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A CANALE, CERIMONIA PER IL CONFERIMENTO DEGLI ASSEGNI AL MERITO 2026

Dal profilo facebook del Comune di Canale

Da 4 anni un contributo agli studenti più meritevoli delle Scuole secondarie di secondo grado residenti nel nostro Comune. Quest’anno ben 17 gli assegni per il merito scolastico del valore di 300 euro l’uno per premiare l’impegno di questi nostri ragazzi nel percorso di studio nelle scuole superiori.

13 Febbraio, Giornata mondiale della radio – Radio, Diritti Umani e IA: proposta innovativa per le scuole italiane

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione del 13 febbraio 2026, celebra la Giornata Mondiale della Radio, istituita dall’UNESCO e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione A/RES/67/124, proponendo una riflessione ampia e strutturata sul ruolo strategico che questo mezzo continua a svolgere nella tutela dei diritti fondamentali, nella costruzione della cittadinanza attiva e nel rafforzamento della democrazia.

A oltre un secolo dalle prime trasmissioni, la radio si conferma il mezzo di comunicazione più capillare al mondo. In diversi Paesi europei raggiunge fino al 90% della popolazione su base settimanale e, a livello globale, resta uno dei media più accessibili, soprattutto nelle aree caratterizzate da divari digitali o fragilità infrastrutturali. In Italia, secondo i dati più recenti di Audiradio relativi al primo semestre 2025, oltre 35,6 milioni di persone ascoltano la radio nel giorno medio. Si tratta di un dato che conferma non solo la vitalità del mezzo, ma la sua capacità di attraversare generazioni, territori e contesti socio-economici differenti.

Il tema scelto dall’UNESCO per il 2026, “Radio e Intelligenza Artificiale”, invita a riflettere su un passaggio epocale: l’innovazione tecnologica può ampliare l’accessibilità, migliorare l’archiviazione dei contenuti, favorire traduzioni automatiche e rendere i programmi più inclusivi per persone con disabilità, ma non può sostituire la responsabilità etica, la deontologia professionale e la centralità della voce umana. La radio resta uno spazio di fiducia, relazione e prossimità, capace di costruire comunità in un’epoca segnata da polarizzazione, frammentazione informativa e sovraccarico comunicativo.

Nei momenti di crisi ambientale, sanitaria o sociale, la radio ha dimostrato di essere uno strumento essenziale di servizio pubblico, capace di diffondere informazioni verificate con tempestività e di rafforzare la coesione comunitaria. È proprio questa funzione sociale che la rende un presidio naturale dei diritti umani: accesso all’informazione, pluralismo, libertà di espressione, partecipazione democratica.

In questo quadro, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la Giornata Mondiale della Radio debba trasformarsi in un’occasione strutturale di innovazione educativa. Le iniziative oggi presenti nel panorama nazionale e internazionale si concentrano prevalentemente su eventi celebrativi, workshop o produzioni radiofoniche tematiche legate alla singola ricorrenza. Si tratta di esperienze importanti ma spesso episodiche, non inserite in un percorso didattico continuativo e comparativo.

Per questo motivo il CNDDU propone l’avvio di un progetto nazionale denominato “Atlante Sonoro dei Diritti Umani”, un laboratorio permanente di memoria attiva e cittadinanza responsabile che utilizzi la radio come strumento di narrazione, documentazione e restituzione pubblica delle storie delle vittime di violazioni dei diritti umani, senza distinzioni di epoca o contesto. L’elemento innovativo consiste nella creazione di un archivio audio digitale, costruito dalle scuole in rete tra loro, in cui studenti e docenti possano raccogliere testimonianze, ricostruire biografie, analizzare fonti storiche e contemporanee e trasformare tali percorsi di studio in produzioni radiofoniche originali da diffondere attraverso emittenti locali, regionali e piattaforme digitali.

A differenza delle tradizionali giornate della memoria dedicate a singole categorie di vittime, questo progetto si fonda su un approccio comparativo e trasversale, capace di mettere in relazione le diverse forme di negazione dei diritti: dalle persecuzioni storiche alle discriminazioni contemporanee, dalle vittime dei conflitti armati a quelle della violenza di genere, dalle tragedie ambientali alle migrazioni forzate. L’obiettivo non è soltanto commemorare, ma costruire consapevolezza critica, evidenziando le connessioni tra passato e presente e stimolando una responsabilità civica attiva.

La radio diventa così un’aula pubblica diffusa, un laboratorio di educazione civica, media literacy ed etica della comunicazione, in cui l’intelligenza artificiale può essere utilizzata come supporto tecnico e non come sostituzione del pensiero umano. Gli studenti non sono semplici fruitori, ma autori consapevoli di contenuti che contribuiscono alla memoria collettiva e al dibattito democratico.

