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La maggioranza fugge dall’Aula: Cerveteri ostaggio di un’Amministrazione al capolinea

Comunicato stampa


Oggi alle 17:00 l’Amministrazione Gubetti ha messo in scena l’ennesimo, indecoroso spettacolo: la diserzione totale del Consiglio Comunale.
Senza il Presidente del Consiglio non avevano i numeri per approvare i 13 punti all’ordine del giorno e hanno scelto la via della fuga.
Una ritirata strategica messa in atto senza nemmeno il garbo istituzionale di avvertire i consiglieri di minoranza presenti in Aula, lasciati ad attendere nel vuoto. Un mix inaccettabile di manifesta incapacità politica e totale maleducazione istituzionale.
Cerveteri è bloccata da una maggioranza che non c’è più, tenuta insieme solo dall’attaccamento alla poltrona. Se non siete più in grado di governare, abbiate la dignità di andare a casa.

I Consiglieri di Opposizione del Comune di Cerveteri

Inaugurata a Palazzo Valentini la mostra di Antonio Taschini “Non Homo”

Comunicato stampa

Si è inaugurata ieri a Palazzo Valentini la mostra di Antonio Taschini “Non Homo”, con il patrocinio della Città metropolitana di Roma e promossa dall’Associazione Oltreforma APS con la curatela di Rosanna Accordino e la direzione artistica di Roberto Dominelli (Galleria L2Arte).
La mostra è un percorso attraverso l’animo umano, le sue spinte verso l’altro, il mondo, e le “gabbie” entro le quali siamo – ognuno a modo suo- stretti. Taschini, attraverso un uso sapiente, di ceramica, metalli, legno, con le sue opere scultoreee racconta le radici dell’umanità, la lotta tra l’uomo a cui ci rimanda il “Leviatano” di Thomas Hobbes” teso al potere, alla sopraffazione verso il simile da sé, “Homo homini lupus” e l’uomo che agisce spinto dalla ricerca della libertà, di una giustizia per sé e gli altri,  l’ “Homo homini deus” spinoziano. «Le opere metalliche, i busti, le corazze, vogliono rappresentare proprio questo: le due spinte che ci portiamo dentro, una che ci porta verso l’altro, verso un atteggiamento di fiducia, l’altro che, per i molti aspetti del carattere di ognuno di noi, sembra bloccarci.
Eppure queste “corazze” in qualche modo di aiutano, ci proteggono», ha spiegato l’artista.
 Immersi in un mondo dove tutto corre, dove l’immagine, l’algoritmo, le piattaforme digitali ci proiettano in una connessione perenne che tuttavia non ci connette emotivamente ed empaticamente con l’altro, ci si ritrova  sospesi in una condizione di solitudine nella moltitudine, spesso incapaci di cogliere il complesso sistema nel quale agiamo su questo pianeta. Taschini, artista romano, affonda le radici della sua arte in questa romanità, nell’arte e nella storia di cui è intrisa la città eterna, ma cala le sue opere – che rimandano ad antichi richiami – nel nostro tempo. Un minuzioso, «quasi ossessivo», come lo definisce lui stesso, racconto figurativo impresso sulla ceramica, un volto che sembra ricordarci di aver visto, affacciato sulla storia, il moto perpetuo in cui l’uomo prova ad elevarsi ad Homo homini deus ma troppo spesso cade nella tentazione della sopraffazione.
«Ci stiamo abituando a vedere cose che fino a poco tempo fa ci avrebbero fatto ribellare. Pensiamo al sangue versato, all’infanzia negata nei luoghi di guerra, come Gaza, l’Ucraina e nei molti posti dimenticati. Lo sforzo  che siamo chiamati a fare costantemente oggi è quello di superare paura e ignoranza. Spesso ciò che non conosciamo ci spaventa ma è soltanto attraverso lo sguardo verso l’altro, la consapevolezza di essere parte di un unico sistema e l’uso della razionalità possono fermare gli orrori a cui assistiamo in questo nostro tempo. Taschini con le sue opere ci trasmette la tensione tra questi due lati dell’umanità: la necessità di liberarci da ciò che ci impedisce di avvicinarci all’altro. Uscire dalla corazza e provare a superare bellum omnium contra omnes» ha detto il Capo di Gabinetto metropolitano Francesco Nazzaro.
La mostra sarà visitabile fino all’8 giugno nella Sala della Pace di Palazzo Valentini (Via IV Novembre 119/A, Roma).

Legalità e memoria: incontro con gli studenti

“Il coraggio nasce dalla paura”: Piero Grasso e la lezione di una vita intera

L’ex presidente del Senato e magistrato antimafia ha incontrato le studentesse e gli studenti del liceo “Vian” e dell’IC “Don Bosco”. Un’ora di emozioni, verità e scintille di futuro, con la voce di un uomo che ha scelto, per tutta la vita, di stare dalla parte giusta.

Una standing ovation ha accolto il 19 maggio mattina Piero Grasso nell’aula magna del liceo gremita di studenti. Non è il saluto riservato a un ospite qualunque, ma il riconoscimento spontaneo che si tributa a un uomo che ha scelto, per oltre quarant’anni, di vivere pericolosamente pur di restare dalla parte giusta. Magistrato dal 1969, giudice a latere del più grande processo penale della storia repubblicana, Procuratore nazionale antimafia e infine Presidente del Senato, Grasso si è avvicinato ai ragazzi con la naturalezza di chi vuole condividere una idea con la stessa passione di chi lo ascolta.

