Sono quasi coetanei, Werner Herzog e Bruce Chatwin.
Herzog โ il regista di capolavori comeย Fitzcarraldo, Nosferatu. Aguirre furore di Dioย โ รจ nato in Baviera nel 1942, Chatwin โ lo scrittore di culto autore di libri comeย In Patagoniaย eย La via dei cantiย โ รจ nato a Sheffield nel Regno Unito nel 1940. Hanno respirato lo stesso mondo. La stessa Europa. Lo stesso tempo storico.ย Ma Chatwin รจ morto giovane, a 49 anni, nel 1989, divorato dallโAids. E Herzog, per celebrare i 30 anni dalla scomparsa dellโamico, ha deciso di ripercorrere le sue tracce in questo film lirico e poetico che scardina tutte le regole del documentario e del biopic per essere quasi la celebrazione di unโamicizia e di un comune โsentimentoโ del mondo e della vita.
Cosโhanno in comune Herzog e Chatwin? Prima di tutto laย dromofilia, il piacere di camminare. Condividono entrambi la frase di Herzog secondo cui โil mondo si svela veramente soltanto a chi lo attraversa a piediโ. In secondo luogo, entrambi amano esplorare. Lโuno con le parole, lโaltro con lo sguardo cercano mondi e luoghi e storie e voci sconosciute. Trovano โpaesaggi sconvoltiโ e perlustrano โstranezzeโ (la valle con i 10.000 mulini a vento che Herzog ha filmato nel suo primo filmย Segni di vita, la carcassa di unโastronave di Star Wars abbandonata nel deserto australiano, strani rettili dalle forme fantascientificheโฆ).
E poi amano entrambi, soprattutto, trasformare le loro peregrinazioni โ il loro intimo, ontologico nomadismo โ in racconto e in visione.
Questa affinitร elettiva รจ al fondo diย Nomad:ย diviso in 8 capitoli, il film procede per accostamenti lirici, flussi memoriali, rivisitazioni di luoghi e di miti.ย Herzog va in Australia e in Patagonia, visita le Black Hills del Galles in compagnia della vedova di Bruce e cerca di trasformare i paesaggi naturali in paesaggi dellโanima. Quel che gli importa non รจ la natura in sรฉ, ma capire cosa aveva spinto Chatwin ad andare lรฌ, proprio lรฌ, e cosa ci aveva trovato.
Se Chatwin creava racconti mitici in forma di viaggi della mente, e usava le parole per dar corpo alle vibrazioni dellโanima, Herzog invece usa lo sguardo. Posa il suo sguardo โ al contempo da antropologo, entomologo, geografo e poeta โ su mondi e paesaggi, e li fa vibrare.ย Chatwin โ dice Herzog in uno dei dialoghi del film โ โera Internet in unโepoca in cui Internet non esisteva. Forniva connessioniโ. Verissimo: Chatwin collegava paesi, persone, libri, testi, canti, miti. Illuminava conoscenze oscure. mostrava legami inaspettati fra le cose, fra il qui e il lร , fra il prima e il poi.ย Herzog applica lo stesso metodo: collega testi di Chatwin con fotografie di tribรน primitive, ricognizioni etnografiche con esplorazioni visive, interviste ad aborigeni australiani con pezzi dei suoi film (da brivido gli occhi di ghiaccio di Klaus Kinski vestito da dittatore e circondato da centinaia di amazzoni nude inย Cobra verde, 1987, ispirato al romanzoย Il vicerรจ di Ouidahย di Chatwin).
Tanto Herzog quanto Chatwin, in fondo, fanno saltare ogni confine tra i generi del mezzo espressivo che hanno scelto.ย Cosa scrive Chatwin? Libri di viaggio? Romanzi? Al confine tra fiction e non fiction, narratore e saggista, si muove in un territorio letterario volutamente ambiguo e di non facile classificazione, cosรฌ come Herzog fa con i suoi film, scardinando ogni rigida divisione fra cinema del reale e cinema di finzione, fra documentario e cinema di poesia.
Quel che conta รจ lo sguardo: e allora colpisce che in un film comeย Nomad,ย che inneggia fin dal titolo al movimento, al rifiuto della stasi, Herzog muova la macchina da presa (e la muova quasi sempre in modo sinuoso e sensuale) quasi solo sui paesaggi naturali (spesso ripresi dallโalto, probabilmente con un drone), mentre quando a essere inquadrato รจ un essere umano la macchina da presa resta per lo piรน immobile, fissa, quasi a dire che lโessere umano lo si coglie meglio da fermi, mentre la natura deve essere attraversata e percepita in movimento.ย Herzog si muove. Si sposta in continuazione. Salta, si arrampica, vola. Rievoca immagini di suoi vecchi film, inquadra con religiosa devozione lo zaino di cuoio che Chatwin gli ha regalato,ย e si commuove (lui, sempre riservato, chiuso, spesso emotivamente impenetrabile) rievocando lโultimo viaggio di Bruce, quello da cui nessuno รจ mai tornato.ย Il piano sequenza finale, in una sorta di tunnel vegetale, morbido e solenne, รจ quasi da brivido. E ci dice che purtroppo nessun corpo puรฒ essere nomade per sempre. Quanto allโanima, chissร .
(Welovecinema)



