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Valencia – il Santo Calice: storia vera di una coppa antica

Il Santo Calice: storia vera di una coppa antica

Si racconta che ogni oggetto antico abbia una voce. Non una voce che si ascolta con le orecchie, ma una sensazione sottile, come un respiro trattenuto nel tempo. La coppa che oggi riposa nella Cattedrale di Valencia è una di queste voci: piccola, discreta, eppure capace di attraversare i secoli.

All’inizio non era un tesoro. Era solo una coppa di agata, levigata da mani pazienti in un laboratorio del Vicino Oriente. Una coppa da tavola, fatta per contenere vino, acqua, forse un gesto di ospitalità. Nessuno avrebbe immaginato che un giorno sarebbe diventata un simbolo, un ponte tra mondi.

La tradizione dice che fu posata su una tavola semplice, in una stanza di Gerusalemme. Non c’erano cavalieri, né magie, né luci soprannaturali. C’erano uomini stanchi, un maestro che parlava di amore e di addio e un gesto antico come il mondo: prendere il pane, prendere il calice, condividere. Da quel momento la coppa non fu più solo una coppa. Divenne memoria.

 

La tradizione, sostenuta da una documentazione insolitamente continua, racconta un percorso che attraversa l’intera storia cristiana.

La coppa dell’ultima cena di Gesù, con cui istituì il sacramento dell’Eucarestia, sarebbe stata portata a Roma da san Pietro e usata dai primi papi nelle celebrazioni eucaristiche.

Quando i venti della persecuzione iniziarono a soffiare su Roma, la coppa fu affidata a mani fidate. Passò di notte, di casa in casa, come un segreto da proteggere, fino a che, nel 258, durante la persecuzione di Valeriano, papa Sisto II l’affidò al diacono san Lorenzo, che la fece giungere nella sua terra natale, Huesca, per salvarla.

Per secoli fu custodita nel monastero di San Juan de la Peña, tra i silenzi dei Pirenei.

Quando riemerse, fu accolta dai re d’Aragona: nel 1399 i monaci la consegnarono al re Martino I. Passò da una corte all’altra, finché, nel 1424, Alfonso il Magnanimo la portò a Valencia, dove rimase stabilmente e dove, dal 1916, è custodita nella Cappella del Santo Calice della cattedrale che divenne la sua casa definitiva. Lì, tra colonne gotiche e luce filtrata, la coppa trovò finalmente riposo alla fine di una storia che non ha bisogno di miracoli, ma è fatta da documenti: le pergamene, gli inventari reali, le cronache monastiche. Una catena di testimonianze che, dal IV secolo in poi, non presenta interruzioni.

 

La parte superiore del calice di Valencia è una semplice coppa di agata orientale, lavorata con la finezza tipica dell’artigianato vicino-orientale del I secolo a.C.. È piccola (circa 17 cm totali, 7 cm la sola coppa, diametro 9,5 cm), leggera, pensata per essere tenuta nel palmo della mano. Il piede e i manici sono aggiunte medievali, realizzate quando la coppa divenne oggetto di venerazione. Gli studi archeologici degli ultimi decenni hanno confermato che la coppa è compatibile per epoca, stile e provenienza con un oggetto che avrebbe potuto trovarsi sulle tavole giudaiche del tempo di Gesù.

Il Calice di Valencia è importante per tre motivi. La coppa in agata, nella sua parte originale, è una delle pochissime del I secolo giunta fino a noi in condizioni eccellenti. Nessun’altra reliquia cristiana possiede una documentazione così continua e coerente. Per milioni di credenti rappresenta la memoria tangibile dell’Ultima Cena: non un oggetto magico, ma un frammento di quotidianità che si è trasformato in simbolo.

Il calice è stato usato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI durante la Messa.

Il Calice non è il premio di un eroe. È la memoria di un gesto di condivisione, di un amore che si spezza e si dona e forse per questo, ancora oggi, chi lo guarda sente una nostalgia, una promessa, un richiamo.

