Nella distrazione delle feste l’Italia riarma l’Egitto. E non richiama l’ambasciatore

Se ne sono infischiati degli appelli del mondo solidale, delle provocazioni che arrivano dallโ€™Egitto e del dramma di Patrick Zaki, rinchiuso nell’i nferno di Tora, in condizioni psicofisiche degradate.

In sordina. Approfittando delle festivitร , dei giorni rossi, della nuova querelle nazionale su vaccini sรฌ, vaccini no, vaccini a chi…Se ne sono altamente infischiati degli appelli del mondo solidale, delle provocazioni a getto continuo che arrivano dallโ€™Egitto. Se ne sono fregati del dramma che sta vivendo Patrick Zaki, rinchiuso nella prigione-inferno di Tora, in condizioni psicofisiche sempre piรน degradate.

Lo scorso 23 dicembre con una cerimonia in sordina e non pubblicizzata (come di solito avviene) รจ stata consegnata da Fincantieri agli ufficiali della Marina Militare dellโ€™Egitto, presso i cantieri del Muggiano a La Spezia, la fregata multiruolo Fremm Spartaco Schergat, ora ribattezzata โ€œal-Galalaโ€. A denunciarlo, in un comunicato, รจ la Rete Italiana Pace e Disarmo.ย ย โ€œIl tentativo di temere nascosta la consegna e la successiva partenza alla volta dellโ€™Egitto durante il periodo Natalizioย manifesta chiaramente lโ€™imbarazzo da parte del Governo italiano per tutta questa operazione: non solo nessun rappresentante dellโ€™Esecutivo ha partecipato alla cerimonia, ma non ci risulta alcun comunicato ufficiale da parte dei vari Ministeri in qualche modo coinvolti (Ministero della Difesa, degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico). Riteniamo siaย inaccettabile non solo questa insolita modalitร  di consegna (che stride con la sopravvalutazione dellโ€™impatto economico dellโ€™accordo, che invece sarร  in perdita) ma tutta lโ€™operazione legata alla vendita di due fregate Fremm allโ€™Egitto. Si tratta infatti, รจ opportuno ricordarlo, di due navi militari (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi) originariamente destinate (tanto da essere ormai prossime alla consegna) alla Marina Militare italiana cheย sono state poi invece vedute allโ€™Egitto senza alcuna comunicazione ufficiale al Parlamento, che negli anni scorsi aveva approvato lo stanziamento dei fondi per la loro produzione e fornitura alla Marina Militare nellโ€™ambito del programma pluriennale di co-produzione con la Francia gestito dal consorzio internazionale Occar.

La Rete Italiana Pace e Disarmo ritiene soprattutto inammissibile che questa ed altre forniture militari allโ€™Egitto, Paese coinvolto nel conflitto in Libiaย e il cui regime autoritario รจ responsabile di incarcerazioni persecutorie nei confronti degli attivisti per i diritti umani,ย vengano concretizzate senza alcun dibattito in Parlamento in chiara violazione della legge 185 del 1990.ย Una legge che (in piena coerenza con norme internazionali successive ratificate dallโ€™Italia, come il Trattato Attt) regolamenta le esportazioni di sistemi e materiali militari italiani e che prevede che lโ€™esportazione di armamenti sia vietata โ€˜verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i princรฌpi dellโ€™articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dellโ€™Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camereโ€™ (art. 1. c. 6).ย Lโ€™operazione di vendita รจ inoltre intollerabile in considerazione della mancata collaborazione da parte delle autoritร  egiziane a fare chiarezza sul terribile omicidio del nostro connazionale Giulio Regeni e della prolungata incarcerazione del giovane studente Patrick Zakiย e di migliaia di attivisti e oppositori politici da parte del regime del generale al Sisi. Non a caso lo scorso 16 dicembre il Parlamento Europeo ha approvato una specifica Risoluzione che denuncia lโ€™aumento delle esecuzioni in Egitto, il ricorso alla pena capitale e le sistematiche violazioni alle libertร  di espressione e dei diritti di difesa e nella quale, siย esortano gli Stati membri dellโ€™Unione Europea a sospendere la vendita di armi allโ€™Egitto chiedendo โ€œuna revisione profonda e completa delle relazioni dellโ€™Ue con lโ€™Egittoโ€, ivi compresa la possibilitร  di misure restrittive nei confronti di alti dirigenti responsabili di violazioni dei diritti umani. Tale Risoluzione รจ stataย votata alla vigilia delle mobilitazioni โ€˜Stop Armi Egittoโ€™ promosse in oltre 30 cittร  italiane dalla Rete Italiana Pace e Disarmoย e che hanno visto la partecipazione simbolica di attivisti in rappresentanza di centinaia di organizzazioni della societร  civile per la pace, il disarmo, la nonviolenza.ย 

Per tutti questi motivi eย in considerazione delle ipotizzate forniture da parte dellโ€™Italia allโ€™Egittoย di altre quattro fregate, 20 pattugliatori, unitamente a 24 caccia multiruolo Eurofighter e 20 aerei addestratori M346 ed altroย materiale militare del valore tra i 9 e gli 11 miliardi di euroย rinnoviamoย al Governo la richiesta di sottoporre lโ€™intera questione allโ€™attenzione delle Camereย e in tal senso esortiamo il Parlamento a richiedere con urgenza un dibattito approfondito sulle esportazioni di sistemi militari allโ€™Egittoโ€.

