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Comunicato stampa

Comunicato stasmpa
LUNEDI 16 FEBBRAIO ORE 16.30, BIBLIOTECA ENRICO MINIO, VIA U. MIDOSSI 3 – CIVITA CASTELLANA
A poche settimane dall’inaugurazione del Vespa Club Civita Castellana, la Biblioteca Comunale ospita la scrittrice Paola Scarsi, autrice di due libri polisensoriali (*) sulla Vespa.
Con lei dialoga Loredana Cornero, saggista e tra le protagoniste del libro.
Interviene Roberto Mindel del Vespa Club Civita Castellana.
“La prima Vespa non si scorda mai: emozioni e ricordi con la mitica due ruote dalla viva voce dei protagonisti”
raccoglie i ricordi di grandi viaggiatori (da Fabio Cofferati a Giorgio Caeran) attori (Alessio Boni), piloti (Loris Capirossi), artisti (Marco Lodola), collezionisti, scrittori, semplici appassionati: c’è chi in Vespa è andato a Capo Nord a chi ci ha fatto il giro del mondo, chi ha dato il primo bacio e chi ci ha fatto il viaggio di nozze, chi l’ha usata come soggetto artistico e chi le ha dedicato una canzone.
Le prefazioni sono del Presidente Onorario del Vespa Club d’Italia Roberto Leardi e del presidente della Fondazione Piaggio Riccardo Costagliola che lo ha definito “un meraviglioso affresco”. In copertina lo storico manifesto pubblicitario dell’elefantino sulla Vespa che il padre dell’autrice disegnò negli anni ’60.
“La Vespa Non Si Scorda Mai – Unforgettable Vespa”
scritto a quattro mani con Eugenio Leone, racconta, attraverso testimonianze inedite e inaspettate, quale sia all’estero il sentimento nei confronti della Vespa. Dagli italiani che hanno reso famosa la Vespa nel mondo come il compianto Cavalier Giovanni Cau o il collaudatore Gianfranco Gemmi che ne fecero conoscere robustezza e affidabilità a presidente del Vespa Club Toko a Jean-Charles Caradonna presidente del “Cercle Vespiste de France”a Masoud Parvarech presidente Vespa Club Iran.
(*) Scansionando i Vcode pubblicati tra le pagine dei due libri con la App gratuita Vesepia si accede ai video e alle foto dei protagonisti
Paola Scarsi, nata a Genova, vive a Trevignano Romano. Ha due figli, Matteo e Camilla. È giornalista, fotografa, motociclista. Negli anni ’80 ha lavorato come grafica all’ufficio Pubblicità e Marketing della Piaggio, che lasciò per attraversare gli Stati Uniti in moto. Esperta di economia e tematiche sociali, cura uffici stampa da oltre 30 anni: dai grandi concerti rock alle principali realtà del terzo settore italiano. È membro del Collegio Nazionale dei Probiviri della FNSI. È autrice per Erga di La prima Vespa non si scorda mai: emozioni e avventure con la mitica due ruote, di La Vespa non si scorda mai – Unforgettable Vespa, (scritto con Eugenio Leone) di Lo scaldacuore – Cento personaggi noti e meno noti raccontano il loro primo bel ricordo, e di Oltre il Covid: 365 idee per superare la crisi. Ha pubblicato gli e-book Le feste delle altre religioni e Noi creiamo lavoro – Storie di imprenditori immigrati.
I LIBRI SI ORDINANO IN TUTTE LE LIBRERIE, SUL SITO WWW.ERGA.IT E NEGLI STORE ON LINE
Comunicato stampa
“Da ieri sera stiamo monitorando la situazione delle Regioni interessate dal maltempo con il personale degli uffici centrali e periferici del MIC, per verificare eventuali danni ai beni culturali”. Così il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, con delega alla Sicurezza.
“Particolare criticità si è avuta al Parco archeologico di Sibari dove, per effetto dell’esondazione del fiume Crati, si è verificato l’allagamento del piano terra dell’edificio che ospita il museo. I danni all’area archeologica sono stati contenuti grazie ad un intervento di somma urgenza realizzato in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Cassano allo Ionio ed il Consorzio di bonifica.
Il personale di vigilanza è stato evacuato e sono stati riattivati gli impianti di sicurezza, grazie all’impegno congiunto del personale del Parco e della Protezione civile.
Al momento non risultano danni ai reperti.