Il CNDDU invita le emittenti nazionali e regionali a diventare partner attivi di questo percorso, offrendo spazi di trasmissione e collaborazione con il mondo della scuola. La Giornata Mondiale della Radio può così diventare non soltanto una celebrazione annuale, ma l’inizio di un progetto strutturato e continuativo che unisca informazione, educazione e tutela dei diritti umani.

In un tempo in cui l’ascolto è spesso sacrificato alla velocità, la radio ricorda che la democrazia nasce dalla voce e si rafforza nell’ascolto.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

Rapporto Oxfam 2025: miliardari +16%, 5,7 milioni in povertà in Italia. Docenti fuori sede schiacciati dalla crisi abitativa. Appello al Ministro Valditara

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani lancia un allarme che riguarda il cuore stesso della Repubblica: la scuola pubblica sta pagando il prezzo più alto dell’esplosione delle disuguaglianze economiche e della progressiva marginalizzazione dei diritti sociali. I dati diffusi da Oxfam restituiscono un quadro globale in cui la ricchezza dei miliardari cresce a ritmi senza precedenti mentre la riduzione della povertà mondiale resta sostanzialmente ferma da sei anni, la povertà estrema torna ad aumentare in Africa, quasi metà dell’umanità vive in condizioni di povertà e un abitante su quattro soffre di insicurezza alimentare. È una frattura che non resta confinata nei report internazionali: attraversa i territori, entra nei quartieri, si riflette nelle classi.

In Italia questa divaricazione assume tratti sempre più evidenti. I grandi patrimoni si espandono, le opportunità si concentrano, la mobilità sociale si riduce. Ma c’è un aspetto che troppo spesso resta sullo sfondo e che oggi, invece, deve diventare centrale: la questione abitativa come fattore strutturale di indebolimento del sistema scolastico. La crescita dei canoni di locazione, soprattutto nei grandi centri urbani e nelle aree a maggiore tensione abitativa, sta colpendo direttamente i docenti fuori sede, compresi quelli di ruolo. Non parliamo più soltanto di precarietà temporanea: parliamo di insegnanti stabilizzati che, pur avendo superato concorsi e ottenuto una cattedra, si trovano a destinare una quota insostenibile del proprio stipendio all’affitto, spesso in condizioni abitative provvisorie o penalizzanti.

Questa situazione produce effetti immediati sulla qualità della scuola. La continuità didattica, che è un diritto degli studenti prima ancora che un’esigenza organizzativa, viene compromessa da trasferimenti forzati, richieste di mobilità, rinunce e dimissioni. L’energia professionale si disperde tra lunghi spostamenti, costi eccessivi, precarietà di vita. Un docente che vive nell’incertezza abitativa non è meno competente, ma è più esposto, più fragile, meno sostenuto. E quando a essere fragile è chi educa, l’intero sistema educativo si indebolisce.

La scuola dovrebbe rappresentare l’argine contro la riproduzione delle disuguaglianze, il luogo in cui il diritto all’istruzione si traduce in possibilità concreta di emancipazione. Ma se chi insegna non può permettersi di vivere nel territorio in cui lavora, se la stabilità lavorativa non coincide con una stabilità abitativa minima, allora il diritto allo studio viene eroso alla radice. La questione casa non è un tema accessorio: è una condizione materiale per l’effettività dell’articolo 3 della Costituzione e per la piena attuazione del diritto all’istruzione.

Per questo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione delle istituzioni e in particolare del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché la condizione dei docenti di ruolo e non fuorisede diventi oggetto di una riflessione politica strutturale e non episodica. Non è sufficiente rivendicare il valore del merito o celebrare i dati occupazionali se non si affronta il nodo concreto delle condizioni di vita del personale scolastico. Garantire il diritto all’istruzione significa anche garantire a chi insegna la possibilità di vivere dignitosamente nel luogo in cui presta servizio.

Le disuguaglianze estreme non sono soltanto un problema economico: sono un problema democratico. Quando la ricchezza si concentra e il potere si addensa nelle mani di pochi, le priorità collettive si deformano. I servizi pubblici diventano variabili dipendenti, le politiche sociali si frammentano, la scuola rischia di essere lasciata sola a compensare fratture che non può colmare da sola. In questo scenario, la crisi abitativa dei docenti fuori sede è il sintomo di un modello che chiede alla scuola di risolvere i divari senza fornirle gli strumenti per farlo.