Dopo la presentazione da parte della Dirigente scolastico prof.ssa Lucia Lolli, le domande degli studenti si sono susseguite senza sosta per oltre un’ora, tutte profonde, intelligenti e taglienti. Lui ha risposto a ognuna con la chiarezza che lo contraddistingue: nessun gergo istituzionale, nessuna retorica di circostanza. Solo la voce di chi ha visto da vicino il peggio e ha scelto, ogni volta, di non cedere.

“Il coraggio non è l’assenza della paura. È non lasciarsi immobilizzare da essa per continuare a camminare secondo i propri ideali.”

 

La foto della decisione

La sua storia professionale comincia da un’immagine vista su un giornale da ragazzo: una madre in lutto china sul figlio ucciso, e accanto a lei un magistrato in giacca. Fu quella foto, sul quotidiano palermitano “L’ora”, a fargli decidere la strada.

“Volevo essere libero”, ha spiegato Grasso agli studenti. “Solo con la propria coscienza. Fare giustizia senza dover rendere conto a nessun altro se non alla mia coscienza.” Un ideale che ha difeso a caro prezzo: quarant’anni sotto scorta, la libertà di muoversi da solo perduta, il rapporto col figlio sacrificato sull’altare del dovere.

 

Piersanti Mattarella

Il suo primo vero scontro con la mafia avviene il 6 gennaio 1980. È il giorno dell’Epifania quando Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, fratello maggiore dell’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, viene assassinato a Palermo mentre si reca a messa con la moglie e i figli. Un killer gli spara a bruciapelo dal finestrino della sua Fiat 132. Grasso, magistrato di turno, è tra i primi ad arrivare sul luogo del delitto. “Era un omicidio che mescolava politica e mafia in modo inestricabile”, ha ricordato. Mattarella stava cercando di costruire una Sicilia diversa, spezzando quel “perverso circuito” tra Cosa Nostra e Pubblica Amministrazione che garantiva appalti, favori e impunità. Lo avevano ucciso proprio per questo.

 

Il Maxiprocesso

Il capitolo più imponente della sua carriera resta il maxiprocesso a Cosa Nostra, celebrato tra il 1986 e il 1987 nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone di Palermo, una struttura costruita appositamente, soprannominata dagli addetti ai lavori “l’astronave verde”. Grasso vi partecipò come giudice a latere, accanto al presidente di Corte d’Assise Alfonso Giordano. Trovare magistrati disposti a presiedere quel processo non era stato facile: ben dieci avevano declinato prima che l’incarico venisse accettato. Chiamato a quel lavoro da Giovanni Falcone, Grasso si trovò davanti ad una stanza blindata “con quattro pareti piene di scaffali da cielo a terra”: 400.000 fogli da studiare, 475 imputati, i vertici di Cosa Nostra alla sbarra per la prima volta nella storia.

 

Tommaso Buscetta

Il momento più memorabile dell’intero processo fu la testimonianza di Tommaso Buscetta, detto il “Padrino dei due mondi”: il 3 aprile 1986, il boss arrestato in Brasile nel 1983 e poi estradato in Italia entrò per la prima volta nell’aula bunker e rivelò pubblicamente la struttura di Cosa Nostra. Per la prima volta i segreti dell’organizzazione erano svelati da un mafioso che aveva scelto di collaborare. “Fu la svolta del processo”, ha ricordato Grasso. La sentenza del 16 dicembre 1987 fu storica: 19 ergastoli, 2.665 anni complessivi di carcere. La mafia esisteva — e ora lo diceva un tribunale.

“Nessuno pensava che ce l’avremmo fatta. Invece riuscimmo a dimostrare, in un’aula di Corte d’Assise, l’esistenza della mafia.”

 

La tuta strappata

Grasso ha raccontato agli studenti la pressione fisicamente sfinente di quegli anni con un episodio emblematico. Mentre sfidava l’orologio per completare le motivazioni della sentenza, ogni giorno di ritardo avvicinava la prescrizione per qualche imputato, suo figlio entrò in ufficio agitando una tuta strappata per fare educazione fisica. Scese a comprarne una nuova e, sulla strada, incrociò uno degli imputati appena scarcerato. Tornò al tavolo, aprì la pratica e scoprì di star completando la scheda di un uomo accusato di numerosi omicidi: era proprio quel ragazzo. “Per un istante mi chiesi: chi me lo fa fare?” racconta con voce ferma. “Poi mi tornarono in mente le parole di Falcone: il senso del dovere è la cosa più importante. Bisogna fare sempre ciò che si deve, a testa alta, schiena dritta.”

 

La minaccia

Quando seppe che Giovanni Brusca stava progettando di sequestrare suo figlio, decise di proteggerlo nel solo modo possibile: allontanarlo. Lo fece trasferire a Roma, chiedendogli di lasciare all’improvviso la città, gli amici e soprattutto la squadra di calcio a cui era profondamente legato. Per il ragazzo fu un sacrificio enorme, ma non ne comprese il motivo: il padre non poteva rivelargli che quella scelta era l’unico modo per sottrarlo a un piano mafioso.

Quel progetto criminale, come emerso in diversi procedimenti giudiziari, rientrava nella strategia di Cosa Nostra di colpire i familiari per forzare o riattivare contatti e pressioni verso lo Stato, in un periodo in cui il dialogo sotterraneo tra le parti si era indebolito.

Il figlio, ignaro del pericolo, perse un anno di università e dovette ricominciare da capo in una città nuova. Poi, fortunatamente, il gruppo incaricato del sequestro venne arrestato prima di poter agire.

L’epilogo, quasi paradossale, arrivò anni dopo: superato il concorso in polizia, quel ragazzo si ritrovò a dover garantire la sicurezza proprio a Giovanni Brusca, l’uomo che un tempo aveva progettato di rapirlo.