 

Il Calice di Valencia non è il Graal dei romanzi medievali. Il Graal arturiano nasce nel XII secolo come simbolo letterario: un oggetto mistico e mutevole, ora coppa, ora piatto, ora pietra, che incarna la purezza spirituale e sfida ogni definizione. È il centro di una ricerca interiore, non di un pellegrinaggio storico; un enigma più che una reliquia. Mito, allegoria, poesia: questo è il Graal arturiano. Il Calice di Valencia, al contrario, è un oggetto reale, databile, studiato, con una storia documentata. Le due tradizioni non si escludono, ma appartengono semplicemente a mondi diversi.

Nelle leggende medievali, il Graal non è solo un oggetto sacro: è la prova suprema, la meta che separa i cavalieri comuni dagli eletti. Si racconta che fosse la coppa dell’Ultima Cena, la stessa con cui Giuseppe d’Arimatea avrebbe raccolto il sangue di Cristo durante la Crocifissione. Questa doppia sacralità — eucaristica e passionaria insieme — lo trasforma in un simbolo di potere assoluto e purezza irraggiungibile.

Secondo la tradizione arturiana, Giuseppe fugge dalla Palestina portando con sé il Graal e raggiunge le isole britanniche, dove fonda una comunità cristiana e affida il sacro oggetto ai suoi discendenti, i Re Pescatori. Per secoli questa stirpe ne è la custode, ma il suo potere si indebolisce man mano che i guardiani si rivelano indegni.

Quando Artù sale al trono, il regno è ferito, la terra è sterile e il Graal è scomparso. La sua ricerca diventa il simbolo stesso della rigenerazione del mondo. I cavalieri partono, ma uno solo è destinato a trovarlo: Galahad, figlio di Lancillotto, l’unico totalmente puro. È lui a vedere il Graal, a toccarlo, a essere infine rapito in una dimensione spirituale. Dopo la sua visione, il sacro oggetto scompare per sempre dalla Britannia.

Nelle versioni più tarde del ciclo arturiano, si narra che il Graal non rimanga nelle isole britanniche, ma venga condotto in salvo nel Sud, “in una terra cristiana minacciata dagli invasori”. Molti autori medievali identificano questa terra con la Spagna, allora impegnata nella Reconquista.

Il Graal è il linguaggio della letteratura cavalleresca: quello di Chrétien de Troyes e Geoffrey di Monmouth nel XII secolo, di Robert de Boron e Wolfram von Eschenbach tra la fine del XII e il XIII, fino a Thomas Malory nel Quattrocento. Il Calice di Valencia, invece, è il linguaggio della storia.

 

 

Approfondimenti

Valencia

Jardì del Tùria

Il Santo Calice: il Graal

L’Orxata

La Paella valenciana

Il Tribunal de las aguas

La Città delle arti e delle scienze

 

 

Riccardo Agresti

A Canale Monterano “dalle carte alle vite”: la ricerca di Manfredi De Negri per i 120 anni dell’Università Agraria

Una sala Natili gremita, quella del 6 giugno a Canale Monterano, fatta di sguardi attenti e curiosi, di persone che ascoltando le parole di Manfredi De Negri e osservando le immagini proiettate si sono riconosciute e hanno riconosciuto la storia di un paese intero. È stato questo il senso più profondo dell’incontro organizzato dall’associazione Inchiostro del Futuro, in collaborazione con l’Università Agraria di Canale Monterano. Dopo un saluto rappresentativo dell’associazione portato da Vilma Piccioni, ha preso la parola il Presidente dell’Università Agraria, Fabio Chiaravalli, che encomiando il certosino lavoro di Manfredi De Negri lo ha circoscritto alla ricorrenza del 120esimo anniversario dell’ente.

“Occasione speciale e storica sotto tutti i punti di vista, con la quale abbiamo avvertito l’esigenza di ricostruire la storia dell’Università Agraria. Come spesso mi piace affermare, l’università è un signore attempato e il rischio che volevamo evitare era quello della decomposizione,  soprattutto riguardo alla memoria storica. Manfredi è stata la persona in grado di trasformare un nostro desiderio in realtà: con mesi di lavoro, tutto volontario, ha riordinato l’archivio storico, ha riportato alla luce documenti che sembravano persi nel tempo. Non è stato un lavoro per Manfredi,  è stata un’attività di passione. Un lavoro enorme che ha portato avanti per mesi con l’obiettivo di arrivare nel 2026 con la possibilità di avere un archivio storico in ordine, utilizzabile e di poterlo presentare e mettere a disposizione per tutta la cittadinanza. Un lavoro che porterà a una mostra, dal 15 al 30 agosto, dedicata ai documenti ritrovati, alle storie che raccontano e alle fotografie reperite che offrono immagini di quelle storie.

