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Valencia – Il canto bianco dell’orxata

Il canto bianco dell’orxata

 

Nella piana luminosa che circonda Valencia, dove l’aria profuma di arance e di mare, cresce una pianta che non sembra chiedere nulla: foglie sottili come fili d’erba, radici che affondano nella terra sabbiosa dell’Horta Nord, e, sotto, nascosti come piccoli tesori, i suoi “frutti”: le chufas.

La chufa non è un seme, né un frutto, né una noce. È un tubero, un piccolo nodo rugoso color ambra, prodotto da una pianta erbacea chiamata Cyperus esculentus. Una pianta umile, che cresce bassa, quasi timida, infestante, ma che custodisce un sapore antico.

I contadini di Alboraya, la capitale mondiale dell’orxata, la conoscono da secoli. La seminano in primavera, la raccolgono a fine estate, la lavano, la asciugano al sole e, quando la chufa è pronta, dura e profumata, inizia la magia. Le chufas vengono messe in ammollo, poi macinate, impastate con acqua fredda. La polpa viene strizzata, filtrata, lasciata riposare. Ciò che ne risulta è un liquido bianco, vellutato, fresco come un mattino d’estate: l’orxata de València.

Il suo gusto è unico. Ricorda la mandorla, ma più erbacea; la nocciola, ma più fresca. Ha una dolcezza naturale, mai stucchevole e lascia in bocca una nota di terra buona, di radice, di campo. Una bevanda che non imita nulla: è se stessa.

La chufa non è nata a Valencia. Arrivò secoli prima che la città la facesse propria, portata dagli Arabi, che la conoscevano già da secoli, e gli Arabi l’avevano ereditata dagli Egizi, che la coltivavano lungo il Nilo e la offrivano come cibo sacro e nutriente. Quando giunse nella piana valenciana, trovò la sua casa definitiva. Il clima, la sabbia, l’acqua: tutto era perfetto. Così, nel XIII secolo, l’orxata era già una bevanda amata, rinfrescante, quasi rituale.

Una leggenda racconta che una ragazza la offrì al re Giacomo I d’Aragona, e che lui, sorpreso dal sapore, esclamò: «Açò és or, xata!» “Questo è oro, ragazza!” Da lì, dicono, nacque il nome orxata. Forse non è mai accaduto. Ma ogni leggenda duratura nasce così: da un sapore che non si dimentica e ancora oggi, nelle horchaterías di Valencia, quando il bicchiere si riempie di bianco e la luce del pomeriggio lo attraversa, sembra davvero di vedere un metallo liquido, un oro gentile, un dono della terra.

Oggi l’orxata, bevanda legata a una DOP e a un territorio preciso, si beve ghiacciata, accompagnata dai fartons, dolci soffici e allungati che si intingono nella bevanda, come in un rito valenciano. Le horchaterías storiche di Valencia, Santa Catalina, Subies, Vida, sono luoghi dove il tempo rallenta. Lì l’orxata non è solo una bevanda: è un gesto identitario, un modo di dire “questa è la nostra terra”.

L’orxata valenciana ha due parenti lontane, simili nel nome ma non nel cuore. L’orzata italiana, che deriva dal latino hordeata, “a base di orzo”, che si prepara con mandorle dolci e amare, zucchero e acqua, quasi una sorella elegante, profumata, da salotto. L’horchata messicana, che nasce dall’influenza spagnola, ma si trasforma e si prepara con riso, cannella, zucchero, talvolta latte; è una sorella calda, piena di spezie e di sole.

L’orxata è Valencia che si lascia bere.