 

Le scintille del futuro

Dopo il maxiprocesso, Grasso affiancò Falcone al Ministero di Grazia e Giustizia a Roma, dove insieme disegnarono le nuove strategie antimafia: nacquero la Procura nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali e la DIA. Fu un periodo “breve ma epocale”, interrotto dalla strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui morirono Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta, e poi da quella di via D’Amelio, che strappò Paolo Borsellino cinquantasette giorni dopo.

Grasso racconta un episodio straordinario.

Falcone aveva consegnato a Grasso il proprio accendino d’argento, chiedendogli di custodirlo: stava tentando di smettere di fumare e voleva una garanzia che non avrebbe ceduto. “Me lo ridarai solo se voglio ricominciare”, aveva detto. Grasso lo accettò, convinto di doverlo restituire presto. Grasso e Falcone rientravano sempre insieme a Palermo da Roma, rientrando con l’auto di Falcone. Ma quel giorno fatidico Falcone, che aveva rinviato la partenza per un impegno della moglie, Grasso cercò di partire ugualmente senza trovare posto in aereo, poi, per un concorso di circostanze quasi incredibile, un onorevole che disdisse il biglietto all’ultimo minuto, una telefonata da Fiumicino, riuscì a imbarcarsi su un volo. Il giorno dopo, la strage di Capaci dove avrebbe perso la vita anche lui, se non fosse riuscito a partire. Grasso accorse all’ospedale sperando in un miracolo. Lì trovò Borsellino. “Il suo volto diceva tutto.”

“Da quel giorno porto quell’accendino sempre in tasca. Produce scintille. E voglio che quelle scintille accendano fiaccole nei giovani.”

 

La terza parte

Grasso non si fermò. Nel 2005 fu nominato Procuratore nazionale antimafia, coronando la sua carriera con la cattura di Bernardo Provenzano, il boss dei boss latitante da quarant’anni, nel 2006. Nel 2013 fu eletto senatore, poi Presidente del Senato. Ma è la terza parte della sua vita, quella che lo porta oggi nelle scuole, che sente forse più sua: diffondere tra i giovani l’idea della giustizia e della legalità, custodire la memoria di chi non c’è più.

 

Invisibile

A chi gli ha chiesto come mai la mafia sembri lontana dalla vita quotidiana, Grasso ha risposto con nettezza: “Oggi è invisibile. Si è infiltrata nell’economia legale, gestisce appalti, smaltisce rifiuti a prezzi impossibili perché li seppellisce illegalmente e con quei prezzi strangola chi lavora onestamente.” Il comodo “tanto lo fanno tutti”, ha avvertito, è la prima porta che la criminalità attraversa. Ogni piccolo cedimento personale alimenta un danno collettivo.

Prima di congedarsi, Grasso ha raccontato un episodio che gli dà ancora oggi la forza di continuare nel suo progetto di educazione alla legalità. Due figlie di un boss mafioso arrestato, che a scuola avevano seguito un percorso di legalità, riuscirono a convincere la madre a collaborare con la giustizia. “Erano bambine”, ha detto con voce commossa. “Capaci di fare ciò che molti adulti non riescono a fare.” Oggi quelle ragazze si sono laureate. Per storie come questa ha fondato l’associazione Scintille di Futuro: custodire la memoria, abitare il presente, costruire il domani.

La sala ha applaudito di nuovo. Stavolta non sembrava un benvenuto. Sembrava una promessa.

 

Riccardo Agresti

Foto di Giovanni Furgiuele e Lorenzo Avincola

La maggioranza della Giunta di Cerveteri non si presenta in aula per il consiglio comunale.

Comunicato stampa

Oggi la maggioranza non è scesa in Aula. L’eccezione che diventa regola. Non presentarsi in Aula è diventata ormai una prassi e noi non lo accettiamo.

Quello che ci attendeva oggi, era un Consiglio comunale con ben 13 punti all’ordine del giorno, di cui, più della metà, riguardavano somme importanti per il nostro Comune e che, soprattutto, prevedeva la discussione sul rendiconto della gestione dell’esercizio finanziario per l’anno 2025: un documento cruciale su cui avremmo avuto diversi interrogativi da porre alla Sindaca e all’Assessore.

Ancora una volta chi dovrebbe governare la nostra Città la lascia, invece, sospesa e appesa ai desiderata del pretenzioso di turno.
Città Futura Anno Zero oggi era presente, pronta a confrontarsi con la giunta sui temi in programma, ma ancora una volta abbiamo trovato di fronte a noi il vuoto.

Città Futura Anno Zero

Maratona Bullismo 2026, Pieretti: “Città metropolitana in squadra con l’Osservatorio: lo sport come linguaggio educativo potente”

