Jojo, a Civitavecchia è nato il tempio del caffè (e non solo)

Riceviamo e pubblichiamo

L’impresa associata alla Cna guidata da due giovani neosposi, Alessia La Spina e Gabriel Maurelli

Calma. Relax. Perché la qualità richiede apprezzamento e un buon prodotto va gustato con la massima tranquillità. E magari un sottofondo musicale adeguato. Soprattutto se si entra nel tempio del caffè, dove ogni suo elemento è selezionato con cura. Benvenuti da Jojo: qui a regnare è proprio la cultura del caffè. È una nuova attività che ha aperto da pochi giorni a Civitavecchia, in via dei Granari 15. La titolare Alessia La Spina, la guida però è a quattro mani, ovvero insieme al marito Gabriel Maurelli.

Impresa freschissima, ma anche freschi sposi: hanno detto sì appena a novembre. Lei ha 28 anni, lui 37. Lei ha già lavorato in una caffetteria di Roma, lui ha avuto esperienze a Civitavecchia in altri locali. Per entrambi una grande passione comune, quella del caffè e della caffetteria in generale. “Sta prendendo molto piede quella di qualità – dice Gabriel, che parla a nome di entrambi – stando attenti a tutta la filiera e allo storytelling. Il caffè non è solo quella cosa utile a darti la botta e la carica la mattina: ha una serie di sfaccettature che vanno raccontate e spinte nel modo giusto”.

Jojo ha aperto grazie anche al supporto della Cna, cui è associato. A proposito: com’è andata? “Ci siamo trovati benissimo, abbiamo avuto accesso ai fondi della Camera di Commercio per le nuove imprese. I tempi sono stati velocissimi, ci è stata di grande aiuto. È filato tutto molto liscio: dieci punti”.

Jojo è un concetto di impresa che a Civitavecchia ancora non c’era. E funziona così. “Il servizio su cui spingiamo è la caffetteria: caffè, espresso e tutto ciò che lo riguarda”. È un bar? “È un po’ improprio chiamarlo così: è estremamente dedicato al caffè ma ovviamente puoi fare pure colazione, anche salata”. È un bistrot? “Meglio, ma è improprio anche questo. È una cosa un po’ più lenta – spiega Maurelli – dove poniamo estrema attenzione ai prodotti. Siamo super attenti ai tempi di estrazione del caffè, alla miscela, alle sue origini. Lo selezioniamo, dall’agricoltura a quello che bevi, comprese le bevande a base di caffè freddi, ma anche cappuccino, bevande a base di matcha, un the giapponese che sta prendendo molto piede, che lavoriamo con latte e latti vegetali”.

Non manca la pasticceria, sia all’italiana che filo francese, senza lievitati surgelati. “Si tratta di prodotti eccezionali che arrivano da Nepi: fanno un lavoro eccellente, siamo attenti a queste collaborazioni”. E poi c’è il vino, ma naturale: una proposta meno classica, “più semplice e conviviale”. Per l’aperitivo il food gira, “non è sempre la stessa proposta, puntiamo a poche cose ma fatte bene”. In sottofondo si trova sempre una selezione musicale vecchia scuola, “con ascolto in hifi e vinile, le playlist sono fatte da noi”.

Aspetto non secondario, è tutto in famiglia. “È la prima volta che Alessia e io lavoriamo insieme, ma proprio insieme abbiamo costruito questa esperienza. Ci siamo appassionati al mondo del caffè: lei lavorava nel settore, io ci sono entrato per osmosi. Abbiamo fatto dei viaggi in Asia che ci hanno permesso di studiarlo meglio. È tra le cose migliori che possiamo fare insieme, ci crediamo fortemente. E ci piace”.

Riassumendo, cos’è Jojo? “È un locale lento, che ti permette di focalizzarti sul prodotto, sullo storytelling, sull’identità del posto. E ti permette di godertelo un po’ di più. C’è anche un social table da 10 persone – conclude Maurelli – perché vogliamo creare una bella comunità che si conosca e condivida”.

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