Un’uscita didattica fra natura e cultura nell’area archeologica della Banditaccia: è quella che giovedì 20 novembre ha visto impegnati gli studenti dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli, accompagnati dai loro docenti Prof. Daniele Manzo (Diritto) e Prof. Giancarlo Polini (Scienze Motorie): “Il nostro itinerario si è aperto con i primi due chilometri lungo la Via degli Inferi, un vero e proprio “corridoio di tufo” che attraversa antichi canyon dominati da tombe e abitazioni risalenti al VII/VI secolo a.C. – ha spiegato il Prof. Manzo – La Banditaccia rappresenta una delle più estese necropoli dell’intero Mediterraneo, – ha aggiunto – e abbiamo scelto proprio questo scenario come cornice per un percorso formativo che è andato ben oltre la semplice visita guidata.
Dopo la parte storico-culturale, l’attività è proseguita infatti con altri 9 km di passeggiata nel bellissimo bosco che conduce alle famose Cascatelle di Cerveteri. Il gruppo, nonostante la fatica, ha mantenuto entusiasmo e curiosità lungo l’intero percorso”. “Ma c’è di più – ha osservato ancora il Prof. Manzo – Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato lo spirito civico emerso spontaneamente tra gli studenti. Molti di loro si sono distinti raccogliendo plastica e rifiuti lungo il tragitto e trasformando quindi il trekking in una vera lezione di “responsabilità individuale e sociale”. Un gesto semplice, concreto, di autentica Educazione civica vissuta sul campo.
Non siamo nuovi a queste iniziative – ha ricordato il Prof. Manzo – perché crediamo da sempre nell’importanza di apprendere attraverso l’esperienza diretta. Naturalmente comprendere l’impatto delle proprie azioni è ancora più importante in un’area dal valore storico inestimabile come la Banditaccia, Patrimonio Unesco dal 2004. Camminare tra le vestigia etrusche – ha concluso il Prof. Manzo – è diventato così un invito a proteggere ciò che la storia ci ha consegnato.
Ma anche il bosco, con i suoi sentieri silenziosi, si è presto trasformato lungo il cammino in un’ “aula naturale” e in uno straordinario laboratorio di ‘consapevolezza ambientale’. Una giornata indimenticabile per tutti noi, in grado di dimostrare come cultura, natura e cittadinanza attiva possano intrecciarsi in modo autentico ed efficace”.
“Per riconoscere il suo instancabile impegno civico per il Municipio XV, l’amministrazione municipale posizionerà una targa in ricordo di Maria Grazia Salvatore nel viale principale del Parco Volusia.
Vicepresidente del “Comitato Cittadino per il XX Municipio”, nel corso di tutta la sua vita Maria Grazia ha profuso un lodevole e instancabile impegno civico a favore della qualità della vita e dello sviluppo del territorio. Tra le iniziative più significative la sua decennale battaglia per tutelare il Parco Volusia, polmone verde del nostro territorio e per sollecitare la sua apertura.
Riconosciuto il desiderio unanime del Municipio e della cittadinanza attiva di onorare e tramandare la sua memoria alle future generazioni, nel decimo anniversario della sua scomparsa, l’amministrazione insieme alle associazioni Ermes 2000, Amici del Parco Volusia e Comitato per il XV Municipio ha organizzato una cerimonia per svelare la targa “Viale Maria Grazia Salvatore” che si svolgerà il prossimo 26 novembre alle ore 10.00 al Parco Volusia, con ingresso dal parcheggio di Via Casalattico.”
Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati e l’Assessore alle Politiche Ambientali, Marcello Ribera.
Alla presenza dell’artista Felice Pedretti, del Consigliere Metropolitano Mariano Angelucci, dei curatori Claudio Strinati e Federico Strinati per Dialogues, raccontare l’Arte.
“In interiore homine” è il titolo della nuova mostra personale di Felice Pedretti, che torna a esporre a Roma in una delle sedi più prestigiose della città: la Sala della Pace di Palazzo Valentini. Curata da Claudio e Federico Strinati, la mostra raccoglie oltre trenta opere recenti, tra dipinti e disegni, realizzate con tecniche tradizionali — come la tempera all’uovo — e animate da una straordinaria tensione poetica.