 

 

Approfondimenti

Valencia

Jardì del Tùria

Il Santo Calice: il Graal

L’Orxata

La Paella valenciana

Il Tribunal de las aguas

La Città delle arti e delle scienze

 

 

 

Riccardo Agresti

L’associazione Abbruzzese di Roma incontra il sindaco Gualtieri

Riceviamo e pubblichiamo

ABRUZZESI A ROMA

22 giugno · ore 19:00 · Villa Altieri (Viale Manzoni 47)

L’Associazione Abruzzese di Roma incontra il Sindaco Gualtieri

Un’occasione per far sentire la nostra voce in Campidoglio.
Aperitivo e buona compagnia garantiti

Corpus Domini: la fede attraversa le strade e la storia di Canale Monterano

Nel pomeriggio di oggi, Canale Monterano ha celebrato il Corpus Domini, una delle ricorrenze più antiche e simboliche della tradizione cristiana. Una festa che affonda le sue radici nel XIII secolo, quando la Chiesa istituì la solennità per affermare la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia — un mistero che, da allora, viene portato fuori dalle chiese per incontrare le strade, le case, le persone. Una festa che ricorda che il sacro non resta chiuso, ma cammina in mezzo alla comunità.

A Canale Monterano, questo cammino ha assunto come sempre un carattere profondamente identitario. Le vie del paese, illuminate da un sole gentile di inizio giugno, si sono riempite di fedeli, famiglie, bambini, anziani, in un corteo che ha unito devozione e memoria. La processione è partita dalla chiesa parrocchiale e si è snodata tra i vicoli storici, accompagnata dalla banda musicale E. D’Aiuto, dalla Confraternita del SS. Sacramento, dalla Protezione Civile, dal Comitato Festeggiamenti 1986 e dai bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione, emozionati e fieri nei loro abiti bianchi.

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Il Corpus Domini, nella tradizione di Canale, non è solo un rito religioso: è un gesto collettivo che attraversa la storia del paese, un modo per rinnovare ogni anno il legame tra la comunità e le sue radici spirituali. Le strade percorse oggi sono le stesse che per generazioni hanno visto passare il baldacchino, l’ostensorio, i canti, su decorazioni floreali raffiguranti immagini sacre e simbolismi identitari locali. Un filo che unisce passato e presente, fede e identità.

Alla celebrazione erano presenti il sindaco Alessandro Bettarelli e il vicesindaco Fabrizio Lavini, che hanno partecipato con discrezione e rispetto, riconoscendo il valore civile e comunitario di un rito che appartiene a tutti, credenti e non. La loro presenza, insieme a quella delle associazioni locali, ha restituito l’immagine di un paese che sa ritrovarsi attorno ai suoi simboli più profondi.

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Il momento più intenso è stato il passaggio del Santissimo tra due ali di silenzio. Il sacerdote ha sollevato l’ostensorio e, per un istante, il tempo sembrava essersi fermato: solo il suono lieve dei passi, il fruscio delle vesti, il profumo dei fiori sparsi dai bambini. Un gesto antico, che continua a parlare anche oggi, in un’epoca in cui tutto corre e tutto si consuma in fretta. Il Corpus Domini ricorda invece la necessità di fermarsi, di riconoscere ciò che unisce, di ritrovare un senso di comunità che va oltre le differenze.

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La processione si è conclusa con la benedizione finale, mentre il sole calava dietro le colline e il paese ritrovava la sua quiete. Ma ciò che resta non è solo il rito: è la consapevolezza che, anche in un mondo che cambia, ci sono tradizioni che continuano a custodire il cuore di una comunità. A Canale Monterano, oggi, il Corpus Domini è stato proprio questo: un ponte tra fede e storia, tra memoria e presente, tra il cammino di un popolo e il significato più profondo della parola collettività che vive anche nei gesti semplici e condivisi.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’Agone

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Manziana in festa per il Corpus Domini: fede e partecipazione nel cuore del paese

Una comunità unita dal senso di appartenenza e dalla profonda devozione religiosa. Si è svolta oggi, domenica 7 giugno 2026, la solenne processione del Corpus Domini, uno degli appuntamenti più sentiti e attesi dai cittadini di Manziana, che ha trasformato le vie del centro in un palcoscenico di fede e gioia condivisa. L’evento ha visto una massiccia partecipazione istituzionale, a testimonianza dell’importanza della ricorrenza per il tessuto sociale del comune.

