Martedì 7 ottobre 2025, una delegazione dell’Associazione medici per l’ambiente – ISDE ha incontrato l’arch. Emanuela Rinaldi assessore regionale ai Lavori Pubblici. Oggetto dell’incontro l’utilizzo di nuove e più efficaci tecnologie per ridurre, fino ad azzerare, la presenza di Arsenico nelle acque ad uso potabile
La delegazione ISDE è stata composta dalla dottoressa Laura Reali presidente della sezione di Roma e del Lazio, la dottoressa Antonella Litta, referente nazionale per le problematiche dell’inquinamento delle acque ad uso umano e il dottor Alessandro Cavaliere componente della sezione romana dell’Associazione medici per l’ambiente- ISDE.
Il colloquio, svoltosi in un clima di grande attenzione e interesse ,si è articolato dapprima sulle tematiche generali relative alla scarsità e inquinamento dell’acqua e alla sua gestione e poi sulle specifiche problematiche sanitarie derivanti dalla contaminazione da Arsenico.
I delegati ISDE hanno ricordato che l’Arsenico, è un elemento tossico e cancerogeno certo di classe 1 e la sua presenza nelle acque potabili rappresenta una seria preoccupazione sanitaria per la correlazione con patologie molto tra gravi, le principali: malattie neoplastiche, cardiovascolari, neurodegenerative, respiratorie dismetaboliche, disturbi della sfera riproduttiva, malattie del neurosviluppo nei bambini e patologie cutanee, come accertato ormai da innumerevoli e rilevanti ricerche nazionali ed internazionali. (https://www.isdenews.it/arsenico-nelle-acque-ad-uso-potabile/
L’Organizzazione mondiale della Sanità-OMS raccomanda, la riduzione della concentrazione di Arsenico a livelli compresi tra 0 e 5 μg/l, ( microgrammi per litro) con l’obiettivo, ormai di fatto raggiungibile, di zero o valori prossimi allo zero, proprio per garantire la massima protezione della salute pubblica.
Questo obiettivo è concretamente realizzabile come dimostrano esperienze ormai consolidate di trattamento delle acque in diversi paesi del Nord Europa e in alcuni Stati americani.
La delegazione ISDE ha fatto quindi presente che nuove tecnologie in fase di studio, tra cui quelle oggetto di ricerca del CNR di Roma permettono di raggiungere l’obiettivo di qualità indicato dall’OMS e quindi di prevenire le patologie che si registrano nelle popolazioni esposte cronicamente all’assunzione di acque con valori Arsenico anche entro e al di sotto dell’attuale limite di legge di 10 microgrammi litri, come nel caso delle popolazioni residenti nell’Alto Lazio, nella zona dei Castelli romani e in alcuni comuni anche della provincia di Latina.
In particolare, e rispetto ad altre tecnologie già in uso, lo studio Arsenic water decontamination by a bioinspired As-sequestering porousmembrane condotto dei ricercatori del CNR romano (F. Galiano et al., Nature Water, Volume 2, 2024, 350– 359) ha sviluppato una nuova membrana porosa bio-ispirata che contiene un materiale speciale (un liquido ionico con zolfo e gruppi ionici) capace di legare in modo selettivo l’Arsenico, sia nella forma sua forma trivalente che nella forma pentavalente. Questa membrana innovativa funziona a bassa pressione, consuma poca energia e non toglie dall’acqua i minerali utili e preziosi per la salute, rimuovendo esclusivamente l’Arsenico.
I test in laboratorio hanno mostrato una capacità di rimozione di oltre il 99 % di Arsenico in soluzioni acquose modello.
I medici ISDE hanno messo quindi in evidenza come l’ utilizzo di nuove tecnologie e l’approfondimento, sperimentazione e messa in opera di quella oggetto del lavoro di ricerca del CNR permetterebbero la completa dearsenificazione delle acque evitando così la miscelazione con acque provenienti dal raddoppio del Peschiera; un progetto questo molto costoso e che potrebbe avere anche un impatto negativo sull’ambiente e in particolare sugli ecosistemi acquatici dei fiumi coinvolti in questa opera. Un progetto che di certo, a detta della delegazione, non risolverebbe il problema della contaminazione da Arsenico nelle acque in particolare per l’Alto Lazio.