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Allo stesso tempo abbiamo fatto, e continuiamo  a fare, anche un appello: chiunque dovesse avere documenti, lettere, scritti, non li lasciasse disperdere nella memoria, ma li portasse alla luce dandogli una seconda vita. Del resto la stessa foto della locandina, che abbiamo scelto come “guida” di questo nostro incontro odierno, vede sullo sfondo i nonni di persone a noi molto vicine, che hanno trovato questa foto e ce l’hanno consegnata”. Poche parole, quelle del presidente, che hanno introdotto l’esposizione di Manfredi De Negri; un excursus storico, realizzato dall’analisi di documenti, immagini e fotografie, passato attraverso le due guerre, il periodo del fascismo, la liberazione, fino ad arrivare ai giorni nostri.

L’università agraria ha avuto ben 50 presidenti (Fabio Chiaravalli è appunto il 50esimo), tra cittadini eletti e commissari prefettizi. “Oggi il fine dell’Agraria è diverso: non più sostenere le famiglie, ma salvaguardare questo territorio con nuovi obiettivi, che raccontano l’idea che alcune risorse non appartengono a un solo individuo ma a intere comunità. E’ un percorso alternativo, questo, in grado di rappresentare la memoria del mondo contadino, la storia delle lotte sociali, dell’alto governo locale, la terra come bene condiviso”. Ha affermato Manfredi, ringraziando chi ha permesso per primo la realizzazione dell’archivio, ovvero Daniele Natili. “120.000 documenti, che parlano della vita di questo paese: e tutto questo stava andando perso”.

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Delle quasi due ore di esposizione, durante le quali sono passati in rassegna documenti, storie di vita e di famiglie canalesi, riporto qualche curiosità: parrebbe che le prime elezioni comunali dopo la liberazione dal regime fascista siano state proprio quelle per la scelta del sindaco di Canale, svolte nelle urne dell’Università Agraria. Grazie allo straordinario lavoro svolto, inoltre, Manfredi è riuscito a ritrovare la macchina fotografica a lastre con cui sono state scattate gran parte delle foto in bianco e nero che raccontano un territorio canalese di 120 anni fa.

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Sono 7000 i documenti ritrovati, scansionati e migliorati con l’Intelligenza Artificiale, che Manfredi De Negri ha recuperato e catalogato in un archivio prezioso dell’ente Università Agraria; sebbene sembri un traguardo, in realtà è solo un punto di partenza per più approfonditi arricchimenti di una storia di terre collettive, sudore, sacrifici e orgoglio tutto locale.

 

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone

Gianluca Di Pietrantonio, redattore L’agone

Acqua a I Terzi: l’Amministrazione risponde con i fatti, non con la propaganda

Comunicato stampa

​In merito alle recenti dichiarazioni del consigliere comunale Luigino Bucchi sulla gestione idrica nella frazione de I Terzi, l’Amministrazione desidera fare chiarezza, sostituendo le polemiche strumentali con i dati oggettivi che segnano, finalmente, una svolta decisiva per i cittadini.

​È singolare che proprio chi, nel consiglio comunale, fa riferimento a forze politiche che oggi governano la Regione Lazio, scelga di limitarsi ad attacchi a mezzo stampa anziché attivare i propri canali per informarsi correttamente sui progressi in corso. Mentre il consigliere preferisce dare spettacolo con dichiarazioni fuori contesto, questa Amministrazione ha lavorato in silenzio e con costanza per ottenere ciò che per anni era rimasto bloccato.

​I cittadini de I Terzi meritano risposte concrete, non proclami elettorali. Per questo, abbiamo lavorato a fondo sui tavoli tecnici con Regione Lazio, ARSIAL e Acea Ato2. Il risultato di questo impegno è tangibile ed è scritto nero su bianco nella Legge Regionale 10 del 28 maggio 2026.

