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80esimo della Repubblica e del voto alle donne

Comunicato stampa

La Resistenza delle donne in Italia fu un grande laboratorio di esperienze e sperimentazioni dando luogo alla rottura con il passato e l’inizio della loro partecipazione alla vita civile

Mafai in Pane nero scrive “l’autonomia arriva per caso, si introduce nelle ordinate vite domestiche in modo surrettizio e il più delle volte ha il sapore aspro della necessità. Nessuno l’ha cercata dopotutto. Nessuno l’ha voluta. Ma all’improvviso ci si trova a dover fronteggiare una situazione del tutto nuova da sole”

Quella delle donne è stata una rivoluzione civile e sociale, la rivoluzione di chi ci ha consegnato la libertà ed una nuova idea di donna

La scoperta del valore della propria libertà e della partecipazione la ritroviamo negli atti costitutivi dei Gruppi di Difesa della Donna dove si manifesta una volontà ad “esserci”. Su Noi Donne del 10 luglio 1944 leggiamo “Donne italiane su! Lottiamo per conquistare il diritto alla vita ed avere una posizione sociale a fianco dell’uomo. Solo così le generazioni future godranno la libertà e la pace”

I GDD chiesero subito il riconoscimento del voto alle donne e nonostante molti ostacoli, dopo l’accreditamento ufficiale da parte del Comitato di Liberazione Nazionale, i partiti rispettarono gli accordi

Il voto alle donne è un passaggio fondamentale nel processo della ricostruzione, una conquista ottenuta con battaglie cominciate nell’Ottocento e consolidate con la partecipazione alla Resistenza Un passaggio che segna l’affermazione di un nuovo protagonismo femminile e trova espressione nell’elezione delle 21 donne all’Assemblea Costituente

Questa nuova cittadinanza femminile peserà sulla nascita della Repubblica e sul suo futuro

Quelle donne ci hanno insegnato a resistere nelle pieghe delle narrazioni dominanti ed il 2 giugno 1946 parteciparono in massa alle elezioni e noi, facendo risuonare le loro voci, dobbiamo continuare a lottare contro i “domini” esistenti perché nessuna vittoria è irreversibile

 

Ornella Boccato – Donne ANPI Bracciano

Anguillara Sabazia: confronto e proposte con l’onorevole Alessandra Locatelli

Riceviamo e pubblichiamo

 

Civitavecchia pronta ad ospitare le Olimpiadi Regionali di Primo Soccorso della Croce Rossa Italiana

Riceviamo e pubblichiamo
Domenica 10 maggio 2026, in piazzale Pietro Guglielmotti 7, Civitavecchia ospiterà le Olimpiadi Regionali di Primo Soccorso.
L’importante iniziativa formativa, organizzata da Croce Rossa Italiana e realizzata in collaborazione con il Comune, con l’Autorità di Sistema Portuale, con la Capitaneria di Porto e con la Polizia Locale, vedrà protagonisti gli studenti delle classi quarte degli istituti superiori provenienti da tutto il Lazio, impegnati in prove pratiche che simuleranno situazioni di emergenza. I ragazzi saranno chiamati a dimostrare competenze di primo soccorso, capacità di collaborazione e prontezza decisionale.
Le Olimpiadi rappresentano un’occasione significativa per promuovere la cultura del primo soccorso tra i più giovani e per sensibilizzare la cittadinanza sui valori fondamentali dell’azione umanitaria. Non si tratta soltanto di una competizione, ma di un percorso di crescita, di formazione e di condivisione, che rafforza il ruolo della Croce Rossa Italiana nella diffusione della solidarietà e dell’educazione al soccorso.
La squadra vincitrice della fase regionale rappresenterà il Lazio alla finale nazionale in programma a Bolzano il prossimo 30 maggio 2026.
L’Assessora all’Istruzione e alla Cultura, Stefania Tinti ha così commentato: ”Questa iniziativa rappresenta un esempio concreto di come la formazione possa tradursi in cittadinanza attiva e consapevole. Coinvolgere i giovani in percorsi come questo significa investire in una comunità più preparata, più solidale e più responsabile. Civitavecchia è orgogliosa di ospitare un evento che unisce educazione, valori umanitari e spirito di squadra, contribuendo alla crescita civile delle nuove generazioni”.
Anche Roberto Petteruti, rappresentante della Croce Rossa Italiana – Comitato di Civitavecchia, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: ”Le Olimpiadi di Primo Soccorso rappresentano uno strumento fondamentale per avvicinare i giovani ai valori della Croce Rossa e per fornire loro competenze concrete che possono fare la differenza in situazioni di emergenza. È motivo di grande soddisfazione per il nostro Comitato ospitare un evento di tale rilevanza, che unisce formazione, impegno e spirito di servizio”.
L’Amministrazione comunale invita la cittadinanza a sostenere l’iniziativa e a partecipare a questo importante momento dedicato alla sicurezza, alla prevenzione e alla cultura del soccorso.

