Le realtà associative, sindacali e politiche presenti nell’Assemblea Cittadina hanno deciso di costituirsi in Coordinamento permanente, “Roma Città Antifascista”, con l’obiettivo di contrastare le continue violenze squadristiche che si registrano da tempo sul territorio metropolitano e di monitorarle attraverso la realizzazione di un apposito Osservatorio.
Stiamo assistendo, infatti, ad un crescendo di atti intimidatori e violenti da parte di gruppi ed organizzazioni di stampo nazifascista, razzista, sessista ed omofobo. Di fronte a tutto questo, noi rappresentiamo quei valori della nostra democrazia costituzionale, figlia del 25 aprile 1945, che chiamano ad una convivenza pacifica, rispettosa delle differenze, nella continua lotta per l’allargamento dei diritti sociali e civili, tanto più oggi, in presenza di una dilagante disuguaglianza sociale.
L’emersione di un millantato sovranismo post-fascista non è altro, infatti, che negazione e antitesi del principio della sovranità popolare costituzionale. Quindi, pur in presenza di innumerevoli e tempestivi presìdi organizzati dalle singole realtà antifasciste in risposta a questa recrudescenza sfacciata del fascismo, noi riteniamo fondamentale che i soggetti aderenti a questo Coordinamento permanente diano vita ad una grande iniziativa pubblica unitaria.
L’appuntamento è per sabato 31 gennaio 2026, alle ore 10, nei Giardini di Piazza Vittorio Emanuele.
La conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa si terrà mercoledì 28 gennaio, alle ore 12, presso la FILT-CGIL di Piazza Vittorio Emanuele 113.
Hanno finora aderito:
AAMOD, ADI Roma, ANPC, ANPI, ANPPIA, ANVRG, Archivio Flamigni, Articolo 21, Associazione Carteinregola, Ass. Culturale Enrico Berlinguer sez. Menichelli, Ass. Parliamo di Socialismo, Attac Roma, Blue Room Libreria indipendente, CGIL Roma e Lazio, Cinecittà Bene Comune, Circolo “Mario Mieli”, Emergency, Europa Verde, GEV, Giovani Democratici, Giuristi Democratici, Libera, Link Coordinamento universitario, Mediterranea, MeM8, Movimento 5 Stelle, Nannare’, Nonna Roma, Opera Nomadi, Parliamo di Socialismo, Partito Comunista Italiano, Partito Democratico, Partito della Rifondazione Comunista, Possibile, Progetto Enea, Progetto Glicine 118, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza Roma, Rete #NOBAVAGLIO, Rete studenti medi, Rete Yekatit 12-19 febbraio, Sbilanciamoci, Sinistra Civica Ecologista, Sinistra Italiana, Spin Time, UDI, UDS, UDU, UIL Roma e Lazio
“Aumenta il carico burocratico e le responsabilità amministrative, ma senza nessun supporto logistico e finanziario” lo denuncia Claudio De Luca, Coordinatore regionale FP CGIL Roma Lazio per i Medici di Medicina Generale.
“Sono anni, che da ogni dove, si dichiara la necessità di investire e rafforzare la medicina
territoriale e di prossimità, ma a questa vuota retorica non seguono atti conseguenti. La
medicina generale opera senza finanziamenti strutturali per il supporto logistico e amministrativo.
I contributi per le collaboratrici e i collaboratori di studio, già marginali, sono di fatto scomparsi. Una serie di scelte sbagliate che non solo rendono più difficoltoso il lavoro dei medici, ma che creano un disservizio profondo a tutta la cittadinanza. La medicina generale rappresenta il primo e più significativo argine per l’ingolfamento delle strutture ospedaliere e una sanità veramente prossima ai bisogni delle persone”.
“Nonostante – continua De Luca – questo quadro profondamente deficitario e precario, la
Regione Lazio continua ad aggravare il nostro lavoro, aggiungendo adempimenti e
responsabilità. Questo senza un adeguato supporto di ordine logistico o finanziario. Scelte
che alimentano un illogico cortocircuito, volto solo a scaricare responsabilità e criticità su chi lavora e generando ripercussioni sulla qualità del lavoro e sull’assistenza degli assistiti.