Lo Stato di polizia allโ€™ombra delle Piramidi

Nellโ€™Egitto diย al-Sisi i โ€œdesaparecidosโ€ si contano ormai a decine di migliaia. E piรน della metร  dei detenuti nelle carceri lo sono per motivi politici. Per contenerli, il governo ha dovuto costruire 19 nuove strutture carcerarie. Un conteggio ufficiale non รจ stato fatto, ma attivisti per i diritti umani egiziani, con la garanzia dellโ€™anonimato per non fare una brutta fine, hanno detto aย Globalistย che un conteggio in difetto, porta a non meno di 43.000 desaparecidos. Per comprendere lโ€™enormitร  di questo crimine, va ricordatoย che, tra il 1976 e il 1983, in Argentina, sotto il regime della Giunta militare, sono scomparsi fino a 30.000 dissidenti o sospettati tali – 9.000 accertati secondo i rapporti ufficiali dellaย Comisiรณn Nacional sobre la Desapariciรณn de Personasย (Conadep) – su 40.000 vittime totali.

Il generale-presidente esercita un potere che si ramifica in tutta la societร  attraverso lโ€™esercito, la polizia, le bande paramilitari e i servizi segreti, i famigerati Mukhabarat, quasi sempre piรน di uno. Al-Sisi si pone allโ€™apice di un triangolo, quello dello Stato-ombra: esercito, Ministero degli Interni (e lโ€™Nsa, la National Security Agency.) e Gis (General Intelligence Service, i servizi segreti esterni).ย ย ย Se lo standard di sicurezza si misurasse sul numero degliย oppositori incarcerati, lโ€™Egitto di al-Sisi Iยฐ sarebbe tra i Paesi piรน sicuri al mondo: recenti rapporti delle piรน autorevoli organizzazioni internazionali per i diritti umani, da Human Rights Watch ad Amnesty International, calcolano in oltreย ย 60mila i detenuti politiciย (un numero pari allโ€™intera popolazione carceraria italiana):ย membri dei fuorilegge Fratelli musulmani, ma anche blogger, attivisti per i diritti umani, avvocati…Tutti accusati di attentare alla sicurezza dello Stato.

Chi costruisce il suo potere su un sistema repressivo cosรฌ radicato e tentacolare, non teme certo le parole. Ma le sanzioni, sรฌ. Soprattutto economiche, vista la grave crisi in cui versa lโ€™Egitto e il malessere e la rabbia sociali che il regime del presidente-carceriere prova a contenere con un mix di repressione e promesse che restano tali. Sanzioni mirate, dunque. Mirate ai conti bancari, allโ€™estero, di quella nomenklatura militare-affaristica che si รจ arricchita sotto Mubarak e continua a farlo con al-Sisi. E poi, stop alla vendita di armi ad un regime che le usa per reprimere nel sangue le proteste interne e per dettar legge, in competizione con la Turchia del โ€œsultanoโ€ Erdogan, in Libia, in Siria, nel Nord Africa tutto.

โ€œDallโ€™inizio del 2020 โ€“ scrive Pierfrancesco Curzi sul fattoquotidiano.itย – , stando a quanto riferito da un report del centro anti torturaย El Nadimย delย Cairo, sono stati 68 i detenuti morti per โ€˜cause naturaliโ€™ (nella prigione di Tora): โ€˜La maggior parte di queste persone non aveva ricevuto adeguate cure sanitarie e il deterioramento dei loro quadri clinici ne ha causato la morte. La mancata cura deiย detenutiย รจ un crimine paragonabile alย tentatoย omicidioโ€™ denunciaย Aida Seif Elldawlaย del centroย El Nadim. Nulla di nuovo, in fondo la crudeltร  del penitenziario di Tora รจ sempre stata elevata, anche durante i regimi che hanno preceduto lโ€™epoca diย Abdel Fattah al-Sisi. Qualcosa perรฒ deve essere accaduto di recente: โ€˜Il giro di vite sulle cure ai detenuti da parte delleย autoritร ย carcerarieย si รจ notevolmente rafforzato dallo scorso mese di novembre โ€“ aggiunge la responsabile diย El Nadimย -. Non era mai capitato che ci arrivassero cosรฌ tante denunce da parte delle famiglie e degli avvocati deiย detenuti. Nel solo mese di novembre sono state ben 17 e alcune sono davvero urgenti. Soggetti conย infarti cardiaciย alle spalle, altri che hanno bisogno urgente di interventi chirurgici, diabetici, addirittura un caso di morbo diย Parkinson. Ripeto, non so cosa sia successo di recente per scatenare lโ€™irrigidimento delle autoritร . In questo momento cโ€™รจ un caso urgente, in particolare, che ci preoccupa. Si tratta diย Hisham Fouad, giornalista e politico, in cella aย Toraย esattamente da un anno e mezzo.ย Hishamย รจ una persona molto riservata e difficilmente si lamenta. Stavolta ha lanciato un grido dโ€™aiuto perchรฉ sta davvero male. Temiamo per la sua sorteโ€™.

