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Lavoro: Cgil e Fillea Roma, bene badge cantiere ma non basta

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“Nel nuovo Decreto Sicurezza sul Lavoro viene finalmente accolta una nostra battaglia storica: il badge obbligatorio nei cantieri. Uno strumento che, se ben applicato, può aiutare a contrastare l’illegalità.
Quando cominciammo a confrontarci con Roma Capitale – Protocollo Opere Giubileo del 30 novembre 2023 e l’accordo che introduce il badge di Cantiere del 31 luglio 2025 – per contrattare le migliori condizioni possibili per i lavoratori che sarebbero stati impegnati nei cantieri del Giubileo avevamo ben chiaro che avremmo dovuto limitare il ricorso al subappalto mentre il Governo nazionale cambiava il codice degli appalti reintroducendo l’opportunità di poter ricorrere al subappalto a cascata.
Per fortuna e grazie all’attenzione dei lavoratori, non si sono registrati infortuni gravi o mortali in un periodo di intense attività lavorative, ma questi risultati non possono essere lasciati alla buona sorte. Poi abbiamo proseguito fino alla sottoscrizione del badge, che dovrà essere lo strumento che garantirà controllo e conoscenza immediata dei flussi della manodopera, orario di lavoro e applicazione dei contratti nazionali”.
Lo dichiarano Natale di Cola, Segretario generale CGIL Roma e Lazio e Diego Piccoli, Segretario generale FILLEA CGIL Roma e Lazio, in una nota.

 

“L’introduzione del badge di cantiere e’ un fatto positivo, per il quale ci siamo spesi con forza – continuano i segretari – ma troppe questioni restano aperte. OK il badge di cantiere, ma non basta! Nessuna stretta sul subappalto, nessuna norma preventiva efficace, nessun provvedimento che accerti realmente le responsabilità e garantisca giustizia ai lavoratori e ai loro familiari.
Questo decreto non fermerà le morti sul lavoro. Nessuna misura reale per fermare la giungla dei subappalti”. La CGIL lamenta l’ennesima omissione sulle richieste storiche del sindacato in materia di giustizia e prevenzione. “Sono anni che chiediamo una Procura speciale e l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro.
Anche questa volta, niente! Nessuna Procura nazionale per i reati legati alla sicurezza sul lavoro. E non vediamo neppure passi avanti significativi sulla formazione e la qualificazione delle imprese,” concludono Piccoli e Di Cola.

 

Segreteria CGIL di Roma e Lazio

Labirinto Vocale domenica 2 novembre a Bracciano per Frammenti di Sacro

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Al via la nuova rassegna organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bracciano.

Appuntamento alle 11 alla cappella del camposanto per un concerto di spiritualità tra pop, polifonia e musica da film

Debutto domenica a Bracciano della nuova importante rassegna Frammenti di Sacro ideata e realizzata dal Comune di Bracciano – Assessorato alla Cultura con il contributo della Regione Lazio. Una manifestazione originale già dalla location del primo appuntamento nel cuore del camposanto laddove sorge l’elegante cappella in stile neorinascimentale. E’ qui che dal portico il 2 novembre 2025 alle 11 Labirinto Vocale, accompagnato al pianoforte da Diego Procoli e diretto da Giuliano Mazzini, propone un interessante concerto fatto di spiritualità vocale tra pop polifonia e musica da film.

Si prospetta una domenica mattina di musica di alto profilo, tra brani originali e non, volta a suscitare atmosfere di serenità e pace.  L’ottetto, composto da professionisti tutti di alto profilo, ha al suo attivo numerosi concerti. Nato per volontà di un gruppo di musicisti del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, è unito dal gusto della sperimentazione ed è alla continua ricerca dell’intonazione naturale.

Il programma dell’evento musicale, ad ingresso libero, suddiviso in tre parti – Il Pop, l’Intreccio di Voci e La Coralità nel Cinema –  propone brani celeberrimi come la fortunatissima “Hallelujah” di Leonard Cohen nell’arrangiamento Pentatonix, all’Ave Verum di Wolfgang Amadeus Mozart alle colonne sonore tratte da Il Laureato, Schindler List e Sacco e Vanzetti.  Si intrecciano anche brani di Williams, Handel, Copland e Morricone in un dialogo di spiritualità e bellezza condivisa. Accanto ai capolavori del repertorio, anche una composizione originale, scritta da Carlo Putelli, testimonianza della vivacità creativa interna al gruppo: alcuni dei suoi membri, infatti, sono anche arrangiatori e compositori, arricchendo costantemente la proposta musicale del gruppo.

