Cristiana Avenali, consigliera regionale del Partito Democratico:“I Comuni virtuosi della nostra Regione, quelli che maggiormente si impegnano a promuovere la partecipazione femminile nelle istituzioni e garantiscono la parità di genere, potranno ricevere una attestazione che ne garantisce il buon lavoro.
Dopo la giunta Zingaretti composta per metà da donne, l’ottima legge regionale sulla violenza contro le donne, il bando “Donna Forza8″ che promuove l’imprenditoria femminile, la Regione fa un altro passo in avanti perché le donne del Lazio siamo protagoniste del nuovo modello culturale che stiamo sviluppando insieme.
Una Regione pronta a cambiare volto, quindi, che pone le basi per un rinnovamento che investe sulle donne in diversi ambiti e che porta il Lazio ad una vera rivoluzione culturale.”
Ennesima doppia vittoria delle squadre sabatine che evidentemente si esaltano di fronte ai loro supporters.
Piuttosto scontata, anche se nel volley non si può mai dire, l’affermazione delle “ragazze di Ferretti” che in un’ora e dieci minuti si sbarazzano delle colleghe del lago di Castelgandolfo con lo stesso secco punteggio dell’andata: 3 a 0 (25/15 – 25/14 – 25/18). Mai in difficoltà, hanno tuttavia gestito la partita con la necessaria attenzione e tranquillità.
Domenica sono attese ad un’altra prova di serietà dovendo incontrare a Casalpalocco la squadra del G. Verne – Icaro Volley che pur non navigando in acque tranquille, proprio per questo potrebbe manifestarsi piuttosto coriacea.
Completamente diversa la gara della squadra di coach Casella, al suo sesto successo consecutivo, l’ennesimo ottenuto al tie break, questa volta ai danni della Asd Roma 12: 3 a 2 (24/26 – 16/25 – 25/23 – 25/21 – 16/14).
Dopo un primo set perso per pura sfortuna, i Sabatini si sono complicati la vita mettendo in campo un nervosismo che li ha condotti sull’orlo del baratro. Non paga mai entrare in polemica con gli arbitri ma questo purtroppo a qualcuno ancora sfugge. Sotto di due set, arrivano alla fine del terzo pronti per passare direttamente alle docce. Fortunatamente scatta qualcosa nel cervello dei giocatori che consente loro di aggiudicarsi rocambolescamente la terza frazione e gestire con superiorità anche la quarta. L’ennesima botta di orgoglio e anche il quinto set viene archiviato tra l’incontenibile gioia dei giocatori in campo e quella speculare dei supporters in tribuna. Però quanta sofferenza! Sabato sono attesi a Pomezia dalla Asdc Volley Team che in classifica occupa la terza posizione. Inutile dire che sarà un’impresa tra le più dure, ma con questo carattere gli atleti di Mario Casella possono regalarci di tutto.
Un atto gravissimo, un duro colpo inferto al senso civico, alla cultura della legalità e all’intera comunità scolastica.
È questa la reazione della Dirigenza e del Corpo Docenti dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli, all’indomani del furto avvenuto nella notte fra il 6 e il 7 marzo, nei locali del plesso di via Federici.
Quanto e forse più degli ingenti danni materiali ad un patrimonio comune qual è quello di una scuola, ferisce l’attacco ad un’Istituzione formativa e a ciò che essa rappresenta nel contesto sociale.
Scuola d’eccellenza, da sempre punto di riferimento nel mondo dell’istruzione professionale, l’Alberghiero di Ladispoli ospita centinaia di studenti ai quali bisognerà spiegare, da domani, il senso di un atto di violenza intollerabile, perpetrato ai danni di un luogo e di un patrimonio pubblico. L’attrezzatura sottratta (utensili da cucina, macchine per la ristorazione, strumenti da lavoro) è quella in dotazione alla scuola per le attività di laboratorio.