Il Coordinamento ribadisce che difendere la scuola significa investire nelle sue persone, nella loro stabilità, nella loro dignità professionale e personale. Senza un intervento serio sulle politiche abitative e sul rapporto tra salari e costo della vita, la retorica della centralità dell’istruzione resterà tale. La scuola è il luogo in cui si costruisce il futuro democratico del Paese. Ma nessuna democrazia può dirsi solida se chi la educa è costretto a scegliere tra il proprio lavoro e una casa sostenibile.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

ROMA; D’AMATO: PROVVEDIMENTI SU AUTO ELETTRICHE ED IBRIDE, MEGLIO FERMARSI E APRIRE UN CONFRONTO

Comunicato stampa

“Auspico che la Giunta capitolina, come richiesto dai nostri consiglieri comunali, si fermi e apra un confronto con la città su provvedimenti che coinvolgono migliaia di famiglie che hanno scelto di investire sulle auto elettriche ed ibride anche valutando le agevolazioni per i parcheggi sulle strisce blu che oggi si propone di annullare.

Chi ha acquistato un’auto ibrida o elettrica lo ha fatto spesso sostenendo un investimento significativo per il proprio nucleo familiare, contando su regole e incentivi che ora rischiano di essere modificati in corsa. Mettere oggi in discussione queste agevolazioni rappresenta una vera e propria doccia fredda per tante famiglie e un impatto economico non trascurabile. Scelte di questo genere meritano una riflessione approfondita, seria e partecipata”. Lo ha dichiarato il segretario romano di Azione, Alessio D’Amato.

Tutti i numeri dell’oleoturismo: a Tivoli presentati i risultati dell’indagine di mercato del progetto Insieme ad Evo

Comunicato stampa

L’oleoturismo si conferma una leva strategica per lo sviluppo e
l’internazionalizzazione dei territori interni. È quanto emerso dal convegno ospitato presso le Scuderie Estensi di Tivoli il 6 febbraio scorso, nel corso del quale sono stati
presentati i risultati dell’indagine di mercato sulle potenzialità dell’oleoturismo
nell’area tiburtina, nella Valle dell’Aniene e nella Sabina romana.
L’incontro ha rappresentato l’atto conclusivo del progetto “Insieme ad
Evo: per il bene comune, la salute, il territorio”, avviato lo scorso
settembre e articolato in una serie di eventi, seminari e convegni
finalizzati alla valorizzazione dell’olio extravergine di oliva di
qualità, prodotto bandiera di questi territori.

Il progetto, ideato dal dott. Livio Terilli, titolare dell’Azienda
Agricola Il Torrino dei Gelsi e presidente della DMO Terre di Otium, e
coordinato da Roberto Bellardini, ha coinvolto l’intera filiera
olivicola: aziende agricole, frantoiani, ristoratori e associazioni di
categoria, attraverso la somministrazione di un questionario volto a
mappare bisogni, criticità e prospettive di un comparto dagli ampi
margini di crescita. L’iniziativa è stata realizzata con il contributo
della Regione Lazio e di ARSIAL.

A testimoniare l’interesse istituzionale verso il percorso
progettuale, la partecipazione al convegno di numerosi rappresentanti
delle istituzioni, a partire dall’on. Alessandro Palombi, deputato
della Repubblica e sindaco di Palombara Sabina. A portare il saluto
dell’assessore regionale al Bilancio e all’Agricoltura Giancarlo
Righini è stato il consigliere regionale e presidente della
Commissione Affari Istituzionali della Pisana, Flavio Cera, insieme ai
rappresentanti dell’amministrazione comunale di Tivoli e al presidente
del Parco Regionale dei Monti Lucretili, Marco Piergotti, tra i primi
sostenitori dell’iniziativa.

Lo studio di mercato ha coinvolto complessivamente 50 aziende del

territorio attraverso interviste dirette, mentre oltre 100
imprenditori della filiera olivicola hanno preso parte alle attività
in programma. I dati delineano un comparto caratterizzato da una
solida tradizione produttiva: il 75% delle imprese è attivo da oltre
dieci anni e l’82% impiega da uno a cinque addetti, prevalentemente in
ambito familiare. Un radicamento che è un punto di forza, ma che pone
al contempo la sfida dell’attrazione di flussi turistici strutturati.
Tra le principali criticità segnalate dagli imprenditori infatti
emergono la promozione e il marketing, la carenza di personale,
l’eccessiva burocrazia, la limitata conoscenza del pubblico di
riferimento e le difficoltà legate al deficit infrastrutturale.

Significativo in particolare il dato relativo alla comunicazione: il
21% delle aziende non è presente su alcuna piattaforma digitale,
mentre il passaparola rappresenta ancora il principale canale
promozionale per il 74% degli intervistati.