In prima fila il sindaco Alessio Telloni, accompagnato dal vicesindaco Remo Fiorucci e dalla Giunta comunale al completo. La presenza delle autorità civili, scortate dal picchetto d’onore della Polizia Locale, ha sottolineato il legame indissolubile tra le tradizioni religiose e l’identità civile della cittadina. La solennità del momento è stata ulteriormente arricchita dalla presenza della banda musicale, che ha accompagnato l’intero percorso. Le note solenni dei musicisti hanno allietato i presenti, scandendo il passo della processione e conferendo un’atmosfera di festa e decoro che ha emozionato l’intera comunità.

La celebrazione liturgica e il successivo corteo sono stati guidati dal parroco, Don Donelio, insieme al viceparroco Don William. Nelle loro parole e nella guida spirituale della processione è emerso l’invito alla fratellanza, alla pace e al valore della comunità. Il passaggio del Santissimo Sacramento è stato accolto con grande commozione dai residenti: balconi addobbati, fiori lungo il percorso e un silenzio orante hanno accompagnato il cammino, alternato alle armonie della banda e alle preghiere dei fedeli.

L’intera cittadinanza si è stretta attorno al corteo, vivendo il momento non solo come un rito, ma come una vera esplosione di fervore religioso che ha coinvolto giovani, anziani e famiglie.”Vedere il paese così unito e partecipe è il segno tangibile di una comunità viva” – è stato il commento del vicesindaco Fiorucci a margine dell’evento. La giornata si è conclusa con la benedizione finale, lasciando nel cuore dei manzianesi il ricordo di una domenica di profonda spiritualità e serena convivenza.

Florentina Miniosu

La passeggiata della III T dell’Alberghiero nel Bosco di Palo

Comunicato stampa

 
Una passeggiata nel bosco di Palo per concludere l’anno in modo diverso fra natura e storia del territorio: è quella che ha visto protagonisti il 4 giugno gli studenti della III T dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli, accompagnati dai docenti Dina Cerroni, Daniele Manzo e Concetta Allocco. “Il Bosco di Palo rappresenta uno degli ultimi esempi di foresta planiziale del litorale laziale, un patrimonio naturale di grande valore da preservare e tutelare.
Si tratta di uno dei luoghi più suggestivi e affascinanti di quest’area geografica, – ha sottolineato il Prof. Manzo – ricco di biodiversità e di bellezza. Per questo abbiamo deciso di trascorrere questa giornata all’aria aperta, svolgendo una lezione diversa dal solito, che unisce l’educazione ambientale alla scoperta del territorio locale”. Durante il percorso, gli studenti hanno anche approfondito la storia della Tenuta di Palo, strettamente legata al Castello Odescalchi, che domina il paesaggio circostante, senza dimenticare La Posta Vecchia, storica dimora rinascimentale affacciata sul mare, costruita sui resti di un’antica villa romana e oggi considerata uno dei luoghi più prestigiosi della costa laziale.
“Un autentico viaggio fra natura, storia e cultura – ha aggiunto la Prof.ssa Cerroni – che ha offerto ai nostri allievi la possibilità di conoscere più da vicino le straordinarie ricchezze di questo luogo a cui è legata anche la scomparsa del celebre artista Caravaggio. Il modo ideale – ha concluso – per salutare l’anno scolastico, celebrando insieme il valore dell’apprendimento per un giorno fuori dalle aule, a contatto con un patrimonio naturale e storico che rende unico il territorio di Ladispoli”.
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Una visione ironica del Mondiale di calcio 2026 1 di 4

 

Quello del 2026, diciamolo senza girarci intorno, non è un Mondiale: è un tour organizzato. Tre Paesi con 16 città coinvolte. Manca solo il pullman con la guida che, microfono alla mano, dica:

“A destra potete ammirare la finale al New York New Jersey Stadium, a sinistra l’inaugurazione all’Estadio Azteca di Città del Messico. Se guardate bene in fondo… ecco il Canada, quello che sembra un frigorifero, ma più educato.”

Tutto inizierà l’11 giugno a Città del Messico che ospiterà per la terza volta una partita inaugurale. Da fonti ufficiose, pare che il Messico stia preparando una richiesta alla FIFA:

“Dopo cinque inaugurali, la sesta sarà gratis con un pallone in omaggio.”