“Purtroppo le statistiche degli Istituti di ricerca parlano chiaro: c’è una crescita generalizzata di furti e rapine a livello nazionale e la nostra scuola è l’ennesima vittima di una criminalità sempre più ramificata ed aggressiva” – commenta la Preside dell’Istituto Prof.ssa Vincenza La Rosa – . Ma l’Alberghiero di via Federici ha predisposto e attivato da tempo tutte le misure e i dispositivi atti a garantire la sicurezza delle strutture, degli studenti e del personale scolastico. “Telecamere a circuito chiuso riprendono in posizione angolare tutto lo spazio antistante l’ingresso – sottolinea la Dirigente -. Il perimetro esterno è illuminato da lampioni. Il cancello rimane sempre chiuso. Pochi mesi fa sono stati controllati e riparati i pannelli esterni della recinzione”.
“Più volte – continua la Preside – era stata segnalata alla Provincia la necessità di un intervento urgente di ripristino del sistema di allarme anti-intrusione, guasto da tempo. La scuola, per risolvere più rapidamente il problema, aveva addirittura deciso di procedere autonomamente alla riparazione, con gli esigui fondi disponibili ma, a causa di impedimenti burocratici di natura esterna, non era stato ancora possibile effettuare l’intervento”.
“La stima dei danni è piuttosto elevata – rende noto la Dirigente Scolastica – . Sono stati sottratti macchinari da banco, stoviglie, pentole, vasellame, argenteria, masserizie, attrezzature di sala, ma non computer e strumenti hi-tech. La scuola – fra l’altro – era rimasta aperta, la sera precedente il furto, fin oltre le ore 19 per lavori di pulizia ed attività varie di preparazione dei locali, in vista di un evento in programma per il giorno successivo”.
Ma all’Alberghiero di via Federici non ci si scoraggia facilmente. “Operiamo da decenni nel mondo della formazione professionale. Ripristineremo velocemente e nel migliore dei modi le postazioni di lavoro – rendono noto dagli uffici della Presidenza -. L’attività didattica non subirà alcuna variazione di rilievo rispetto ai programmi e alle tabelle di marcia. I nostri docenti attiveranno tutte le strategie di intervento utili a proseguire efficacemente il percorso formativo già intrapreso ”.
Non si fa attendere neanche la reazione della società civile. E la macchina della solidarietà si mette in moto attraverso i social, con una raccolta fondi che parte da un gruppo Facebook.
“Stiamo organizzando una catena umana solidale per i ragazzi dell’ Alberghiero – recita il post -. Nel momento del bisogno facciamo vedere che Ladispoli c’è.”
Un’intervento salvavita quello dei Carabinieri di Oriolo: tutto accade sabato 7 Marzo.
La Centrale Operativa della Compagnia di Ronciglione riceve un’allarme da una cittadina di Oriolo che, denunciando a causa del maltempo il mancato funzionamento della centrale elettrica, segnalava l’urgenza del ripristino in quanto l’apparecchio ospedaliero che teneva in vita il figlio, aveva circa un’ora e mezza di autonomia.
I Carabinieri, giunti immediatamente in loco, si sono attivati per la ricerca di un gruppo elettrogeno che garantisse altro tempo mentre procedevano nell’allertare i tecnici dell’Enel per l’urgentissimo intervento.
Fortunatamente il gruppo elettrogeno è stato reperito e portato all’abitazione di Oriolo a soli trenta minuti al termine dell’autonomia della macchina salvavita del figlio.
Successivamente una squadra dell’Enel è intervenuta e in brevissimo tempo ha ripristinato il guasto elettrico.
Sinceri e commossi i ringraziamenti della mamma e del figlio: gli eroi esistono ancora!
Sabato 7 marzo una parte del soffitto dell’Istituto Mattei di Cerveteri crolla all’improvviso.
Costanti gli appelli degli studenti, dei genitori e del Sindaco nella richiesta dei necessari interventi di ristrutturazione e di messa in sicurezza che la struttura richiedeva con urgenza.
Tuttavia, dato l’accaduto, hanno avuto poco ascolto: a segnalare l’incidente gli stessi studenti che, all’udire un forte boato, si sono accorti che una parte del tetto stava crollando davanti i loro occhi.