​Grazie all’articolo 29 di tale normativa, il percorso per la soluzione definitiva è legge: gli acquedotti di proprietà ARSIAL sono in fase di trasferimento gratuito ai Comuni, per essere immediatamente affidati in concessione al gestore del Servizio Idrico Integrato. La legge prevede, inoltre, un contratto di servizio transitorio per garantire la continuità dell’erogazione e la gestione ordinaria delle utenze, con il supporto finanziario diretto della Regione.

​Ci chiediamo dunque: il consigliere Bucchi ha letto il testo della Legge Regionale 10/2026? Se lo avesse fatto, saprebbe che la Regione – ente guidato proprio dai suoi riferimenti politici – ha finalmente stanziato le risorse e definito l’iter che sblocca il perimetro del servizio idrico per i residenti de I Terzi.

​L’Amministrazione, rappresentata in prima persona dalla Sindaca Elena Gubetti, non ha mai smesso di rappresentare le ragioni dei cittadini, anche quando si è dovuto ricorrere a soluzioni emergenziali per garantire l’accesso all’acqua, sempre lavorando per la transizione verso un servizio pubblico ordinario.

​Invitiamo il consigliere a un atteggiamento più costruttivo: invece di cavalcare il disagio con attacchi che non risolvono nulla, si informi presso gli uffici competenti o si faccia promotore, presso i propri contatti in Regione, di un’accelerazione ulteriore degli atti necessari all’applicazione della nuova legge.

​La nostra porta, come sempre, resta aperta a cittadini e comitati per illustrare i passaggi tecnici di questa storica transizione. Il tempo delle bugie e delle mancate risposte è finito; oggi contano solo le soluzioni, e le nostre sono, finalmente, realtà.

​Cerveteri, 6 giugno 2026
L’Amministrazione Comunale

A Trevignano un’area libera per persone con disabilità

Cordoglio dell’Ente Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano per la scomparsa di Giuseppe Crocicchi

Comunicato stampa

L’Ente Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano, attraverso il Commissario Straordinario Ivano Iacomelli, esprime il più sincero e sentito cordoglio al Sindaco di Bracciano, Marco Crocicchi, e a tutta la sua famiglia per la scomparsa dell’amato padre Giuseppe.

«In questo momento di grande dolore – dichiara il Commissario Ivano Iacomelli – desidero far giungere, a nome mio personale e dell’intero Ente Parco, la nostra vicinanza e il nostro affetto al Sindaco Marco Crocicchi e ai suoi familiari.
A Marco e ai suoi cari rivolgiamo le più sentite condoglianze e un abbraccio sincero».

L’Ente Parco si unisce al dolore della famiglia Crocicchi, partecipando con rispetto e commozione al lutto che ha colpito la comunità di Bracciano.

Ente Parco Naturale Regionale Bracciano-Marticgnano

Il cordoglio del Comune di Bracciano per la scomparsa di Giuseppe Crocicchi

Dalla pagina Facebook del Comune

Il Sindaco Marco Crocicchi e la sua famiglia sono stati colpiti da un grave lutto per la scomparsa del padre Giuseppe.
A nome dell’Amministrazione comunale, del Consiglio comunale e dell’intera comunità di Bracciano esprimiamo la nostra più sincera vicinanza a Marco e ai suoi familiari in questo momento di dolore.
Nel rispetto della volontà del Sindaco, le attività istituzionali e gli eventi programmati proseguiranno regolarmente.
Ci stringiamo con affetto alla famiglia Crocicchi.

SANITÀ TERRITORIALE: AL POLICLINICO UMBERTO I NASCE IL NUOVO OSPEDALE DI COMUNITÀ

Riceviamo e pubblichiamo

È stato inaugurato venerdì 5 giugno, a Roma, presso l’Edificio George Eastman l’Ospedale di Comunità, struttura strategica destinata a rafforzare la rete dell’assistenza territoriale e la continuità delle cure tra ospedale e territorio. Questa struttura assume una valenza particolare perché è la prima tra quelle già avviate ad essere compresa nel perimetro del Policlinico Umberto I che garantirà la continuità assistenziale.