“Per noi – spiega Carlo Putelli – tutta la buona musica è ‘colta’ e popolare insieme. Quando è servita da un’esecuzione che le rende giustizia, ogni musica ha una sua dignità artistica, a prescindere dal genere o dall’epoca”. Labirinto Vocale, che si colloca nella scia dei grandi gruppi vocali a cappella internazionali – dagli Swingle Singers ai Voices8, dai Sixteen ai Theatre of Voices – esplora con naturalezza linguaggi diversi, fondendo tecnica e intensità espressiva in un unico respiro vocale.

“Con questo primo concerto di grandi e bravissimi professionisti – commenta Biancamaria Alberi, vicesindaco di Bracciano con delega alla Cultura – lanciamo una sfida. Non è scontato infatti portare, come nel primo concerto, musica in spazi come il camposanto”.

La cappella è stata edificata tra il 1869 ed il 1871 su progetto dell’architetto Luca Carimini (Roma, 1830-1890) per volontà della nobile famiglia Odescalchi. E’ un interessante edificio a croce greca. L’aula centrale, ottagonale,  è coperta da una cupola a lacunari di derivazione classica poggiante su un tamburo, anch’esso ottagonale. L’architettura, di stile neorinascimentale, testimonia il gusto che si diffuse a fine Ottocento anche a seguito del rinnovato interesse critico per il Rinascimento ad opera di studiosi come Jacob Burckhardt o Heinrich Wölfflin.

Info: cultura@comune.bracciano.rm.it

Ufficio Stampa: Graziarosa Villani +39 360805841

Prenotazioni: Eventbrite

Avviso Pubblico per la concessione di contributi destinati ad attività e/o iniziative specifiche in area culturale

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Il Comune di Civitavecchia ha pubblicato l’avviso per la concessione di contributi destinati ad attività e/o iniziative specifiche in area culturale con lo scopo di sostenere attività e/o iniziative di promozione culturale nell’ambito del territorio comunale.
Le istanze per l’ammissione ai contributi possono essere presentate dal 28/10/2025 all’11/11/2025. Per una maggiore completezza delle informazioni si invita a consultare il bando pubblicato sul sito del Comune: https://www.comune.civitavecchia.rm.it/it/news/avviso-pubblico-per-la-concessione-di-contributi-destinati-ad-attivita-e-o-iniziative-specifiche-in-area-culturale-anno-2025.

Salute: al via PRIMA, progetto di integrazione ospedale territorio attraverso l’infermiere di famiglia e comunità

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Iniziativa sperimentale promossa da AOU Sant’Andrea e ASL Roma 4

Pianificare la presa in carico post ospedalizzazione attraverso la figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità con l’obiettivo di garantire continuità, personalizzazione degli interventi assistenziali ai pazienti dimessi dal DEA o ricoverati in area medica, integrando tra di loro ospedale e territorio.

Questo l’obiettivo di “PRIMA, Presa in carico Integrata e Multidisciplinare Anticipata”, un progetto sperimentale che vede la collaborazione tra l’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma e la ASL Roma 4, oggetto di un protocollo d’intesta firmato questa mattina, nella sede della Regione Lazio, dal Direttore Generale AOU Sant’Andrea, Francesca Milito e dal Direttore Generale ASL Roma 4, Rosaria Marino. All’evento erano presenti anche Carmen Cappitella, Direttore Professioni Sanitarie AOU Sant’Andrea, Alessia De Angelis, Direttore Professioni Sanitarie ASL Roma 4 e Valentina Vanzi, Rappresentante OPI Roma.

Il progetto traduce operativamente il ruolo dell’Ifec, così come previsto dal DM 77 e dalle disposizioni regionali, per realizzare una sanità di prossimità centrata sui bisogni delle persone. Mira a facilitare la continuità e l’integrazione tra i diversi setting clinico-assistenziali, sia a domicilio che attraverso le strutture delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, contribuendo alla riduzione dei tempi di ospedalizzazione e migliorando l’accesso alle cure sul territorio della Asl Roma 4.

Sono cinque i punti che caratterizzano il progetto: ridurre i tempi di attesa all’interno del Pronto Soccorso del Sant’Andrea, migliorare la qualità e la sicurezza delle cure attraverso la continuità assistenziale. E ancora:promuovere l’empowerment del paziente e del caregiver, aumentando la capacità di autogestione della salute; garantire una gestione più efficiente delle risorse sanitarie e sociali, riducendo i costi legati a ricoveri evitabili e accessi impropri al PS.

