Ricominciate le scuole, si torna a pranzare in mensa.
In alcuni istituti il servizio Γ¨ ripartito con la prima campanella dellβanno, in altri si sta ancora lavorando per farlo in sicurezza. A guidare la riapertura delle mense scolastiche, un documento del ministero dellβIstruzione, che ha definito il pranzo a scuola “di fondamentale importanza” da un punto di vista educativo e nutrizionale, e le linee guida della SocietΓ italiana di igiene (Siti). Il cibo, sottolineano gli esperti, non va temuto come mezzo di trasmissione: tutto si gioca nel distanziamento sociale degli studenti durante il pasto, nel rispetto delle norme-igienico sanitarie e nella pulizia e nella disinfezione di locali e ambienti condivisi.
“Rispetto alla classe, la mensa puΓ² esporre di piΓΉ al contagio perchΓ© i bambini mentre mangiano devono togliere la mascherina β diceΒ Patrizia Laurenti, professoressa di Igiene allβUniversitΓ Cattolica del Sacro Cuore di Milano β Inoltre masticano e parlano tra loro, aumentando lβemissione di droplets. A genitori e insegnanti Γ¨ richiesto uno sforzo educativo, perchΓ© gli studenti questβanno devono imparare a non condividere nulla di ciΓ² che hanno sul tavolo, dalla bottiglietta dellβacqua al pezzo di pane. Sono azioni fondamentali per affrontare la stagione autunnale in arrivo”.
Lo spazio
Se nelle mense manca lo spazio per assicurare il distanziamento di un metro tra gli studenti, le singole scuole possono trovare soluzioni ad hoc. Ad esempio possono dividere il pranzo in turni, oppure allestirlo in palestra, nellβaula magna, persino nei corridoi o in tensostrutture esterne alla scuola. In mancanza di alternative, si ipotizza la distribuzione del pasto in βlunch boxβ monoporzione: una soluzione che va limitata ai casi in cui non si puΓ² fare diversamente, un poβ per i costi, un poβ per la notevole quantitΓ di rifiuti che produrrebbero. Alcuni genitori sembrano preferire il servizio in aula per il timore che la mensa, piΓΉ affollata, aumenti il rischio di contagio, mentre altri identificano il lunch box come un pasto meno sano e buono.
Sul tema gli esperti si dividono: lβepidemiologoΒ Franco Berrino, in unβintervista rilasciata a Foodinsider, un osservatorio non istituzionale delle mense scolastiche, ha dichiarato che le monoporzioni rischiano di essere una soluzione dannosa per la salute dei bambini. SecondoΒ Andrea Vania, giΓ responsabile del centro di dietologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma, invece non si puΓ² puntare il dito contro le monoporzioni senza sapere effettivamente cosa cβΓ¨ dentro. “Il problema non Γ¨ il contenitore, a patto che sia fatto con materiali idonei al contatto con il cibo, ma il contenuto. Se il menΓΉ destinato ai refettori scolastici, che in genere viene ideato da una commissione mensa composta tra gli altri da un nutrizionista, un pediatra e un igienista, Γ¨ di qualitΓ , lo sarΓ sia che viene servito in contenitori monoporzioni sui banchi, sia su un piatto in mensa. E viceversa, se la qualitΓ del pasto Γ¨ scarsa, lo sarΓ in entrambi i casi. Non farei un discorso di salute nutrizionale, tenendo conto che siamo di fronte a una situazione temporanea di emergenza che, si spera, non durerΓ per sempre”.
Le linee guida
Le linee guida della Siti suggeriscono di eliminare il ricircolo dellβaria condizionata, per evitare il trasporto di agenti patogeni, e i buffet. Meglio un ricambio naturale dellβaria e un servizio diretto al tavolo. Inoltre, devono essere sempre disponibili spray o gel disinfettanti per le mani e quantitativi adeguati di mascherine. “Il disinfettante Γ¨ uno strumento utile in molti contesti sociali, tuttavia sconsiglio ai ragazzi di utilizzarlo prima di mangiare per evitare residui di gel su cibo e posate, che possono essere ingeriti. Meglio lavare le mani con acqua e sapone”, consiglia Laurenti.
Chi lavora in mensa puΓ² anche indossare guanti monouso adatti al contatto con gli alimenti, ma lβesperta β come tanti allβinterno della comunitΓ scientifica β Γ¨ scettica nel considerarla una buona abitudine. Analogamente al gel, “i guanti non devono sostituire il lavaggio delle mani, e sono pericolosi perchΓ© danno a chi li indossa un falso senso di sicurezza. Spesso vedo camerieri o baristi utilizzarli per piΓΉ azioni e manipolazioni di cibo,Β aumentando le probabilitΓ di contaminazioni crociate. Preferisco delle mani nude lavate spesso, piuttosto che guanti monouso indossati per ore senza mai un risciacquo”.
(La Stampa)