Lo studio si conclude con una serie di indicazioni operative per
rafforzare la competitività del settore: potenziamento della presenza
digitale, partecipazione a eventi e fiere specializzate,
diversificazione dell’offerta e consolidamento delle filiere
attraverso accordi specifici, reti di impresa e strumenti condivisi.

Nel corso della tavola rotonda sono intervenuti dirigenti delle
associazioni di categoria e rappresentanti istituzionali, tra cui il
presidente di Confagricoltura Roma Aurelio Ferrazza, Francesco
Baldesarra in sostituzione del presidente Unaprol David Granieri, il
presidente di ISMEA Livio Proietti e l’avv. Manuela Traldi, presidente
della Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana. Le conclusioni sono
state affidate al vicepresidente dell’Associazione Nazionale Città
dell’Olio, Alfredo D’Antimi.

“Dallo studio emerge un comparto solido e pronto a fare il salto di
qualità – ha dichiarato il dott. Livio Terilli –. L’interesse
manifestato dalle istituzioni e dagli operatori conferma il potenziale
dell’oleoturismo come nuova frontiera dell’internazionalizzazione,
capace di intercettare una domanda crescente di turismo esperienziale,
sostenibile, lento e legato alle tradizioni locali, anche su mercati
internazionali come il Nord America e l’Oriente. Sottolineo con
particolare soddisfazione il positivo ruolo svolto dai sindaci in
qualità di facilitatori del processo”.

Andrea Titti

Al via la XV edizione del Premio Letterario Nazionale “Alsium” Città di Ladispoli: pubblicato il nuovo bando

Comunicato stampa

Il mondo della cultura torna a guardare verso il litorale laziale. L’Associazione Culturale “Solidarietà Sociale” ha ufficialmente dato il via alla quindicesima edizione del Premio Letterario Nazionale “Alsium” Città di Ladispoli, pubblicando il nuovo bando e aprendo le iscrizioni per l’anno 2026, un traguardo che ne consolida il ruolo di assoluto rilievo nel panorama culturale italiano.

A testimoniare l’alto valore dell’iniziativa è la straordinaria carrellata di patrocini istituzionali che accompagnano il premio: dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri alla Camera dei Deputati, passando per il Senato della Repubblica, il Ministero della Cultura e la Regione Lazio. Un riconoscimento che sottolinea l’impatto nazionale di un concorso capace di attrarre ogni anno opere da ogni angolo della Penisola.

Arrivare alla XV edizione non è solo un numero, ma un simbolo di continuità e passione, il Premio Letterario Nazionale “Alsium” Città di Ladispoli non si è mai fermato, dimostrando una resilienza fuori dal comune: anche durante l’anno dell’emergenza sanitaria, l’organizzazione ha saputo mantenere vivo il legame con gli autori organizzando la cerimonia di premiazione da remoto, garantendo la dignità letteraria e il merito anche nei momenti più difficili. Come da tradizione, il Premio si è sempre fregiato della presenza di ospiti d’onore di alto profilo (esponenti della cultura, del giornalismo e dello spettacolo), che conferiscono ulteriore lustro a una competizione che ogni anno alza l’asticella della qualità narrativa e saggistica.

Le iscrizioni rimarranno aperte fino alla scadenza fissata per il 5 ottobre 2026. A coordinare la valutazione delle opere sarà una giuria di esperti presieduta da Francesca Lazzeri Direttore del Premio e composta da nomi noti della letteratura e del giornalismo, tra cui Carla Cucchiarelli, François Morlupi, Anna Pasquini e Maurizio Giannini. Mentre il 7 novembre sarà la data in cui verranno annunciate ufficialmente le nomination dei finalisti (5 finalisti per ogni categoria). Il 28 novembre 2026 è la data che è stata scelta per la cerimonia di premiazione. una giornata che si preannuncia “piena di sorprese”, i cui dettagli rimangono per ora avvolti nel mistero per mantenere alto il fascino dell’attesa.

Tutte le informazioni, i bandi completi e i moduli di iscrizione sono facilmente reperibili sul sito ufficiale premioletterariocittàdiladispoli.it.

Inoltre, il bando è consultabile sui principali portali di settore come concorsiLetterari.com, concorsi-letterari.it, concorsiletterari.it e concorsiletterari.info.

L’invito è rivolto a tutti gli autori: la quindicesima pagina del Premio Alsium aspetta di essere scritta.

Tassa d’imbarco crocieristi: il Sindaco al tavolo ANCI. “Serve una norma nazionale uniforme.”