Alla cerimonia di avvio delle attività ha preso parte il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, insieme al Direttore generale Fabrizio d’Alba, la Direzione strategica aziendale.

L’Ospedale di Comunità del Policlinico Umberto I – allocato in viale Regina Elena 287/b al terzo piano – realizzato nell’ambito della Missione 6 Salute del PNRR e in attuazione del DM 77/2022, dispone di 20 posti letto dedicati alla presa in carico di pazienti clinicamente stabilizzati che necessitano di assistenza infermieristica continuativa, supervisione medica programmata e percorsi di recupero funzionale prima del rientro al domicilio o del trasferimento verso altri servizi territoriali.

«L’Ospedale di Comunità – ha evidenziato il Direttore generale d’Alba – rappresenta un contributo fondamentale: non solo favorirà dimissioni protette e appropriate, ma sarà anche uno strumento essenziale per evitare ricoveri impropri. In un grande Policlinico come il nostro, questa struttura assume un valore aggiunto, perché crea nuove consuetudini di collaborazione tra professionisti e rende più fluidi i percorsi dei pazienti che passano dalla fase acuta a quella sub‑acuta. Siamo convinti che questa esperienza avrà anche una forte valenza formativa: permetterà ai giovani professionisti di conoscere da vicino la sanità territoriale, un ambito che spesso non incontrano durante i tirocini ospedalieri, contribuendo così a formare competenze più complete e integrate.»

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La nuova struttura rappresenta un modello innovativo di sanità di prossimità, pensato per rispondere ai bisogni dei pazienti fragili, anziani e pluripatologici, contribuendo a ridurre le degenze inappropriate nei reparti per acuti, prevenire ri ospedalizzazioni evitabili, favorire percorsi di cura integrati, rafforzare il collegamento tra ospedale, territorio e servizi domiciliari.

L’attività dell’Ospedale di Comunità sarà integrata oltre che con Il Policlinico Umberto 1 con la Centrale Operativa Territoriale (COT), i distretti sanitari, i Medici di Medicina Generale, le cure domiciliari e la rete delle cure intermedie delle aziende sanitarie.

Particolare attenzione è stata dedicata all’organizzazione multidisciplinare dell’assistenza, fondata sulla centralità dell’assistenza infermieristica e sulla collaborazione tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari, professionisti della riabilitazione e assistenti sociali.

La realizzazione dell’Ospedale di Comunità rappresenta un passo concreto verso una sanità più vicina alle persone, capace di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura e di rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio.

La struttura, situata al III piano dell’Edificio George Eastman, è stata progettata nel rispetto degli standard previsti dalla normativa nazionale e regionale, garantendo ambienti assistenziali moderni, accessibili e orientati al recupero dell’autonomia del paziente.

L’Ospedale di Comunità del Policlinico Umberto I costituisce uno degli interventi cardine del processo di riorganizzazione dell’assistenza territoriale promosso dalla Regione Lazio e sostenuto attraverso le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e resilienza

La cura e l’algoritmo, di Alessio D’Amato

Comunicato stampa

Dalla diagnostica e dal supporto alle decisioni cliniche e alle scelte terapeutiche alla medicina ultra-personalizzata e alla genomica, dalla robotica medica e chirurgia assistita alla telemedicina e al monitoraggio remoto, le applicazioni dell’Intelligenza artificiale in ambito sanitario si stanno rivelando sempre più sorprendenti ed efficaci. Non siamo di fronte soltanto a una nuova ondata tecnologica ma a un passaggio che ci obbliga a ripensare profondamente il significato stesso del prendersi cura dell’altro. Restano da bilanciare le implicazioni sul piano organizzativo e gestionale, etico, legale, sociale e sul fronte del rispetto della privacy dei pazienti. Senza dimenticare il tema della responsabilità sanitaria. In caso di errore da parte di un sistema automatizzato, chi deve essere ritenuto responsabile? Il medico, il produttore del software, o l’ente sanitario che lo ha adottato?
Obiettivo di questo libro è condividere con il lettore una traccia delle sfide globali poste da questa nuova frontiera della sanità.
Con gli interventi di Andrea Lenzi, presidente del CNR, e Walter Ricciardi, docente di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Professore a contratto di Sociologia della salute all’Università Medica Internazionale di Roma UniCamillus. Già assessore alla Sanità della Regione Lazio, è stato insignito della onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il contrasto alla pandemia. Autore di Lady Asl e Le mani sulla sanità (Editori Riuniti), è editorialista del quotidiano Il Riformista.

