francamente non so quali siano gli argomenti che il Sindaco di Civitavecchia vorrà portare all’attenzione del Presidente Zingaretti, ma mi auguro che nell’incontro abbia fatto emergere due fattori importantissimi che sono penalizzanti per la Asl Rm/F e cioè il rapporto inesistente posti letto/abitanti e il fatto che la nostra Asl è la peggiore pagata dell’intera Regione Lazio”.
Quali questioni porterete all’attenzione di Zingaretti e qual è la risposta che considerate accettabile sotto la quale non intendete scendere?
“Se e qualora avremo un incontro con Zingaretti, quelle anzidette saranno le istanze prioritarie e preminenti sulle quali ricercare un impegno. Specificatamente alla questione dell’Ospedale Padre Pio di Bracciano, la Regione Lazio ha ormai maturato e deliberato con Decreto del Commissario una soluzione che non ci soddisfa assolutamente, che non è rispettosa della grande battaglia che alcune Amministrazioni Comunali hanno intrapreso a tutela e difesa del Padre Pio che ha portato alla positiva sentenza del Consiglio di Stato. Il Commissario Zingaretti e la sua cabina di regia hanno sicuramente svolto un lavoro impegnativo, cercando di “salvare” alcuni ospedali della Regione che il decreto 80 di fatto chiudeva, compreso Bracciano: ma la soluzione trovata, almeno per quanto ci riguarda, è assolutamente non dignitosa e camaleontica e per questo, insieme ai sindaci che con noi vorranno condividerne il percorso, attiveremo ricorso alla giustizia amministrativa per far valere le nostre ragioni, con la certezza che alla fine, qualunque sarà il risultato, saremo in pace con noi stessi e convinti di aver comunque rappresentato al meglio i nostri territori”.
Qual è il suo giudizio personale sul Piano in generale, e su quanto il Piano prevede per l’ASL RMF3 in particolare?
“La premessa è che sicuramente la sanità laziale si trova in una situazione economica molto critica, ma il nostro malessere e la nostra delusione promanano dal fatto che nonostante fossero state garantite dal Ministero risorse ulteriori per €.384.000.000,00 all’anno al Lazio, per la forte crescita demografica risultante dall’ultimo censimento, nemmeno un euro si è voluto investire sull’ospedale Padre Pio che, da Ospedale diventa Presidio, come afferma nelle sue continue interviste “politiche”, dense di piaggeria verso i governanti, il Direttore della Asl dr. Quintavalle”.
Assieme al Consigliere Negretti avete parlato di provvedimenti di tipo legale: ricorso al Tar e, se il caso, anche denunce di tipo penale. Nel confronti di chi le seconde?
“Oggi l’unico percorso che ci sentiamo di seguire, è quello di far valere le nostre ragioni proponendo ricorso avverso il decreto U00368 del Commissario Zingaretti. Qualora ottenessimo soddisfazione dalla giustizia amministrativa, questa volta non permetteremo a chicchessia di essere inadempiente e irrispettoso dell’eventuale positivo risultato che dovessimo ottenere. In ogni sede, anche penale”.
Oltre alle iniziative di tipo legale, ne esistono altre che intendete prendere?
“Sicuramente la nostra azione di contrasto al decreto U00368 non sarà solamente quella del ricorso, ma porteremo le nostre istanze, come abbiamo fatto nel 2011, anche nelle piazze, fiduciosi che i cittadini ci seguiranno in questa battaglia”.
Il Piano di Quintavalle è stato, in ultima istanza, bocciato solo dal terzo distretto. Gli altri, laddove la loro posizione rimane sostanzialmente invariata (nel secondo si mantiene l’esistente, nel quarto si promettono 3 case della salute), quando non migliori (primo distretto), comunque non perdono. È questa la differenza sostanziale che ha determinato questa differenza di atteggiamento nei confronti del Piano?