Valutare il valore dei medici di medicina generale sulla base dei piani terapeutici, significa
scambiare un atto burocratico per competenza clinica e capacità di sostenere il territorio”.
“Per rafforzare la medicina territoriale – conclude – serve coraggio e una progettazione con
tutte le operatrici e gli operatori del settore. I provvedimenti amministrativi, senza un adeguata copertura, vanno del verso opposto: ingolfano il nostro lavoro e lo indeboliscono”
Nella sala dell’archivio storico del comune di Bracciano si è svolta, nel pomeriggio di sabato 17 gennaio, ad opera dell’associazione Cultura Movens e dei ragazzi del liceo Vian, la presentazione di Pestaggio di Stato, libro-inchiesta del giornalista Nello Trocchia, edito da Laterza nel novembre 2022. Cultura Movens è un’associazione, prima cooperativa sociale, che opera sul territorio del lago di Bracciano dal 2019, promuovendo la piccola e media editoria nonché incontri su tematiche sociali, culturali e d’attualità.
Alla presenza dei giovani liceali, che hanno costruito un dibattito tra letture e domande personali sul libro, il giornalista Nello Trocchia, inviato di Piazzapulita, cronista e collaboratore per il Fatto Quotidiano, l’Espresso e Domani, autore di diverse inchieste su fatti di mafia e di malaffare politico, ha raccontato di uno degli articoli che lo rese celebre.
Quello del pestaggio di Stato avvenuto il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (CE) è stato un vero e proprio scoop: depistaggi e dirottamenti da parte del potere politico, noncurante delle violenze perpetrate dalla polizia penitenziaria, portarono ad un oscuramento delle notizie e delle denunce dei detenuti, malmenati, presi a calci e a pugni, persino rasati a forza.
Mostrandoci il percorso a ritroso necessario per trovare le prove di quanto avvenuto, contenute nei video delle telecamere di sicurezza e ricostruite meticolosamente nel libro, Nello Trocchia riflette sulla realtà materiale e psicologica di chi il carcere lo vive in prima persona, di chi aspetta con ansia il colloquio settimanale con i propri cari, diritto inalienabile troppe volte negato, di chi perde spesso la cognizione dello spazio e del tempo in cui si trova, chiuso tra spesse mura di cemento.
Mentre il potere si riempie la bocca di legalità e di sicurezza, il giornalista smonta con le proprie inchieste un sistema che tende ad oscurare velocemente ciò che gli è scomodo, invitando i presenti alla ricerca inesausta delle informazioni, alla complessità del giornalismo di inchiesta e del mondo che ci circonda. Solo così potremo essere in grado di decifrare un mondo in profondo e veloce mutamento, mettendone in risalto luci ed ombre.
L’associazione ringrazia il comune di Bracciano nelle figure dell’assessore Giulia Sala e del sindaco Marco Carocci per il patrocinio e per la concessione degli spazi comunali, nonché il giornale L’Agone Nuovo per aver divulgato l’evento.
Un plauso va all’Istituto Paritario “Salvo D’Acquisto” e a tutte quelle scuole che comprendono l’importanza di avvicinare i ragazzi a temi cruciali per il loro futuro professionale e personale. Tra questi, l’intelligenza artificiale rappresenta oggi una delle sfide più decisive. È stato proprio questo il tema del seminario svoltosi il 21 gennaio, che ha coinvolto attivamente studenti e docenti, cui ha partecipato “L’Agone”.
Su invito della dinamica dirigente scolastica Lucia Dutto, l’ingegnere Luca Lestingi, esperto di sicurezza sul lavoro e tutela della privacy, ha incontrato gli studenti dell’istituto, riuscendo ad appassionarli con un excursus chiaro e stimolante sui rischi e sulle opportunità legati alla diffusione dell’intelligenza artificiale. Una trasformazione che, per portata e impatto, può essere paragonata alle grandi rivoluzioni tecnologiche della storia: dall’invenzione della ruota alla stampa a caratteri mobili, dalla macchina a vapore alle onde radio.