Il percorso di presa in carico prevede l’attivazione dell’Infermiere di Famiglia e Comunità già durante la fase di accettazione in DEA e il ricovero ospedaliero presso l’Ospedale Sant’Andrea, con la finalità di identificare precocemente i bisogni del paziente e predisporre un piano personalizzato di dimissione protetta, strutturato dalle equipe coinvolte.

destinatari di PRIMA sono i pazienti accettati al DEA o ricoverati in Area medica al Sant’Andrea di età superiore ai 18 anni che sono dimessi verso il proprio domicilio e non in case di riposo sul territorio della ASL Roma 4. Infermiere di Famiglia e Comunità della ASL Roma 4, MMG, Reparti ospedalieri e case manager, responsabile medico, coordinatore e infermieri dell’U.O. coinvolta e Team Operativo Ospedaliero dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, Centrale Operativa Aziendale, Servizi Sociali e ADI e la Centrale Operativa Territoriale Distrettuale della ASL Roma 4, oltre alle Farmacie per riconciliazione terapeutica, sono invece i principali attori.

“Si tratta di una iniziativa certamente virtuosa che consente di rispondere in modo più organico alle esigenze di cura oltre le strutture ospedaliere, rafforzando così il rapporto con il territorio e integrando anche il lavoro del personale medico ospedaliero con quello di medici di famiglia, assistenti sociali, associazioni di volontariato. Allargare la partecipazione alle cure significa far crescere il benessere collettivo”, spiega Francesca Milito, Direttore Generale AOU Sant’Andrea.

“Il progetto si inserisce nell’ambito della nuova rete di servizi territoriali promossa dalla ASL Roma 4, che include la realizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità – dichiara Rosaria Marino, Direttore Generale Asl Roma 4 – Il percorso di presa in carico tramite gli IFEC sarà garantito anche ai pazienti che accedono ai Poli Ospedalieri di Civitavecchia e Bracciano, secondo le medesime modalità operative”.

Progetto PRIMA

XI Riunione della Rete Faro Italia

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Dal 24 al 26 ottobre si è svolta a L’Aquila l’XI Riunione della Rete Faro Italia, un evento di rilievo nazionale dedicato alle comunità di eredità impegnate nella valorizzazione del patrimonio culturale, in linea con i principi della Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa (https://www.coe.int/it/web/venice/faro-convention).

Le tre giornate hanno offerto un ricco programma di incontri e confronti tra le reti di comunità europee, con momenti di dibattito, passeggiate patrimoniali e una tavola rotonda dal titolo “Il patrimonio culturale immateriale e la Convenzione di Faro”, a cui ha fatto seguito la riunione delle comunità di eredità italiane.
Nel corso dell’appuntamento di sabato 25 ottobre, la dott.ssa Sonia Tucci, direttrice del Museo Civico G. Bianchini di Trevignano Romano, membro della Rete Faro Italia e facilitatrice della Convenzione di Faro, ha presentato, insieme a Massimo Mondini presidente dell’Associazione Forum Clodii – alla presenza di Francesc Pla, responsabile della Direzione Cultura del Consiglio d’Europa, e di Luisella Pavan-Woolfe, del comitato di Europa Nostra – il progetto Civitas Lacus, la Comunità di eredità del Lago di Bracciano.
Alla Comunità di eredità hanno aderito i tre Comuni rivieraschi del lago, uniti dall’obiettivo di consolidare una rete di collaborazione e di promuovere nuove forme di partecipazione e valorizzazione del patrimonio culturale del territorio sabatino. Tra essi, il Comune di Trevignano Romano si distingue come primo ente del lago ad aver ufficialmente ratificato la Convenzione di Faro, con una delibera comunale del 9 giugno 2022, oltre ad aver già da tempo inserito la Convenzione nello statuto del Museo Civico G. Bianchini.
Un gesto concreto che testimonia un impegno duraturo nel favorire la promozione partecipata del patrimonio culturale.
La nascita e la presenza nel territorio sabatino di Civitas Lacus segnano l’avvio di una nuova visione di sviluppo culturale: un progetto che parte dal basso e che riconosce nel patrimonio condiviso un bene comune da ricucire, curare e raccontare.
La comunità di eredità si propone di creare benessere culturale, stimolare la condivisione di saperi e di esperienze, tramandare la memoria collettiva e rafforzare il senso di appartenenza delle comunità locali, generando nuove opportunità di crescita e dialogo per tutto il territorio del Lago di Bracciano.
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LAZIO, D’AMATO (AZIONE): SERVE SEMPLIFICARE I VOUCHER PER LO SPORT. PRESENTATA MOZIONE IN CONSIGLIO

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“Semplificare le procedure dei voucher per lo sport nel Lazio: è questo l’obiettivo della mozione presentata da Azione in Consiglio regionale. Il programma, pensato per sostenere la pratica sportiva nella nostra regione, con un contributo da 500 euro a figlio, è diventato un labirinto amministrativo che scoraggia chi dovrebbe beneficiarne e impone un meccanismo contabile insostenibile, soprattutto per le piccole associazioni, che rischiano di rinunciare al programma nonostante il suo valore sociale.