Comunicato stampa

Il Sindaco di Civitavecchia ha partecipato a Roma alla riunione ANCI dedicata alla riforma dei porti e al ruolo dei Comuni nelle scelte strategiche che riguardano gli scali, portando al centro del confronto una priorità concreta per le città portuali: la necessità di una norma nazionale sulla tassa d’imbarco dei passeggeri crocieristi.
“Parliamo di un tema che incide direttamente sulla vita quotidiana delle città portuali – ha dichiarato il Sindaco –. I flussi crocieristici determinano costi reali e immediati per mobilità, gestione dei picchi, pulizia e rifiuti, sicurezza, decoro urbano e impatto ambientale. Oggi, però, mancano strumenti ordinari e uniformi che riconoscano alle comunità locali un ristoro proporzionato agli oneri sostenuti”.
Secondo il Sindaco, l’attuale quadro normativo è frammentato e disomogeneo: questo produce disparità tra Comuni portuali e rende più complesso governare in modo efficace un fenomeno che è nazionale per dimensione e per impatto. “Una regola nazionale serve per dare certezza, evitare soluzioni episodiche e garantire equità tra porti: se vogliamo un sistema crocieristico compatibile con la qualità urbana e ambientale delle città che lo ospitano, dobbiamo uscire dalla logica delle eccezioni e costruire una disciplina chiara e uniforme”.
Nel suo intervento, il Sindaco ha ribadito che Civitavecchia continuerà a lavorare in ANCI per costruire una posizione comune delle città portuali, con l’obiettivo di arrivare a una proposta legislativa capace di consentire ai Comuni interessati dal traffico crocieristico di investire, nella tutela ambientale, nel miglioramento dei servizi e nella gestione sostenibile dei flussi.
Accanto al focus sulla tassa d’imbarco, il Sindaco ha espresso una valutazione netta sulla riforma dei porti in discussione: “Ben venga una regia nazionale in grado di accelerare e coordinare investimenti strategici per il paese, ma una parte del testo attuale merita approfondimento e auspichiamo che venga modificato nel percorso parlamentare. In particolare, la governance nazionale non può essere impostata con un modello che richiami una gestione da società per azioni: parliamo di infrastrutture strategiche del Paese e la catena decisionale deve restare pienamente pubblica, trasparente e responsabilizzata verso i territori”.
Un ulteriore punto sottolineato riguarda le Autorità di Sistema Portuale, che sono enti pubblici: “Se l’impianto della riforma finisce per ridurre la loro autonomia, anche nella possibilità di decidere la destinazione delle risorse finanziarie generate e programmate, si crea un problema serio. Coordinamento nazionale sì, ma senza indebolire il ruolo delle Autorità di Sistema e senza sottrarre capacità di investimento ai territori”.
“Le due cose devono procedere insieme – ha concluso il Sindaco –: una riforma migliorata, che rafforzi davvero il pubblico e chiarisca competenze e strumenti, e una norma nazionale sulla tassa d’imbarco che riconosca finalmente ai Comuni portuali gli oneri che sostengono. È una misura di equità e di sostenibilità, nell’interesse delle città e del sistema Paese”.
Il tavolo si è aggiornato ad un nuovo incontro a marzo, nel corso del quale ANCI presenterà una proposta che costituirà la base di discussione del tavolo dei sindaci finalizzato a una proposta di legge.

Gli appuntamenti del Carnevale: a Cerenova e Cerveteri una grande sfilata, a Sala Ruspoli lo spettacolo de “Le Odissere”

Comunicato stampa

L’Assessore alla Cultura Francesca Cennerilli: “Tre eventi straordinari per festeggiare il periodo più colorato e divertente dell’anno”

In Sala Ruspoli a Cerveteri in scena “La Storia delle Storie”, con una delle compagnie teatrali più apprezzate e riconosciute del territorio. Martedì 17 febbraio alle ore 17:00, spettacolo teatrale interattivo con “Le OdissereTeatro”, di Odette Piscitelli e Gianluca Ernia, un pomeriggio accompagnati da una delle più belle opere di Gianni Rodari per festeggiare al meglio la chiusura del Carnevale. Allo spettacolo, seguirà un laboratorio creativo per bambini, per colorare insieme la maschera di carnevale più bella e originale. L’evento, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cerveteri, è ad ingresso gratuito.

“Teatro, letture e laboratori creativi, un pomeriggio di colori e intrattenimento in compagnia della compagnia ‘Le Odissere’, in più occasioni protagonista dei nostri appuntamenti culturali – ha dichiarato Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri – tutti i bambini sono invitati a partecipare mascherati”.

Sempre in tema di carnevale, tutto è pronto a Cerenova e a Cerveteri per la grande festa organizzata dalla Pro Loco delle Due Casette. Due gli appuntamenti: sabato 14 febbraio, con partenza dalla Chiesa San Francesco d’Assisi, e domenica 15 febbraio, lungo i giardini che conducono a Piazza Aldo Moro a Cerveteri. Carri allegorici, musica, coriandoli ed effetti speciali, per un evento giunto alla sua terza edizione che ogni anno richiama migliaia di persone, famiglie, scuole e bambini.