”Un mare di maschere”: a Civitavecchia il fascino del carnevale veneziano tra storia, eleganza e spettacolo

Comunicato stampa

 
Il Comune è lieto di annunciare l’evento “Un Mare di Maschere”, in programma sabato 23 e domenica 24 maggio 2026. Sarà un appuntamento unico che porterà in città la magia senza tempo dei costumi storici e allegorici del Carnevale Veneziano.
Organizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Civitamask, la manifestazione vedrà eleganti maschere sfilare tra scorci storici e atmosfere notturne illuminate da lanterne, richiamando il fascino della tradizione veneziana.
Il programma prevede, nella giornata di sabato 23 maggio, l’accoglienza dei partecipanti presso l’Arena Pincio, la preparazione dei costumi e, a partire dalle ore 20.30, una spettacolare sfilata notturna lungo le vie cittadine, con un percorso che attraverserà alcuni dei luoghi più iconici della città. La serata si concluderà con un momento conviviale riservato ai partecipanti.
Domenica 24 maggio sarà invece dedicata al concorso nazionale, con la sfilata ufficiale, con la valutazione da parte della giuria e con la cerimonia di premiazione finale, che assegnerà riconoscimenti ai migliori costumi storici e allegorici.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è il Sindaco Marco Piendibene: ”Eventi come “Un Mare di Maschere”  rappresentano un’occasione per rendere più attrattiva la nostra città, nel quadro di una manifestazione che è in grado di coinvolgere i cittadini di tutte le età”.
Soddisfazione espressa anche da parte dell’Assessore al Commercio Enzo D’Antò: ”Questa iniziativa coniuga cultura e spettacolo, offrendo ricadute anche per il tessuto commerciale locale. Portare in città un evento che ci aspettiamo partecipato e apprezzato significa creare movimento, attrarre presenze e sostenere concretamente le attività economiche”.

Siglato il Protocollo d’intesa tra Cmrc e Kerakoll Group per un nuovo percorso di formazione per “Operatore Edile”