Oggi ogni ragazzo, prima di entrare in palestra, deve scansionare un QR code che cambia di continuo, creando difficoltà nella registrazione delle presenze e nella rendicontazione delle lezioni. Inoltre, le associazioni sportive devono compilare report giornalieri e relazioni mensili, con un aggravio di costi e dove anche un piccolo errore può bloccare il rimborso. I contributi, poi, vengono pagati solo in due tranche, a dicembre e a maggio, costringendo le società a sostenere da sole mesi di attività e spese.

Un sistema nato per favorire la pratica sportiva che, invece, finisce per penalizzare proprio chi tiene viva la rete sociale dello sport di base. Chiediamo una semplificazione immediata, tempi di rimborso certi e rapidi, e una riduzione degli adempimenti burocratici. Lo sport è inclusione, educazione e salute, non può essere ostaggio della burocrazia.”

Lo hanno dichiarato Alessio D’Amato, consigliere regionale e responsabile Welfare di Azione, e Alessia Pieretti, consigliera della Città metropolitana di Roma Capitale e responsabile regionale per lo sport di Azione.

DISLESSIA NEI BAMBINI: OLTRE LE DIFFICOLTÀ CON LA DIAGNOSI PRECOCE, CHIAVE DELL’APPRENDIMENTO. NE PARLIAMO CON ADELIA LUCATTINI