Il titolo si ispira a Sant’Agostino, ma il messaggio è più che mai attuale: la verità non risiede nella superficie delle cose, ma nel loro spazio interiore. Le opere di Pedretti propongono uno sguardo alternativo sul mondo: fatto di misura, lentezza, ascolto. I suoi soggetti, spesso isolati in spazi sospesi, ci parlano non attraverso l’azione ma attraverso la presenza. La pittura, per Pedretti, è una forma di meditazione, un atto di responsabilità, un invito a sottrarre tempo all’effimero per restituirlo alla contemplazione.
Un’uscita didattica fra natura e cultura nell’area archeologica della Banditaccia: è quella che giovedì 20 novembre ha visto impegnati gli studenti dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli, accompagnati dai loro docenti Prof. Daniele Manzo (Diritto) e Prof. Giancarlo Polini (Scienze Motorie): “Il nostro itinerario si è aperto con i primi due chilometri lungo la Via degli Inferi, un vero e proprio “corridoio di tufo” che attraversa antichi canyon dominati da tombe e abitazioni risalenti al VII/VI secolo a.C. – ha spiegato il Prof. Manzo – La Banditaccia rappresenta una delle più estese necropoli dell’intero Mediterraneo, – ha aggiunto – e abbiamo scelto proprio questo scenario come cornice per un percorso formativo che è andato ben oltre la semplice visita guidata.
Dopo la parte storico-culturale, l’attività è proseguita infatti con altri 9 km di passeggiata nel bellissimo bosco che conduce alle famose Cascatelle di Cerveteri. Il gruppo, nonostante la fatica, ha mantenuto entusiasmo e curiosità lungo l’intero percorso”. “Ma c’è di più – ha osservato ancora il Prof. Manzo – Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato lo spirito civico emerso spontaneamente tra gli studenti.
Molti di loro si sono distinti raccogliendo plastica e rifiuti lungo il tragitto e trasformando quindi il trekking in una vera lezione di “responsabilità individuale e sociale”. Un gesto semplice, concreto, di autentica Educazione civica vissuta sul campo. Non siamo nuovi a queste iniziative – ha ricordato il Prof. Manzo – perché crediamo da sempre nell’importanza di apprendere attraverso l’esperienza diretta.
Naturalmente comprendere l’impatto delle proprie azioni è ancora più importante in un’area dal valore storico inestimabile come la Banditaccia, Patrimonio Unesco dal 2004. Camminare tra le vestigia etrusche – ha concluso il Prof. Manzo – è diventato così un invito a proteggere ciò che la storia ci ha consegnato.
Ma anche il bosco, con i suoi sentieri silenziosi, si è presto trasformato lungo il cammino in un’ “aula naturale” e in uno straordinario laboratorio di ‘consapevolezza ambientale’. Una giornata indimenticabile per tutti noi, in grado di dimostrare come cultura, natura e cittadinanza attiva possano intrecciarsi in modo autentico ed efficace”.
A ROMA IL CONVEGNO NAZIONALE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE STELLE, PALME E COLLARI AL MERITO SPORTIVO
SABATO 29 NOVEMBRE 2025, ORE 9.30, SALONE D’ONORE DEL CONI (LARGO LAURO DE BOSIS, 15)
L’Associazione Nazionale Stelle, Palme e Collari al Merito Sportivo (ANSMeS) rinnova anche nel 2025 il suo appuntamento annuale con il convegno nazionale, dedicato quest’anno al tema “Sport: stili di vita e salute”. L’appuntamento si svolgerà a Roma sabato 29 novembre, presso il Salone d’Onore del CONI (Largo Lauro de Bosis 15), e riunirà dirigenti, istituzioni, mondo della scuola e realtà sportive impegnate nella promozione di una cultura del benessere attraverso lo sport.
I lavori si apriranno alle ore 9.30 con l’intervento del Presidente Nazionale ANSMeS, Francesco Conforti, che introdurrà il significato dell’iniziativa e le linee guida dell’azione associativa per il 2025. A seguire, il direttore commerciale e marketing dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Debora Miccio presenterà la nuova “Convenzione ANSMeS – ICSC”, uno strumento pensato per sostenere progetti sportivi e culturali su tutto il territorio nazionale.
Quindi spazio al convegno con l’intervento del docente di scuola superiore, Giulio Morelli, che illustrerà il percorso educativo “Sport: stili di vita e salute”, sviluppato con l’obiettivo di avvicinare i giovani a pratiche sportive consapevoli e includenti.