Comunicato stampa

Si è tenuta, dal 20 al 21 maggio a Roma, la seconda edizione della Maratona Bullismo, un evento promosso dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, realizzato in collaborazione con Adnkronos.
Una due giorni intensa, aperta a scuole e cittadinanza, che ha animato Piazza Mastai (Trastevere) di iniziative di diverso tipo, dal confronto dei giovani con i campioni dello sport, a performance, intrattenimento, talk e panel tematici con rappresentanti istituzionali, università, media e terzo settore per affrontare da vicino – e con il diretto coinvolgimento di ragazze, ragazzi e famiglie – i fenomeni del bullismo, del cyberbullismo e del disagio giovanile, con l’obiettivo di trasformare il disagio in energia positiva e i giovani in veri “Campioni di Vita”.
Per due giorni, quindi, Piazza Mastai è stata la “Piazza del Rispetto”: un grande spazio pubblico dedicato alla conoscenza del fenomeno e ai temi della prevenzione, dell’inclusione, del rispetto delle regole, della gestione delle emozioni, del coraggio e della responsabilità.
Come rappresentante istituzionale, oltreché in veste di atleta, ha partecipato la Consigliera delegata di Città metropolitana di Roma Alessia Pieretti, che il 21 maggio alle 11.30, presso il Palazzo dell’Informazione, è intervenuta al panel su “Media, linguaggio e percezione”, dedicato all’analisi di come i media influenzano la percezione del fenomeno tra i giovani e nell’opinione pubblica, tra responsabilità narrativa, campagne di sensibilizzazione e uso positivo dei contenuti digitali.
“Bullismo, isolamento, fragilità emotiva, cyberbullismo e disagio adolescenziale non sono e non possono essere affrontati esclusivamente come drammi personali: la scuola, i media, la famiglia, le istituzioni hanno ciascuno la propria parte nel creare una rete stabile e sicura in cui, chi ha a che fare con tali difficoltà, possa ascoltare, orientare e tutelare non solo le vittime, ma anche gli aggressori. E già queste categorie, nella narrazione che si fa del fenomeno, non dovrebbero esistere.  La delicatezza dell’età adolescenziale, ma anche delle precedenti fasi di crescita nei ragazzi e nelle ragazze, sempre più esposti e poco “protetti” da contenuti di ogni tipo, richiede massima capacità di risposta, dove il primo imprescindibile passo è l’intercettazione di un bisogno e la giusta capacità comunicativa di fronte ad esso. In questo, lo sport, filo conduttore della manifestazione, oltreché collante sociale al pari di scuola, famiglia e istituzioni del territorio, diventa non solo metafora, azione positiva e antidoto al disagio, ma anche linguaggio educativo e formativo potente, capace di trasformare l’aggressività in risorsa, la disciplina in controllo delle emozioni, il lavoro di squadra come inclusione e condivisione degli obiettivi, dove si acquisisce rispetto di sé e dell’altro e dove le regole non sono gabbie, ma parte del gioco.
Città metropolitana “fa squadra” con l’Osservatorio da tempo: nei giorni scorsi si è tenuta la festa finale del progetto finanziato dal nostro ente relativo alle “Blue Box”; progetto che ha portato questi dispositivi di primo ascolto – realizzati dalla Dedem Spa e installati all’interno delle cabine per fototessera – nei comuni di Monterotondo, Mazzano Romano, Velletri e Zagarolo, accanto a incontri tra i più giovani ed esperti e sportivi sul tema del rispetto e dell’ascolto, volti a contrastare il fenomeno del Bullismo e del Cyberbullismo. Con la nostra convinta partecipazione a questa iniziativa, ribadiamo l’impegno di Città Metropolitana e del Sindaco Gualtieri a essere parte attiva del lavoro collettivo sulla prevenzione e il contrasto a questo fenomeno”.
Così Alessia Pieretti, consigliera delegata Città metropolitana di Roma Capitale.
BIO ALESSIA PIERETTI
Alessia Pieretti, classe 76, è un’ex atleta della Nazionale Italiana di Pentathlon Moderno, disciplina nella quale ha gareggiato dal 1994 al 2011, conquistando importanti risultati internazionali, tra cui la vittoria della Finale di Coppa del Mondo nel 2006 e la qualificazione ai Giochi Olimpici di Pechino 2008. Nel corso della carriera sportiva ha ottenuto cinque medaglie ai Campionati del Mondo e quattro ai Campionati Europei, ricevendo inoltre il Premio Internazionale Cartagine 2009 e il Premio Donna Sport Panathlon Roma 2020.
Laureata in Sociologia e in Scienze Motorie presso “La Sapienza” e l’Università Foro Italico di Roma, è allenatrice di IV livello europeo ed esperta preparatrice fisica qualificata CONI. Ha ricoperto incarichi istituzionali nel mondo sportivo come Consigliere Federale FIPM e Vicepresidente CONI Lazio.
Ha intrapreso il percorso amministrativo nel Comune di Monterotondo come Assessore allo Sport, Volontariato, Pari Opportunità e Diritti. Dal 2019 è Consigliere Comunale e dal 2022 Consigliere della Città Metropolitana di Roma Capitale con deleghe a Sviluppo Economico, Innovazione Tecnologica, Transizione Digitale, Energia e Turismo.
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Spostamento Poliambulatorio ASL RM 4 di Civitavecchia

Comunicato stampa

A partire da lunedì 25 maggio, il Poliambulatorio di Civitavecchia sito a Via Etruria resterà chiuso e tutti i servizi destinati al pubblico saranno trasferiti e regolarmente attivi presso la nuova sede di Viale Lazio.

Sandra Germogli Italia dei Diritti De Pierro denuncia campagna elettorale scorretta ad Anguillara Sabazia

Comunicato stampa


La candidata sindaca del movimento Italia dei Diritti De Pierro lamenta affissione di manifesti di propaganda elettorale affissi fuori dagli spazi di pertinenza da parte del candidato sindaco Pizzigallo ” Sono stati coperti i miei manifesti che erano stati correttamente affissi negli appositi spazi a noi destinati, è così che Pizzigallo rispetta le regole”?