Intervista di Marialuisa Roscino
La dislessia è un disturbo neuropsicologico che compromette la lettura fluente e la comprensione del testo, pur consentendo di comprendere le singole parole. Non rappresenta una malattia e fa parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), insieme a disgrafia, disortografia e discalculia, regolati in Italia dalla Legge 170/2010. Negli ultimi anni, l’aumento delle diagnosi riflette una maggiore sensibilizzazione e strumenti di rilevazione più accurati.
Secondo il Ministero dell’Istruzione e l’Associazione Italiana Dislessia, gli studenti con DSA rappresentano circa il 6% della popolazione scolastica, con punte che in alcune regioni, superano il 7%. A livello internazionale, si stima la prevalenza dei disturbi della lettura intorno al 7,1%, a seconda dei criteri diagnostici e linguistici adottati.
In Italia, il fenomeno appare in parte sottodiagnosticato, ma in costante crescita. Riconoscere precocemente la dislessia e attuare programmi di intervento riabilitativo, unitamente a strategie didattiche mirate è fondamentale per promuovere il benessere psicologico e il successo scolastico di bambini e adolescenti, valorizzando e nel contempo, incrementando le loro risorse cognitive e affettive. Di questo e molto altro ne parliamo oggi, in questa intervista, con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.
Lucattini:“Grazie agli interventi riabilitativi e didattici, con il tempo, il bambino impara a trovare le proprie modalità di compenso e di resilienza, a costruire un’immagine di sé più integra e a vivere con maggiore serenità il rapporto con la scuola, la famiglia e i pari”.
Dott.ssa Lucattini, quali sono i segnali più comuni che possono intercettare precocemente la dislessia in età prescolare?
I segnali della dislessia possono manifestarsi già nei primi anni di vita, ben prima dell’ingresso alla scuola primaria. Riconoscerli precocemente permette di attivare percorsi di osservazione e di potenziamento che permettono di ridurre di gran lunga il rischio di sottodiagnosi di un possibile Disturbo Specifico dell’Apprendimento.
Uno dei principali indicatori è la persistenza di un disturbo del linguaggio dopo i quattro anni di età. Studi su Frontiers in Psychology (2024) e Neuropsychology Review (2023) mostrano che i bambini con difficoltà linguistiche, in particolare nella consapevolezza fonologica, nella denominazione rapida e nella comprensione verbale, hanno una probabilità tre volte superiore di sviluppare dislessia in età scolare.
Se invece, le difficoltà linguistiche compaiono prima dei quattro anni, ma tendono a risolversi spontaneamente, il rischio si riduce sensibilmente. Un fattore oggi considerato importante è la familiarità. Ampie ricerche condotte nei Paesi nordici e negli Stati Uniti pubblicati su Journal of Learning Disabilities (2023) e Child Development (2024) confermano che la presenza di un genitore o di un fratello con dislessia aumenta significativamente la probabilità che il bambino sviluppi a sua volta difficoltà di lettura e scrittura.
Come si manifesta, in particolare, la dislessia nei bambini durante gli anni della scuola primaria?
La dislessia nei primi anni di scuola si manifesta come una difficoltà specifica e persistente nella lettura: il bambino legge più lentamente, commette errori, può invertire o sostituire lettere e fatica a comprendere ciò che ha appena letto. Queste difficoltà non dipendono da mancanza di intelligenza, impegno o motivazione, ma da un diverso funzionamento dei circuiti cerebrali che elaborano il linguaggio scritto e parlato.
A seconda della gravità del disturbo, la dislessia può riguardare il riconoscimento delle lettere, delle parole intere o di interi brani. Nei test diagnostici vengono spesso utilizzate le “non-parole”, termini inventati privi di significato (come pafro o lumeco), che servono a valutare la capacità del bambino di decodificare i suoni senza ricorrere al significato o al contesto.
Il bambino dislessico può apparire distratto o demotivato, ma in realtà è molto affaticato, poiché la lettura e la scrittura richiedono un impegno molto maggiore rispetto ai coetanei. Di conseguenza può sviluppare frustrazione, bassa autostima o ansia da prestazione, soprattutto se le sue difficoltà non vengono riconosciute e sostenute in modo adeguato. È importante ricordare sempre che la dislessia non è un deficit intellettivo, né un problema emotivo, ma una condizione neuropsicobiologica: il cervello del bambino dislessico elabora le informazioni scritte in modo diverso, pur mantenendo intatte le capacità intellettive e creative.
Con un’adeguata diagnosi, strumenti compensativi e un ambiente educativo comprensivo, il bambino può apprendere efficacemente e sviluppare pienamente le proprie potenzialità.
In che modo è possibile aiutare e sostenere un bambino con dislessia in età scolare?
La dislessia viene di solito riconosciuta nei primi mesi della scuola primaria, quando il bambino inizia a confrontarsi con la lettura e la scrittura. È in questo periodo che emergono le prime difficoltà: la lettura appare lenta, faticosa e imprecisa, con errori frequenti di omissione, inversione o sostituzione di lettere e parole. Il bambino può saltare righe, perdere il segno o confondere lettere simili come b/d o p/q. Spesso la scrittura risulta poco leggibile e la copiatura dalla lavagna estremamente lenta. Le difficoltà non riguardano solo le parole, ma talvolta anche numeri e simboli, indicando una fatica più generale nei processi di simbolizzazione grafica.