A.I.
Nel corso del suo intervento, Lestingi ha illustrato l’origine dell’AI, i grandi attori che oggi ne guidano lo sviluppo e le logiche economiche e geopolitiche che ne orientano l’evoluzione. Ha spiegato come l’intelligenza artificiale possa accelerare enormemente la crescita della conoscenza e dell’efficienza produttiva, ma anche come essa comporti il rischio concreto di una profonda trasformazione del mercato del lavoro, con la possibile scomparsa di numerose professioni.
Particolare attenzione è stata dedicata agli aspetti più critici: dalle cosiddette “allucinazioni” dell’AI, ovvero la tendenza dei sistemi a fornire risposte plausibili ma false pur di soddisfare la richiesta dell’utente, fino al fenomeno dei deep fake, contenuti audio e video artificiali sempre più realistici, capaci di ingannare e manipolare.
I compiti a casa
Rivolgendosi direttamente ai ragazzi, Lestingi ha sottolineato alcuni punti fondamentali. In primo luogo, l’inutilità di usare l’intelligenza artificiale per svolgere automaticamente i compiti scolastici, contrapposta invece alla sua utilità come strumento di supporto allo studio: un assistente capace di guidare passo dopo passo nel ragionamento, aiutando a individuare errori e a comprendere i concetti.
Risulta evidente come la didattica debba essere ripensata in modo sostanziale: i compiti a casa, così come sono ancora concepiti oggi, risultano ormai anacronistici e privi di reale efficacia formativa. In un contesto in cui strumenti di intelligenza artificiale sono facilmente accessibili, continuare a proporre esercizi basati esclusivamente sulla riproduzione di contenuti o su procedure standard non favorisce l’apprendimento, ma incentiva una delega passiva del lavoro. Occorre dunque cambiare logica e integrare consapevolmente l’AI nel processo educativo, trasformandola in un docente di supporto domestico, capace di affiancare lo studente nel ragionamento, nel chiarimento dei dubbi e nell’approfondimento dei concetti e non in un “neogenitore” che sostituisce lo studente svolgendo i compiti al suo posto.
I pericoli
Ha poi evidenziato come lo sviluppo dell’AI porterà, nel giro di pochi anni, alla perdita di posti di lavoro non solo a livello esecutivo, ma anche intermedio. Il futuro prossimo vedrà una crescente diffusione dei robot collaborativi e dei sistemi intelligenti, oggi spesso guardati con diffidenza perché più efficienti, flessibili e “gentili” degli esseri umani, ma destinati a diventare una presenza strutturale nel mondo del lavoro. Da qui la necessità, per le nuove generazioni, di studiare continuamente: non solo per entrare nel mercato del lavoro, ma per riuscire a rimanervi.
Un passaggio particolarmente delicato ha riguardato l’uso improprio dell’AI come “psicologo personale”. Pur riconoscendo le difficoltà che talvolta i giovani incontrano nel dialogo con genitori o insegnanti, Lestingi ha messo in guardia dai rischi: l’intelligenza artificiale non possiede empatia, coscienza né responsabilità morale e, se usata in modo ingenuo, può condurre a conseguenze anche gravi.
A chiarimento di questo punto, è stato citato il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, che ha definito l’AI un “pappagallo stocastico”. Un’immagine efficace per spiegare come questi sistemi non “comprendano” davvero ciò che producono: le loro risposte non derivano da un apprendimento umano basato sull’esperienza e sulla coscienza, ma da un’analisi statistica di enormi quantità di dati (i cosiddetti Big Data), che consente di associare parole, frasi e immagini in base alla probabilità, generando contenuti verosimili, ma non necessariamente veri.