Roma 21 maggio 2026: Siamo agli sgoccioli di questa campagna elettorale che porterà gli elettori alle urne il 24 e 25 maggio per il rinnovo del consiglio comunale di Anguillara Sabazia, ultimi giorni che si preannunciano infuocati a causa di scorrettezze afferenti la campagna elettorale come denuncia la candidata sindaca del movimento Italia dei Diritti De Pierro Sandra Germogli:” Durante questa campagna elettorale tanto io quanto i candidati consiglieri del movimento Italia dei Diritti De Pierro presenti nella lista, abbiamo cercato di portare avanti la nostra campagna elettorale senza sconfinare nelle gratuite e becere accuse o menzogne e soprattutto nel rispetto delle norme previste; purtroppo devo constatare che non per tutti è stato così.

Mi riferisco al sindaco uscente Pizzigallo che nelle plance elettorali installate in via Santo Stefano ha affisso o comunque i suoi collaboratori hanno affisso, i manifesti a mezza figura con i simboli dei partiti che lo appoggiano negli spazi destinati alla mia persona e alla lista del movimento Italia dei Diritti De Pierro che rappresento in queste elezioni come candidata sindaca. Questo episodio mi lascia sconcertata – prosegue la Germogli – perché un sindaco dovrebbe farle rispettare le regole nel comune che amministra e non infrangerle come è stato fatto. E’ così che intende amministrare Anguillara Sabazia?

E’ così che farà rispettare le norme di un’amministrazione legalitaria e virtuosa? Naturalmente non lascerò certo correre questa mancanza di rispetto verso le regole e verso la mia persona e il movimento tutto, riservandomi di esporre quanto si è verificato presso la Procura della Repubblica in modo che accerti se c’è stata una violazione delle norme che regolano la campagna elettorale e in caso, disporre le giuste sanzioni.

Mi auguro che gli elettori domenica e lunedì prossimi sappiano, come credo, scegliere tra chi ha portato avanti una campagna elettorale all’insegna del rispetto delle regole, e chi invece – conclude la Germogli – con arroganza non ne ha tenuto conto”.
Ufficio stampa Italia dei Diritti De Pierro

TERZO SETTORE: COMUNE CERVETERI APPROVI CON URGENZA CONSORZIO SOCIALE

Comunicato stampa

“Da politica solo rimpallo responsabilità, centinaia di famiglie non possono più aspettare”
Cerveteri, 21 mag. – “L’amministrazione comunale di Cerveteri si svegli e prenda atto dell’urgenza di approvare l’avvio del Consorzio Sociale dell’Etruria Meridionale, come già fatto dal Comune di Ladispoli, ormai più di 5 mesi fa. Il Consorzio, infatti, cambierebbe radicalmente la gestione delle politiche sociali del nostro comprensorio, con una programmazione più efficace, azioni più veloci, risorse dedicate e una maggiore attrazione di fondi regionali.  Non comprendiamo quali ostacoli ancora ci possano essere: ieri pomeriggio, nell’aula consiliare del Granarone, abbiamo assistito a un dibattito imbarazzante, in cui di fronte al grido di allarme lanciato da tutte le associazioni del volontariato e del Terzo Settore sull’urgenza di un cambio di passo, la politica, anziché essere solidale, ha risposto con argomentazioni inconsistenti e il consueto gioco del rimpallo di responsabilità.  Basta! Siamo stanchi: centinaia di famiglie alle prese con disabilità, non autosufficienza, minori fragili, povertà, aspettano un aiuto concreto!”. Lo dichiarano in una nota le associazioni Piccolo Fiore APS/Ets,Nuove Frontiere APS/Ets, Animo, Libera/Presidio Cerveteri e Ladispoli, Centro Solidarietà Cerveteri, UDI (Unione Donne in Italia) Gruppo Nilde Iotti, Scuolambiente Odv/Ets, Volontari Ospedalieri (AVO) Cerveteri e Volontari Ospedalieri (AVO) Ladispoli, Auser Civitavecchia Gruppo Cerveteri. Queste associazioni martedì pomeriggio erano presenti nell’Aula consiliare del Granarone ai lavori del Consiglio Comunale aperto di Cerveteri, e sono firmatarie di una nota di sollecito all’approvazione, letta a nome di tutti da Silvia Leuzzi.
“La politica non può rimanere insensibile: ci appelliamo al senso di responsabilità affinché anche a Cerveteri si vada alla votazione dello Statuto di costituzione approvato a Ladispoli al più presto possibile. Se ci sono miglioramenti da fare, si possono fare strada facendo. L’importante è muoversi in tempi veloci, perché il Consorzio può avere accesso a importanti contributi regionali “una tantum” per la sua costituzione, ma soprattutto per altri progetti e servizi sociali indispensabili per le persone più fragili”, conclude la nota.
Piccolo Fiore APS/Ets,Nuove Frontiere APS/Ets, Animo, Libera/Presidio Cerveteri e Ladispoli, Centro Solidarietà Cerveteri, UDI (Unione Donne in Italia) Gruppo Nilde Iotti, Scuolambiente Odv/Ets, Volontari Ospedalieri (AVO) Cerveteri e Volontari Ospedalieri (AVO) Ladispoli, Auser Civitavecchia Gruppo Cerveteri

Ladispoli, Marina Cozzi: “La memoria di una città vive attraverso la sua cultura”

Comunicato stampa

Passato e Futuro APS promuove sabato 23 maggio alla Biblioteca Comunale “Peppino Impastato” un incontro dedicato a Roma città aperta e al legame tra Roberto Rossellini e la città

 di Marco Di Marzio

Passato e Futuro APS, associazione di promozione sociale attiva da anni sul territorio di Ladispoli, continua il proprio percorso di valorizzazione culturale e sostegno alla comunità con un nuovo appuntamento dedicato alla memoria storica e cinematografica della città. Sabato 23 maggio 2026, alle ore 16.30, presso la Biblioteca Comunale Peppino Impastato, si svolgerà infatti l’incontro pubblico dal titolo “La Roma di Roma città aperta. Ladispoli e Rossellini, tra storia e memoria”, promosso dall’associazione con l’obiettivo di riportare l’attenzione sul profondo legame tra Roberto Rossellini e il territorio ladispolano.

