Inaugurato a Manziana il monumento a Gianni Rodari: un omaggio a un legame profondo con il territorio

A Manziana, L’Agone è stato testimone dell’omaggio reso a uno dei suoi cittadini più illustri.

Il 12 luglio 2026, davanti a una folla partecipe, è stato inaugurato il monumento dedicato a Gianni Rodari, scrittore, giornalista, insegnante e soprattutto maestro della fantasia. Un autore che ha segnato la storia della letteratura per l’infanzia e della didattica italiana, e che con Manziana aveva un rapporto speciale: qui possedeva una casa, qui trascorreva periodi di riposo e di lavoro creativo, qui aveva trovato un paesaggio e una comunità capaci di nutrire la sua immaginazione.

 

Alla presenza della figlia Paola Rodari, del sindaco Alessio Telloni, dell’artista Fernando Massa, ideatore e realizzatore dell’opera, e di numerosi cittadini, la cerimonia si è aperta con le parole del sindaco, che ha ricordato come il monumento non sia “una semplice celebrazione istituzionale”, ma un atto di gratitudine verso un uomo che ha saputo trasformare Manziana in poesia.

Telloni ha sottolineato come Rodari abbia “reso immortale un pezzo della nostra identità” con la filastrocca Le parole di Manziana, un dono che la comunità oggi restituisce radicando la sua memoria nel cuore del paese.

Fernando Massa ha illustrato il percorso creativo che ha portato alla realizzazione del monumento, ringraziando l’Amministrazione comunale per il sostegno e i numerosi collaboratori: Annamaria Fiorucci, Flavio Persiani, Piero Bonato, Luigi Nacci, Angelo Lucci, Enzo Medusa, Giuseppe Fontana, Laura Paragona, Enrico Loi, Roberto Fiorino, Laura del Pozzo. Una rete di persone che ha trasformato un’idea in un simbolo collettivo.

 

Momento centrale della cerimonia è stato il gesto di Paola Rodari che, tolto il velo dal monumento, ha letto la poesia che il padre dedicò alla cittadina. I versi, semplici e luminosi, hanno riportato tutti a quella capacità rodariana di cogliere la meraviglia nel quotidiano:

“A Manziana, paese gentile, c’è sempre il sole, anche quando è aprile. Se piove, è una pioggia leggera, che fa brillare l’erba intera. E i bambini, con le mani in tasca, cercano storie in ogni frasca…”

Una poesia che non è solo descrizione, ma dichiarazione d’amore verso un luogo che per Rodari era rifugio e fonte d’ispirazione.

 

L’emozione dei cittadini presenti era palpabile. Molti lo hanno conosciuto, altri lo hanno letto, tutti ne hanno custodito l’eredità. Rodari non è stato soltanto l’autore di Favole al telefono, La grammatica della fantasia o Il libro degli errori: è stato il didatta che ha rivoluzionato il modo di insegnare, liberando la creatività dei bambini e mostrando agli insegnanti che l’immaginazione è uno strumento pedagogico potentissimo.

La sua idea di “errore creativo”, la sua capacità di trasformare un dettaglio in una storia, la sua fiducia nella fantasia come forma di conoscenza hanno influenzato generazioni di docenti, molti dei quali erano presenti alla cerimonia.

 

Accanto alla fantasia, Rodari ha sempre coltivato un forte impegno civile. Con le sue filastrocche, spesso ironiche e taglienti, ha denunciato la stupidità della guerra, l’ingiustizia che permette ai potenti di arricchirsi sulla pelle degli innocenti. Una posizione che oggi appare più attuale che mai.

Rodari non ha mai smesso di ricordare che la pace si costruisce anche con le parole, con l’educazione, con la capacità di immaginare un mondo diverso. Il monumento inaugurato a Manziana è anche un invito a non dimenticare questa eredità.

 

Il monumento diventerà un punto di riferimento per i cittadini e per le scuole, un luogo dove ricordare che un gigante della letteratura ha camminato per le stesse strade, ha osservato gli stessi paesaggi e ha trasformato Manziana in un pezzo della sua opera.

Non è una celebrazione del passato, ma un seme per il futuro: un invito a continuare a coltivare fantasia, cultura, pace.

Riccardo Agresti

 

 

Comunicato del Sindaco Alessio Telloni

Buongiorno a tutti.