Questi segnali non dipendono da scarsa intelligenza o impegno, ma da un diverso modo in cui il cervello elabora il linguaggio scritto. Ricerche pubblicate su PNAS (2023) e Brain Sciences (2024) hanno dimostrato che nei bambini dislessici le aree temporo-parietali sinistre, coinvolte nella decodifica fonologica, mostrano un’attivazione ridotta. Tutti gli studi evidenziano l’importanza di una diagnosi precoce e di un intervento mirato per migliorare le abilità di lettura e prevenire effetti secondari sul piano emotivo e motivazionale.
Dal punto di vista psicologico, la dislessia può essere interpretata come una difficoltà nella simbolizzazione e nella mediazione attraverso il linguaggio. Come osserva Stephen Migden sullo The Psychoanalytic Study of the Child, il linguaggio scritto implica un elevato livello di astrazione: il segno grafico sostituisce l’oggetto reale e richiede la capacità di rappresentazione simbolica.
Il bambino dislessico può vivere questa distanza tra segno e significato come una frattura nella propria esperienza di comprensione e controllo, con ripercussioni sull’autostima e sull’immagine di sé. La fatica nella lettura, quindi, non è solo intellettiva, ma anche emotiva: il bambino sperimenta frustrazione, vergogna o senso di inadeguatezza. In questi casi, la funzione contenitiva dei genitori e degli insegnanti assume un ruolo centrale.
Un atteggiamento empatico e di sostegno consente al bambino di riconoscere la propria diversità come una particolarità che può gestire e non come un limite personale. L’integrazione tra intervento neuropsicologico e ascolto psicoanalitico può favorire l’elaborazione del disagio e promuovere una crescita equilibrata.
Perché la dislessia può essere definita “evolutiva”?
La dislessia evolutiva è così definita perché si manifesta nel corso dell’età dello sviluppo, in assenza di lesioni cerebrali o deficit sensoriali, e accompagna il bambino durante la crescita, modificandosi nel tempo. È un disturbo che riguarda i processi cognitivi della lettura e della scrittura, e si esprime in modo diverso a seconda dell’età, del livello di apprendimento e delle esperienze scolastiche ed emotive.
Proprio la sua natura “evolutiva” richiede di riconoscere precocemente i segnali di rischio, già nella scuola dell’infanzia o nei primi mesi della primaria per attivare tempestivamente un percorso di valutazione e di intervento. Sebbene la diagnosi formale sia possibile intorno agli 8 anni, i bambini “a rischio” beneficiano in modo significativo di interventi precoci di potenziamento linguistico e fonologico.
Studi recenti su Psychological Science (2023) e Journal of Experimental Child Psychology (2024) confermano che la precocità dell’intervento è il principale fattore predittivo di successo scolastico e di benessere psicologico ed emotivo.
Le ricerche più aggiornate indicano che circa il 20% dei bambini con dislessia può raggiungere un recupero completo, il 45% sviluppa un buon compenso con adeguati strumenti didattici e riabilitativi, mentre il 35% mantiene difficoltà significative nella lettura e nella scrittura.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi la prognosi è positiva, soprattutto quando il bambino riceve un sostegno precoce, strategie personalizzate e un ambiente familiare e scolastico capace di contenere la frustrazione e valorizzare le sue risorse.
Da un punto di vista psicoanalitico, la dislessia evolutiva può essere compresa come una difficoltà che coinvolge la funzione simbolica e il rapporto del bambino con il linguaggio e l’apprendimento.
L’accesso alla parola scritta rappresenta un passaggio cruciale nello sviluppo psichico, poiché implica la capacità di separazione e di rappresentazione dell’oggetto attraverso il segno grafico. Quando questa funzione incontra un ostacolo, il bambino può vivere la difficoltà come una ferita narcisistica, legata al confronto con i coetanei e all’ideale di “essere capace”. Come sottolinea la psicoanalista Joice McDougall, la dislessia può attivare meccanismi difensivi di evitamento, negazione o ipercontrollo, che hanno lo scopo di proteggere il Sé da un senso di fallimento o di perdita di riconoscimento.
Un accompagnamento psicologico o psicoanalitico precoce può sostenere il bambino nell’elaborare queste emozioni e integrare la propria diversità cognitiva all’interno di una rappresentazione di sé più solida e accettata.
Qual è l’importanza dell’intervento precoce?
L’intervento precoce è fondamentale per tutti i bambini che manifestano difficoltà, disagi o disturbi dell’apprendimento, poiché la tempestività della diagnosi e del trattamento determina in gran parte l’esito del percorso evolutivo e scolastico. Quanto prima il bambino viene riconosciuto e sostenuto, tanto maggiori sono le ricadute positive sul piano cognitivo, emotivo e relazionale.
Nel caso della dislessia evolutiva, l’avvio tempestivo della riabilitazione specifica, associata a un intervento psicoanalitico o psicologico di sostegno per il bambino e la sua famiglia, permette di ridurre la frustrazione e di rafforzare il senso di competenza. Parallelamente, l’applicazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) consente di costruire un ambiente educativo protettivo e motivante, capace di sostenere la fiducia del bambino nelle proprie capacità.
Gli interventi precoci, avviabili già nei primi mesi della scuola primaria, aiutano a sviluppare strategie di apprendimento personalizzate e a utilizzare strumenti compensativi (audiolibri, calcolatrice, software di sintesi vocale, correttori ortografici) e dispensativi (riduzione dei tempi di lettura o scrittura, verifiche orali). Questo approccio previene l’accumulo di insuccessi, riduce l’ansia da prestazione e favorisce un apprendimento più sereno e duraturo.
Una recente ricerca pubblicata su Psychological Science (2023) ha dimostrato che gli interventi riabilitativi avviati entro il primo anno di scolarizzazione riducono del 50% la gravità dei disturbi di lettura e migliorano la motivazione e la fiducia dei bambini con dislessia.