Sarà un Mondiale che permetterà di parlare, oltre che di fuorigioco, anche di altro. Ecco qualche suggerimento.

 

Geografia.

Tre Paesi, mille culture e la certezza che almeno una partita si giocherà mentre stai dormendo. Il Mondiale 2026 non sarà solo calcio. Sarà un corso accelerato di geografia, astronomia, sopravvivenza notturna e gestione delle relazioni:

“Amore, non sto tradendo nessuno: sto solo guardando una partita alle tre del mattino”.

 

Lo stadio più a nord sarà il BC Place a Vancouver (Canada), ben sopra il 49° parallelo; quello più a sud l’Hard Rock Stadium a Miami (USA), più a sud persino di Città del Messico; quello più a ovest il Lumen Field a Seattle (USA), che si trova più a ovest di San Francisco. Los Angeles e Vancouver sono molto a ovest, ma Seattle la supera di qualche decimo di grado di longitudine, non fatevi ingannare dalla proiezione del Mercatore, ma guardate le coordinate; lo stadio più a est è il Gillette Stadium, situato a Foxborough, Massachusetts, nell’area metropolitana di Boston.

 

Dicono che il calcio unisca i popoli. Sì, certo. Peccato che nel 2026 li unisca a orari completamente diversi. Con tre fusi orari diversi, la FIFA ha creato un Mondiale che non unisce i popoli: unisce le occhiaie.

 

Il Mondiale si gioca in tre fusi orari nordamericani, che già di per sé sembrano una barzelletta:

EDT (UTC -4): la costa Est, dove le partite iniziano a orari quasi civili. Per noi italiani significa:

“Ah, guarda, è solo sera. Posso ancora fingere di avere una vita sociale.”

CDT (UTC -5): Messico e centro USA. Traduzione:

“Ok, è tardo pomeriggio da loro… quindi da noi è l’ora in cui stiamo decidendo cosa ordinare sul delivery.”

PDT (UTC -7): la costa Ovest.

 

Qui la FIFA ha deciso di testare la nostra fede calcistica: le partite che iniziano alle 18.00 locali, significa che in Italia sono le 03:00 del mattino. Perfetto per chi ama il calcio, l’insonnia e le occhiaie artistiche.

Per sopravvivere, basta ricordare tre semplici regole:

EDT → Italia +6 ore

CDT → Italia +7 ore

PDT → Italia +9 ore

Ad esempio, la partita inaugurale si gioca in Messico, quindi in CDT. Loro iniziano alle 13:00. Noi alle 21:00. Un orario perfetto: abbastanza presto per non addormentarsi, abbastanza tardi per litigare su chi ha preso il telecomando.

 

Vancouver ospita partite a giugno, ma in British Columbia a giugno può fare freddo. Non freddo “metti la felpa”. Freddo “metti la felpa, il piumino, la sciarpa e chiedi scusa al clima per averlo sottovalutato”.

Per capirsi freddo del tipo: “Porta la maglia della tua squadra. Ma anche la giacca a vento, i guanti e un thermos di brodo caldo.”

Invece Miami ospita partite a giugno del tipo: “Porta la maglia della tua squadra. Ma non dimenticare anche la crema solare, un cappello e un estintore per il caldo.”

A Miami il caldo è talmente intenso che il pallone non rimbalza: evapora.

 

È il primo Mondiale in cui per seguire la tua squadra devi avere non solo il calendario, ma anche un atlante, un convertitore di fusi orari e un diploma in logistica internazionale.

 

Tecnologia

Con palloni che sembrano smartphone e arbitri che ricevono più notifiche del tuo gruppo WhatsApp scolastico, questo sarà il primo Mondiale in cui il pallone rischia di essere più intelligente di alcuni difensori. Il pallone ufficiale è un piccolo prodigio di ingegneria: una batteria interna, un microchip sensore IMU a 500 Hz che registra ogni tocco 500 volte al secondo come un diarista ossessivo e ha necessità non solo di essere gonfiato, ma anche di essere ricaricato prima di ogni partita, proprio come un telefonino che ha passato la notte a scrollare social.