Oggi non siamo qui per fare una semplice celebrazione istituzionale. Non siamo qui per inaugurare un monumento che ricordi, freddamente, l’immenso artista che è stato Gianni Rodari. C’è qualcosa di molto più profondo, di intimo, che lega la nostra comunità a questo progetto.

Questo monumento nasce prima di tutto come un atto di gratitudine. È il grazie sincero e doveroso di tutta Manziana a un uomo e a un artista che ha amato profondamente la nostra terra. Un amore così autentico che Rodari ha voluto imprimere per sempre nelle sue opere, dedicandoci la sua splendida filastrocca ‘Le parole di Manziana’.

Con quei versi, Rodari ci ha fatto un regalo immenso: ha preso un pezzo della nostra identità e lo ha reso immortale.

Ecco perché questa installazione non è un semplice abbellimento urbano. Celebriamo il rapporto unico, storico e affettivo che c’è tra Gianni Rodari e Manziana.

Questo monumento diventerà un luogo identitario per la nostra comunità. Sarà uno spazio in cui i nostri figli potranno crescere sapendo che un gigante della letteratura ha camminato per le nostre stesse strade, si è ispirato ai nostri paesaggi e ha voluto bene a questa città.

Restituiamo a Rodari un pezzetto di quell’amore che lui ha riversato su di noi, radicando la sua memoria nel cuore di Manziana. Perché la cultura non è qualcosa da guardare da lontano, ma è la linfa che unisce una comunità.

Grazie di cuore a tutti coloro che stanno rendendo possibile questo omaggio. Questa non è la celebrazione del passato, ma la pietra miliare del nostro orgoglio cittadino.

Alessio Telloni

 

Da “Il secondo libro delle filastrocche” ed.Einaudi ragazzi:

Le parole di Manziana

Con le parole di Manziana

Voglio fare un A B C

Le metto in fila indiana

E comincio così:

A.. è l’Acqua Precilia,

è l’Acqua Acetosa,

è l’Acqua della Callara

che ribolle senza posa.

B… Boccalupo… e per fare

I tuffi senza trampolino

Il Bottegone del Pecoraio

Il Bottegone di Tomassino.

C… il Camillo, tra i cerri,

dove la macchia è più bella

e d’inverno dietro il cinghiale

la canizza, la cacciarella.

D… è il ponte del Diavolo,

il quale però è innocente:

l’hanno fatto gli antichi Romani,

il Diavolo non sa far miente.

E… l’Eremo, la montagna

Che copre le spalle al paese

Con un sipario di pini

Sempre verde, ad ogni mese.

F… sta nella Fontana

Del Vignola, ma ancora

Ce n’è una, tutta fiorita,

nei boschi della Fiora.

G… le Grazie, le Grottacce

Dove abita un vecchio gufo;

le “grotte”, dove il vino

matura nel fresco tel tufo.

H… ne ha una Ughetto

E mi hanno raccontato

Che la mette nel pistacchio

Quando ci fa il gelato.

La I… sta fuori mano,

all’Imposto, agli Imbastari,

dove una volta usava

mettere il basto ai somari.

L… nuota nella Lenta,

M… naviga nel Mignone,

ma di casa sta al Mattiolo

con altre brave persone.

N… sento un profumo

Che incanta i ragazzetti:

sono le “nocchie” croccanti

nel dolce dei tozzetti.

O… la strada di Oriolo,

P… il Poggio, la Piscina,

Q… i Quarti, i Quadroni

Dove l’aria è più fina.

R… è forse il “rimissimo”

Dove quando stracche

E sazie di pastura

Si chiudevano le vacche.

S… sono le Scalette,

ma anche gli Scaloni,

Solfatara e Solfaraticchia

E là, gli Scopettoni.

T… l’ho vista al Travertino…

Ma ne ha tre, con tre trattini,

il busto di Fittoni

tra le aiuole ai giardini.

U… è l’Università Agraria,

istituto dei più rari,

dove anche i contadini

sono universitari.

V… è certo il Vicinato

Dove a scuola si va

A imparare che l’alfabeto

Comincia con la A.

La Zeta è l’ultima lettera

della nostra canzone:

sta proprio dentro Manziana

e ci si trova benone.

Siamo così arrivati

In fondo al nostro A B C,

ma chi sa altre parole

potrà aggiungerle qui…

Gianni Rodari

 

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