Comunicato stampa

Città metropolitana di Roma Capitale e Kerakoll insieme per il futuro dell’edilizia: al via il
nuovo percorso di formazione per “Operatore Edile”
ROMA, 5 maggio 2026 – Ridurre il divario tra il mercato del lavoro e il mondo dell’istruzione,
offrendo alle nuove generazioni competenze specialistiche nel settore dell’edilizia sostenibile
e delle tecnologie innovative.
Con questi obiettivi, la Città Metropolitana di Roma Capitale e
Kerakoll SpA hanno siglato oggi a Palazzo Valentini un protocollo d’intesa volto a potenziare
l’offerta formativa sul territorio attraverso il lancio della nuova qualifica professionale di
Operatore Edile.
“L’intesa punta a formare una figura professionale altamente qualificata.”, ha dichiarato
Daniele Parrucci, Consigliere Delegato alle Politiche della Formazione della Città
Metropolitana di Roma Capitale. “Un profilo in grado di realizzare, manutenere e riqualificare
opere edili applicando tecniche costruttive sia tradizionali che innovative, garantendo il pieno
rispetto delle norme di sicurezza, dei requisiti di qualità e della sostenibilità ambientale.”
I percorsi formativi d’eccellenza saranno rivolti ai giovani di età compresa tra i 14 e i 18 anni,
con l’obiettivo di offrire un’alternativa concreta e stimolante che contrasti attivamente
l’abbandono scolastico.
“L’accordo con Kerakoll rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di rilancio della
formazione professionale pubblica che stiamo portando avanti insieme al Sindaco Roberto
Gualtieri”, ha proseguito Parrucci. “Attraverso questa collaborazione, vogliamo avvicinare i
nostri ragazzi alle esigenze reali delle aziende, garantendo l’acquisizione di qualifiche
certificate in settori ad alto contenuto tecnologico.”
“Il nostro obiettivo – conclude Parrucci – è aumentare l’efficacia della formazione, rendendola
uno strumento concreto di inserimento lavorativo e una risposta efficace alle sfide della
transizione digitale e verde.”
“Abbiamo aderito con entusiasmo a questo progetto mettendo a disposizione il know-how
tecnico e industriale del nostro Gruppo per formare nuove professionalità – ha dichiarato Luigi
Cacciapuoti, Direttore Vendite Italia di Kerakoll Group – Vogliamo contribuire in modo concreto
a colmare il divario tra scuola e impresa, coerentemente con l’impegno di Kerakoll quale
Società Benefit e B Corp.
Il nostro impegno si traduce in laboratori, competenze e percorsi reali
di inserimento nel lavoro. Un grazie alla Città Metropolitana di Roma Capitale per aver
promosso un’iniziativa capace di unire dimensione educativa, sociale e industriale e generare
un impatto positivo e duraturo per il territorio.”

Un’esperienza vissuta al Pronto Soccorso

I miei rapporti con il Pronto Soccorso sono sempre stati limiti a interventi tecnici sulle apparecchiature mediche. Tuttavia, qualche tempo fa, sono stato costretto a recarmi al Pronto Soccorso per una forte colica renale. Una vicissitudine personale mi ha scaraventato nella posizione del paziente, in quella posizione nella quale ogni giorno si trovano decine e decine di persone, e lì la prospettiva è cambiata considerevolmente. In quei giorni al pronto soccorso ho potuto constatare come sono costretti a lavorare medici e personale sanitario, a cui va tutta la mia solidarietà, soprattutto per la carenza di organico. Durante l’attesa per essere visitato, in ragione di forti dolori che divenivano sempre meno sopportabili, ho chiesto alle infermiere se avessero potuto somministrarmi un antidolorifico, ma la risposta è stata chiara e decisa: loro, in qualità di infermieri, non potevano somministrarmi nessun farmaco, almeno non prima della visita del medico. Potete agevolmente immaginare quanti codici rossi ho dovuto attendere prima della visita. Allora una domanda mi è sorta quasi spontaneamente: perché agli infermieri professionali, che oggi sono laureati, non gli possono essere assegnati compiti di primo intervento?

A fronte della mia poca conoscenza nel campo e trascinato da una forte curiosità, questa stessa domanda l’ho rivolta all’intelligenza artificiale, chiedendo se vi siano paesi in cui questo problema è stato già risolto ed è solo un ricordo lontano. La risposta non è stata poi così sorprendente, se non fosse per la rapidità con la quale mi è stata fornita; in alcuni Stati hanno già provveduto ad assegnare agli infermieri, dopo un triage, compiti di primo soccorso, come somministrazione di medicinali o esecuzione di piccoli interventi chirurgici. I Paesi in cui c’è una maggiore responsabilizzazione degli infermieri sono: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. In questi Stati, grazie ad una formazione avanzata, è possibile per gli infermieri prescrivere farmaci, antibiotici, eseguire suture, drenare ascessi, eseguire piccoli interventi di chirurgia ambulatoriale e gestire autonomamente pazienti che attendono in Pronto Soccorso.