Con un microchip così, manca solo che abbia anche Spotify e ti chieda: “Vuoi ascoltare una playlist motivazionale mentre ti dribblo?”

A questo punto manca solo che inizi a mandare all’arbitro notifiche del tipo

“Scusi, quel giocatore mi ha preso a calci senza motivo.”

oppure dica:

“Hai camminato 3.000 passi oggi. Bravo. Ora smettila di prendermi a calci.”

 

La FIFA lo guarda con orgoglio, ma anche con un filo di ansia: in un mondo in cui si può hackerare qualunque cosa, qualcuno teme che un programmatore particolarmente creativo possa infilarsi nel microchip e deviare la traiettoria del pallone per segnare un gol decisivo… magari proprio contro gli Stati Uniti.

Non sarebbe la prima volta che la geopolitica incontra il calcio, ma sarebbe la prima volta che lo faccia via Wi‑Fi.

 

Mentre gli ingegneri assicurano che “è tutto sotto controllo”, il pallone, lucido, perfetto, quasi vanitoso, sembra pronto a diventare il vero protagonista del torneo. Un oggetto che non si limita a rotolare: ascolta, registra, osserva e, forse, in fondo, giudica.

 

Il pallone è composto di soltanto quattro pannelli, una scelta minimalista che fa sembrare il design scandinavo un esercizio di barocco.

 

Il VAR avrà più telecamere di un reality show. Se un giocatore si gratta il naso, lo vedranno da 12 angolazioni diverse, compresa una ripresa satellitare. A chi si aggiusterà i calzettoni, arriverà una mail con la foto da tre angolazioni e la scritta:

“Vuoi salvarla nei ricordi?

 

Si ipotizza che la finale dei Mondiali 2026 possa risucchiare fino al 7% del traffico Internet globale. In pratica, per un paio d’ore il pianeta smetterà di funzionare a pieno regime: niente email, niente smart working, niente videochiamate con la nonna (scherzo, ma non poi così tanto). Tutti collegati a guardare ventidue persone che corrono dietro a un pallone… e i server che sudano più dei giocatori.

Con tutta questa tecnologia, forse non funzionerà la connessione Wi‑Fi dello stadio:

“Vuoi caricare una foto? Perfetto, sarà online entro il Mondiale 2030.”

 

Poi c’è il dato più surreale: durante il torneo verranno generati l’equivalente di 45.000 anni di video in 4K. Quarantacinquemila anni. Roba che, se inizi a guardarli oggi, finisci quando l’umanità avrà sviluppato tre nuove civiltà, inventato altrettanti modi per sbagliare i rigori e forse colonizzato Marte, dove ovviamente si giocherà il primo Mondiale interplanetario.

Insomma: sarà un evento epico e, soprattutto, un incubo per chiunque abbia una connessione “fino a 20 mega” equivalente alle accelerate dei bradipi.

 

Sociologia

Ci saranno Nazioni minuscole che sfideranno giganti, tipo Curaçao, 150.000 abitanti e la faccia di chi dice:

“Siamo pochi, ma rumorosi”.

Praticamente un quartiere di Roma, ma con più mare, meno traffico e, soprattutto, una nazionale qualificata al Mondiale.

Sono arrivati fin qui per dimostrare che non serve essere un gigante per entrare nella storia: basta un sogno, un allenatore testardo e un po’ di fortuna caraibica, quella che profuma di vento caldo e ottimismo.

 

Mentre loro festeggiano il de Coubertiniano ‘l’importante è partecipare’, noi italiani osserviamo la scena con la bocca amara. Perché, diciamolo con eleganza: Curaçao è al Mondiale, noi no. Centocinquantamila abitanti contro i nostri sessanta milioni. Un’isola che in un pomeriggio la giri tutta in motorino, mentre noi giriamo in tondo da due edizioni cercando un varco per rientrare.

È un po’ come se il vicino di casa, quello che non salutavi mai perché “tanto è uno sfigato”, vincesse il Nobel mentre tu stai ancora cercando le chiavi di casa.