Erano già state denunciate le diverse infiltrazioni che da tempo percorrevano il soffitto dell’Istituto.
L’evacuazione spontanea è stata immediata: fortunatamente, e quasi per miracolo, nessun ferito.
Martedì 10 Marzo alle ore 11, nella Sala Consiglio del Municipio Roma XV di via Flaminia 872, si terrà una conferenza stampa di presentazione delle linee programmatiche dell’Amministrazione municipale in materia di rifiuti e decoro urbano per l’anno 2015, con introduzione degli obiettivi fino al 2018.
Interverranno l’Assessore all’Ambiente e Rifiuti di Roma Capitale Estella Marino, il Presidente del XV Municipio Daniele Torquati, il Presidente della Commissione Ambiente del XV Municipio Marcello Ribera e il Responsabile Controllo Operativo Comunicazione e Customer Care di Ama Fulvio Torreti.
Nel corso dell’intera giornata, dalle ore 8.30 alle ore 18.30, sarà, inoltre, a disposizione dei cittadini, all’interno del parcheggio del XV Municipio, un Centro mobile di raccolta Ama per la raccolta differenziata dei seguenti rifiuti: schede elettroniche, giocattoli elettronici, calcolatrici, cellulari, parti di computer, toner, farmaci, pile, lampadine, cartucce per stampanti, batterie al piombo esauste, neon, olio vegetale, carta, vetro, plastica.
Con il corso gratuito rivolto ai proprietari dei cani, il progetto di promozione e tutela degli animali promosso dal Comune di Ronciglione giunge ad una nuova fase. Al termine del corso verrà rilasciato un patentino, uno strumento di cui avvalersi per far conoscere ai proprietari i doveri e le responsabilità derivanti dalla scelta di convivere con un cane; nonché le esigenze etologiche e il linguaggio del proprio compagno a quattro zampe.
Il corso formativo prevede cinque incontri pomeridiani, con cadenza di uno a settimana, con lezioni interattive, slides e filmati dedicati all’educazione e alla corretta relazione con gli amati amici a quattro zampe. Le lezioni sono coordinate dal personale della Asl, in collaborazione con alcuni liberi professionisti.
Le date e la location del corso saranno divulgate a breve, con inizio previsto indicativamente per il 27/28 marzo. Per informazioni è possibile rivolgersi al Comune di Ronciglione (tel. 0761/629030), presso l’Ufficio Segreteria Affari Generali. Al fine di organizzare al meglio il corso e gli incontri è gradita la pre-iscrizione, che può essere effettuata entro la data del 13 marzo presso gli Uffici Comunali (Uff. Segr. AA.GG. II° piano) o tramite e-mail: affarigenerali.ronciglione@gmail.com, indicando nome, cognome, numero di telefono, indirizzo e codice fiscale.
Comincia lunedì 9 marzo lo sciopero nazionale dei giudici di pace, proclamato per l’intera settimana dall’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, con adesione di tutte le principali organizzazioni di categoria, per protestare contro il disegno di riforma della magistratura onoraria e della Giustizia di Pace presentato dal Ministro della Giustizia Orlando ed attualmente all’esame del Senato.
Nella mattinata di lunedì 9 marzo, a partire dalle h. 10:00, a Roma, Via Teulada 40, primo piano, presso l’Ufficio del Giudice di Pace si terrà una conferenza stampa nel corso della quale verranno dettagliatamente spiegate le motivazioni dello sciopero.
Martedì 10 marzo, a partire dalle h. 14:00, i giudici di pace, provenienti da tutte le Regioni d’Italia, scenderanno in Piazza, in toga, davanti a Montecitorio, per manifestare il loro disappunto nei confronti dell’operato del Governo e, in particolare, del Ministro della Giustizia Orlando. Nel corso della manifestazione verranno distribuiti alla stampa ed ai politici opuscoli informativi contenenti informazioni sulle attività dei giudici di pace, sui lusinghieri dati statistici del loro operato e sulle proposte di riforma della categoria, anche in funzione di migliorare il servizio Giustizia, accelerare i tempi del processo ed abbattere il contenzioso arretrato civile.