A conclusione dell’incontro si è convenuto per l’organizzazione di una riunione preliminare con gli studiosi CNR di Roma, autori della ricerca, per una valutazione più dettagliata e approfondita di tutti gli aspetti, in particolare di quelli tecnici della soluzione proposta.
Consegnata all’assessore Rinaldi anche la documentazione scientifica allegata.
Una voce si levò dal fuoco. Un nome. Il suo nome. Ma non era un nemico a pronunciarlo. Era un richiamo, un segnale di vita, come se il destino stesso avesse pronunciato il suo nome.
Il fuoco acceso non era quello di una pattuglia ostile. Le sagome che si muovevano attorno alla fiamma, vestite di stracci e avvolte dal chiaroscuro della notte, erano contadini, con volti scavati dal lavoro e mani segnate dalla terra. Ma nei loro occhi brillava qualcosa di diverso: attesa, speranza, riconoscenza.
Il soldato si voltò verso Bianca e le sussurrò: «Sono loro. I contadini. Avvisati dai servi del castello. Si sono posizionati qui per accogliervi e portarvi in salvo.»
Bianca lo guardò, incredula. Quegli uomini e quelle donne, che forse non avevano mai varcato le soglie della corte, ora rischiavano tutto per lei. Per la regina. Per la donna che aveva osato sfidare il potere, non per ambizione, ma per giustizia.
Si avvicinarono lentamente. Uno dei contadini, un uomo anziano con la schiena curva e gli occhi limpidi, si inchinò appena. «Madonna, vi stavamo aspettando. Il vento ci ha portato il vostro nome, e il coraggio dei vostri servi ci ha guidati fin qui.»
Le offrirono pane, una veste asciutta e una coperta di lana grezza. Bianca si cambiò dietro un telo improvvisato, mentre il soldato restava di guardia. Il mantello le scivolò dalle spalle, e per un istante, sotto la luna, il suo corpo apparve nudo e vulnerabile per l’ultima volta. Ma non debole. Era la nudità di chi ha attraversato la morte e ne è uscita viva, come una statua che ha perso il marmo e ritrovato la carne.
Il soldato la osservò da lontano, senza osare avvicinarsi. Il desiderio era lì, silenzioso, come una fiamma che non brucia, ma illumina. Inchiodato al rispetto. Non per timore, ma per devozione. Quando lei tornò, avvolta nella veste contadina, sembrava una figura uscita da una leggenda: non più regina, ma donna libera, portatrice di un destino scelto.
Una donna dai capelli grigi, le porse il pane con un gesto lento, come si porge un’offerta a una santa, ma senza inginocchiarsi. Bianca accettò, e nel suo sguardo c’era gratitudine, ma anche consapevolezza: non era sopra di loro, era con loro.
I contadini avevano preparato un carro coperto di fieno, trainato da buoi lenti, ma instancabili. Bianca vi salì, nascosta tra le coperte. Il soldato le si inchinò, con un gesto che non era solo militare, ma umano. Poi si voltò. Doveva andare ad avvisare i compagni che la regina era salva, che la luce aveva vinto sull’ombra, e che il castello poteva essere lasciato alle sue rovine.
Mentre si allontanava, il cuore gli si strinse. Non si voltò, ma sapeva che forse non l’avrebbe mai più rivista. Se anche l’avesse rivista, non sarebbe più stata la donna che aveva stretto tra le braccia.
Come governare
Nel carro, avvolta nel profumo acre del fieno e nel calore ruvido della lana, Bianca chiuse gli occhi. Il corpo tremava ancora, ma non per il freddo. Era il tremore di chi ha attraversato il confine tra la morte e la vita, tra il potere e la verità.
La libertà non era come l’aveva immaginata. Non era un trono vuoto, né una fuga gloriosa. Era fatta di mani callose che porgevano pane, di occhi che non chiedevano nulla, ma offrivano tutto. Era fatta di silenzi condivisi, di corpi che si piegano per lavorare, non per servire. Lei, che aveva governato con giustizia, ora capiva: non bastava essere giusta. Bisognava essere presente. Vicina. Umana.