Ringrazio per il lavoro svolto il Direttore Filippo Demma, il personale del Parco e quello della Protezione civile locale, che in queste ore si sta adoperando per la messa in sicurezza delle persone ed anche per la salvaguardia del patrimonio archeologico in un’area, quella di Sibari, già colpita pesantemente dagli eventi alluvionali del 2013.
Altre criticità vengono segnalate in Campania, con riferimento ad infiltrazioni che hanno interessato alcune strutture murarie e coperture di depositi archeologici, per ora senza danni al materiale conservato.
La nostra azione di monitoraggio proseguirà costantemente anche nei prossimi giorni”.
Comunicato stampa
Di seguito la situazione aggiornata sulle strade provinciali, a seguito dell’ondata di maltempo che sta attraversando il territorio provinciale, prevalentemente nella zona nord.
Chiusa da questa notte per Frana la Palomberese, strada 636 km 25+00, in corso la pulizia della scarpata e messa in opera di new jersey.
Strada 21a, comune di Sant’Oreste, per frana la carreggiata sarà parzializzata con istituzione del senso unico alternato.
Chiusa per frana la Sp Sacrofano Cassia nel tratto urbano di Campagnano. Ora in corso i lavori per ripristinare le condizioni di sicurezza e la viabilità.
Chiusa anche la Sp 4a Settevene Palo I dalla Cassia Bis al bivio per Anguillara km 6+300 per allagamento.
Parzializzata la circolazione al km 9+400 della S.P. 216 Maremmana III (Via Montecompatri n.40) per motivi di salvaguardia della incolumità Pubblica.
Comunicato stampa
Ieri, presso la sala convegni del Centro Civico in Piazza Claudia, si è svolto un partecipato incontro promosso dal Partito Democratico di Oriolo Romano per avviare un confronto aperto sulle iniziative per la valorizzazione e la promozione del territorio e del patrimonio del dominio collettivo dell’Università Agraria, in vista delle elezioni che si terranno a maggio 2026.
Un momento di dialogo vero, al quale sono stati invitati a partecipare associazioni e cittadini, con l’obiettivo di costruire insieme idee e proposte per il futuro della nostra comunità.
Dal confronto sono emersi suggerimenti e obiettivi condivisibili: una gestione sempre più efficace e trasparente delle risorse, la partecipazione ai bandi, una progettualità concreta e lungimirante, la promozione del territorio e la valorizzazione di quanto l’Università Agraria ha fatto e sta facendo grazie al lavoro dell’amministrazione uscente.
Sono stati ricordati risultati importanti come il progetto della Mola, la valorizzazione della faggeta, il Pascolaro, il legnatico, la stabilizzazione di una persona e la collaborazione con le altre agrarie del territorio. Segni concreti di un impegno costante a tutela dei beni collettivi e della comunità.
È giusto anche ricordare, per chi non la conoscesse, che l’Università Agraria è un ente privato non economico che amministra beni di uso civico — generalmente terreni agro-forestali — appartenenti all’insieme degli utenti. Gli utenti usufruiscono delle risorse agricole dei terreni; l’ente ha un proprio statuto e un Consiglio di Amministrazione eletto dagli utenti.
L’Università Agraria di Oriolo nasce a norma di legge il 4 agosto 1894: fa parte della nostra storia ed è parte integrante della nostra comunità. Per questo deve continuare a esistere, crescere e rappresentare un presidio di tutela, sviluppo e identità del nostro territorio.
Il confronto continuerà, con l’impegno di trasformare le idee in progetti concreti per il bene di Oriolo Romano.


Comunicato stampa

A mezzanotte di San Valentino
Arrivò in anticipo. La biblioteca era ancora vuota, immersa in quell’odore quieto di carta e legno che precede le voci. Scelse un tavolo vicino alla finestra. Da lì poteva osservare senza farsi notare: una posizione che conosceva bene, che per anni le aveva permesso di capire gli altri evitando di esporsi davvero. Appoggiò il libro sul tavolo, ma non lo aprì. C’erano giorni in cui leggere era solo un alibi.
La porta si aprì e qualcuno entrò senza far rumore. Senza cercare attenzione. Si fermò un istante sulla soglia, come chi misura lo spazio prima di attraversarlo, poi avanzò tra gli scaffali con un passo che sembrava un dialogo.
