Riceviamo e pubblichiamo

Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
Riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo e pubblichiamo
Nel cuore dell’Ucraina orientale, a Dnipro, nasce un progetto straordinario: il Centro “Svítanki – La Casa delle Albe”, una casa-famiglia dedicata ai bambini e agli adolescenti colpiti dalla guerra.
Il Centro, fondato da don Sergiy Palamarchuk, offre un ambiente sicuro, accogliente e ricco di opportunità, mettendo al centro la persona e la sua dignità; promuove uno sviluppo integrale attraverso percorsi di crescita personale e intellettuale, insegnamento della fede cristiana, volontariato, attività ricreative e momenti di riposo di qualità.
Attraverso iniziative come i “Weekend dell’Alba”, incontri regolari, campi estivi e programmi di volontariato, il Centro si impegna a formare cittadini responsabili e consapevoli, sostenendo la guarigione di un’infanzia ferita dalla guerra e aprendo spazi di speranza e futuro.
Dal 2018, l’organizzazione “Svitanky Ukraïny” promuove campi estivi per adolescenti dell’Ucraina orientale, offrendo loro esperienze di crescita personale, spirituale e comunitaria. Le giornate si aprono con una preghiera mattutina e si concludono con un cerchio serale, alternando momenti formativi, laboratori creativi e giochi di gruppo. L’obiettivo non è solo il riposo, ma un cambiamento interiore, una vera guarigione.
I laboratori sono dedicati allo sviluppo personale, all’intelligenza emotiva, al lavoro di squadra e alla fiducia reciproca. Giochi di avventura, caccia al tesoro, escursioni, falò e canti aiutano a costruire comunità, stimolare i talenti e creare relazioni autentiche, lontane dai social.
Questi campi rappresentano una concreta opportunità per costruire il futuro attraverso l’ascolto, il gioco e la fede vissuta.
Il coordinatore Mykhailo Kostiv presenta l’intero progetto con entusiasmo:
“Immaginate un villaggio in prima linea, sotto la minaccia costante della guerra, dove la vita è sospesa tra paura e speranza. E poi, nel cuore di questa realtà, prende vita uno spazio dove risuonano le risate dei bambini, dove la luce vince sull’oscurità, e i piccoli cuori tornano a credere nel futuro.
Così sono nate le Albe dell’Ucraina (Svítanky Ukraïny): una comunità che, fin dal primo giorno, si è posta come segno di speranza contro la disperazione, dimostrando che anche nella notte più buia può sorgere l’alba.
La comunità giovanile e infantile “Albe dell’Ucraina” è nata nella regione di Luhansk, nel villaggio di prima linea di Muratove, distretto di Novoaidar. Tutto ha avuto inizio presso la parrocchia di San Nicola Taumaturgo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, dove i bambini hanno iniziato a frequentare la chiesa, partecipando alle funzioni religiose.
Il sacerdote e un catechista hanno avviato un’opera sociale, educativa e umanitaria rivolta soprattutto alle famiglie più in difficoltà, portando attenzione e luce proprio dove ce n’era più bisogno. Allo stesso tempo, è nata una collaborazione con la scuola locale e gli insegnanti, per assicurare ai bambini una rete di sostegno solida e concreta.
Nel 2018, accanto alla piccola cappella, è sorto il Centro Culturale ed Educativo “Albe dell’Ucraina”, uno spazio dove i bambini potevano non solo pregare, ma anche imparare, crescere, scoprire i propri talenti e sentirsi valorizzati. Quell’estate ha segnato anche un altro momento importante: il primo campo ricreativo cristiano “Albe dell’Ucraina” sul Mar d’Azov, nei pressi di Henichesk. Per molti bambini fu la prima esperienza di vera gioia, riposo e fede condivisa.
Da allora, il campo è diventato una tradizione annuale. Con l’inizio dell’invasione su larga scala, l’attività si è trasferita nei Carpazi, portando tra le montagne nuovi raggi di pace e speranza ai piccoli partecipanti.
Il nome “Albe dell’Ucraina” racchiude un significato profondo. Nasce dalle parole della poetessa Hanna Haivoronska, originaria della città di Kreminna (Luhansk), che disse: “il Luhansk è l’alba dell’Ucraina”.
E in effetti, noi siamo i figli di quella terra da cui il sole sorge per primo. Siamo i figli del Luhansk e del Donbas, siamo la speranza, le albe dell’intera nazione. Siamo le Albe dell’Ucraina ”
La struttura è in fase di allestimento e ha bisogno di aiuto per diventare pienamente funzionale e accogliente. I lavori in corso includono: riparazione del tetto e dei pavimenti, manutenzione del sistema di riscaldamento, arredamento delle camere da letto (letti, materassi, biancheria, mobili), sistemazione dell’area esterna con cortile e spazi di incontro, creazione di una sala per attività e di una mensa.