Se continua così, al prossimo Mondiale si qualificherà anche la squadra aziendale del supermercato sotto casa battendo la nostra nazionale, almeno loro hanno vinto il torneo interno del reparto salumi. L’autocritica sorge spontanea, ma con il sorriso: forse dovremmo prendere esempio da Curaçao.

Loro hanno messo insieme entusiasmo, organizzazione, un pizzico di follia tropicale… noi abbiamo messo insieme rimpianti, moviole e dibattiti televisivi infiniti.

Loro hanno trovato un allenatore che ha costruito un miracolo; noi abbiamo trovato mille opinioni e nessuna qualificazione. Eppure, in fondo, questa è la bellezza del Mondiale: ti ricorda che il calcio non è una questione di dimensioni, ma di visione. Che la storia non la scrive chi è più grande, ma chi ci crede di più e che a volte, per tornare a sognare, basterebbe un po’ di quella testardaggine caraibica.

 

Conviene conoscere le tifoserie nordamericane, che sono un mondo a parte

Gli statunitensi gridano “Defense!” anche quando la loro squadra sta tirando un calcio d’angolo.

I messicani cantano per 90 minuti, qualunque sia il risultato.

I canadesi si scusano se fanno gol: “Sorry, eh?”

 

Altri argomenti mondiali:

Geografia, Tecnologia e Sociologia

Storia ed Economia

Identità, Urbanistica e Geologia

Antropologia e Tempistica

 

Fonti:

www.fifa.com

www.scienzenotizie.it

www.olympics.com

 

Riccardo Agresti

 

 

“SCUOLA DI ORIOLO ROMANO IN FESTA” 7^ EDIZIONE

Dal profilo Facebook del Comune di Oriolo

Due giornate speciali dedicate agli studenti, alle famiglie e a tutta la comunità per celebrare insieme la conclusione dell’anno scolastico!
Venerdì 5 giugno 2025
Parco di Villa Altieri – Scuola dell’Infanzia e Primaria
Dalle ore 9:00 fino al pomeriggio
Saluti istituzionali del Sindaco e della Dirigente Scolastica (ore 9:15)
Manifestazioni finali delle classi (dalle 9:30)
Apertura delle postazioni espositive (ore 11:00)
Pic-nic (ore 13:10)
Attività e giochi liberi nel pomeriggio
Pesca a premi
Presenza dello stand dell’Associazione Crescere con i Libri per la promozione e distribuzione di libri
Lunedì 8 giugno 2025
Scuola Secondaria e Polisportiva di Oriolo Romano
Dalle ore 9:00 alle 13:00
Torneo scolastico di hockey
Torneo di ping pong
Mostra d’arte e presentazione in costume (11:30 – 13:00)
Pic-nic organizzato dagli alunni dell’Aula Natura (dalle 13:00)
L’Amministrazione Comunale di Oriolo Romano esprime il proprio apprezzamento per queste giornate, che testimoniano il valore della collaborazione tra scuola e territorio e la vitalità della nostra comunità.
Un sentito ringraziamento agli insegnanti, al personale scolastico, alle famiglie e soprattutto agli alunni, per l’impegno costante, la partecipazione attiva e l’entusiasmo che hanno accompagnato tutto l’anno scolastico.
Grazie alla Protezione Civile e alla Croce Rossa Italiana per la preziosa presenza e il servizio di supporto garantito durante le giornate dell’evento.
Vi aspettiamo numerosi per festeggiare insieme la conclusione di un altro importante anno scolastico!
Viva la scuola, luogo di formazione, incontro e crescita civile

A Trevignano, masterclass di pianoforte del maestro Stefano Cucci

Dal profilo Facebook del comune di Trevignano

domenica 7, ore 18,00, sala consiliare
La stagione del “Trevignano Proms” si è conclusa, ma non terminano gli appuntamenti del M° Stefano Cucci che, stavolta, ci offre l’opportunità di entusiasmarci insieme ai giovani e giovanissimi pianisti che, domenica 7, realizzeranno un concerto al termine di una Masterclass di Pianoforte.
Sosteniamo la musica ed il loro impegno: l’appuntamento – con ingresso gratuito – è alle ore 18, in sala consiliare.
Luca Galloni
Viola Catena
Elio Gazzella
Daniela Simeoni
Massimo Riti
Monica Silenzi
Dario Sforzini
APT Trevignano Romano