Intelligenza artificiale: un salto quantico
Luca Lestingi è autore di una trilogia di volumi cartacei intitolata “Intelligenza artificiale: un salto quantico”. Una scelta apparentemente controcorrente, in un’epoca dominata dai contenuti digitali, ma motivata dalla convinzione che il libro rimanga uno strumento insostituibile per favorire concentrazione, memoria e riflessione critica. Caratteristica distintiva di questi libri è la presenza di QR code che rimandano a video di approfondimento, rendendo la lettura interattiva e integrata.
Se YouTube offre risposte rapide e frammentarie, i testi di Lestingi affrontano il tema dell’AI in modo organico, includendo riflessioni filosofiche ed etiche difficilmente reperibili online. Nel primo volume l’autore spiega cos’è oggi l’intelligenza artificiale, quali norme ne regolano l’uso e come rapportarsi consapevolmente a questa tecnologia. Nel secondo analizza rischi e opportunità, sottolineando la rapidità di un’evoluzione spesso sottovalutata.
Il terzo e ultimo volume, disponibile esclusivamente su Amazon, assume la forma di un vero e proprio “gioco” intellettuale: uno stress test della AI. Attraverso brevi episodi narrativi, come una cena immaginaria tra Martin Luther King e Goebbels o una surreale riunione di condominio per la ristrutturazione del Partenone, l’autore mostra in modo divertente, ma incisivo, gli errori dell’intelligenza artificiale e richiama alla responsabilità di chi la utilizza. Un messaggio chiaro: solo chi studia, verifica le fonti e non smette mai di imparare può usare l’AI in modo consapevole e sicuro.
Riccardo Agresti
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Luca Lestingi
Lucia Dutto e Luca Lestingi
Luca Lestingi
sala seminario
sala seminario
sala seminario
Intelligenza artificiale: un salto quantico - volume 1
Intelligenza artificiale: un salto quantico - volume 2
Intelligenza artificiale: un salto quantico - volume 3
La cancellazione di circa tremila associazioni dal Registro unico del Terzo settore (RUNTS) rappresenta un fatto che non può essere liquidato come una semplice vicenda amministrativa.
Il Partito Democratico di Civitavecchia prende atto che la Regione Lazio ha applicato una procedura prevista dalla normativa vigente e non mette in discussione il principio di regole e controlli, che sono essenziali per la credibilità del Terzo settore.
Il problema, però, è politico e amministrativo prima ancora che giuridico.
Molte delle associazioni coinvolte sono realtà vive, operative, che svolgono quotidianamente funzioni sociali, educative e assistenziali, spesso in supplenza delle carenze della pubblica amministrazione.
Colpirle senza un adeguato sistema di informazione, accompagnamento e contraddittorio rischia di produrre un danno grave e irreversibile al tessuto sociale dei nostri territori.
Anche a Civitavecchia sono presenti associazioni interessate da questi provvedimenti, con conseguenze immediate sull’accesso ai bandi, sulle convenzioni in corso e sulla continuità dei servizi offerti ai cittadini.
Per questo il Partito Democratico chiede alla Regione Lazio di valutare con urgenza:
una moratoria tecnica temporanea che consenta alle associazioni operative di regolarizzare la propria posizione;
l’apertura di una finestra straordinaria di rientro nel RUNTS;
l’attivazione di sportelli territoriali di assistenza per accompagnare le realtà del Terzo settore negli adempimenti richiesti.
Difendere il Terzo settore non significa aggirare le regole, ma costruire le condizioni perché le regole siano davvero applicabili e non diventino uno strumento di esclusione burocratica.
Il Partito Democratico di Civitavecchia si rende disponibile a promuovere, insieme agli altri circoli e ai sindaci del territorio, un confronto con la Regione per individuare soluzioni rapide e concrete, nell’interesse delle associazioni, dei cittadini e della coesione sociale.