Ogni piccolo gesto, un letto, una finestra, un pasto caldo, è un passo verso la ricostruzione, non solo materiale, ma anche emotiva e spirituale. In un contesto segnato dal dolore, la Casa delle Albe vuole diventare il luogo in cui ogni bambino ucraino orfano possa finalmente dire: “Qui è casa mia”.
Per saperne di più o offrire il tuo aiuto:
svitankyukrainy@gmail.com
“Una bella persona. Mancherà vederlo girare in bici sempre con il sorriso nel nostro paese”.
“Un amico, un uomo perbene ed educato, sempre disponibile verso gli altri, sorridente e simpatico fino alla fine. Una grande perdita”.
“Inattesa e dolorosa notizia. Chi ha potuto conoscerlo dal punto di vista umano e professionale lo ha apprezzato tanto.
Partito dal basso, è riuscito a conquistarsi la stima nei più diversi settori: sociali, amministrativi e produttivi. Gianni aveva elevate competenze, dapprima nel suo lavoro e, poi, come amministratore pubblico”.
Alcuni degli innumerevoli, affettuosi e significativi messaggi comparsi sui social alla notizia della scomparsa dell’Assessore del Comune di Oriolo Romano, Giovanni Battista Petrocchi.
In queste tristi e dolorose circostanze le piccole comunità si ritrovano: l’abbraccio collettivo è un balsamo per i famigliari e, in questo caso, per tutta la collettività e l’amministrazione comunale.
Unanime il giudizio di un uomo di grande passione e competenza e, nel contempo, uomo di grande generosità. Lo trovavi nel suo ufficio pronto a individuare la norma di riferimento, pronto a fornirti la soluzione e a tranquillizzarti con il suo contagioso sorriso.
Direttore di Italia Ortofrutta, dopo la pensione Presidente Onorario di quella Unione che aveva fatto grande e dalla quale non era mai riuscito a staccarsi.
Inoltre, figura storica della vita amministrativa locale. Attualmente in carica dal 2016 – decano della squadra dei giovani – aveva già ricoperto altri ruoli sia ad Oriolo Romano, sia a Tolfa di cui era originario.
Da menzionare, soprattutto per il nostro comprensorio, il suo impegno nella ricostruzione del GAL Etruria Meridionale di cui era diventato presidente nel 2023 contribuendo, in modo determinante, al nuovo finanziamento del Piano di Sviluppo Locale restituendo forza e prospettiva ad un progetto condiviso da tanti comuni (18 per l’esattezza).
Il rispetto e il senso delle istituzioni hanno sempre contraddistinto il suo operato e il suo impegno politico. Una eredità, umana e morale, che continuerà a dare i suoi frutti.
Brunella Bassetti
A tutte noi sarà capitato di essere stata palpeggiata su un autobus ,di essere molestata in viaggio per tornare a casa e di camminare con timore di notte , questo perché non ci sentiamo mai al sicuro e perché fondamentalmente ,nella maggior parte dei casi inermi non abbiamo strumenti per difenderci.
Lo spray al peperoncino suggerisce il maestro Manuel Brozzolo della palestra black lions dove si tiene il corso, è un ottimo mezzo per aver il tempo di immobilizzare l’avversario e scappare via , si può anche urlare certamente ma se abbiamo davanti un aggressore si possono usare anche mani e piedi .Molte sono le figure che giocano più su una difesa che sull’attacco, che si possono realizzare secondo le diverse situazioni.
All’inizio si è impacciate, si teme di fare male alla compagna che prova con te la mossa di difesa ma poi ci si scioglie si capisce che in certi contesti si tratta della tua vita o la sua e allora ti muovi, ti incuriosisci, fai domande e magari racconti la tua storia , una molestia, un tentato stupro e capisci che quelle persone si ritrovano tutte li per un motivo: sentirsi meno fragili ed il corso di difesa personale della black lions è il luogo giusto per imparare a muovere nuovi passi.
In questo corso si impara a camminare su nuove gambe più forti e consapevoli di sé , ci si sente più sicure ad uscire da sole sapendo di avere in mano strumenti nuovi di autodifesa e si prende consapevolezza del proprio corpo e di quello che può fare, cosa che rende molto più sicure di sé.
Le fragilità , le storie di chi si affaccia a una disciplina del genere sono molteplici, per chi ha rischiato grosso è difficile mettersi in gioco ma poi vien fuori la voglia di riscatto, la necessità di sentirsi libere di nuovo, c’è anche chi lo fa semplicemente per acquisire più fiducia in se stessa e nel proprio corpo.
Gli strumenti che vengono forniti non sempre sono di semplice comprensione a volte le simulazioni sono molto strutturate ed è difficile ricordare ogni passaggio ma il maestro Manuel Brozzolo è sempre li in supporto, simulando di nuovo, rispondendo alle domande e alle curiosità di tutte, questo accade tutti i martedì e i giovedì alle ore 10:00 alla palestra Black lions di Ponton dell’elce in via delle palme 21.