Gli appuntamenti del carnevale a Creneova

Stati Uniti d’Europa: mobilitiamoci per un’Europa più forte e unita

Comunicato stampa

nelle ultime settimane, tra il lavoro parlamentare a Strasburgo e una serie di iniziative sul territorio, abbiamo insistito su un punto semplice: l’Europa o sceglie di contare davvero, oppure resterà bloccata da veti e nazionalismi proprio mentre il mondo accelera. Per questo come delegazione abbiamo lanciato l’appello-manifesto “Stati Uniti d’Europa: ora!”

Stati Uniti d’Europa: ora!” è l’appello che stiamo portando avanti per rilanciare il progetto federale dell’Unione e rafforzarne capacità decisionale, coesione e peso internazionale. In un momento in cui nazionalismi e veti rallentano tutto, serve un salto di qualità: più integrazione politica, più strumenti comuni, più coraggio.

 

BAMBINI, ADOLESCENTI E SMARTPHONE: EDUCARE AL DIGITALE  

INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETA’ PSICOANALITICA ITALIANA

 di Marialuisa  Roscino

 In passato, la prevenzione digitale era vista principalmente come un atto di difesa: installare filtri, bloccare siti, proibire l’uso dello smartphone. Oggi l’approccio è cambiato. La prevenzione efficace passa attraverso l’alfabetizzazione digitale, a metterlo in evidenza sono i dati significativi della letteratura scientifica.

Educare al digitale significa offrire ai bambini l’importante consapevolezza di riconoscere non solo i rischi (cyberbullismo, adescamento, dipendenza), ma anche le opportunità di apprendimento e partecipazione, indicandone tuttavia, l’importanza del “limite” e di qualità di utilizzo dello smartphone. Di questo e molto altro, ne parliamo con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

 Lucattini: “Necessaria la prevenzione digitale nei bambini e adolescenti per il loro benessere psicologico e per una sana crescita. Educare al digitale non significa demonizzare la tecnologia, ma abitare la rete con responsabilità, trasformando il tempo speso on line in tempo di qualità”.

Dott.ssa Lucattini, può spiegare cosa riferiscono i dati della letteratura scientifica in merito all’uso e abuso dello smartphone nei bambini e negli adolescenti?

 Negli ultimi anni, i livelli di esposizione digitale tra bambini e adolescenti sono continuati a crescere in modo significativo, superando spesso le raccomandazioni delle principali società pediatriche. Secondo analisi recenti, l’uso complessivo di dispositivi digitali (smartphone, tablet, computer e televisione) sta diventando una parte sempre più consistente delle giornate dei più giovani, con implicazioni per salute fisica, benessere psicologico e sviluppo emotivo (Cureus, 2025).

Dati internazionali indicano che molti bambini trascorrono diverse ore al giorno davanti a schermi, con variazioni in base all’età e al contesto familiare; l’uso eccessivo è associato a maggiore sedentarietà, disturbi del sonno e sintomi emotivi.

Un altro studio su Current Opinion in Pediatrics (2025) ha dimostrato un aumento significativo del tempo trascorso davanti agli schermi dagli ultimi anni, con adolescenti che riportano tempo di utilizzo elevato, comprese ore di social media e dispositivi mobili ogni giorno.

Questi trend si riflettono anche nei comportamenti osservati nelle popolazioni giovanili italiane: l’85 % degli adolescenti tra 11 e 17 anni usa quotidianamente il telefono cellulare, con oltre il 70 % che naviga regolarmente su internet. Tra le ragazze, la frequenza d’uso è particolarmente elevata,  molte riferiscono di trascorrere diverse ore al giorno con lo smartphone come principale mezzo di connessione sociale. Inoltre, osservazioni cliniche indicano che molti adolescenti europei riferiscono di usare lo smartphone anche in contesti come la scuola o durante la notte, con tempi di utilizzo che frequentemente superano le 3–6 ore al giorno nelle fasce più grandi (Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 2025).

Questi dati sottolineano come l’uso quotidiano di smartphone e dispositivi digitali nei giovani sia ormai diffuso e spesso ben oltre le soglie considerate salutari, sollevando l’importanza di strategie preventive e di regolazione familiare e comunitaria.

Che tipo di rapporto hanno oggi i bambini con lo smartphone?