Nel corso degli anni, Passato e Futuro APS ha affiancato numerose realtà cittadine attraverso iniziative sociali e culturali concrete: dalla donazione di strumenti musicali agli istituti scolastici del territorio al sostegno di associazioni locali, passando per interventi a favore delle scuole e di strutture di servizio pubblico. Un’attività che l’associazione porta avanti nella convinzione che cultura, partecipazione e attenzione al territorio rappresentino strumenti fondamentali per rafforzare il senso di comunità.

“Crediamo fortemente — spiega la presidente Marina Cozzi — che la cultura debba essere vissuta come occasione di crescita collettiva e di riscoperta delle nostre radici. In questi anni abbiamo cercato di essere presenti nella vita cittadina non soltanto attraverso iniziative culturali, ma anche con interventi concreti a sostegno delle scuole, delle associazioni e delle realtà sociali del territorio. Questo evento dedicato a Rossellini nasce proprio da questa sensibilità: valorizzare una pagina importante della storia di Ladispoli e restituirla alla città”.

L’appuntamento del 23 maggio ruoterà attorno al capolavoro del Neorealismo Roma città aperta e al volume La Roma di Roma città aperta, scritto da Flaminio Di Biagi, docente di cinema alla Loyola University di Chicago, che sarà presente all’incontro insieme allo storico del cinema Claudio Siniscalchi e al critico cinematografico Michele Castiello. Apriranno l’evento l’assessore alla Cultura Margherita Frappa, la presidente dell’associazione Marina Cozzi e Crescenzo Paliotta, autore del volume Ladispoli e i Luoghi del Cinema. A moderare il dibattito sarà il giornalista Marco Di Marzio.

L’iniziativa intende approfondire non soltanto il valore artistico e storico del film, ma anche il rapporto speciale che Rossellini ebbe con Ladispoli. Fu proprio nella cittadina tirrenica, infatti, che il regista iniziò parte della propria esperienza cinematografica nel villino appartenuto al nonno Zeffiro Rossellini, in via Duca degli Abruzzi. Sempre a Ladispoli, il 21 agosto 1945, venne organizzata una delle prime presentazioni pubbliche del film dopo la guerra, a testimonianza di un legame rimasto nel tempo nella memoria culturale della città.

“Spesso — conclude Marina Cozzi — conosciamo i grandi nomi del cinema senza sapere quanto abbiano incrociato la storia delle nostre città. Rossellini rappresenta una parte importante della memoria culturale italiana e il fatto che Ladispoli abbia avuto un ruolo nel suo percorso umano e artistico è qualcosa che merita di essere raccontato e condiviso. Sarà un pomeriggio di riflessione, memoria e confronto aperto a tutti”.

L’ingresso all’evento sarà libero fino a esaurimento posti.

 

PERCHE’ LA MUSICA FA BENE AI GIOVANI. I BENEFICI DELLA MUSICOTERAPIA SPIEGATI DA ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETA’ PSICOANALITICA ITALIANA

di Marialuisa Roscino

 La musica tocca corde profonde, soprattutto durante l’adolescenza e la giovinezza, un periodo della vita, caratterizzato da profonde trasformazioni fisiche, psicologiche e sociali. Per i giovani, la musica, non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di regolazione emotiva, una bussola identitaria e, in molti casi, una terapia quotidiana.

“I motivi principali per cui la musica ha questo straordinario valore terapeutico – spiega la psicoanalista e psichiatra Adelia Lucattini,  Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana – si sviluppano, su tutti i livelli di sviluppo (bio-psico-sociale) integrati e interagenti tra loro”.

“Dove le parole non arrivano, si inceppano o diventano un ostacolo alla comunicazione – avverte Lucattini – nel silenzio comunicativo o nel caos emozionale, la musica rappresenta un canale privilegiato, il fil rouge che unisce giovani di ogni generazione. Attraverso le cuffie costantemente collegate agli smartphone, non c’è solo intrattenimento, ma la ricerca di un baricentro. La musica si rivela così un potentissimo “regolatore emotivo” spontaneo, capace di dare forma alla rabbia, espressone alla tristezza e voce ai conflitti interiori che i ragazzi non sanno o non possono verbalizzare”. Ma come può una melodia trasformarsi in uno strumento di cura e in che modo, la musicoterapia, oggi, si inserisce nei percorsi clinici e multidisciplinari di supporto psicologico per i più giovani? Vediamolo insieme ad Adelia Lucattini in questa intervista.

 Dott.ssa Lucattini, per gli adolescenti l’ascolto della musica è quasi una costante quotidiana. Prima ancora di diventare un percorso clinico guidato, in che modo l’uso spontaneo che i ragazzi fanno della musica rappresenta una forma di autoregolazione emotiva profonda e di auto-cura?

 Nell’adolescenza la musica ha un valore particolare, perché accompagna una delle trasformazioni profonde della vita: il passaggio dall’identità infantile a un’identità più autonoma, personale e sociale. Se nel bambino piccolo la musica è soprattutto ritmo, voce, corpo, ninna nanna, presenza materna e “involucro sonoro”, nell’adolescente diventa anche scelta, appartenenza, linguaggio emotivo e ricerca di sé.