Ilaria Morodei
Continua la manifestazione cinematografica del Cinema Palma a Trevignano Romano. Nella giornata di sabato 22 novembre sono stati ben tre i lungometraggi proiettati, nell’ordine: Gli uccelli del monte Qaf (2025) di Firouzeh Khosrovani e Morteza Ahmadvand, Bye Bye Tiberiias (2023) di Lina Soualem e Bus 47 (2024) di Marcel Barrena.
Il primo è un film iraniano, ma realizzato anche grazie alla collaborazione di Italia e Norvegia, vista la vita di carattere clandestino cui ancora è costretto a soffrire il cinema persiano.
Realizzato in maniera peculiare, la pellicola racconta attraverso l’uso quasi esclusivo di nove telecamere, la vita degli anziani genitori di una ragazza iraniana da anni ormai scappata negli Stati Uniti.
Sullo sfondo della loro quotidianità si assiste all’infanzia della protagonista, nonché voce narrante Maryam, grazie alla quale si possono rivivere i drammatici momenti della rivoluzione khomeinista del 1979, a seguito della quale la ragazza, ancora diciassettenne è costretta a fuggire.
Interessante il confronto con uno dei due registi, Morteza Ahmadvand,il quale ha comunque tenuto a far ascoltare alla sala un messaggio dell’altra regista: Firouzeh Khosrovani, vecchia conoscenza del FilmFest. Durante il dibattito con il direttore artistico Fabio Ferzetti, il regista ha voluto spiegare il significato del “monte Qaf”.
Si tratta infatti di una metafora mitologica persiana, nella quale degli uccelli cercano di raggiungere il Simurgh (30 uccelli), ma quando questi raggiungono la vetta del monte, si accorgono che non ci sono altri uccelli che loro stessi.
Questa metafora, come spiegato dal regista presente in sala, viene usata dai suoi connazionali quando si parla delle migrazioni. A concludere, quest’ultimo ha voluto precisare il messaggio di natura apolitica del suo film, che si limita invece a fare una fotografia della realtà politica del Medio Oriente.
A seguire è stata poi la proiezione del documentario Bye Bye Tiberias, una storia di esilio volontario dove si intrecciano le storie ed i destini di quattro generazioni di donne palestinesi. Ad essere presente nel dibattito post-visione è stata la vincitrice del premio Strega per la saggistica 2025, nonché autrice del libro “Il suicidio di Israele” Anna Foa.
La scrittrice ha dialogato in sala con Giuseppe Laterza (editore del libro) e Corrado Giustiniani (presidente del Trevignano FilmFest). Oltre che con loro, la natia di Torino ha prodotto un dialogo ricco di spunti con il pubblico, dal quale sono emersi concetti affatto scontati come quello del perdono.
A concludere il tris di lungometraggi è stato il film spagnolo del 2024 Bus 47, che ha portato sullo schermo la storia vera di Manolo Vital, residente del “Torre Barò”, quartiere periferico di Barcellona costruito anche da lui. Il racconto narra il suo atto rivoluzionario, ossia quello di aver dirottato un autobus (il 47 per l’appunto), in modo da farlo arrivare nel suo quartiere, un’azione ritenuta dalle cariche istituzionali della città come impossibile.
Il festival si concluderà infine domenica 23, con la proiezione di altri tre film, tra i quali ci sarà anche un’anteprima italiana. Appuntamento, come sempre, al Cinema Palma di Trevignano Romano.
Davide Catena
Venerdì 21 novembre si è tenuta alla biblioteca Zucconi una giornata in omaggio di Claudia Cardinale con tanto di mostra fotografica visibile già dai giorni precedenti, nel pomeriggio è stato proiettato il film “La ragazza con la valigia “ della regia di Valerio Zurlini uscito nel 1961, ad introdurre il film c’era Stefano Maffei, figlio di Mario Maffei all’epoca aiuto regista che lavorò anche con registi del canone di Monicelli, che lo chiamò per diversi film prima e dopo la guerra.
Mario Maffei nasce a Viareggio nel 1918 da famiglia numerosa , collabora con Monicelli che amava molto la citta di Viareggio, Mario Maffei già all’età di diciannove anni girò un film con lui ,per poi girare ben nove film. Cominciata la guerra va sul fronte come cineoperatore e fotografo di guerra, tornato a Viareggio si unisce col fratello ad un gruppo di resistenti guidati dallo scrittore Mario Tobino.