I giudici di pace, in particolare, denunciano:
1. L’operato scorretto ed opportunistico del Ministro della Giustizia Orlando il quale, in sede di predisposizione del disegno di riforma della magistratura onoraria, è venuto meno a tutti gli impegni assunti nel corso di vari incontri avuti con le rappresentanze dei giudici di pace con particolare riguardo alla continuità del servizio, alle tutele previdenziali (maternità, salute, anzianità…), al riconoscimento di una retribuzione adeguata (attualmente i circa 6.000 magistrati onorari trattano oltre il 50% delle pratiche giudiziarie civili e penali, laddove il loro lavoro viene retribuito in misura oltre 10 volte inferiore a quella riconosciuta ai magistrati professionali – una spesa stanziata in bilancio di circa 120 milioni di euro a fronte di oltre 1 miliardo e mezzo di euro destinato alla magistratura di carriera!) .
2. La reiterata violazione del diritto comunitario e della giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, con particolare riguardo alle direttive in materia di lavoro a tempo parziale e di lavoro a tempo determinato, comportamento che rischia di far incappare l’Italia nell’ennesima procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, come già successo su argomenti come la scuola o la responsabilità civile del giudice. Il caso più eclatante è la reiterata violazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea n. c-393/10 del 1° marzo 2012 (cd. caso O’Brien) che impone a tutti i Paesi dell’Unione Europea di riconoscere ai magistrati onorari, anche se impiegati a tempo parziale, le stesse tutele previdenziali previste per i magistrati professionali. Tale irresponsabile comportamento, peraltro, rischia di ingenerare un danno al Paese di numerose centinaia di milioni di Euro, essendo ormai imminente la presentazione, da parte dei giudici di pace e degli altri magistrati onorari di Tribunali e Procure, di migliaia di ricorsi giudiziari interni dall’esito scontato (anche in conseguenza della nuova legge sulla responsabilità civile del giudice, che considera colpa grave la violazione, da parte del giudice, del diritto dell’Unione Europea), oltre all’avvio ed al prosieguo di numerosi ricorsi a livello internazionale (alcuni già prossimi ad una pronuncia di condanna dell’Italia, in particolare da parte del Comitato Europeo dei Diritti Sociali presso la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo).
3. L’opera del Ministro Orlando di illegittima chiusura degli uffici del Giudice di Pace, in aperto contrasto con la legge. Già a dicembre dello scorso anno il Ministro Orlando, con un decreto manifestamente illegittimo, aveva disposto la chiusura di 84 sedi del Giudice di Pace mantenute a carico dei Comuni in violazione del decreto legislativo n. 156/2012 (che non gli consentiva di intervenire prima di aprile del corrente anno), ed ora il Ministero si accinge addirittura a chiudere gli uffici del Giudice di Pace di Ostia e di Barra in aperta ed ancor più clamorosa violazione del decreto legge n. 132/2014 che ne impone il mantenimento come sedi autonome a carico proprio del Ministero. Tali atti irresponsabili stanno determinando, del pari, un contenzioso giudiziario dalla mole imponente, con già numerosi provvedimenti dei Tribunali Amministrativi che stanno ordinando la riapertura delle sedi illegittimamente soppresse (ad esempio Palestrina, Sant’Agata di Militello). Tale condotta del Ministro è stata clamorosamente rinnegata dallo stesso Parlamento, in sede di conversione in legge del decreto cd. milleproroghe, ove sono stati prorogati i termini per i Comuni di richiedere la riapertura delle sedi del Giudice di Pace soppresse.
4. L’aggressione reiterata ed immotivata, da parte del Governo, alla Giustizia di prossimità, mediante l’incremento continuo delle tasse e l’introduzione di nuovi “balzelli” o altri ostacoli (inutili procedure conciliative obbligatorie) sulle cause di minor valore, che interessano cittadini comuni e piccole imprese, ossia il “cuore pulsante” del Paese, in un’opera di demolizione della Giustizia civile e penale che mira a trasformare il servizio Giustizia in un “affare” riservato alle classi sociali agiate.