Il tema della comunicazione nel mondo sportivo sarà al centro dell’intervento del membro della Commissione Comunicazione ANSMeS, Gaetano Campione, con il contributo “Passione e Impegno: la nostra missione sul territorio”. Spazio poi alle scuole: Natalia Barbato e Sara Tellini presenteranno l’esperienza del Polo tecnologico ed economico dell’Istituto di istruzione superiore “Tommaso Salvini” di Roma, con il progetto “Oltre il banco: la scuola in movimento”, un esempio concreto di integrazione tra attività didattica e sportiva.
La direttrice nazionale di Special Olympics Italia E.T.S., Alessandra Palazzotti, porterà invece la visione inclusiva del movimento con l’intervento “Play Unified, Live Unified”, dedicato alla promozione dello sport unificato come strumento di crescita e partecipazione. La chiusura dei lavori sarà affidata al vice presidente vicario dell’ANSMeS, Domenico Accettura. I lavori saranno moderati dal Segretario Generale, Giuseppe Brunetti.
Al termine del convegno, alle ore 11.45, ci sarà la cerimonia di consegna dei Premi Nazionali ANSMeS 2025. Il Premio Dirigenti “Luigi Ramponi” verrà assegnato ad Alessandro Palazzotti, fondatore di Special Olympics Italia E.T.S., per il suo straordinario contributo alla diffusione dello sport inclusivo. Il Premio Speciale “Simonetta Avalle” sarà conferito alla società Pallavolo Tor Sapienza – Volley Friends di Roma, realtà impegnata nella promozione della pallavolo giovanile con forte attenzione alla dimensione sociale.
“Il tema scelto quest’anno, “Sport: stili di vita e salute”, riflette la nostra volontà di mettere sempre al centro il valore educativo, sociale e umano dello sport, promuovendo una cultura del benessere che coinvolga giovani, famiglie, scuole e territori”, afferma il presidente dell’ANSMeS, Francesco Conforti, “Il confronto tra dirigenti, istituzioni, docenti e realtà sportive testimonia l’impegno dell’ANSMeS nel costruire ponti e rafforzare collaborazioni che possano generare opportunità concrete.
Quest’anno concludiamo il convegno con due significative premiazioni che esprimono al meglio i valori della nostra Associazione. In particolare, desidero sottolineare il Premio Speciale “Simonetta Avalle”, che consegneremo alla Pallavolo Tor Sapienza – Volley Friends, la prima società in cui Simonetta ha allenato e lasciato un segno profondo, umano e professionale. Un riconoscimento che non è solo memoria, ma testimonianza viva del suo impegno e della sua passione”. L’iniziativa è promossa dall’associazione benemerita ASNMeS in collaborazione con il CONI, il Comitato Paralimpico Italiano e Sport e Salute, e con La Molisana come official sponsor.
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è uno dei disturbi del neurosviluppo più comuni che inizia nell’infanzia e può persistere fino all’età adulta. È caratterizzato da difficoltà persistenti in tre aree principali: disattenzione, iperattività e impulsività. Quali sono i fattori che possono contribuire o amplificare nei bambini la sua manifestazione? Quali sono i segnali importanti da non sottovalutare? Come è possibile allenare la concentrazione nei bambini durante le attività quotidiane? Di questo e molto altro, ne parliamo con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana.
Lucattini: “Essere partecipi, sorridenti, affettuosi aiuta il bambino a sentirsi visto e sostenuto. Anche semplici attività come giocare, ascoltare musica insieme o fare piccole attività manuali aiutano a rimanere nel “qui e ora”, a calmarsi e a concentrarsi meglio.Non essere rigidi ma affettuosi e autorevoli”.
Dott.ssa Lucattini, cos’è il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) e quali sono i fattori che possono contribuire o amplificare la sua manifestazione?
L’ADHD è definito dalle principali istituzioni scientifiche internazionali come un disturbo del neurosviluppo multifattoriale, caratterizzato da difficoltà persistenti nell’attenzione, nell’autoregolazione e in alcuni casi nell’inibizione degli impulsi. Accanto alla dimensione neurobiologica, i ricercatori mettono in evidenza il ruolo delle sindromi depressive infantili, dei legami primari e del contenimento emotivo in ambito familiare. I bambini crescono e sviluppano le loro funzioni attentive all’interno di un ambiente che, se segnato da conflittualità, depressione o fragilità economica. Questi fattori purtroppo possono incidere sulla capacità di regolazione emotiva, causare ansia e frustrazione. Quando l’attenzione non può strutturarsi pienamente, il bambino rimane in uno stato di allerta emotiva che interferisce con la concentrazione e l’apprendimento, contribuendo a spiegare la variabilità della prevalenza del disturbo tra 7% e 15%.