Il potere, pensò, è una veste che si indossa per proteggere, non per dominare. Se non si sa quando toglierla, si diventa prigionieri del proprio ruolo. Ora, avvolta in una veste contadina, sentiva il peso della corona come un ricordo, non come un destino. Forse sarebbe dovuto tornare. Forse sarebbe dovuto restare. Ma qualunque fosse la strada, non sarebbe più stata la stessa.
Fuori dal carro, il soldato si era fermato un istante prima di voltarsi. Il vento gli accarezzava il volto, ma non lo rinfrescava. Guardò il carro, poi il cielo. Non disse nulla. Ma nel cuore, una promessa si incise come una lama sottile. “Ovunque tu sarai, io sarò il tuo confine invisibile. Non ti seguirò, ma veglierò. Non ti parlerò, ma ti ricorderò. E se un giorno avrai bisogno di una mano che non chiede nulla, la mia sarà lì, anche se non mi vedrai.”
Poi si voltò, e il rumore dei suoi passi si confuse con il respiro della terra.
Non la rivide più.
Fine della storia
La storia racconta che Bianca ritornò sana e salva nella capitale siciliana, aiutata da Giovanni Moncada, che la scortò fino a Palermo. Il potente Bernardo Cabrera diede inizio a una campagna di saccheggi in tutta la Sicilia, guidando truppe mercenarie con ferocia e ambizione, come un lupo affamato che credeva di poter divorare il regno. Ma Bianca, con astuzia e determinazione, riuscì a riconquistare le città occupate, a ricompattare le forze rimaste fedeli alla Corona Aragonese e a ristabilire l’ordine.
Il conflitto militare vide la regina vincitrice, non solo sul campo, ma nel cuore del popolo, che riconobbe in lei una guida capace di resistere all’usurpazione. Regnò ancora per poco, poi fece ritorno in Spagna. Il suo governo in Sicilia segnò la fine dell’autonomia insulare e l’inizio dell’epoca dei viceré, un lungo periodo in cui il potere locale venne subordinato alla volontà della corona.
Nel 1425, Bianca divenne regina di Navarra accanto al suo secondo marito, Giovanni II d’Aragona. Ma anche questo matrimonio fu segnato da tensioni politiche, freddezza e una solitudine che si fece più profonda con il tempo. Bianca morì nel 1441, a Santa María la Real de Nieva, in un monastero avvolto dal silenzio e dalla pietra, lasciando dietro di sé un regno diviso e una memoria che ancora oggi affascina storici e narratori.
Una donna forte, colta e coraggiosa, che cercò di governare con giustizia in un mondo dominato dagli uomini, e che nella sua tomba volle fosse conservato solo un pugnale, di cui nessuno conosceva l’origine, né il significato. Un oggetto muto, ricordo di un amore mai vissuto.
Chi fu Bianca di Navarra
Bianca visse in un periodo turbolento, segnato dalle ambizioni aragonesi e dalle tensioni con Napoli e la Francia. Fu una donna di carattere, capace di governare con saggezza e fermezza in un mondo che non le concedeva spazio, ma che lei seppe conquistare con intelligenza e coraggio. Seppe sottrarsi alle aspettative di genere, ai ruoli imposti, alla narrazione dominante. Fu una sovrana colta, determinata e politicamente attiva, anche se spesso ostacolata dalle convenzioni e dalle ostilità dell’epoca. Una mente lucida in un mondo che non voleva ascoltare.
È stata l’ultima regina regnante di Sicilia, e la sua figura è ricordata con rispetto e ammirazione, soprattutto nell’isola, dove il suo nome è ancora pronunciato con affetto e reverenza: “la regina Bianca”. Non solo per il suo ruolo istituzionale, ma per la sua capacità di incarnare una regalità umana, vicina al popolo, capace di resistere alle trame di corte e alle minacce esterne.