Un intervento tempestivo permette di prevenire il ritardo scolastico, sostenere le competenze linguistiche e intellettive e favorire un buon equilibrio emotivo, condizioni essenziali per raggiungere il successo scolastico e formativo fino all’età adulta.
Perché è importante il trattamento psicoanalitico nella dislessia?
Il trattamento psicoanalitico riveste un ruolo cruciale nel percorso di cura del bambino con dislessia, poiché il disturbo, se non riconosciuto e compreso in tempo, può generare vissuti di frustrazione, vergogna e impotenza. Il bambino dislessico si accorge presto delle proprie difficoltà — anche in assenza di confronti diretti con i compagni — e sperimenta un senso di diversità che può minare la fiducia in sé e la motivazione all’apprendimento.
In questa prospettiva, il trattamento psicoanalitico permette al bambino di dare significato simbolico alle proprie difficoltà, trasformando la sofferenza in pensiero e parola. Attraverso la relazione terapeutica, il bambino può riconoscere che la sua difficoltà non coincide con un fallimento personale, ma con una modalità diversa di funzionamento cognitivo ed emotivo. Allo stesso tempo, il lavoro con i genitori aiuta la famiglia a rielaborare il proprio vissuto di impotenza e a costruire un ambiente affettivo più accogliente e meno colpevolizzante.
L’approccio psicoanalitico consente di integrare i processi affettivi con quelli autoriflessivi, migliorando non solo la rappresentazione di sé, ma anche la capacità di apprendimento. Gli autori descrivono il caso di una bambina dislessica in cui il trattamento analitico ha favorito l’emergere di un linguaggio interno più coeso e la riappropriazione della funzione simbolica.
Inoltre, uno studio più recente pubblicato su BMC Psychology (2024) ha evidenziato come i bambini con disturbi specifici dell’apprendimento mostrino livelli più elevati di ansia, stress scolastico e bassa autostima rispetto ai coetanei con sviluppo tipico.
Gli autori sottolineano l’importanza di interventi psicodinamici e relazionali, capaci di affrontare le dimensioni emotive e identitarie che accompagnano la difficoltà di apprendimento, prevenendo la cronicizzazione del disagio. La psicoanalisi aiuta il bambino a riattivare la funzione simbolica, ossia la capacità di trasformare l’esperienza in rappresentazione e pensiero, e a ricostruire la fiducia nella propria possibilità di pensare, leggere e imparare. Questo percorso di integrazione psichica ed emotiva è essenziale per evitare che la dislessia diventi non solo un limite cognitivo, ma una ferita identitaria.
Perché è importante che anche i genitori siano coinvolti trattamento psicoanalitico del bambino?
Il trattamento psicoanalitico nella dislessia ha una funzione specifica e complementare rispetto agli interventi riabilitativi e didattici. Esso consente innanzitutto di effettuare una diagnosi differenziale tra le difficoltà emotive e relazionali che possono accompagnare i disturbi della lettura e la dislessia evolutiva vera e propria, in cui il disagio psicologico è una conseguenza secondaria del disturbo e non la sua causa.
Il valore terapeutico della psicoanalisi risiede nel potere trasformativo della relazione: il bambino trova nello spazio analitico un luogo dove essere ascoltato, compreso e aiutato a dare significato alle proprie difficoltà. Sapere che esiste un tempo e una persona “tutta per sé” è già di per sé curativo, perché ristabilisce fiducia e senso di continuità del Sé. Attraverso il gioco, il dialogo e la simbolizzazione, l’analista aiuta il bambino a riconoscere e regolare le emozioni legate alla frustrazione, al senso di diversità e al fallimento scolastico, trasformandole in pensiero e creatività.
Un aspetto centrale del trattamento riguarda il coinvolgimento dei genitori. Gli incontri periodici con l’analista permettono di lavorare sui sentimenti di colpa, impotenza o eccessiva protezione che spesso emergono nella famiglia. Il bambino, percependo che anche i genitori vengono aiutati a comprendere, si sente sostenuto e valorizzato.
La psicoanalisi funge anche da contenitore simbolico per la fatica del percorso riabilitativo, spesso lungo e impegnativo.
Dopo giornate dense di impegni scolastici e sedute di logopedia o potenziamento, lo spazio analitico diventa un momento di rielaborazione e di scarico dell’ansia. Col tempo, il bambino impara a trovare le proprie modalità di compenso e di resilienza, a costruire un’immagine di sé più integra e a vivere con maggiore serenità il rapporto con la scuola, la famiglia e i pari.
Quali consigli si sente di dare al riguardo?
-Intervenire il prima possibile. Se emergono difficoltà nella lettura o scrittura, rivolgersi subito a uno specialista: la diagnosi precoce è la chiave dell’apprendimento scolastico e formativo;
-Sostenere il bambino senza sostituirsi a lui. Avere fiducia e incoraggiarlo, apprezzare l’impegno più che il risultato;
-Valorizzare le sue competenze trasversali. Favorire attività in cui il bambino riesce (sport, musica, arte) per rinforzare autostima e fiducia;
-Parlare apertamente della dislessia. Spiegare che non è una malattia, ma un modo diverso di imparare, aiutandolo a guardare al futuro con serenità;
-Partecipare al percorso terapeutico nel suo insieme. Incontrare periodicamente l’analista per comprendere meglio i vissuti del bambino e sostenere il percorso familiare;
-Collaborare con la scuola. Chiedere di attivate un Piano Didattico Personalizzato (PDP) e mantenere un dialogo costante con gli insegnanti per garantire strumenti compensativi e dispensativi previsti dalla legge.