Uno studio sui fattori familiari ha evidenziato che una “buona genitorialità” rappresenta un fattore protettivi per l’ADHD, mentre “relazioni familiari problematiche e una storia familiare di ADHD” aumentano il rischio (Neuropsychiatric Disease and Treatment, 2015). Questo conferma come l’ambiente familiare sia componente attiva nello sviluppo delle capacità dei bambini, anche di quelle attentive.
Quali sono i segnali precoci da non sottovalutare?
I genitori osservano spesso difficoltà nel gioco, fatica a mantenere la concentrazione su un compito, irrequietezza fisica e tendenza a distrarsi anche in attività piacevoli. Un elemento chiave è il modo in cui il bambino entra in relazione con l’adulto durante il compito.
Un bambino che non riesce a stare fermo fisicamente e a sostare mentalmente con azione prolungata può segnalare una difficoltà nel tollerare la frustrazione o una sovrastimolazione emotiva interna. Incidenti ripetuti, comportamenti rischiosi nonostante i richiami o apparente “sordità” verso le richieste dei genitori sono campanelli d’allarme. In questi casi, ciò che appare come semplice disattenzione può essere anche un modo di gestire ansia, eccitazione o un malessere di cui il bambino non parla. Una recente ricerca sui trial scolastici randomizzati conferma che programmi strutturati implementati nelle scuole producono miglioramenti sia comportamentali sia attentivi nei bambini con ADHD (Frontiers in Psychology, 2025). Questo suggerisce che già da alcune atteggiamenti e comportamenti, emergono segnali su cui si può intervenire già precocemente.
Le difficoltà dei genitori, se non gestite bene, possono riversare negativamente nella vita del proprio bambino?
Se per qualche motivo un genitore depresso, ansioso o emotivamente sovraccarico può influire profondamente sulla capacità di un bambino di organizzare attenzione e concentrazione. I genitori fungono da contenitore delle emozioni del bambino, quando questo contenitore è fragile o pieno da tristezza e irritabilità, il bambino può sviluppare una disregolazione emotiva che si può manifestare manifestata anche molto precocemente, nei primi tre anni di vita, come difficoltà nel mantenere l’attenzione, nel gioco e nel rapporto con i genitori.
È fondamentale che, se un genitore si sente in difficoltà, cerchi un aiuto professionale; prendersi cura di se stessi e del proprio benessere, migliora la qualità della relazione e permette al bambino di recuperare sicurezza interna. Un adulto più sereno è più capace di riconoscere le difficoltà e i segnali di disagio del figlio e di sostenerlo. Inoltre, la relazione genitore-figlio assume un ruolo strutturale nella regolazione attentiva (Frontiers in Psychology, 2025).
Come è possibile allenare la concentrazione nei bambini durante le attività che svolgono quotidianamente?
Attenzione e concentrazione si possono sviluppare trovando le giuste strategie, innanzitutto apprendendo e interiorizzando i tempi. La famiglia può favorire questo sviluppo dedicando momenti quotidiani ad attività condivise che richiedono un’attenzione progressivamente crescente, in un ambiente affettivamente stabile, ordinato e senza eccessive distrazioni.
La continuità delle routine fornisce al bambino una struttura interna, un “ritmo” esterno prevedibile che, interiorizzato, lo rassicura dall’interno, lo rende progressivamente più autonomo e gli permette di dedicare energie mentali al compito che sta svolgendo, abbattendo i livelli d’ansia da prestazione. Evitare il multitasking precoce e valorizzare attività che sviluppano le capacità associative, logiche e affettive come leggere, contare, disegnare, aiuta il bambino a costruire un pensiero più concentrato e meno frammentato.
Anche gli studi scientifici confermano stabilire ritmi regolari, attività strutturate e momenti di esercizio fisico contribuiscono a ridurre la distraibilità, a migliorare l’autoregolazione emotiva e sostengono la capacità di concentrazione nel tempo. Tutti gli interventi basati sull’esercizio fisico strutturato, inseriti all’interno delle abitudini familiare o scolastiche, migliorano significativamente funzioni esecutive, il controllo dell’impulsività e l’attenzione nei bambini e adolescenti con ADHD. L’efficacia risulta maggiore quando l’attività fisica è regolare, programmata e integrata in un ambiente prevedibile (Health and Development, 2024).
In che modo, è possibile intervenire per aiutare un bambino che presenta un disturbo attentivo?