Una donna forte e libera
Bianca di Navarra incarna la figura della donna forte e libera, capace di sfuggire alle trame del potere maschile e alle insidie di una corte ostile. Il mito della sua fuga è diventato simbolo di libertà, resilienza e astuzia femminile, un gesto che ha attraversato i secoli come un’eco di coraggio.
Non solo scappò fisicamente, ma anche metaforicamente: si sottrasse a un destino imposto, a un matrimonio forzato, a un potere che voleva piegarla e possederla. La sua ribellione fu un atto di volontà, una dichiarazione silenziosa ma irrevocabile di autonomia.
Spesso citata come esempio di donna colta, forte e sfortunata, la sua figura è stata romanticizzata da storici umanisti e autori siciliani, che ne hanno esaltato la grazia, la fermezza e la malinconia. Ma sotto il velo della leggenda, resta il volto di una sovrana che seppe scegliere, resistere e sopravvivere, quello di una donna concreta, con le sue paure, le sue scelte, le sue perdite.
Il castello di Donnafugata
Il Castello di Donnafugata, situato nei pressi di Ragusa, è oggi una delle mete più affascinanti della Sicilia barocca, noto anche per essere stato set di numerosi film celebri. Il toponimo “Donnafugata”, carico di suggestione, è diventato simbolo di resistenza femminile e libertà, un nome che evoca fuga, ribellione e salvezza. Parola che non è solo luogo, ma battito, memoria, eco. Parola che ha superato la sua origine per diventare simbolo universale di libertà femminile.
Oggi il castello è una meta turistica dove la leggenda viene raccontata ai visitatori come parte integrante del patrimonio culturale. Le stanze, i giardini e persino i passaggi segreti alimentano il mito con ogni pietra, ogni ombra, ogni silenzio che sembra custodire una storia non detta.
In realtà, la costruzione attuale del castello è successiva alla leggenda associata a Bianca di Navarra. Nel 1982 venne acquistato dal Comune di Ragusa che, dopo lunghi lavori di restauro, lo ha restituito alla collettività, rendendolo nuovamente fruibile come luogo di memoria, bellezza e narrazione.
Anche se il castello non è direttamente legato a Bianca di Navarra, la leggenda ha trovato lì una dimora simbolica ed eterna.
Forse Bianca non fuggì mai da quel castello. Forse non ci entrò nemmeno. Ma ogni volta che una donna rifiuta di essere posseduta, ogni volta che sceglie la propria strada, la leggenda si rinnova e Donnafugata non è più un luogo: è un nome che cammina.
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È attivo il nuovo sistema di videosorveglianza installato nella località La Frasca, area costiera di grande pregio riconosciuta come Monumento Naturale dalla Regione Lazio. L’iniziativa, promossa dal Comune di Tarquinia in collaborazione con la Polizia Locale, rientra in un più ampio progetto di tutela ambientale, salvaguardia del territorio e sicurezza urbana.
L’obiettivo è contrastare in modo efficace fenomeni di degrado, vandalismo, abbandono illecito di rifiuti, transito non autorizzato di veicoli e comportamenti che possano arrecare danno all’ecosistema locale.
L’impianto consta di telecamere ad alta definizione, collegate direttamente alla centrale operativa della Polizia Locale, che ne cura la gestione e il monitoraggio costante. “Si tratta di un intervento molto importante – sottolinea l’Amministrazione comunale – per coniugare la fruizione responsabile di un sito di grande valore con la necessità, non più rinviabile, di proteggerlo da comportamenti che negli anni ne hanno compromesso l’integrità”.
Per il suo alto valore paesaggistico, naturalistico e storico-archeologico, La Frasca è sottoposta a specifici vincoli di protezione. L’accesso con veicoli a motore è vietato, salvo per mezzi autorizzati, di soccorso o di pubblica utilità. Per garantire il rispetto di tali norme, Il sistema consentirà un controllo continuo dell’area in tempo reale e un intervento tempestivo in caso di violazioni.
A suo supporto, sono stati collocati pannelli informativi e segnaletica verticale che indicano la presenza della videosorveglianza e ricordano il divieto di accesso ai veicoli non autorizzati, oltre a delimitare chiaramente i confini della zona.