“Personalmente non debbo fare guerra al D.G. o agli altri distretti che evidentemente sono soddisfatti delle proposte della Regione Lazio. Io credo che con questo Piano, pur in una situazione come detto, molto difficile da un punto di vista economico, ci perdano soprattutto i cittadini e il livello di assistenza nella Asl Rm/F, perché avremo meno posti per acuti, in quanto spostare 30 letti da Bracciano a Civitavecchia, è solamente una operazione di facciata, considerato che l’Ospedale San Paolo non ha materialmente lo spazio “residenziale” per realizzare nuovi reparti a norma o aggiungere letti, se non saranno costruiti nuovi padiglioni e questo richiede molto tempo. Inoltre si squilibra la risposta sanitaria verso Civitavecchia, che avrà riconosciuto anche un ruolo in alcune branche mediche quali, ad esempio, l’ostetricia, che pur non raggiungendo un numero sufficiente di parti, verrà considerata “appropriata” pescando dall’ostetricia dell’Ospedale di Tarquinia (Asl di altra Provincia) che nel 2013 ha effettuato più del doppio dei parti dell’Ospedale Civitavecchia: altra operazione camaleontica, come se si mettesse in conto che all’improvviso, perché previsto “su carta”, le donne si spostassero come automi a partorire da Tarquinia a Civitavecchia. Evidentemente se l’ostetricia di Civitavecchia risulta inappropriata, ci sarà pure una ragione”!
Il sindaco di Anguillara, F. Pizzorno, ha dichiarato di voler proporre un cambio nel tracciato dei confini della ASL RMF, per uscirne e collegarsi a realtà più vicine alla cittadina di quanto non sia Civitavecchia, e quindi confluire in una ASL romana. Come strada le sembra possibile e utile che a percorrerla sia anche Bracciano?
“Credo che si debbano tentare tutte le strade che ci permettano di rappresentare al meglio le esigenze di salute dei cittadini che vivono nelle nostre comunità locali. Bracciano, Anguillara Sabazia, Trevignano Romano, Manziana, Canale Monterano (per non parlare dei Comuni del Distretto 4 della Asl), non hanno nulla da condividere con la sanità e l’Ospedale di Civitavecchia; un cittadino dei nostri comuni, qualora non fosse trasportato d’imperio al San Paolo di Civitavecchia dal 118 in caso di emergenza, non chiederà mai di farsi ricoverare in quell’ospedale. Non voglio entrare e nemmeno mi compete la valutazione qualitativa delle prestazioni rese dall’Ospedale di Civitavecchia, ma parlo di questioni logistiche, di distanza, di condivisione territoriale e culturale: i nostri cittadini guardano con maggiore attenzione alle strutture sanitarie romane, più vicine, più consolidate e meglio collegate anche per i familiari dei pazienti ricoverati. Voglio dire che certamente si, la proposta di Francesco Pizzorno, venendo meno il riferimento del Padre Pio di Bracciano che si vorrebbe far diventare un “Ospedale di giorno”, può essere sostenuta perché se un residente di Bracciano, di Anguillara o di Manziana preferisce ricoverarsi o farsi curare al San Filippo, piuttosto che al S.Andrea o al Gemelli, tanto vale che approdi ad una Azienda Ospedaliera romana, anziché mantenere una inutile appartenenza ad una Azienda sanitaria locale che non serve a garantire livelli essenziali di assistenza e che nulla ha di “locale””.
Maurizio Archilei
Conflitti e Mediazione Scolastica: colpa degli insegnanti, dei genitori o degli studenti?
La scuola è oramai ricominciata da un pezzo e con questa anche i suoi tanti problemi…
In molti abbiamo in mente il ricordo della maestra o del professore che per noi è stato soprattutto un educatore prima ancora che insegnante, colui che negli anni, con pazienza ed amore ci avviato alla “scuola di vita”. Tuttavia sappiamo bene che non tutti gli insegnati sono o possono permettersi dato il precariato di essere così…
Purtroppo, soprattutto oggi, i ragazzi si trovano a trascorrere moltissime ore a scuola, e per questo i docenti non possono o almeno (non dovrebbero) più limitarsi solamente ad “insegnare” a maggior ragione quando hanno a che fare con ragazzi adolescenti . Quello che spesso accade invece, è che gli insegnati si dimenticano di questa seconda necessità limitandosi ad etichettare i ragazzi piuttosto che ad educarli rischiando in questo modo di fare grossi danni. Oggi è evidente, che la scuola ha nuovi bisogni che la nostra società non sembra aver pienamente riconosciuto e di questo è testimonianza ancora il prevalere, tra i genitori, dell’ errata concezione secondo cui l’allievo che prende l’otto in latino è bravo mentre quello che lo prende in educazione fisica è stupido.