PER UNA “TERZA VIA” SINDACALE: LA CAMPAGNA DI ADESIONI A PLURALISMO E LIBERTÀ

Comunicato stampa

È il momento di una “terza via” sindacale: lo dimostrano le crisi che colpiscono realtà editoriali piccole e grandi, l’espulsione di centinaia di giornalisti dalle redazioni e le basse retribuzioni di migliaia di colleghi precari. In questo scenario gli editori buttano la palla in tribuna sull’equo compenso e, al tavolo per il rinnovo di un contratto nazionale scaduto ormai da oltre un decennio, offrono cifre inadeguate e scommettono ancora sulla progressiva destrutturazione del lavoro giornalistico.

In Stampa Romana, nella Fnsi, nella Casagit e nell’Inpgi le nostre linee guida non sono mai cambiate: sindacato pragmatico e non ideologico, “identitario” perché mette al primo posto i diritti del singolo; focus sulle vertenze e sull’assistenza agli iscritti.

Questa “terza via” diventerà un’alternativa concreta quando, a fine anno, si tornerà alle urne per Stampa Romana e Fnsi. Rivendichiamo il percorso che negli ultimi otto anni ci ha visto in maggioranza a Stampa Romana con InfoFuturo e fieramente all’opposizione della gestione Controcorrente/Usigrai negli altri organismi di categoria.

Ma siamo convinti che Pluralismo e Libertà oggi possa e debba candidarsi legittimamente alla guida del sindacato. Un traguardo raggiungibile solo con il sostegno di tutta quell’area “non conformista” che storicamente rappresentiamo, così come di chi auspica un’effettiva discontinuità.

Ed è per offrire una rappresentanza a questi colleghi che lanciamo la campagna di adesioni a Pluralismo e Libertà. Non solo una componente sindacale, ma uno spazio di dialogo storicamente aperto a tutti, anche ai non iscritti al sindacato.

A questi ultimi ricordiamo tuttavia che, per poter votare alle elezioni di fine anno, sono rimasti pochissimi giorni per iscriversi o rinnovare la propria adesione a Stampa Romana. Il nostro coordinamento nazionale è a disposizione per ogni richiesta di chiarimento.

A settembre l’occasione per illustrare il nostro progetto sarà la Conferenza programmatica di Pluralismo e Libertà: una giornata di confronto con tutti i soggetti in campo sui principali argomenti di attualità sindacale e professionale: il rinnovo del contratto nazionale; le questioni del lavoro autonomo e non dipendente; la tutela del lavoro giornalistico e del diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale; la valorizzazione e la tutela professionale degli uffici stampa; e, non ultimo, il tema della democrazia interna e della modifica dello Statuto Fnsi.

L’attuale meccanismo elettorale deprime il pluralismo delle voci sindacali e penalizza soprattutto le due principali associazioni regionali, “Lombarda” e “Romana”, che non sono adeguatamente rappresentate pur esprimendo il maggior numero di iscritti. Per contatti: pluralismo.stampa@gmail.com

Vicinanza al sindaco di Bracciano per la scomparsa del padre, Giuseppe Crocicchi

Quando ci lascia un genitore, si apre una voragine il cui eco drammatico è difficile da immaginare se non percepito con l’anima di un figlio.

Per questo, apprendendo della scomparsa di Giuseppe Crocicchi, vorremmo saper attutire quell’eco drammatico con il suono corale della vicinanza, discreta ma sincera, testimone di una comunità che sa stringersi e sostenere anche e soprattutto nei momenti bui.

Al sindaco Marco Crocicchi esprimiamo il cordoglio e la vicinanza dell’intera redazione, stringendolo in un virtuale abbraccio d’affetto.

La Redazione de L’agone