La presenza delle telecamere rappresenta non solo un forte deterrente contro gli illeciti, ma anche uno strumento operativo efficace per il controllo del territorio e per supportare eventuali azioni sanzionatorie.
“Affermare che l’attuale governo regionale sia privo di idee, visione e strategie in ambito culturale è non solo ingeneroso, ma anche non corrispondente al vero. I fatti parlano chiaro: nel corso di questa legislatura abbiamo istituito nuovi servizi, valorizzato il patrimonio esistente e destinato risorse significative a favore dell’intero comparto.
Abbiamo impegnato oltre 82milioni di euro per interventi di valorizzazione e per l’ampliamento dei servizi culturali regionali. Nello specifico, 24milioni di euro saranno destinati al recupero dei luoghi della cultura compresi cinema e teatri attraverso un bando che – come anticipato ieri dal Presidente Rocca all’incontro “Repubblica Insieme” – uscirà nei prossimi giorni.
14milioni e mezzo per attività di riqualificazione, manutenzione e restauro degli archivi storici, biblioteche, musei e complessi monumentali; valorizzazione del patrimonio culturale dei piccoli comuni con la riqualificazione dei centri storici, dei monumenti e dei luoghi di culto, valorizzazione dei “Cammini spirituali” e del patrimonio culturale delle dimore, delle ville e dei complessi architettonici, dei parchi e dei giardini di valore storico e artistico.
17milioni di euro sono stati destinati per il Piano dei servizi culturali attraverso il quale l’amministrazione regionale vuole proseguire a sostenere il ruolo dei musei, biblioteche e archivi storici.
Per lo spettacolo dal vivo e la promozione culturale la Giunta Rocca, ha previsto lo stanziamento di ulteriori 17milioni di euro.
In materia di cinema e audiovisivo con il Piano annuale 2025, che punta a sostenere in modo organico l’intero comparto, sono stati destinati 10milioni di euro per interventi a favore di soggetti pubblici e privati, finalizzati al sostegno della scrittura di progetti di sceneggiature da parte di autori ed esordienti, a far conoscere e valorizzare i Comuni del Lazio (Lazio Cinema in Comune), alla distribuzione cinematografica e audiovisiva, alla promozione e realizzazione di attività culturali (festival, rassegne e premi) che prevedono la diffusione del cinema e del patrimonio audiovisivo su tutto il territorio del Lazio, alla promozione dell’esercizio cinematografico e al supporto e al sostegno alla Fondazione Cinema per Roma e alla Fondazione Film Commission.
A questi vanno aggiunti 10milioni di euro, finanziati con fondi PR FESR Lazio, destinati alla realizzazione di opere audiovisive internazionali.
Appare quindi evidente come il lavoro svolto sia il frutto di una programmazione e pianificazione strategica e puntuale da parte del Presidente Rocca e di tutta la Giunta, finalizzata alla valorizzazione e alla diffusione della cultura sul territorio regionale. Il Gruppo del Pd se ne faccia una ragione, la cultura non è solo di sinistra.”
E’ quanto dichiara Mario Luciano Crea, Presidente della Commissione Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo del Consiglio regionale del Lazio.
Martedì 14 ottobre 2025, dalle ore 11:00 alle ore 13:00, presso l’Aula Consiliare “Renato Pucci”, si terrà la presentazione del corso sull’energia eolica offshore, un appuntamento di grande rilievo per il futuro del territorio e per il percorso di riconversione energetica e industriale di Civitavecchia. L’iniziativa è promossa dal Comune di Civitavecchia in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, la Reale Ambasciata di Danimarca, Bip e il Consorzio DiVento, formato da Eni Plenitude, Cassa Depositi e Prestiti e Copenhagen Infrastructure Partners.
Saranno presenti, insieme al sindaco Marco Piendibene, il Commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale Raffaele Latrofa, il rappresentante della Reale Ambasciata di Danimarca Enrico Carloni, il professor Alessandro Corsini, ordinario di Macchine Fluido Owemes, il professor Livio De Santoli, prorettore alla sostenibilità dell’Università Sapienza di Roma, l’amministratore delegato di Divento Michele Schiavone e l’ingegner Luigi Severini, progettista di Nice Technology.