Per i bambini di oggi, veri “nativi digitali”, lo smartphone non è più percepito come una tecnologia complessa, ma quasi come un giocattolo quotidiano, simile nelle sue attrattive ai giochi tradizionali. I più piccoli non attribuiscono generalmente un significato simbolico al telefono: ne sono attratti perché è luminoso, colorato, intuitivo e presente nel mondo adulto che li circonda, specialmente perché i genitori lo usano spesso davanti a loro. Questo processo fa parte del loro naturale comportamento esplorativo: i bambini manipolano gli oggetti per conoscere forma, colore, suoni e risposte sensoriali, procedendo per tentativi ed errori.

Non sorprende quindi che i bambini imparino rapidamente a sbloccare il dispositivo, scorrere le schermate e raggiungere contenuti visivi o sonori di loro interesse, iniziando spesso dalle fotografie di famiglia e spostandosi poi verso video e applicazioni semplici. Alcuni giochi interattivi, progettati appositamente per fasce d’età specifiche, possono anche avere una funzione educativa, stimolando la motricità fine, la curiosità e la fantasia, ma il rischio di un uso passivo o senza mediazione resta alto.

È importante ricordare che questa facilità d’uso deriva non solo dalle caratteristiche stesse degli smartphone, ma anche dal modo in cui i bambini esplorano il mondo: dita piccole, attenzione visiva immediata, perseveranza nel ripetere le azioni favoriscono un apprendimento rapido delle interfacce touch. Tuttavia, non tutti gli usi digitali sono equivalenti: la qualità dell’interazione, la supervisione degli adulti e il contenuto a cui il bambino è esposto influenzano profondamente l’impatto di queste tecnologie sul suo sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo (Child: Care, Health and Development, 2025).

A quale età, secondo Lei, i bambini potrebbero usare lo smartphone?

 Ogni giocattolo ha un’età consigliata: costruzioni, pupazzetti, puzzle o biciclette riportano l’indicazione di età appropriata sulla confezione perché lo sviluppo motorio, cognitivo e attentivo cambia rapidamente nei primi anni di vita. I dispositivi elettronici, come gli smartphone, non sono progettati per l’uso infantile, e non riportano una precisa età minima d’uso: questo può trarre in inganno molti genitori, inducendoli a pensare che siano appropriati anche per i più piccoli. In realtà, non sono equivalenti ai giochi pensati per l’infanzia e comportano rischi legati all’esposizione schermo, all’accesso a contenuti non adeguati e alla possibile interferenza con attività di esplorazione, gioco attivo e relazioni reali .

È importante sottolineare che lo sviluppo neurologico, comunicativo e sociale dei bambini sotto i 5 anni è ancora in una fase molto precoce, e per questi anni l’uso di smartphone non apporta benefici comprovati. Alcune evidenze scientifiche mostrano che un’esposizione precoce e non regolata agli schermi può essere associata a ritardi nel linguaggio, attenzione frammentata e riduzione delle interazioni sociali bidirezionali.

Per questo motivo, se un genitore decide di fare interagire un bambino con uno smartphone, ciò dovrebbe avvenire sempre in presenza e supervisione degli adulti, con contenuti rigorosamente selezionati e per brevi periodi. Per i bambini dai 5 anni in su, un uso digitale molto limitato, ad esempio fino a 15-20 minuti al giorno di contenuti scelti e condivisi con un adulto, può essere accettabile come esperienza ludica intermittente. Con l’avanzare dell’età, e con una regolazione consapevole, il tempo può aumentare gradualmente, ma sempre ponendo attenzione alla qualità dei contenuti, alla funzione che essi svolgono (non come riempitivo passivo), e all’equilibrio complessivo con attività fisiche, gioco simbolico e relazioni reali (Computers in Human Behavior, 2025). La tecnologia non deve sostituire le esperienze di apprendimento diretto con l’adulto o con i pari, specialmente nei primi anni di vita, quando l’apprendimento sociale e linguistico richiede interazioni reali e non mediati dallo schermo.

 Crede sia importante oggi sostenere e comunicare l’importanza della “prevenzione digitale”    per un uso e un limite consapevole, anche per gli adolescenti?

 Gli adolescenti di oggi sono la prima generazione che cresce fin dall’infanzia con lo smartphone come strumento presente quotidianamente nella loro vita sociale, scolastica e ricreativa. Per molti ragazzi, l’uso del telefono non è solo un mezzo di comunicazione, ma un’estensione delle loro relazioni: attraverso messaggi, video, social network e app interattive essi costruiscono identità, condividono esperienze e sviluppano reti sociali. Questa pervasività non è un “fenomeno passivo”, ma un’espressione delle trasformazioni socioculturali del nostro tempo.