Quando il sospetto di un disturbo attentivo è fondato, la valutazione integrata è fondamentale, quella neuropsichiatrica e quella psicoanalitica, per una comprensione neuropsicologica, emotiva e relazionale del bambino. L’osservazione del gioco, della qualità delle relazioni e della capacità di simbolizzazione permette allo psicoanalista infantile di cogliere la natura del disagio, se è una difficoltà del neurosviluppo, una risposta depressiva, un conflitto interno o un problema ambientale.
Il percorso può includere riabilitazione neuropsicologica, psicoterapia psicodinamica o un trattamento psicoanalitico vero e proprio, eventualmente accompagnato da colloqui con i genitori.
La difficoltà attentiva non è mai un fenomeno isolato, ma si intreccia con il modo in cui il bambino internalizza le prime esperienze relazionali. La capacità di concentrazione nasce infatti dall’esperienza precoce di essere contenuti emotivamente da un adulto disponibile, prevedibile e capace di modulare gli stati affettivi del bambino.
Quando questo contenimento viene meno, per depressione genitoriale, conflittualità, assenza affettiva o iperstimolazione, il bambino può sviluppare stati di eccitazione o di ritiro che interferiscono con l’attenzione. La difficoltà a “stare sul compito” riflette allora una difficoltà a stare con se stessi, a tollerare emozioni o fantasie interne che risultano troppo intense o disorganizzanti.
Numerose ricerche evidenziano che gli interventi psicologici e comportamentali rivolti ai bambini con ADHD risultano particolarmente efficaci quando aiutano il bambino a costruire capacità di autoregolazione emotiva, oltre che attentiva. Gli approcci terapeutici che integrano il supporto ai genitori, la regolazione emotiva e l’organizzazione dell’ambiente sono quelli che producono i risultati più solidi, questo perché intervengono proprio su quelle funzioni di contenimento affettivo che aiutano l’attenzione. Il bambino può concentrarsi meglio quando si sente sostenuto, quando il mondo interno è meno caotico e quando gli adulti che lo circondano forniscono un contenimento sufficiente a regolare gli stati interni (Clinical Psychology Review, 2023).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Non sovraccaricare i figli con troppi impegni. Ai bambini fa bene vedere che un compito “grande” si può trasformare in parti più piccole e facili. Così non si sentono sopraffatti e trovano più fiducia nelle proprie capacità. Non essere rigidi ma affettuosi e autorevoli;
-Osservarli con calma e affetto. Guardare un figlio non significa scrutarlo con ansia, significa esserci. Essere partecipi, sorridenti, affettuosi aiuta il bambino a sentirsi visto e sostenuto. Anche semplici attività come giocare, ascoltare musica insieme o fare piccole attività manuali aiutano a rimanere nel “qui e ora”, a calmarsi e a concentrarsi meglio aiutano a rimanere nel “qui e ora”, a calmarsi e a concentrarsi meglio;
-Fare attenzione ai segnali che si ripetono. Incidenti frequenti, comportamenti rischiosi o un’agitazione che dura nel tempo possono essere modi con cui un bambino comunica un disagio: ansia, tristezza, difficoltà emotive o anche un vero problema attentivo. Non è “colpa” di nessuno, è un “spia” da riconoscere;
-Collaborare sempre con la Scuola e gli insegnanti, chiedendo se necessario l’attivazione di un Programma Didattico Personalizzato, presentando una certificazione specialistica come previsto dalla legge;
-Chiedere aiuto se la difficoltà persiste. Se un bambino rimane agitato, molto distratto o insolitamente lento per un periodo prolungato, è utile rivolgersi a specialisti neuropsichiatre e psicoanalisti. Una valutazione precoce aiuta a capire cosa sta succedendo e a offrire il sostegno giusto, senza inutili attese o preoccupazioni;
-Sostenere e proteggere i figli. Ricordate che un bambino riesce a concentrarsi davvero quando dentro di sé si sente tranquillo, compreso e rassicurato. Il sostegno emotivo nutre lo sviluppo dell’intelligenza, della creatività, della curiosità e della capacità di pensare. Da un clima affettivo sicuro nasce la possibilità di maturare attenzione, autonomia e fiducia in se stessi.
La fisica è una disciplina il cui nome deriva dal greco φύσις (natura) ed ha l’obiettivo di capire come si comporta la realtà che ci circonda in modo oggettivo, affidabile, verificabile e condivisibile.