Alzò lo sguardo quasi per caso e avvertì quella sensazione precisa: si guardarono vedendosi. Sorrise con naturalezza, senza fretta, come se il tempo tra loro avesse già deciso di collaborare.
«Posso?» chiese, indicando la sedia di fronte. Annuì. In quel gesto semplice, un sì privo di spiegazioni, c’era qualcosa che non capitava da troppo tempo: la disponibilità a restare, senza sapere ancora dove.
Ebbe un pensiero rapido, inatteso, quasi imbarazzante nella sua chiarezza: ‘Forse non tutte le storie iniziano da un desiderio. Alcune cominciano dal sentirsi al sicuro’, e, per la prima volta dopo anni, non sentì il bisogno di contraddirsi.
Detestava San Valentino. Ogni anno lo attraversava come si attraversa una vetrina troppo illuminata: con un sorriso educato e il passo svelto. Era il giorno che ricordava ciò che non aveva scelto, ciò che aveva rimandato, ciò che aveva accettato per quieto vivere. Senza soddisfazione. Senza vero amore. Era il giorno in cui camminava al margine, il giorno in cui tutti fingono di sapere cosa vogliono.
Una rosa si poggiò sul libro chiuso. Era un invito quieto, lasciato lì come si lascia una possibilità. Non pensò subito all’amore. Ma quel modo attento di porgerla denotava che sapesse che non stava offrendo qualcosa da possedere, ma qualcosa da riconoscere.
Un fiore non si prende: si accoglie. Vive già di una vita propria e chi lo dona vuole dire soltanto: ‘io ti vedo’. Non diceva ‘ti voglio’, non chiedeva di essere colto in fretta, né di durare per sempre.
Lo prese con lentezza, come se stesse ascoltando qualcosa che non aveva voce. Tenne quel fiore stretto tra le dita. Ne sentì la fragilità. La corolla aperta, il gambo sottile, il profumo che si offriva. Lo avvicinò al viso, ne seguì il profumo lieve, e sorrise. In quel sorriso non c’era promessa.
Sapeva che riceverlo non era idealizzazione, ma evidenziare la vitalità, la capacità di generare senso, calore, presenza. Il fiore non chiede di essere colto per sempre. Solo di essere guardato finché è vivo.
Capì allora che il dono non era il fiore, ma lo spazio intorno ad esso. Lo spazio in cui non si deve essere altro da ciò che si è. Lo spazio in cui fiorire senza spiegare.
Con quel fiore sapeva che almeno una persona aveva compreso una cosa essenziale: che la sua intimità non era un premio, la sua sensualità non era una promessa, la sua capacità di amare non era una funzione. Era solo un giardino che si offre solo a chi sa camminarci con rispetto.
Si guardarono negli occhi, parlarono di libri, delle giornate lontane in classe quando si vedevano fingendo di non guardarsi, di errori fatti per gentilezza, di come si impara tardi a dare un nome ai propri desideri.
La biblioteca stava chiudendo. Le luci si abbassarono una a una, lasciando accesa solo quella sopra il loro banco. Fuori, la città continuava a celebrare con fiori e risate, ma lì dentro il tempo sembrava non esistere.
Infilò il cappotto senza fretta, con un gesto semplice: si preparava ad andare via senza sapere ancora se lo avrebbe fatto davvero.
Arrivarono alla porta insieme. Il vetro restituì il riflesso di due figure vicine, non sovrapposte.
Posò la mano sulla maniglia, poi si fermò.
«È strano» disse piano. «Non ho mai saputo cosa fare, in giornate come questa. Oggi invece… non mi sento in difetto.»
«Forse perché oggi non hai avuto necessità di recitare nulla», fu la risposta.
Guardò quegli occhi profondi senza urgenza, né aspettativa. Solo una domanda che non pretendeva risposta immediata.
«Resteresti ancora un po’?»
Erano passati anni dall’ultimo caffè preso insieme e uscirono nella notte fredda. Niente promesse. Solo due passi che si accordavano, per la prima volta, senza sforzo. Alle loro spalle, San Valentino si chiudeva come una vetrina illuminata. Davanti, una strada qualsiasi.
Cenarono insieme. San Valentino era passato, era mezzanotte, e non era accaduto nulla di eclatante. Niente baci spettacolari. Niente dichiarazioni tardive tanto attese.
Solo una domanda posta con precisione:
“Se oggi non fosse San Valentino, resteresti ancora?”
La risposta non fu immediata. Ma fu vera.
Riccardo Agresti