Eppure i dati statistici del Ministero diffusi dal Capo del DOG Mario Barbuto sono inequivocabili ed inconfutabili: i giudici di pace trattano, solo in materia civile, circa 1.500.000 di processi l’anno, per lo più di cognizione ordinaria (ossia di maggiore difficoltà istruttoria e decisoria), garantendo la sentenza mediamente entro appena dieci mesi, ossia tempi 5/6 volte inferiori, in media, a quelli dei Tribunali (organi giudiziari, quest’ultimi, che definiscono, abitualmente, i processi in oltre 3 anni, violando il termine massimo di durata ragionevole del processo imposto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).
Una valorizzazione della funzione e dell’operato dei giudici di pace, sulla base dei predetti dati statistici, mediante un ponderato aumento delle competenze, garantirebbe in un lasso di tempo breve (non più di 2-3 anni) l’azzeramento dell’arretrato accumulatosi nei Tribunali, consentendo allo Stato Italiano nell’immediato di risparmiare 400 milioni di euro l’anno (ossia i costi per i risarcimenti determinati dalla violazione del termine di ragionevole durata del processo), ma soprattutto di rilanciare l’economia, abbattendo quell’1% di P.I.L. che ogni anno il Paese e l’economia perdono (parliamo di quasi 20 miliardi di euro l’anno!) proprio in conseguenza dell’atavica lentezza dei processi nei Tribunali.
La Giornata internazionale della donna ricorre ogni 8 Marzo per non dimenticare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, nonchè le discriminazioni e le violenze di cui, ancora oggi, sono oggetto in molte parti del mondo.
La celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909 e in Italia nel 1922.
Nel VII Congresso della II Internazionale tenutosi a Stoccarda nel 1907 vennero toccati temi scottanti come l’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, il colonialismo, la questione femminile e la rivendicazione del voto alle donne.
Su quest’ultima il Congresso votò una soluzione nella quale i partiti socialisti si impegnavano a lottare per l’introduzione del suffragio universale femminile, senza però allearsi con le femministe borghesi.
Il 3 Maggio 1908 la socialista Corinne Brown tenne, a causa dell’assenza dell’oratore ufficiale designato, la conferenza organizzata dal Partito Socialista di Chicago: così quell’incontro, a cui erano state invitate tutte le rappresentanti femminili, prese il nome di “Woman’s Day”.
Ovviamente i temi discussi andarono dallo sfruttamento lavorativo ai danni delle operaie, sia a livello salariale che negli orari di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del loro diritto di voto.
Ad animare quelle voci, quei sentimenti e quella voglia di giustizia una grandissima fede di volontà, portata avanti con orgoglio e senza poche difficoltà da coloro che credevano fermamente nell’uguaglianza di genere e di pensiero.
Di continuare a credere e a credersi: questo il nostro augurio per il Woman’s Day.
Nell’e-book di Daniele Coltrinari e Luca Onesti, che apre uno scenario anche sull’Italia.
Un’occasione per ricordare un momento storico per il Portogallo, ma molto simile alla Festa della Liberazione italiana. Un libro, un dibattito ed un evento organizzato da L’Agone per far conoscere a molti una parte di storia poco nota, sebbene importante. E l’alta partecipazione del pubblico ha dato il giusto riscontro ad un’iniziativa significativa, che dal locale guarda anche all’estero, a realtà lontane, ma vicine, simili alla nostra e, soprattutto, per quanto più grandi, che dimostrano quanto tematiche universali accomunino posti anche apparentemente distanti e così differenti.
Tutto questo è stata l’iniziativa messa in campo alla stazione del Cinema di Anguillara Sabazia (via Anguillarese 145), il 28 febbraio scorso. La presentazione del libro in versione digitale “40 anni dopo la Rivoluzione dei Garofani”di Daniele Coltrinari (giornalista freelance e collaboratore storico de L’agone dal novembre del 2001) è stato uno spunto per aprire un dibattito di carattere più generale sul tema alla base del testo, che ha scritto insieme al fotografo freelance Luca Onesti.