Oggettivo vuol dire che la fisica cerca di descrivere la realtà senza farsi influenzare dalle opinioni personali, politiche o da punti di vista soggettivi. È come dire: “Se faccio cadere una mela, cade per tutti nello stesso modo, indipendentemente da chi la guarda.”
Affidabile significa che i risultati e le spiegazioni della fisica funzionano sempre nello stesso modo e possono essere ripetuti. Se un esperimento viene fatto oggi o domani, da me o da te, deve dare lo stesso risultato.
Verificabile significa che ciò che la fisica afferma può essere controllato con esperimenti o osservazioni. Non basta dire “la mela cade”: bisogna poterlo dimostrare e chiunque deve poter ripetere l’esperimento per vedere se funziona davvero.
Condivisibile vuol dire che i risultati e le spiegazioni possono essere comunicati agli altri in modo chiaro, così che tutti possano capirli e usarli. Non è una conoscenza “privata” o basata su opinioni personali, ma qualcosa che può essere spiegato e accettato da una comunità di persone.
La fisica studia il “come” funziona la realtà e questo ci permette di avvicinarci al capire il “perché”.
Per comprendersi vediamo la seguente sequenza di domande e risposte:
D: “perché se lascio una mela a mezz’aria non resta ferma?”
R: “perché cade al suolo.”
D: “perché cade al suolo?”
R: “perché la Terra la tira a sé.”
D: “perché la Terra la tira a sé?”
R: “perché tutti i corpi si attraggono.”
D: “perché tutti i corpi si attraggono?”
R: “la fisica descrive come funziona la gravità, ma non è in grado di spiegare il motivo ultimo della sua esistenza.”
In poche parole, la fisica ci fa capire come avvengono le cose e perché succedono in quel modo, ma non ci spiega il motivo ultimo del perché esistano.”
AGGETTIVI
Per raggiungere questo obiettivo si studiano gli eventi descrivendoli quantitativamente, utilizzando il metodo sperimentale.
In fisica non ha senso usare aggettivi qualificativi, tipo bello o brutto, piacevole o spiacevole, poco o tanto. Le parole devono essere precise e condivise da tutti: ogni termine va definito in modo chiaro, così che il suo significato resti identico per chiunque, indipendentemente da differenze personali come sesso, nazionalità, altezza eccetera.
Capita spesso di sentire frasi che utilizzano termini non definiti o in modo improprio.
Ad esempio molti affermano che hanno incontrato una persona con un’energia positiva oppure un’energia negativa. Ma cosa sia questa “energia” nessuno sa definirlo.
Nell’esempio citato, il termine “energia” vuole descrivere qualitativamente sensazioni soggettive come allegria o tristezza, simpatia o antipatia. In fisica, invece, il termine “energia” ha un significato specifico e ben preciso: indica la capacità di un sistema di compiere lavoro. In pratica si usa impropriamente un termine della fisica, usando un termine che ha un significato ben definito, per indicare invece impressioni personali non oggettive né verificabili.
Per capire perché gli aggettivi qualitativi sono poco utili in fisica, pensiamo al “paradosso del ricco e del povero”. Quando, esattamente, si può dire che una persona è ricca o povera? Se parto da 0 euro e ne aggiungo uno, resto povero. Se ne aggiungo un altro, sono ancora povero. Ma dopo quante aggiunte saremo tutti oggettivamente d’accordo nel definirmi ricco? Allo stesso modo, se possiedo un miliardo di euro e ne tolgo uno, resto ricco. Se ne tolgo un altro, sono ancora ricco. Ma dopo quanti euro tolti sarò considerato da tutti come povero?
In realtà non esiste un confine netto: non c’è una cifra precisa che separi in modo assoluto il “ricco” dal “povero”. Ecco perché gli aggettivi qualitativi, basati su giudizi soggettivi, non funzionano: la scienza ha bisogno di misure chiare e condivise da tutti.
Ecco cosa scrisse Galileo Galilei per spiegare che, per comprendere la Natura, occorre un linguaggio preciso, comprensibile da tutti e senza ambiguità. Nel suo testo Il Saggiatore del 1623 la chiama ancora ‘filosofia’, ma proprio grazie al suo metodo di indagine questa disciplina si distinguerà in seguito come fisica.
«La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, né quali è scritto. Egli è scritto in lingua, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.»
METODO
Il metodo sperimentale consiste nell’osservare o riprodurre fenomeni in condizioni controllate, raccogliendo dati e misure che permettono di verificare o confutare ipotesi sul loro funzionamento.