Dopo aver attentamente letto queste informazioni, mi sono chiesto, con la speranza che la mia non rimanga una speranza utopica, se non sia possibile provare ad avvicinarci a questo modello anche in Italia. Senz’altro questo consentirebbe ai Pronto Soccorso di gestire in maniera più celere e ordinata le molte urgenze che hanno. Soprattutto nell’ottica del territorio, un problema analogo potrebbe presentarsi per le Case di Comunità, che nel caso in cui dovessero concretamente vedere luce, si pongono, insieme al Pronto Soccorso, come la prima porta d’accesso alla Sanità Pubblica.

Ho chiuso il computer con la speranza e il desiderio che un giorno, tra quei Paesi che venivano citati dall’AI ci possa essere anche l’Italia.

Benedetto Titocci

“Ora parlo io”: al Liceo Vian la testimonianza di Elena Guido accende i riflettori sul disagio giovanile

Il 17 marzo, presso l’Aula Magna del Liceo “Ignazio Vian”, i riflettori sono stati accesi su un evento di profondo impatto che ha dato voce ai temi dell’autolesionismo e della fragilità emotiva nei giovani. L’occasione è stata la presentazione del libro “Ora parlo io”, edito da Graus Edizioni, opera della diciannovenne Elena Guido, studentessa all’ultimo anno del nostro liceo scientifico. Elena ha rotto il muro del silenzio sull’autolesionismo, descrivendolo non come un atto di ribellione, ma come un “grido” del corpo: un tentativo estremo di tradurre in dolore fisico un sovraccarico emotivo altrimenti inespresso.

L’iniziativa è stata promossa dalla Dirigente Scolastica del “Vian”, Lucia Lolli, la quale, ricoprendo contemporaneamente la reggenza del Liceo “Sandro Pertini” di Ladispoli, ha attivato un’efficace collaborazione tra le due scuole. Nei suoi interventi, la Dirigente ha sottolineato con vigore che la missione della scuola è quella di intercettare il disagio e farsi carico della fragilità emotiva degli studenti, promuovendo una cultura dell’empatia e mettendo in atto tutte le attività preventive a supporto degli studenti.

Proprio seguendo questa scia di condivisione, l’evento ha trovato una prima, straordinaria accoglienza presso il Liceo “Sandro Pertini” di Ladispoli — dove il lavoro curato dalle prof.sse Anna Recchi e Maria Saladini e dalla psicologa Anna Maria Rospo ha suscitato grandissimo interesse e una profonda commozione tra studenti e docenti — per poi trasferire questa stessa carica emotiva a Bracciano. Qui, la pedagogista Anna Maria Onelli ha moderato sapientemente l’incontro, guidando con sensibilità il dialogo tra l’autrice e la platea.

Momento centrale e di forte impatto emotivo è stata la lettura di alcuni passi scelti del libro, coordinata dalla prof.ssa Margherita Guarino e interpretata dagli allievi-lettori. Questi brani hanno ripercorso l’intera esperienza di Elena: dai momenti di dolore più cupo alle cause profonde del malessere, affrontando senza filtri temi come il bullismo, l’autolesionismo, il tentato suicidio ed il ricovero ospedaliero. Pagine crude ma necessarie, che hanno descritto la discesa nel buio e la successiva rinascita, resa possibile dalla voglia di farcela, dall’amore incrollabile della sua famiglia e dalla vicinanza costante della sua psicoterapeuta, che l’ha aiutata a ricostruirsi.

 Fondamentale è stato l’apporto tecnico della psicologa e psicoterapeuta Milena Rosso, che ha guidato la platea in un esercizio di rilassamento per aiutare a decodificare le dinamiche analizzate da Elena. Il dibattito ha beneficiato anche della partecipazione di Teresa Manes, che ha ricordato quanto il bullismo possa ferire nel silenzio.

Ma la vera forza dell’evento è risieduta nella presenza di Elena. Seduta al centro del dibattito, ha colpito tutti per la sua postura composta e lo sguardo fermo, capace di reggere il peso di un’intera platea che la osservava con un misto di ammirazione e commozione. Elena non si è limitata a presentare un libro; ha “abitato” lo spazio della conferenza con una consapevolezza rara, rispondendo alle domande dei coetanei, dei genitori e dei docenti intervenuti con una schiettezza disarmante. Ha raccontato come la scrittura sia diventata il suo “luogo sicuro” e ha spiegato che “l’autolesionismo non è una moda, ma un linguaggio muto”.  La sua capacità di trasformare un’esperienza così intima in un messaggio collettivo di speranza ha lasciato l’Aula Magna in un silenzio carico di rispetto.