La serata, svoltasi dalle ore 18:30 alle ore 21:00 circa, infatti, non ha visto solamente L’intervento di Daniele Coltrinari e Luca Onesti, ma anche la presenza di Alessandro Griffini (Vicepresidente dell’Associazione Lagone Nuovo), moderatore dell’incontro e profondo conoscitore di quell’epoca storica del Portogallo. C’è stata anche un’anteprima esclusiva: “I figli di Tabucchi”, un film ancora in fase di realizzazione e che parla di alcuni italiani che hanno scelto di vivere a Lisbona. Il film, in fase di realizzazione, è stato ideato da Massimiliano Rossi, Luca Onesti e Daniele Coltrinari.
Daniele e Luca, collaborano a diversi progetti: a fine dicembre 2012, nasce il blog “Sosteniamo Pereira” .
A febbraio 2014 scorso inizia la stesura di 40 anni dopo la rivoluzione dei garofani e che ha visto la luce nel giro di pochi mesi. Ne sono stati necessari circa 4-5 per raccogliere il materiale direttamente in loco, in quel Portogallo raccontato in questo prodotto editoriale interessante poiché attuale. Una narrazione per immagini, tramite le foto scattate da Luca Onesti stesso, fotografo appassionato e di forte acume. A partire dalla scelta dell’immagine di copertina: un’immagine pittorica di un murales fatto dai giovani dell’epoca, scoperti quasi per caso dai due. Restaurati come molti altri resti della Rivoluzione.
Significative le parole scritte su di essa: “trabalho para todos, lavoro per tutti; solidariedade, solidarietà”. In queste ultime è racchiuso il messaggio della Rivoluzione dei Garofani.
Il nome nasce, infatti, dal gesto di una fioraia, che in una piazza di Lisbona offrì garofani ai soldati. I fiori furono infilati nelle canne dei fucili, divenendo simbolo della rivoluzione e insieme segnale alle truppe governative perché non opponessero resistenza. Le vittime che rimase uccise, infatti, furono “soltanto” quattro. Sebbene volesse essere una Rivoluzione non violenta, dunque, l’esito che portò fu assolutamente rivoluzionario.
Con un colpo di stato incruento nel 1974, da parte di soldati dell’ala progressista delle forze armate (MFA) del Portogallo, si fece cadere la dittatura di Marcelo Caetano, succeduto ad António Salazar (morto nel 1970). Fu, così, ripristina la democrazia nel Paese dopo due anni di transizione tormentati da aspre lotte politiche. Una sorta di 25 aprile italiano, di cui nel 2014 è stata la ricorrenza dei 40 anni.
Era il 25 aprile del 1975 in Portogallo, quasi 30 anni dopo il 25 aprile italiano. E un anno dopo, il 25 aprile del 1976, si sarebbero tenute le prime elezioni democratiche portoghesi. Eppure questo e-book vuole guardare anche al presente, non solamente al passato.
“Non è solo un lavoro storico, di ricostruzione storica”, precisa Daniele Coltrinari. “In parte –prosegue- racconta la storia ovviamente, ma con uno sguardo all’attualità”, al Portogallo d’oggi insomma. “Raccogliendo materiale –aggiunge- ci siamo accorti che occorrerà continuare ad aggiornarlo perché, più ci si occupa di tale argomento e più ti rendi conto che c’è altra documentazione nuova da aggiungere sul tema”.
Materiale “umano” per lo più; spazio è stato dato nel testo anche al ruolo giocato dal popolo stesso durante e nella Rivoluzione. L’e-book, infatti, è costituito dalle interviste rivolte a diverse personalità, istituzionali, sindacali, militari e non.
Le principali sono state rivolte ad: António Mariano, presidente del sindacato dei portuali di Lisbona, città particolarmente toccata dalla vicenda; a Raquel Varela, autrice di diversi libri sulla Rivoluzione; a João António Andrade da Silva, ufficiale dell’esercito, che ha attuato il colpo di stato che ha rovesciato il regime. I due autori hanno parlato anche con esponenti dell’Associazione José Alfonso, uno dei cantautori più importanti della Rivoluzione portoghese.