Il riferimento ad Anzieu è molto importante: l’“involucro sonoro” nasce precocemente nella relazione madre-bambino, ma in adolescenza viene in qualche modo rielaborato. L’adolescente ha bisogno di separarsi dai genitori, ma anche di costruire nuovi contenitori psichici. La musica può diventare proprio questo: un nuovo involucro, non più soltanto familiare, ma personale e gruppale. La playlist, il concerto, la band, il genere musicale preferito, la canzone ascoltata in cuffia, diventano luoghi simbolici in cui il ragazzo può riconoscersi, consolarsi, differenziarsi, pensare.

Gli studi sulla musica e lo sviluppo mostrano che il coinvolgimento musicale attivo – suonare, cantare, comporre, improvvisare – favorisce funzioni intellettive ed emotive importanti. Alcuni studi statunitensi condotti nelle high school hanno evidenziato che due anni di lezioni musicali di gruppo migliorano la codifica neurale del linguaggio e la maturazione dei processi uditivi, con effetti collegati anche all’attenzione, alla lettura e all’apprendimento. Non è quindi solo “ascoltare musica”: è fare esperienza attiva del suono, del ritmo, della coordinazione, dell’attesa, dell’ascolto dell’altro.

Nelle scuole superiori anglosassoni, la partecipazione a cori, orchestre e gruppi musicali è considerata come esperienza di crescita socio-emotiva che favorisce l’apprendimento delle materie curriculari. La musica di gruppo sostiene competenze come cooperazione, perseveranza, autoregolazione, senso di appartenenza, fiducia in sé e capacità di stare dentro una relazione senza perdere la propria voce. Anche studi su studenti universitari mostrano che la partecipazione agli ensemble musicali, basta pensare alle fanfare delle università francesi, può favorire bisogni psicologici fondamentali come relazione, competenza e autonomia (Contributions to Music Education, 2023),

Negli ultimi anni, anche all’interno di contesti terapeutici, si utilizza molto la scrittura di testi o la creazione di playlist condivise. Qual è il valore psicologico, in termini di identità e autostima, nel vedere la propria sofferenza o la propria rabbia “oggettivata” e trasformata in una canzone, prendendo in qualche modo le distanze dal proprio dolore?

La correlazione tra musica e cervello in adolescenza è oggi molto studiata, perché proprio durante questa fase della vita è estremamente plastico, emotivamente sensibile e ancora in piena maturazione. La musica non coinvolge una sola area cerebrale, ma attiva contemporaneamente funzioni mentali, la psiche, “circuiti” emotivi, cognitivi, motori e relazionali: memoria, attenzione, linguaggio, immaginazione, vitalità e valorizzazione dell’esperienza.

Lo psicoanalista Theodor Reik aveva intuito molto precocemente che la dimensione uditiva è profondamente legata ai processi inconsci e affettivi. In adolescenza questo aspetto diventa ancora più evidente: i ragazzi spesso usano la musica come un linguaggio emotivo alternativo, capace di esprimere ciò che non riescono ancora a dire apertamente. Molte emozioni adolescenziali (rabbia, malinconia, senso di esclusione, desiderio amoroso, bisogno di appartenenza) trovano nella musica una forma di rappresentazione e contenitore.

Dal punto di vista neuropsicologico, ascoltare o scrivere musica e poi metterla in pratica stimola il rilascio di dopamina e coinvolge i circuiti cerebrali del piacere e della motivazione. Per questo la musica può favorire sentimenti positivi, aumentare il senso di vitalità e aiutare gli adolescenti a modulare stati emotivi intensi o instabili. Ma non si tratta solo di “sentirsi meglio”, la musica aiuta anche a costruire identità. L’adolescente sceglie musiche che “lo rappresentano”, che raccontano qualcosa di sé, del gruppo a cui sente di appartenere o della persona che desidera diventare (Journal of Creativity in Mental Health, 2026).

 Uno dei più grandi ostacoli con i pazienti adolescenti, come mi spiegava poco fa, è proprio quello di abbattere il silenzio o la difficoltà a verbalizzare il proprio malessere, secondo il Suo parere, la musicoterapia, sia essa l’ascolto guidato o l’improvvisazione attiva riesce a superare queste resistenze e a fare emergere vissuti traumatici o conflitti profondi che altrimenti, rimarrebbero inespressi? E come è possibile, secondo Lei,  che la musica possa stimolare l’intelligenza dell’adolescente?

 La musica può stimolare profondamente l’intelligenza dell’adolescente perché coinvolge contemporaneamente emozioni, pensiero, memoria, immaginazione e capacità relazionali. Le neuroscienze in accordo con la psicoanalisi, mostrano che l’esperienza musicale attiva molte aree cerebrali insieme e favorisce l’integrazione tra mondo emotivo e cognitivo. Studi recenti confermano inoltre che la musica sostiene la regolazione emotiva, la resilienza psicologica e la capacità di mentalizzazione, aspetti centrali proprio durante l’adolescenza.

Numerosi autori hanno evidenziato come la musica comunichi direttamente con il mondo affettivo e inconscio attraverso il ritmo e il suono. In adolescenza questo aspetto è particolarmente importante, perché il ragazzo vive emozioni intense e spesso difficili da verbalizzare. La musica diventa allora una forma di pensiero emotivo: permette di contenere stati interni confusi, dare forma alle emozioni e trasformare l’impulsività in esperienza rappresentabile.