La transizione energetica rappresenta per Civitavecchia una straordinaria occasione di sviluppo, capace di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e crescita economica. L’eolico offshore, in particolare, può diventare il motore di una nuova stagione industriale, in grado di restituire alla città un ruolo da protagonista nel panorama energetico nazionale.
Il corso che sarà presentato il 14 ottobre costituisce il primo passo di un percorso formativo di altissimo livello, che nasce in ambito universitario ma sarà successivamente esteso anche agli istituti di istruzione secondaria, così da coinvolgere le nuove generazioni e costruire le competenze necessarie a sostenere la transizione ecologica.
Come sottolinea il sindaco Marco Piendibene, “questa iniziativa rappresenta un tassello fondamentale nella costruzione di un modello di sviluppo sostenibile per la città. La formazione, la collaborazione tra istituzioni, università e imprese e la valorizzazione del capitale umano sono le chiavi per trasformare la transizione energetica in un’occasione concreta di crescita e lavoro per il territorio”.
ll Forte Michelangelo si Illumina di Verde in Occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si celebra il 10 ottobre, il Forte Michelangelo si illuminerà di verde, simbolo di speranza e consapevolezza per tutti coloro che affrontano sfide legate al benessere psicologico.
Questo gesto simbolico rappresenta un’importante iniziativa di sensibilizzazione sull’importanza della salute mentale, un tema che negli ultimi anni ha acquisito sempre maggiore rilevanza nelle agende politiche e sociali globali. L’illuminazione del Forte vuole essere un invito a riflettere sulla necessità di un approccio più inclusivo e comprensivo riguardo alla salute mentale, in tutte le sue sfaccettature.
L’ Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Civitavecchia, Antonella Maucioni, ha commentato: “La salute mentale è un diritto di tutti, ma troppo spesso viene trascurata o messa in secondo piano. Con questa iniziativa vogliamo ricordare a tutti che prendersi cura della propria mente è fondamentale quanto prendersi cura del proprio corpo. Oggi, illuminando il Forte Michelangelo di verde, esprimiamo il nostro sostegno a chi vive situazioni di disagio psicologico e vogliamo sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza di affrontare queste tematiche con apertura e senza stigma.”
“Il progetto di valorizzazione della via Lauretana, presentato oggi nella sede della Diocesi di Civita Castellana dal Comitato Scientifico del Tavolo di Concertazione per il Recupero e la Valorizzazione della Via Lauretana con la sottoscrizione del patto tra Comuni, segna uno storico passo per la crescita e lo sviluppo dell’antico percorso spirituale mariano e di tutti i Comuni della nostra Città Metropolitana.
Un lavoro che è nato nella culla della Diocesi di Civita Castellana ma che unisce e coinvolge tutte le Diocesi di Lazio, Umbria e Marche e le Istituzioni presenti lungo il cammino e per cui come Municipio, con una delibera di Giunta di giugno scorso, abbiamo aderito per la valorizzazione del tratto laziale della cinquecentesca Via Lauretana.
Un onore per il Municipio XV, che insieme alla via Lauretana è attraversato da innumerevoli altri cammini per cui, proprio quest’estate, abbiamo istituito un Osservatorio per tutti i percorsi storici e religiosi del Municipio XV con la funzione di divulgare e valorizzare il patrimonio storico e culturale, ma anche per assicurare un costante monitoraggio di tutte le iniziative realizzate per la salvaguardia, la valorizzazione e la fruibilità di questi percorsi.
La presentazione di oggi si inserisce nella settimana della Peregrinatio Mariae, l’evento giubilare per cui dal 3 al 12 ottobre la Statua della Madonna di Loreto sarà accompagnata lungo tutte le tappe della Via Lauretana dal Santuario Pontificio della Santa Casa di Loreto fino a Roma, con la penultima tappa prevista per domani 10 ottobre alle 17.45 a Prima Porta, alla Chiesa dei Santi Urbano e Lorenzo.