La โ€œsisificazioneโ€ della stampa

โ€œLโ€™Egitto, dalla sua indipendenza nel 1956, non ha mai avuto un momento di pace.ย Quasi ogni famiglia conta un parente arrestato o scomparso a causa dei regimi. Ma con lโ€™avvento del presidente Abdel Fattah Al-Sisi la situazione รจ peggiorata: se prima esisteva una linea rossa che nessuno superava e una certa libertร  dโ€™informazione,ย oggi quella linea non esiste piรน, ogni violazione o abuso รจ concesso. Quanto ai media, hanno subito un processo di โ€˜sisificazioneโ€™ diventando megafono del governoโ€. Ad affermarlo รจ il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury, intervenendo al webinar โ€˜Da Mubarak ad Al-Sisi: Il destino degli attivisti in Egittoโ€™.

Noury ha denunciato cheย dal 2013 โ€œsono aumentati esponenzialmente i detenuti di coscienza,ย vale a dire attivisti, giornalisti o intellettuali โ€˜etichettatiโ€™ come terroristi islamisti dalla stampa filogovernativaโ€. Un tipo di stampa che รจ ormai prevalente, ha riferito il portavoce, grazie alle โ€œallโ€™acquisto, proposto con ingenti somme di denaro, da parte di esponenti delle forze armate vicini al generale al-Sisiโ€. Proposte a cui โ€œtestate ed emittenti, soprattutto indipendenti, non hanno potuto opporsi sia per oggettive difficoltร  economiche sia perchรฉ hanno subito minacceโ€.

La โ€œโ€˜sisificazioneโ€™ della stampaโ€ e la โ€œcreazione del nemicoโ€ che ne deriva, ha continuato Noury, servono a โ€œmotivare gli abusi, gli arresti o le detenzioni arbitrarie. Nel caso di Patrick Zaki ad esempio, la tesi del terrorista islamista non si poteva perseguire dal momento che lo studente appartiene a una famiglia copto-cristiana. Ecco perchรฉ รจ stato denigrato in quanto difensore dei diritti degli omosessualiโ€, in una societร  che considera lโ€™omosessualitร  โ€œimmoraleโ€.

Il risultato, ha avvertito Noury, รจ cheย gli egiziani โ€œvivono nellโ€™angoscia di non sapere cosa sarร  del loro futuro,ย sempre timorosi di vedere agenti di polizia arrivare nel cuore della notte a portarli via per reati illegali o indefiniti. Puรฒ capitare che due giornalisti scrivano la stessa cosa, ma solo uno dei due venga incriminato per il suo lavoroโ€, gettando le persone โ€œnello sconforto di non capire cosa poter fare o menoโ€. Alla luce di queste violazioni il portavoce di Amnesty ha fatto nuovamente appello a una presa di posizione forte da parte dellโ€™Italia: โ€œIl nostro Paese รจ quello che ha maggiore influenza sullโ€™Egitto. Bisogna richiamare lโ€™ambasciatore Giampaolo Cantini per dargli istruzioni nuove sulla politica da perseguire al Cairo, frutto di una strategia chiara e ragionataโ€, in modo da fare pressione โ€œsul caso Regeni, ma anche sul caso Zaki e delle migliaia di detenuti egizianiโ€.

Lo scorso 16 dicembre il Parlamento Europeo ha approvato una specifica Risoluzione che denuncia lโ€™aumento delle esecuzioni in Egitto, il ricorso alla pena capitale e le sistematiche violazioni alle libertร  di espressione e dei diritti di difesa e nella quale, esortando gli Stati membri dellโ€™Unione Europea a sospendere la vendita di armi allโ€™Egitto chiedendo โ€œuna revisione profonda e completa delle relazioni dellโ€™Ue con lโ€™Egitto”.

Invece di richiamare lโ€™ambasciatore, spediamo le fregate vendute al presidente-carceriere egiziano. E lo facciamo in sordina…Neanche il coraggio di metterci la faccia.

(Globalist)

Ultimi articoli