Il primo allarme scattato a settembre, dopo il decesso di un ospite. Gli accertamenti avevano escluso il Covid. Ma a fine ottobre รจ stato scoperto il cluster
Diciotto morti in un mese. Una strage quella che si รจ verificata all’interno della Rsa del gruppo Giomi a Cori, nel nord della provincia di Latina. Con le salme degli anziani fatte partire per Roma e Latina, le cittร di residenza della maggior parte delle vittime, senza che in poco piรน di trenta giorni quel corteo ininterrotto di carri funebri destasse particolare attenzione.
Era fine ottobre quando รจ stato scoperto il cluster e da allora i positivi legati alla struttura sono stati 85 e 19 i deceduti, tutti, tranne uno, contagiati dal virus. Un dramma silenzioso appunto. Nessun allarme particolare e nessuna ordinanza. Ora perรฒ qualcosa sembra stia cambiando. La squadra mobile di Latina ha iniziato a indagare e l’Asl oggi ha inviato anche un’ispezione.
Il primo allarme nella Rsa di Cori รจ scattato a settembre, dopo il decesso di un anziano.
Si temeva fosse una vittima del Covid, ma dagli accertamenti fatti l’ipotesi รจ stata smentita. L’Azienda sanitaria ha quindi dato alla struttura delle prescrizioni da rispettare e l’attivitร รจ andata avanti. A fine ottobre, poi, la scoperta del cluster. Per l’Asl di Latina non ci sono dubbi: a portare il virus all’interno della residenza sanitaria sarebbe stato un operatore, con ogni probabilitร asintomatico. Un problema quest’ultimo comune ad altre strutture, per cui la Regione Lazio e ora anche l’Azienda sanitaria pontina hanno deciso di imporre a chi lavora nei centri per anziani di effettuare tamponi ogni 15 giorni.
Per gli anziani vittime del Covid a Cori non c’รจ stato scampo e i morti sono stati appunto 18 in un mese. “Gli attuali ospiti risultano ancora positivi – ha scritto sul suo profilo Facebook il sindaco di Cori, Mauro De Lillis, il 1 dicembre scorso, riferendosi alla Rsa – da un punto di vista clinico sono stabili e le loro condizioni sono costantemente monitorate dalla Asl e dal personale (negativo) presente in struttura. Di concerto con la Asl, inoltre, si sta programmando la data dei prossimi tamponi per gli ospiti. L’augurio รจ che al piรน presto si possa uscire da questa fase cosรฌ delicata”. Nessuno perรฒ ha segnalato tutti quei morti alla magistratura, affinchรฉ venisse fatta luce su quanto accaduto.
L’unico segnale giunto in Procura a Latina รจ stato quello sul decesso di un anziano, per cui i familiari hanno presentato una denuncia. Il procuratore capo di Latina, Giuseppe De Falco, ha aperto cosรฌ un fascicolo e delegato le indagini alla Mobile, che sta giร acquisendo tutta la documentazione sanitaria. Accertamenti che hanno portato la stessa Asl a disporre un ulteriore sopralluogo. Ma ora lo stesso procuratore disporrร accertamenti su tutti gli altri decessi. Il silenzio si รจ rotto.
La Rsa di Cori รจ inoltre l’unica al momento in provincia di Latina in cui l’Azienda sanitaria ha preso dei posti letto per i pazienti Covid dimessi dagli ospedali che necessitano ancora di assistenza.
Una situazione che fa pensare a quanto accaduto all’inizio della pandemia al Pio Albergo Trivulzio di Milano. L’Asl perรฒ smentisce. “La Rsa รจ diventata Rsa Covid soltanto dopo che all’interno vi sono stati contagi – assicura il direttore generale Giorgio Casati – e dunque non sono stati i pazienti lรฌ inviati a portare il virus nella struttura. Abbiamo preso 12 posti letto – conclude – e non ci sono rischi visto che gli ospiti della Rsa sono appunto giร positivi”.
Resta dunque da scoprire cosa non ha funzionato nella residenza per anziani gestita dal gruppo Giomi, un colosso della sanitร privata, con ospedali, Rsa, ambulatori, case di cura e centri dialisi in mezza Italia, tra cui a Roma la clinica Parioli, l’ospedale Cristo Re e Villa Betania, il Sant’Anna di Pomezia e l’Icot di Latina, oltre a diverse Rsa nelle province di Roma e Viterbo. Al vertice del gruppo Emmanuel Miraglia, a lungo presidente dell’Associazione italiana ospedalitร privata.
Ma non รจ questo l’unico rapporto tra l’Asl di Latina e la Giomi ai tempi del Covid-19. All’inizio della pandemia l’Azienda sanitaria ha infatti trasferito all’Icot, dove tra l’altro ora รจ spuntato un focolaio nel reparto di Medicina, i reparti di chirurgia generale, chirurgia vascolare e urologia, per liberare posti Covid all’ospedale “Goretti” di Latina. Con la seconda ondata, la stessa Asl ha invece di nuovo trasferito all’Icot la chirurgia vascolare e sempre l’Icot รจ stato autorizzato ad effettuare i tamponi antigenici con il sistema del drive-in.
(La Repubblica)