La storia di Elena si è chiusa con un potente messaggio di resilienza: attraverso il sostegno di una comunità scolastica guidata con lungimiranza, la diciannovenne ha vinto la sua sfida. Oggi Elena non cerca più la propria identità negli occhi degli altri, ma ha imparato a essere, finalmente, il suo orgoglio più grande.

Il grazie più grande va a Elena, alla Preside Lolli, e a tutti i docenti e allievi che hanno dimostrato che quando una scuola guarda dentro ai cuori anziché solo ai registri, le vite possono rinascere. Uscendo dall’Aula Magna, abbiamo capito tutti che la luce in fondo al tunnel esiste davvero. Basta avere il coraggio di dire: “Ora parlo io”.

Margherita Guarino

Università Agraria di Manziana: 120 Anni di infaticabilità e progettualità

Non è stato un inverno semplice per l’Università Agraria di Manziana, che ha avuto il suo bel da fare per mettere in sicurezza l’ampio territorio boschivo di seguito all’eccezionale ondata di pioggia e vento che hanno caratterizzato la stagione; interventi mirati di manutenzione, salvaguardia e stabilizzazione di alberi, recinzioni e fontanili hanno messo a dura prova le risorse umane.

Nel contempo, l’Ente ha proseguito nel suo lavoro ordinario e straordinario di salvaguardia del patrimonio agro-forestale sottoposto alla sua giurisdizione, cercando di proseguire nel solco tracciato negli oltre 120 anni di storia, portando avanti le tradizioni ma con una visione diretta al futuro, conscio degli inevitabili e frenetici cambiamenti in corso al giorno d’oggi.

Tra le tante iniziative che si stanno portando avanti, merita una doverosa menzione l’ormai famosa “Casetta della Cultura”, una casetta in legno che si trova poco dopo l’ingresso principale del Bosco Macchia Grande e che funge da punto di bookcrossing libero, dove è possibile prendere libri e lasciarne altri. Grazie all’impagabile lavoro e alla notevole dedizione del volontario Paolo, questo luogo promuove la lettura in un contesto straordinariamente unico.

Lodevole e certamente non trascurabile è poi l’intervento su un tratto identificato come presunto diverticolo della Via Clodia condotto dal GATC – Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, con la concessione della Soprintendenza dell’Etruria Meridionale.
Grazie al minuzioso lavoro di esperti e volontari si sta riportando alla luce in tutto il suo splendore una strada romana di circa 2000 anni fa.

Dopo il grande successo della prima edizione, nel mese di maggio verrà poi riproposto lo straordinario concerto gratuito dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “Santa Cecilia” nello scenario del Fontanile di Mezza Macchia, all’interno del Bosco Macchia Grande, che si trasformerà nuovamente in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto in uno spettacolo unico e suggestivo.

I locali Ex-Motosi, ristrutturati e riportati in vita già da alcuni anni, continuano a essere un polo di riferimento e aggregazione per la comunità manzianese in ambito culturale, educativo e sociologico, e presto si cercherà di metter mano agli antichi casali di proprietà dell’Ente, anch’essi già fruibili e a disposizione della collettività. Proprio nei pressi del complesso Ex-Motosi si inseriscono Federico e la sua Trails Academy, scuola di mountain bike per giovani e giovanissimi, ma anche adulti, cui l’Ente ha dato in gestione uno spazio da sfruttare per le attività a stretto contatto con la natura.

Gianluca Di Pietrantonio

In Biblioteca appuntamento con “Apertamente”: un percorso per avvicinarsi alla mindfulness attraverso la lettura

Comunicato stampa

L’amministrazione comunale informa che, nella Biblioteca di Ladispoli, è in programma “Apertamente”: un percorso per avvicinarsi alla mindfulness attraverso la lettura, dedicato ai bambini dai 4 ai 7 anni accompagnati dai loro genitori.