Per questo motivo tanti genitori continuano ad allarmarsi di fronte ad un brutto voto incolpando il figlio, mentre altri lo difendono a spada tratta contro ogni evidenza senza riuscire a creare un’ efficace alleanza con l’insegnante. Il dialogo tra scuola e genitori (si sa) è fondamentale per il benessere scolastico dei ragazzi e tuttavia le difficoltà per la costruzione di una efficace intesa “scuola – famiglia” basata sul dialogo rispettoso tra le parti ancora restano. Accade infatti, che spesso gli insegnati si trovano spiazzati in quanto non sempre adeguatamente sostenuti e/o formati ad affrontare la “nuova scuola”, mentre i genitori si sentono colpevoli (o sono colpevolizzati) di delegare l’educazione dei propri figli ad essa.
Ciò nonostante bisogna riconoscere che a loro, ed oggi più che mai, nella storia, viene chiesta una maggior “attenzione” verso i minori … questa volta, però, in un diverso contesto ovvero in “case” in cui i ragazzi si distraggono facilmente con internet o la televisione, mentre papà e mamma (entrambe impegnati nel lavoro fuori casa e sprovvisti di una rete di aiuto familiare: nonni, fratelli o parenti ecc. ) non sempre riescono ad esercitare un adeguato controllo sul figli che spesso rimangono da soli.
Infine ancor più difficile sia per gli insegnati che per le coppie è gestione coordinata del progetto educativo dell’alunno lì dove c’è di mezzo una separazione poiché le difficoltà di dialogo i genitori il più delle volte, generato da forti conflittualità, disorienta e scoraggia sia l’insegnante, che i genitori, all’approccio cooperativo.
Per questo motivo sarebbe utile ed opportuno avviare nella scuola programmi di mediazione per facilitare il dialogo tra genitori ed insegnanti. E ciò vale a dire avviare dei percorsi di formazione alla gestione dei conflitti al fine di facilitare la relazione tra gli insegnanti e genitori attraverso l’ ampliamento delle loro conoscenze di cosa sia il conflitto e di come gestire al meglio l’ascolto e la comunicazione, in modo da non trasformare le relazioni in “scontro”.
Un’altro tipo di intervento potrebbe essere quello di uno “Sportello di Mediazione” al fine di favorire il rispetto reciproco, promuovere lo sviluppo di abilità empatiche; promuovere una serena convivenza sociale ed individuale, il rispetto degli altri e della cosa pubblica. In questo caso un mediatore sarà presente per gestire i conflitti nelle varie relazioni: tra genitori e insegnanti ma potrà esserlo anche per il dialogo tra pari, tra insegnanti e insegnanti, tra insegnanti e allievi e tra insegnanti e dirigenza.
Perché, se è vero che il compito della scuola è quello di preparare alla vita, essa lo farà ancora meglio se sarà capace di creare al suo interno un clima collaborativo, ossia formare le nuove generazioni sotto il segno della non-violenza, del rispetto reciproco, della collaborazione, della pace, attraverso un adeguato sviluppo cognitivo, l’interazione con il prossimo, l’ascolto e l’accettazione dell’altro.
E questo soprattutto le mamme lo sanno !!!
di Dr.ssa Sabrina Livan Sociologa, Mediatrice Familiare, Esperta di Sviluppo Risorse Umane
Contatti : livansabrina@gmail.com cell. 340. 9244571
Anguillara: inaugurazione del parco giochi di Colle Sabazio
“Sabato 29 Novembre 2014 alle ore 10.00 verrà inaugurato il nuovo Parco Giochi di Colle Sabazio.
La nuova area dedicata ai più piccoli è uno dei risultati della convenzione tra l’Amministrazione Comunale e la Soc. Generali, convenzione che fornisce l’opportunità di attuare scelte di riqualificazione urbana con lo scopo di conferire una migliore dimensione qualitativa al quartiere di Colle Sabazio.
Riguardo all’intitolazione del Parco, l’ Amministrazione intende coinvolgere i residenti della zona nella scelta del nome a cui dedicare la nuova zona attrezzata.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare”.
Lo comunica l’Amministrazione comunale Anguillara Sabazia.