L’essere “nati digitali” non garantisce  tuttavia, automaticamente, una competenza critica nell’uso delle tecnologie: molti adolescenti usano frequentemente strumenti digitali senza avere mai ricevuto un’educazione guidata su come usarli in modo consapevole, responsabile e sicuro. La disponibilità di smartphone fin dalla preadolescenza può portare alcuni ragazzi a sviluppare abitudini di utilizzo impulsive, compulsive o non regolamentate, con possibili effetti negativi sulla qualità del sonno, sulla concentrazione nello studio e sulle relazioni offline.

Pertanto, è un errore pensare che un adolescente sia automaticamente responsabile dell’uso che fa di uno smartphone semplicemente perché “ci è nato in mezzo”: la competenza digitale richiede educazione, pratica, consapevolezza delle opportunità e dei rischi, e strumenti concreti per gestire tempo, contenuti e interazioni. I genitori, gli insegnanti e gli educatori devono svolgere un ruolo attivo non soltanto nel limitare l’uso, ma soprattutto nel favorire l’acquisizione di competenze digitali complesse, come il pensiero critico, il riconoscimento dei rischi online e la gestione della privacy e delle relazioni digitali (Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace, 2025).

Un confronto efficace consente esempi concreti: ad esempio, proprio come non insegneremmo a un ragazzo ad usare uno strumento complesso senza spiegargli come funziona e quali sono i rischi, non possiamo lasciare un adolescente senza guida davanti a uno smartphone, soprattutto quando si tratta di navigare in ambienti digitali con contenuti non filtrati o potenzialmente rischiosi. Un uso consapevole e responsabile non è innato: è insegnato, discusso e supervisionato.

La Medicina parla chiaro: esiste la possibilità di una reale dipendenza con conseguenze importanti sul benessere psicologico di bambini e adolescenti,  ce lo spiega?

Senz’altro, negli adolescenti può manifestarsi una forma di uso problematico o compulsivo dello smartphone, che in molte ricerche psicoterapeutiche viene letto anche come un’espressione di dinamiche intrapsichiche più profonde: difficoltà a gestire emozioni, ansia relazionale, difficoltà di regolazione interna e ricerca di rassicurazione immediata attraverso lo schermo.

Non si tratta sempre di “dipendenza” nel senso clinico tradizionale, ma piuttosto di un pattern di utilizzo che diventa disfunzionale, con impatti negativi sulla qualità del sonno, sull’attenzione, sulle relazioni interpersonali, sull’umore e sulla motivazione scolastica. Negli studi clinici più recenti, una proporzione significativa di adolescenti con uso intensivo di smartphone mostra correlazioni con difficoltà psicologiche come ansia sociale, paura di essere esclusi  la FOMO ovvero Fear of Missing Out e difficoltà di autoregolazione emotiva. Per questo, è fondamentale intervenire non solo con regole e limiti, ma con educazione emotiva, consapevolezza psicologica e strategie di supporto all’interno della famiglia e della relazione terapeutica, evitando di considerare la tecnologia di per sé come un nemico, ma riconoscendo il suo ruolo simbolico e relazionale nella vita degli adolescenti (Journal of Child Psychotherapy, 2025).

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

 -Lo smartphone non deve diventare un “oggetto calmante”. Se serve per sedare pianto, rabbia o noia, rischia di sostituire la funzione emotiva del genitore;

-Prima viene la relazione, poi lo schermo. Nei bambini lo sviluppo nasce dallo sguardo, dalla voce, dalla reciprocità: lo smartphone non può offrire questo;

-Dare regole chiare: i confini rassicurano. I limiti non sono punizioni, ma strumenti evolutivi che aiutano il bambino a costruire autocontrollo;

-Non lasciare il bambino solo davanti al digitale. La presenza dell’adulto trasforma lo schermo in esperienza condivisa, non in ritiro;

-Proteggere sonno e ritmi quotidiani: le buone abitudini sono la base della crescita psichica. La sera lo smartphone aumenta eccitazione e interferisce con la regolazione emotiva;

-Offrire alternative “vive”: gioco, corpo, creatività. Il bambino cresce attraverso movimento, fantasia, manipolazione della pasta di sale e socialità reale con i coetanei;

-Ricordare sempre che l’esempio dei genitori è la prima educazione digitale. Se lo smartphone è sempre in mano all’adulto, diventa il modello affettivo più potente;

-Ricordare sempre che lo smartphone compete con il legame reale con i genitori. Se i genitori sono spesso assorbiti dallo schermo, i figli possono sentirsi invisibili, non importanti, non scelti, non desiderati;

-Creare rituali quotidiani senza telefono.

I piccoli momenti quotidiani “trascorsi insieme, senza telefono”, devono restare “territori affettivi” protetti.

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