Un appuntamento che accogliamo con sincera emozione e che assume un significato ancora più grande in questo anno giubilare, con una visione però sempre più ampia che getta le basi per progetti, come quello per la via Lauretana, che vanno ben oltre l’Anno Santo”.
Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati
Oggi, in occasione degli Stati Generali dell’Educazione e della Prevenzione promossi dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, verrà presentato Blue Box, il nuovo progetto promosso da Dedem S.p.A. insieme all’ONBD.
Le storiche cabine fototessera Dedem diventano presìdi sociali contro bullismo e cyberbullismo: spazi sicuri e riservati dove i ragazzi potranno, con un solo gesto, mettersi in contatto gratuito con operatori formati, pronti ad ascoltarli e indirizzarli verso un aiuto concreto.
Come ha spiegato Alberto Rizzi, CEO di Dedem, «La cabina fototessera, da oltre sessant’anni elemento familiare della nostra geografia urbana, si trasforma ancora una volta in un presidio sociale. Dopo la Pink Box contro la violenza di genere, con la Blue Box vogliamo offrire un contributo concreto alla lotta contro il bullismo e il cyberbullismo, mettendo a disposizione la nostra infrastruttura e le nostre competenze».
Il progetto, presentato oggi a Roma, prevede una prima fase pilota e il lancio operativo da gennaio 2026, con l’obiettivo di raggiungere 100 installazioni in scuole, centri sportivi e centri commerciali entro la fine dell’anno.
In allegato i comunicati stampa completi sulla giornata e sul progetto.
Resto a disposizione per qualsiasi informazione in più, grazie mille per l’attenzione!
Volontari operativi nella giornata di sabato 11 ottobre nella Farmacia comunale n.5 in via Settevene Palo n.81 e nella n.6 di via Fontana Morella n.84
Una lunga giornata di solidarietà a Cerveteri sabato 11 ottobre. La Croce Rossa Italiana, comitato di Santa Severa-Santa Marinella, in collaborazione con il Comune di Cerveteri e la Multiservizi Caerite ha infatti organizzato presso le Farmacie comunali n.5 e n.6 una giornata di raccolta del farmaco da banco.
Si potranno donare farmaci per i quali non si necessita di prescrizione medica, ovvero antidolorifici e antinfiammatori, come possono essere Tachipirine, Brufen, Okitask, usati comunemente per il mal di testa, dolori muscolari e stati febbrili, decongestionanti nasali, come sprays o pastiglie per il raffreddore e farmaci per la gola.
I Volontari di Croce Rossa saranno presenti presso la Farmacia comunale n.5 in via Settevene Palo n.81 E/F dalle ore 09:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00 e presso la Farmacia comunale n.6 in via Fontana Morella n.84 solamente la mattina, dalle ore 09:00 alle ore 13:00.
“Recandosi in una di queste due farmacie e donando uno o più farmaci da banco ai volontari presenti, possiamo consentire a Croce Rossa di continuare ad aiutare le famiglie e le persone del nostro territorio che hanno più bisogno e che spesso, non hanno neppure la possibilità di acquistare un semplice medicinale per curarsi da un raffreddore o uno stato influenzale – ha dichiarato il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – il Comitato di Santa Severa – Santa Marinella di Croce Rossa Italiana svolge un lavoro straordinario nel nostro territorio. Garantisce infatti un sostegno concreto ad un numero di utenti davvero alto, sia da un punto di vista alimentare, che medico-assistenziale. Cerveteri da sempre è una città generosa, sensibile a altruista: sono certa che anche in questa occasione, non farà mancare il proprio sostegno”.
“Con l’occasione – conclude il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – ci tengo a complimentarmi con la Presidente del Comitato di Croce Rossa Rosanna Saba e con tutti i Volontari per il grande lavoro che sempre svolgono in favore delle persone che hanno più bisogno. Allo stesso tempo, ringrazio la Dottoressa Ilaria Sterpa, presidente del Collegio Sindacale incaricato pro-tempore alla gestione della Multiservizi Caerite, e la Dottoressa Ilaria Albanese, coordinatrice delle Farmacie, per aver dato seguito e immediata disponibilità a questa importante giornata solidale”.