PALESTRA COMUNALE: IL COMUNE DI CANALE MONTERANO SI AGGIUDICA UN BANDO DA 900MILA EURO PER LA RIQUALIFICAZIONE E L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO DELL’IMMOBILE

Dal profilo Facebook del Comune di Canale Monterano

Se le date hanno un valore per questa c’è da dire che la notizia arriva a 10 anni esatti dall’insediamento del gruppo “Progetto Locale” (elezioni del 6 Giugno 2016) e a un anno esatto (6 Giugno 2025) dalla presentazione del bando. Se le notizie hanno una scala di valori c’è da dire che questa è una grande notizia: il Comune di Canale Monterano risulta aggiudicatario di un bando della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo Sport, da 896.550 €, finalizzato alla ristrutturazione della palestra comunale di Piazza Maria De Mattias.
“Il bando risale al 2025 – commenta il Sindaco di Canale Monterano Alessandro Bettarelli – ed è il famigerato ‘Sport e Periferie’, sogno proibito di tutti i comuni italiani e spesso causa di cocenti delusioni vista l’esiguità dei fondi per accontentare la fame di infrastrutture degli oltre 8mila borghi italiani. Lo presentammo proprio il 6 Giugno 2025, una data che evidentemente ci porta fortuna, finalizzato alla realizzazione e alla rigenerazione di impianti sportivi con particolare attenzione alla riqualificazione energetica degli stessi. All’uscita dell’avviso decidemmo con l’Ass. ai LLPP e Turismo Andrea Magagnini e al resto dell’Amministrazione comunale di focalizzarlo sulla palestra comunale, centro focale del nostro sport al chiuso. Nel 2024, proprio grazie ad Andrea e al nostro Segretario comunale, eravamo riusciti dopo anni di lavoro a formalizzare la titolarità del bene che, pur costruito qualche decennio fa, non risultava nel patrimonio per problemi sulla proprietà del terreno. Senza quella titolarità non avremmo potuto accedere al bando. Un risultato, insomma, che è frutto di un grande lavoro svolto in questi anni sul riordino del patrimonio immobiliare, un lavoro silenzioso ed invisibile che ha sistemato situazioni che da decenni erano indefinite e irrisolte.”
“Un risultato che ci rende davvero felici – continua l’Assessore Andrea Magagnini – un progetto, del valore complessivo di 1.390.000 euro, che prevede interventi su isolamento, infissi, pavimentazione sportiva, spogliatoi, fotovoltaico, illuminazione LED e sistemi intelligenti di gestione, oltre che un sistema di climatizzazione estate e inverno. Un risultato importante per rendere la palestra più sicura, moderna, sostenibile ed accessibile, rafforzando il suo ruolo di punto di riferimento per scuole, associazioni sportive, famiglie e cittadini del comprensorio di Canale Monterano e Oriolo Romano.
È d’obbligo ringraziare le associazioni sportive che ci hanno aiutato a dare forma al bando e all’Amministrazione comunale di Oriolo Romano, che associandosi al nostro comune ci ha permesso di raggiungere il numero di abitanti necessario per accedere al finanziamento.

L’Amministrazione Comunale di Bracciano rinnova il proprio contributo nella realizzazione dell’infiorata 2026

Dalla pagina Facebook del Comune

L’Amministrazione Comunale rinnova il proprio contributo nella realizzazione dell’infiorata 2026 con un quadro dedicato a una ricorrenza fondamentale della storia del nostro Paese: gli 80 anni del Referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica Italiana e il primo voto delle donne, un momento di grande partecipazione democratica e di conquista dei diritti civili.
Per celebrare i valori di libertà, uguaglianza e partecipazione che sono alla base della nostra comunità.
Il programma di oggi:
Ore 18.00 – Santa Messa presso il Duomo
Ore 19.00 – Processione per le vie del centro urbano
Vi aspettiamo per vivere insieme uno dei momenti più sentiti e significativi della nostra tradizione