Il metodo scientifico, che include il metodo sperimentale, inizia con l’osservazione di un fenomeno. Da questa osservazione si formula un’ipotesi che lo interpreta. L’ipotesi viene poi verificata attraverso esperimenti, cioè ripetendo le condizioni iniziali e controllando che i risultati siano coerenti, tenendo conto di tutti i possibili fattori che possono influenzare la prova.
Ad esempio, la caduta di un martello e di una piuma mostra come i risultati dipendano dai fattori che influenzano l’esperimento: sulla Terra l’aria rallenta la piuma, mentre nel vuoto cadono con la stessa accelerazione, per avere un’idea è sufficiente guardare questo video:
Il metodo scientifico, sviluppato da Galileo Galilei, si discosta in maniera rivoluzionaria dal metodo aristotelico. Quest’ultimo, basato sugli studi di Aristotele, spiegava la realtà facendo riferimento ai suoi scritti secondo il principio di autorità, l’‘ipse dixit’. Aristotele, pur essendo un grande pensatore, disponeva di strumenti di osservazione e misura molto limitati. Galileo, invece, grazie alle sue ricerche e al suo metodo, mise in discussione il principio di autorità, mostrando che la realtà non va accettata sulla parola dei filosofi, ma verificata attraverso l’osservazione diretta e la sperimentazione. Così la prova oggettiva sostituì l’affermazione autoritaria.
GRANDEZZE
La fisica descrive e interpreta la realtà naturale attraverso l’osservazione e la misurazione delle grandezze fisiche.
Le “grandezze fisiche” sono tutte quelle proprietà, definite in modo preciso e inequivocabile, che possiamo misurare seguendo regole condivise. Per ciascuna grandezza fisica è definito un metodo di misura e un’unità di riferimento condivisa.
La lunghezza è una delle prime grandezze fisiche che impariamo a misurare. La sua misura consiste nel determinare quante volte un’unità di riferimento, scelta e fissata una volta per tutte, deve essere ripetuta per coprire la distanza che vogliamo conoscere.
La metrologia è la scienza della misurazione: definisce le grandezze fondamentali, i metodi di misura e le unità di riferimento. Il suo compito è cioè stabilire un sistema coerente di grandezze fondamentali, dalle quali si ricavano quelle derivate, definire i metodi corretti di misurazione e realizzare i campioni delle unità di misura adottate, così da avere valori standard di riferimento validi in ogni momento e in ogni luogo.
Il sistema di unità di misura universalmente accettato dai fisici è il Sistema Internazionale (SI) basato su sette grandezze fondamentali, dalle quali derivano tutte le altre, ovvero:
Ad esempio, se prima era usato come unità di misura della lunghezza una barra di platino‑iridio conservata a Parigi, oggi si utilizza la seguente definizione: il metro è la lunghezza del percorso che la luce percorre nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 1/299 792 458 di secondo”.
Il motivo di questa scelta è che in questo modo la misura è più precisa, riproducibile e valida ovunque perché dipende da una costante universale, la velocità della luce nel vuoto.
Dalle grandezze fondamentali si ottengono altre grandezze fisiche, chiamate grandezze derivate.
Per esempio, combinando spazio e tempo si ricava la velocità: una grandezza derivata che indica quanta distanza viene percorsa in un certo intervallo di tempo. Si misura in metri al secondo e si calcola effettuando la divisione fra spazio percorso e tempo impiegato a percorrerlo.
Ogni misurazione fornisce una stima del valore della grandezza, affetta da incertezza, che può essere ridotta ma non eliminata. Queste incertezze, chiamate “errori” possono essere di due tipi:
errori sistematici, che si ripetono sempre nello stesso modo, dovuti ad esempio a una taratura sbagliata dello strumento o a un procedimento non corretto;
errori casuali, provocati da fattori esterni imprevedibili, come disturbi ambientali.
Una misurazione può essere ripetuta molte volte o eseguita con strumenti più precisi, ma un certo margine di errore sarà sempre presente. Questo margine può essere ridotto, ma non eliminato del tutto, perché esistono sempre fenomeni fisici che influenzano il risultato e che non possiamo controllare completamente. Per questo motivo, ogni misurazione non dà mai il valore corretto di una grandezza, ma solo una stima vicina al valore reale.
In meccanica quantistica esiste il principio di indeterminazione di Werner Karl Heisenberg, che stabilisce limiti fondamentali alla precisione con cui certe grandezze possono essere misurate contemporaneamente.