“Didattica outdoor” per gli studenti dell’Istituto Alberghiero che mercoledì 21 gennaio hanno raggiunto Roma alla scoperta di alcuni dei luoghi più importanti della Capitale, accompagnati dal Prof. Paolo Ferranti, promotore dell’iniziativa, dalla Prof.ssa Donatella Di Matteo, docente e guida turistica, dai Prof. Alessio Calvanese, Domenico Falzarano, Angelo Morello e dall’Assistente Manuel Orsini.
La visita è iniziata dal Colosseo, l’antico Anfiteatro Flavio, costruito nel I secolo d.C., simbolo universale della bellezza, ma anche del potere e della grandezza dell’Impero Romano. Successivamente il gruppo ha raggiunto il Foro Romano, cuore politico, religioso e sociale dell’antica Roma. “Qui – ha spiegato la Prof.ssa Donatella Di Matteo – si svolgeva la vita pubblica.
Il Foro ospitava templi dedicati alle principali divinità, basiliche utilizzate per l’amministrazione della giustizia e diversi spazi destinati alle assemblee. Dal Tempio di Saturno, alla Curia, sede del Senato, all’Arco di Settimio Severo, eretto per celebrare le vittorie militari dell’imperatore. Gli studenti hanno fatto moltissime domande sulla vita quotidiana nell’antica Roma, dalle fonti di approvvigionamento dell’acqua all’alimentazione dei gladiatori”.
“Visitare fisicamente i luoghi studiati in classe consente agli studenti di collegare la teoria alla realtà – ha aggiunto il Prof. Paolo Ferranti – Camminare tra monumenti così importanti rende la storia viva e solo esperienze come questa aiutano a sviluppare curiosità e spirito critico.
Conoscere città come Roma permette di comprendere direttamente il valore ineguagliabile del nostro patrimonio storico-artistico e culturale – ha sottolineato – favorendo l’esperienza sul campo.
Solo vivendo i luoghi in prima persona gli studenti possono potenziare le loro competenze professionali e comprendere l’importanza di un turismo consapevole che sappia valorizzare la bellezza costruendo ponti fra il presente e la storia”.
Il 23 gennaio si celebra la Giornata della scrittura a mano, una ricorrenza nata per richiamare l’attenzione su un gesto antico e fondamentale, oggi sempre più messo in secondo piano e spesso affidato alle tastiere e agli schermi. Questa giornata invita a fermarsi e a interrogarsi sul valore del gesto che per secoli è stato naturale e quotidiano, ma che oggi appare sempre più complesso e faticoso. Per molti studenti non è più un automatismo, ma un’azione discontinua che richiede uno sforzo eccessivo e che spesso genera frustrazione. In alcuni casi diventa un vero ostacolo nel percorso scolastico influenzando non solo il rendimento, ma anche la sicurezza personale e il rapporto con lo studio.
Le difficoltà possono emergere già nella scuola primaria, con una scrittura poco fluida e affaticata. Se non riconosciute e sostenute per tempo, tendono a protrarsi negli anni, accompagnando l’alunno fino all’età adulta. Non sempre però, si tratta di disgrafia in senso clinico, spesso alla base vi è un apprendimento del gesto grafico che non ha avuto modo di strutturarsi e consolidarsi in modo adeguato.
A incidere su questa difficoltà crescente è anche il contesto in cui bambini e ragazzi crescono. Il quotidiano è segnato da ritmi accelerati e da un uso sempre più precoce e continuo di tablet, computer e smartphone: strumenti che facilitano molte attività, ma che riducono lo spazio e il tempo dedicati all’esercizio della scrittura manuale che invece richiede, lentezza, continuità e attenzione.
In questo scenario il ricorso allo stampatello, al digitale o l’abbandono del corsivo vengono spesso vissuti come soluzioni pratiche e immediate, senza interrogarsi sulle cause che hanno portato a queste scelte. Eppure il corsivo non è solo una forma di scrittura, è un movimento continuo che favorisce la coordinazione, la fluidità del gesto e il legame tra pensiero e mano. Quando viene accantonato perché percepito come troppo faticoso, il rischio è quello di rinunciare a una competenza che sostiene anche l’organizzazione del pensiero e la sicurezza nel proprio fare. La scrittura perde così la sua funzione espressiva e diventa un compito da evitare.