L’Associazione Culturale L’agone Nuovo in ricordo di Gianni Petrocchi

Appresa la triste e improvvisa notizia, l’Associazione Culturale L’agone Nuovo e tutta la Redazione esprimono le proprie condoglianze alla Famiglia per la scomparsa dell’amico, prima ancora che grande professionista, Gianni Petrocchi. Una figura di rilievo nel campo amministrativo ma soprattutto dal grande valore morale. Una vicinanza silenziosa alla sua famiglia, ma anche al Comune di Oriolo Romano e all’amministrazione tutta

L’agone Nuovo

Cordoglio per la scomparsa di Gianni Petrocchi

Dal Comune di Trevignano Romano
Con profonda tristezza apprendiamo la notizia della scomparsa di Gianni Petrocchi, figura di grande valore umano e amministrativo.
Ci stringiamo con affetto alla sua famiglia, alla comunità di Oriolo Romano e alla sua amministrazione comunale, colpite da una perdita così significativa.
Gianni Petrocchi oltre ad aver prestato il proprio servizio per tanto tempo all’amministrazione comunale di Oriolo Romano è stato un punto di riferimento inesauribile e generoso per il nostro comprensorio. Il suo impegno costante nella ricostruzione del GAL Etruria Meridionale, di cui è stato prezioso presidente, ha contribuito in modo determinante al nuovo finanziamento del Piano di Sviluppo Locale, restituendo forza e prospettiva a un progetto condiviso da tanti Comuni del nostro comprensorio.
La sua passione per l’agricoltura e per la valorizzazione delle produzioni locali lo ha portato anche a ricoprire il ruolo di Presidente onorario di Italia Ortofrutta, l’unione nazionale impegnata nella crescita e nell’aggregazione della filiera ortofrutticola italiana.
Un impegno, quello per il territorio e per il mondo agricolo, che ha sempre contraddistinto la vita di Gianni Petrocchi e che lascia un segno profondo in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e collaborare con lui.
Alla sua memoria va il nostro riconoscente pensiero.

LA REGIONE LAZIO PRESENTA IL PROPRIO SISTEMA PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA E L’INNOVAZIONE 

Riceviamo e pubblichiamo

Un’iniziativa strategica per innovare, rafforzare e sviluppare il sistema energetico regionale

 La Regione Lazio, in collaborazione con il Cluster Tecnologico Nazionale Energia (CTNE), presenta il workshop “ENERGIA IN RETE – Industria, Ricerca, Innovazione per la transizione energetica nel Lazio”.

L’appuntamento è per domani, mercoledì 29 ottobre 2025, dalle ore 9 alle 13, presso la Sala Auditorium – Gestore dei Servizi Energetici (GSE), in viale Maresciallo Pilsudski 92 a Roma.

L’iniziativa vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali, imprese, università, centri di ricerca, startup e innovatori. Questi i temi della giornata:

  1. presentazione di un position paper del CTNE sulla Transizione Energetica nel lazio;
  2. esperienze di successo di Innovazione Tecnologica in ambito Cleantech;
  3. le azioni della Regione Lazio a sostegno dell’Innovazione per la Transizione Energetica;
  4. sessione di pitch da parte di una selezione di 15 startup innovative.

Interverranno:

  • Vinicio Mosè Vigilante, amministratore Delegato – Gestore Servizi Energetici – GSE;
  • Roberta Angelilli, vicepresidente e Assessore Sviluppo economico, Commercio, Artigianato, Industria, Internazionalizzazione Regione Lazio;
  • Lorenzo Tagliavanti, presidente Camera di Commercio di Roma;
  • Livio De Santoli, prorettore per le Politiche Energetiche e la Sostenibilità – Sapienza Università di Roma;
  • Laura D’Angelo, Venture Strategy & Development director – ENIVERSE Venture;
  • Veronica Jorio, head of Macro Area Centro, Istitutional Affairs – ENEL;
  • Giulia Monteleone, head of Energy Technologies and Renewables Sources Department – ENEA;
  • Claudia Vivalda, coordinatore del Position Paper – Cluster Tecnologico Nazionale Energia;
  • Francesco Marcolini, presidente Lazio Innova;
  • Paolo Cellini, chief Investment Officer e Co-Founder – DEEP OCEAN CAPITAL;
  • Giulia De Santis, Innovation Hub manager – ENEL Spa;
  • Marco Girotto, head of Innovation&Marketing – GEOSIDE, ESCO Gruppo ITALGAS;
  • Massimiliano Granieri, chairman – MITO Technology Venture;
  • Mattia Palazzi, Innovation specialist SIRAM VEOLIA.

Il programma rientra nell’ambito del progetto “Potenziamento Rete Spazio Attivo”, finanziato dal PR Lazio FESR 2021/2027 – Obiettivo 1.3: sostenere la crescita, la competitività e l’occupazione nelle PMI.

Accrediti stampa presso il desk dedicato.