Con la liberazione di Bologna torna a casa per poi riiniziare con il cinema con Piero Nelli nella “pattuglia sperduta” fino a rincontrarsi con Monicelli ma lavora anche con altri registi tra cui Zurlini nella “Ragazza con la valigia” che vede protagonista una giovane, ingenua e bellissima Claudia Cardinale che interpreta una ragazza madre che cerca di sbarcare il lunario facendo la ballerina e dopo essere stata sedotta e abbandonata da un bel dongiovanni rampollo dell’alta società ,rapisce i sensi di un giovane sedicenne fratello del malfattore, il giovane nella sua ricchezza fatta anche di cavalleria e di buone maniere si contrappone alla superficialità ed ai modi sgarbati degli uomini che lei incontrerà nel suo cammino standole sempre accanto e prendendo anche le botte .
Claudia Cardinale spentasi il 23 settembre del 2025 è stata un attrice di spicco del panorama cinematografico italiano degli anni sessanta, considerata la donna più bella del mondo ai tempi la sua bellezza fu sfruttata da molti cineasti, raggiunse un discreto livello di notorietà al pari della Loren e della Lollobrigida incarnando però un nuovo modello femminile più indipendente ed emancipato.
Ilaria Morodei
In occasione della settimana contro la violenza di genere 2025, l’Associazione Scuola Orchestra di Anguillara S., domenica 23 novembre alle 18,00 ha promosso un incontro sul tema, presso i locali della Biblioteca “Angela Zucconi” di Anguillara”,
La presidente dell’associazione, Annarosa Sprocati ha introdotto la serata ricordando l’importanza di tenere sempre viva l’attenzione sul problema della violenza di genere che non accenna ad essere sradicato. Come un filo rosso, L’Associazione, ormai da tre anni, testimonia la propria presenza attraverso la scelta di un percorso di sensibilizzazione che si avvale della musica per sottolineare la tematica.
Quest’anno, partendo dalla scelta di alcuni brani tratti da classici letterari, si è evidenziato quanto pervicace e lontano nel tempo, possa rinvenirsi l’eco di una ruolizzazione dei generi che ha spesso condotto a degenerazioni violente. Dal mito di Persefone rapita da ADE a quello di Dafne, trasformata in alloro per sfuggire alle brame di Apollo. Dalla morte violenta per mano del marito, di Francesca da Rimini, descritta da Dante nel canto V dell’inferno, alla cruda descrizione di uno stupro descritto da Giovanni Verga nell’opera ‘Tentazione’, pubblicato nel 1884.
Una violenza che ha radici profonde e che permea una cultura e una mentalità difficile da scardinare. Eppure, nella seconda parte della serata, le letture proposte sono state riprese dal testo del sociologo Manolo Farci “Quel che resta degli uomini”, che ha rappresentato come, nel faticoso percorso del giusto riconoscimento del femminile declinato a 360 gradi, nella società attuale stia diventando un problema anche la ‘decostruzione’ del maschile.
A quanto scrive Farci, la liberazione dai ruoli tradizioni, non ha reso l’uomo piu’ libero ma ha lasciato, spesso, un vuoto dove dilaga il rancore e il vittimismo.
In questo quadro poco rassicurante, la ‘nota’ positiva è stata proprio la musica che ci ha accompagnato veicolando emozioni positive senza alcun pregiudizio di genere.
Monica Sala
Riceviamo e pubblichiamo
Il progetto del Centro “Marco Vannini” per il contrasto degli abusi e dei maltrattamenti sui minori, presentato dal Distretto socio-sanitario RM 4.1, di cui Civitavecchia è Comune capofila, in partenariato con il Distretto RM 4.2 guidato dal Comune di Cerveteri, è risultato assegnatario di un finanziamento regionale pari a € 209.999,00 nell’ambito dell’Avviso pubblico per la prosecuzione e l’ampliamento della Rete dei Centri regionali per il contrasto degli abusi e dei maltrattamenti ai minori del Lazio.
Il progetto, che ha ottenuto un punteggio di 88,5, si colloca tra i più alti dell’intera graduatoria e consentirà di rafforzare in modo significativo le attività del Centro, potenziando i servizi di prevenzione, ascolto, protezione e presa in carico multidisciplinare dei minori vittime di abuso e delle loro famiglie.
Si tratta di un risultato rilevante per tutto il territorio distrettuale, che conferma l’impegno dell’amministrazione comunale e dei servizi sociali nella tutela delle persone più fragili.
L’assessora ai Servizi Sociali Antonella Maucioni sottolinea che «questo finanziamento rappresenta un riconoscimento importante del lavoro svolto dal Distretto e del valore del progetto presentato; il Centro Marco Vannini è un presidio essenziale per la tutela dei minori e per il supporto alle famiglie, e desidero ringraziare tutti i comuni dei distretti 4.1 e 4.2 oltre ovviamente agli uffici per la competenza e la dedizione con cui hanno seguito ogni fase della procedura, permettendoci di raggiungere questo risultato».
Riceviamo e pubblichiamo