La mindfulness, come molti di voi sanno, è un modo particolare di prestare attenzione al presente, con intenzione e senza giudizio, riconoscendo ciò che accade fuori e dentro di sé.

I bambini sono maestri nel vivere l’esperienza nel qui ed ora ma la società di oggi, sempre di corsa e continue distrazioni, li porta gradualmente a perdere questa particolare forma di curiosità ed attenzione. Questo percorso, rivolto a bambini e genitori, vuole essere un’occasione per fermarsi ad osservare quello che c’è, imparando a riconoscere le emozioni nel momento in cui si presentano e sentire le sensazioni che arrivano dal proprio corpo: attraverso la lettura che, come sempre, accompagnerà i partecipanti, lasceremo emergere riflessioni e nuove consapevolezze da portare nella quotidianità per gestire anche le emozioni più intense.

 Il percorso è strutturato in tre incontri che si terranno in Biblioteca lunedì 11, 18 e 25 maggio alle ore 16:30; la partecipazione è gratuita ma è necessaria la prenotazione scrivendo a biblioteca@comunediladispoli.it e specificando:

– nome ed età del partecipante

– cognome, nome e contatto telefonico di un genitore

“Apertamente” è una delle attività di “Radici di carta”, progetto della Biblioteca finanziato con il contributo della Regione Lazio. Legge 24/19 – Piano annuale 2025, che prevede la realizzazione di attività per minori volte a far vivere la Biblioteca come luogo di conoscenza e svago, e la lettura come esperienza significativa di condivisione e crescita.

 Il percorso è ideato dall’Associazione di Promozione Sociale Aperta Parentesi e gli appuntamenti sono tenuti dalla psicologa Antonietta Bruzzese; è inserito nel PROGRAMMA DEL MAGGIO DEI LIBRI 2026, la campagna nazionale curata dal CEPELL nata con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale dei libri quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.

Anche quest’anno partecipiamo a questa importante iniziativa con tanti eventi diversi.

Consultate il programma completo sulla pagina o in Biblioteca.

Città Futura Anno Zero richiama l’amministrazione comunale di Cerveteri alle proprie responsabilità

Comunicato stampa

L’inerzia dell’amministrazione comunale sta diventando un danno concreto per la comunità. La paralisi decisionale si riflette oggi in modo grave sull’iter di approvazione del Consorzio per la gestione dei servizi sociali, un provvedimento fondamentale scomparso nel nulla dopo il ritiro dai Consigli comunali del 16 e 23 dicembre 2025.
Da allora, il silenzio. Nessuna spiegazione, nessuna assunzione di responsabilità. Solo un vuoto preoccupante che lascia cittadini, enti e associazioni del Terzo Settore in una condizione di totale incertezza. Si tratta di incapacità amministrativa o di una scelta deliberata, quanto meno irresponsabile?
Non lo sappiamo, o forse sì. Nel frattempo, chi lavora ogni giorno accanto alle persone più fragili vede crescere il rischio di gravi ricadute sui servizi essenziali. Non parliamo di atti burocratici, ma di risposte concrete a bisogni reali: assistenza, inclusione, dignità.
Città Futura Anno Zero rompe il silenzio e chiama l’amministrazione alle proprie responsabilità. La Sindaca e l’assessore competente devono spiegare ai cittadini cosa sta accadendo e perché questo provvedimento è stato congelato senza alcuna trasparenza.
Per questo, abbiamo chiesto, assieme a tutti i consiglieri comunali di opposizione, la convocazione immediata di un Consiglio comunale aperto, un momento di confronto pubblico, vero e non formale, che faccia finalmente chiarezza sullo stato dell’arte e sulle intenzioni dell’amministrazione.
Rivolgiamo un appello forte alla partecipazione a tutte le associazioni, agli operatori del sociale, ma soprattutto ai cittadini, che da troppo tempo subiscono le conseguenze di una politica immobile. È il momento di pretendere risposte. E di ottenerle.