Per comprendere bene la differenza fra i due tipi di errore, si pensi ai colpi del tiro al bersaglio.
I colpi non cadono tutti nello stesso punto, ma formano una ‘nuvola’ di impatti. Se il centro di questa nuvola è spostato rispetto al centro del bersaglio, la distanza tra i due centri indica l’errore sistematico. Invece, le differenze tra i singoli colpi e il centro della nuvola rappresentano gli errori casuali.
La “precisione” è definita dal numero di cifre significative presenti nel numero.
Ad esempio, in matematica 4 x 103 e 4,0 x 103 indicano entrambi 4000, invece in fisica indicano valori diversi:
scrivere 4 x 103 indica un valore non noto che è compreso tra 3 000 e 5 000;
scrivere 4,0 x 103 invece indica un valore non noto, più preciso, che si trova tra 3 900 e 4 100.
Quindi, aggiungere una cifra significativa rende la misura più dettagliata e riduce l’incertezza.
Il TAR del Lazio, con una recente sentenza di primo grado, si è espresso sui ricorsi intercorsi tra il Comune di Bracciano e la Regione Lazio riguardo alla gestione della discarica di Cupinoro. La decisione individua il Comune come soggetto deputato alla gestione post-operativa dell’invaso.
Permangono, tuttavia, criticità rilevanti sul piano economico: gli oneri connessi alla gestione post-operativa non risultano ancora definiti in modo chiaro e completo.
Il Comune di Bracciano, già da luglio scorso, ha assunto la gestione dell’intero invaso utilizzando i fondi trasferiti dalla Regione Lazio. Tali risorse risultano stanziate fino al 2027, a fronte di una prospettiva gestionale stimata in circa trent’anni.
Alla luce della sentenza, l’Amministrazione ha richiesto un incontro al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, per proseguire il confronto istituzionale necessario a definire un quadro operativo e finanziario realmente sostenibile, considerata la complessità della vicenda.
È stata inoltre convocata una riunione con tutti i consiglieri comunali, al fine di esaminare congiuntamente gli esiti della sentenza e valutare le azioni conseguenti, nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali e nell’esclusivo interesse della comunità.
Parallelamente, l’Amministrazione sta approfondendo con i propri legali ogni ulteriore aspetto giuridico utile a tutelare pienamente l’Ente.
Il Comune assicura la massima attenzione, trasparenza e tempestività nel portare avanti questo delicato percorso istituzionale. In una fase così complessa è fondamentale garantire chiarezza, responsabilità e determinazione nella difesa dei diritti della nostra comunità.
“Donne in Cerchio” è un invito a ritrovarsi e a muoversi insieme attraverso una lezione gratuita di Danza Orientale, aperta a tutte le età e a tutti i livelli.
L’appuntamento è il 28 novembre alle 17.30 presso la Biblioteca Comunale Bartolomea Orsini di Bracciano.
La Danza Orientale celebra femminilità, forza interiore e unicità, adattandosi con naturalezza a ogni fisicità.
La lezione sarà guidata da Marika Suhayma, insegnante con oltre vent’anni di esperienza.
In un clima accogliente danzeremo ognuna secondo i propri ritmi.
È consigliato un abbigliamento comodo e un foulard da annodare in vita.
Stiamo seguendo insieme agli assessori Giannini D’Anto Scilipoti e la progettista Enza Evangelista, l’iter finale che precede la cantierizzazione dei lavori di riqualificazione della Frasca. Possiamo già assicurare alcuni interventi importanti che saranno previsti nel progetto definitivo.
Vicino al margine nord-ovest dell’intervento sarà finalmente realizzato uno scivolo pubblico per l’alaggio, per rendere più semplice e ordinata la messa a mare delle imbarcazioni con annessa area dedicata alle manovre dei mezzi carrellati per scarico e carico delle imbarcazioni, così da garantire maggiore fruibilità e sicurezza per i tanti diportisti che da tanto tempo richiedono uno scivolo per poter mettere a mare la propria barca in questo tratto di costa.
In prossimità dell’area TVN, infine, sarà individuata una piccola zona non attrezzata per la sosta dei camper in transito, in modo da favorire un utilizzo ordinato degli spazi senza impattare sull’ambiente naturale.
Tutto ciò ovviamente nel solco di una riqualificazione finalizzata ad una valorizzazione naturalistica, archeologica, didattica e turistica. Insomma passo dopo passo, stiamo contribuendo a disegnare una Frasca più accogliente, più ordinata e più fruibile per tutti.