Philippe Gutton ha mostrato come l’adolescenza sia il tempo della “pubertà psichica”, cioè di una profonda riorganizzazione interna. In questa fase la musica può aiutare il ragazzo a costruire continuità tra corpo, emozioni e pensiero, accompagnando il delicato lavoro di costruzione dell’identità. L’importanza dell’esperienza estetica nella crescita mentale, la musica, come altre esperienze artistiche, favorisce la capacità di pensare, immaginare e tollerare la complessità emotiva. Attraverso il suono e il ritmo, l’adolescente può avvicinare aspetti profondi di sé senza sentirsi troppo esposto o minacciato dalla parola diretta. L’“involucro sonoro” come di una prima struttura psichica fondata sulla voce, sui suoni e sulla musicalità della relazione. In adolescenza questo involucro viene in parte ricostruito attraverso le musiche amate, le canzoni ascoltate ripetutamente, le esperienze musicali condivise, che diventano contenitori emotivi e strumenti di identificazione.

Le ricerche più recenti confermano che la musica attiva anche i sistemi neuropsicologici collegati alla regolazione interna, alla memoria autobiografica e al senso di identità personale. Inoltre, gli interventi di musicoterapia negli adolescenti possono ridurre ansia, isolamento emotivo e sintomi depressivi, migliorando la capacità di esprimere e comprendere i propri stati interni. La musica, quindi, non stimola soltanto abilità artistiche, ma sostiene la crescita mentale dell’adolescente, la creatività e la trasformazione delle emozioni in pensieri condivisibili (Frontiers in Child and Adolescent Psychiatry, 2026).

Che tipo di Musica, a Suo avviso, è adatta agli adolescenti?

Tutti gli studi affermano che non esistano generi musicali “giusti” o “sbagliati” per gli adolescenti. La musica più importante è quella che il ragazzo sente come propria, quella che gli permette di riconoscersi, emozionarsi, pensare e sentirsi vivo. In adolescenza la musica è profondamente legata alla costruzione dell’identità e alla regolazione emotiva, ogni ragazzo sceglie sonorità che parlano del suo mondo interno, delle sue emozioni, del gruppo a cui sente di appartenere o della persona che desidera diventare.

Una ricerca dell’Universidad Autónoma de Madrid, dimostrano infatti che non è tanto il genere musicale in sé a essere terapeutico o dannoso, quanto il modo in cui la musica viene vissuta, sia in solitudine che in compagnia. La ricerca contemporanea evidenzia che la musica può aiutare gli adolescenti a regolare emozioni intense, ridurre ansia e solitudine e favorire processi di autoriflessione e costruzione dell’identità.

Dal punto di vista psicologico e psicoanalitico, la musica può essere considerata uno spazio privilegiato di trasformazione mentale. Sigmund Freud aveva già intuito che l’esperienza artistica permette di dare espressione simbolica a desideri, conflitti ed emozioni profonde che non riescono a trovare facilmente parole. In adolescenza questo processo è particolarmente importante, perché il ragazzo attraversa una fase di intensa turbolenza emotiva e identitaria.

La mente cresce attraverso la capacità di trasformare emozioni grezze e confuse in pensieri pensabili. Il ritmo, la melodia e la ripetizione permettono di organizzare ciò che inizialmente appare caotico o travolgente. Thomas Ogden sottolinea l’importanza degli spazi creativi e immaginativi nello sviluppo del Sé. Attraverso la musica l’adolescente può entrare in contatto con aspetti profondi della propria interiorità senza sentirsi immediatamente esposto al giudizio o costretto alla verbalizzazione diretta. La musica diventa così una forma di pensiero emotivo, un luogo psichico in cui il ragazzo può sentirsi esistere, immaginare sé stesso e costruire continuità tra corpo, emozioni e pensiero.

E’ fondamentale non solo ascoltare musica, ma viverla attivamente, praticarla, suonare, cantare, improvvisare, comporre. Quando l’adolescente vive la musica, sperimenta un processo creativo che rafforza identità, fiducia in sé e capacità relazionale. Fare musica significa trasformare emozioni interne in qualcosa di comunicabile, condiviso e pensabile, un’esperienza profondamente evolutiva per la mente adolescenziale.

Anche molti musicisti e artisti hanno raccontato questa funzione vitale della musica nell’adolescenza. David Bowie diceva della musica: “Per me la musica è il colore. Non il dipinto. La mia musica mi permette di dipingere me stesso”, mentre Ezio Bosso sottolineava che “la musica ci insegna la cosa più importante che esista, ascoltare”. Questo è centrale anche sul piano psicologico, attraverso la musica l’adolescente impara ad ascoltare sé stesso, le proprie emozioni e gli altri, a dipingere l’affresco della propria vita.

Quali consigli si sente di dare?

 – È importante ascoltare la musica, in quanto aiuta i ragazzi a comprendere meglio se stessi. La musica favorisce la regolazione emotiva e permette di dare forma a stati d’animo difficili da esprimere a parole;

-Suonare o cantare stimola mente e creatività. La pratica musicale migliora attenzione, memoria, concentrazione e capacità di espressione personale;

-Fare musica insieme riduce isolamento e solitudine. Band, fanfare, cori e gruppi musicali favoriscono relazioni, ascolto reciproco e senso di appartenenza;

-Favorisce un migliore rendimento scolastico e universitario. Disciplina, memoria, organizzazione mentale e capacità di concentrazione vengono rafforzate dalla pratica musicale;

-Aiuta a costruire identità e autostima. Attraverso la musica ci si può riconoscere nel proprio stato d’animo e nelle proprie emozioni e sentirsi in molti casi, più sicuri di se stessi;

-La passione musicale può diventare anche una professione. Musicista, cantante, produttore, insegnante o musicoterapeuta: la musica può trasformarsi in un percorso lavorativo e creativo;

-La musica aiuta sempre a combattere ansia e depressione. La musica e musicoterapia sostengono il benessere psicologico e la regolazione delle emozioni.