Negli ultimi anni anche a livello culturale ed educativo, si è riaperto il dibattito sul valore di questo gesto, non più inteso soltanto come abilità scolastica, ma come competenza da tutelare e accompagnare nel tempo.
La Giornata della scrittura a mano diventa così l’occasione per riportare l’attenzione su un aspetto centrale del percorso di apprendimento spesso trascurato. Non si tratta di nostalgia, ma di consapevolezza, mantenere viva la scrittura manuale significa salvaguardare una pratica essenziale per lo sviluppo e la crescita degli studenti.
Paola Forte
Grafologa – Rieducatrice del gesto grafico
Perché farlo oggi? Perché il 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 si combatte anche così: più 𝐨𝐦𝐛𝐫𝐚, più 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐫𝐞𝐬𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐨, più 𝐛𝐢𝐨𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭à, più qualità dello spazio pubblico.
E sì: è facile indignarsi quando un albero viene tagliato. Ma a volte succede per 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚. La cura del verde è anche manutenzione responsabile, non propaganda.
“Quando il confronto interno viene sostituito dalla polemica e dalla strumentalizzazione, il rischio è quello di indebolire la testata invece di rafforzarla”. E’ quanto afferma il componente del comitato di redazione di Rai Sport, Saverio Montingelli, in seguito alle polemiche che stanno interessando in queste ore la direzione sportiva della Rai.
“Come componente del CDR di Rai Sport”, precisa Saverio Montingelli, “ho espresso voto contrario al documento approvato a seguito dell’assemblea di Rai Sport, un’assemblea che ha visto la partecipazione di meno di un terzo del corpo redazionale, un dato che ne ridimensiona inevitabilmente la rappresentatività. È legittimo che all’interno della redazione emergano visioni differenti, ma una testata come Rai Sport dovrebbe guardare avanti, avere una prospettiva ampia e puntare sull’innovazione. Invece, alcune prese di posizione sembrano rispondere più alla difesa di singoli “orticelli” e a una mentalità antiquata, che rischia di danneggiare una direzione impegnata in un percorso di rilancio. Trovo pretestuoso il contenuto del documento approvato dai due terzi del CDR e dal fiduciario di Milano, con l’avallo dei pochi presenti, perché appare evidente il tentativo di strumentalizzare decisioni che la direzione sta assumendo con scrupolo, dedizione e professionalità in vista delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina e di altri importanti appuntamenti editoriali”.
Quanto alle critiche sull’impiego di una collaboratrice esterna, Montingelli spiega che si tratta di “una professionista di valore e riconosciuta competenza, che rappresenta un reale valore aggiunto per la testata. Allo stesso modo, non appare corretto imputare al direttore l’utilizzo di colleghi della TGR nel progetto olimpico: una pratica che in passato è sempre stata adottata senza che suscitasse polemiche” e ricorda che “in passato ci sono state violazioni più gravi che non hanno suscitato rumore come, ad esempio, l’utilizzo di un redattore ordinario al posto degli inviati al campionato europeo di calcio”.
“Ho la netta sensazione che, in questa fase, a Rai Sport si stiano confondendo i ruoli, con una parte minoritaria della base che tenta di sostituirsi alla direzione editoriale”, conclude Montingelli, “Il direttore Paolo Petrecca, oggi finito nel mirino, ha dimostrato con i fatti di saper valorizzare e rilanciare programmi storici come La Domenica Sportiva, 90° Minuto del sabato e altre produzioni, storiche e recenti. Per queste ragioni non comprendo l’accanimento nei confronti della direzione, né le accuse mosse oggi su scelte che in passato sono sempre rientrate nella normale gestione editoriale. In una fase cruciale per Rai Sport e per il servizio pubblico, sarebbe auspicabile abbassare i toni e tornare a un confronto serio e responsabile, nell’interesse della testata, dei professionisti che vi lavorano e dei telespettatori”.