4 Febbraio, 2026
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L’antitrust americano mette sotto accusa i grandi dell’hi-tech: Amazon, Apple, Facebook e Google

Comincia il processo dell’anno controย Jeff Bezosย di Amazon,ย Tim Cookย a capo di Apple, il cofondatore di Facebookย Mark Zuckerbergย e lโ€™amministratore delegato di Googleย Sundar Pichai.

Quattro dei grandi sovraniย del mondo digitaleย vengono chiamati alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti per rispondere all’accusa di posizione dominante che le loro aziende avrebbero nei rispettivi settori. Dal commercio elettronico ai sistemi operativi per smartphone e ai suoi software, fino ai social network e ai motori di ricerca, la commissione dell’antitrust vuol capire se stanno strozzando la concorrenza.

Assieme le quattro multinazionali hanno un valore superiore ai cinquemila miliardi di dollari e i capi di imputazione nei loro confronti sono contenuti in oltre un milione di pagine messe assieme in piรน di un anno di indagini. In realtร  ognuna รจ stata chiamata per motivi differenti, in comune hanno la dimensione giudicata pericolosa. Ma stranamente manca Microsoft, anche se recentemente in Europa รจ stata accusata da Slack di bloccare la concorrenza.
Facebook e Google sono sotto tiro da parte dei conservatori che, Donald Trump in testa, credono censurino i contenuti legati ai repubblicani anche se non sono mai riusciti a provarlo. Apple รจ sul banco degli imputati per le politiche sullโ€™app store, Amazon per quelle nel settore dellโ€™e-commerce.

L’accusa

I quattro regnanti si sono collegati da remoto con la commissione guidata daย Davidย Cicilline, tutti assieme per la prima volta in unโ€™occasione simile. โ€œLa commissione ha iniziato la sua investigazione un anno fa raccogliendo milioni di documenti da diversi Paesiโ€, ha esordito Cicilline. “Lโ€™obbiettivo รจ valutare la posizione dominante di queste compagnieโ€, ha proseguito. La sua tesi รจ che le loro decisioni hanno effetto sullโ€™economia e sulla societร . Controllano il mercato dei dati e delle merci online imponendo la propria strategia abusando del potere che hanno. Un potere troppo grande per Cicilline: starebbe distruggendo la concorrenza, lโ€™imprenditoria e violando la privacy dei cittadini. Di fatto questi quattro colossi sarebbero ormai paragonabili ad uno Stato.

La difesa

Comincia Jeff Bezos. Parla dalla sua infanzia in una famiglia che non navigava nellโ€™oro. Ricorda il padre adottivo fuggito da Cuba e gli esordi a Wall Street. Snocciola i risultati raggiunti dalla sua azienda: โ€œLโ€™ottanta per cento degli americani si fida di Amazon. Solo lโ€™esercito e i medici fanno meglio. Il nostro peso nel commercio nel mondo รจ meno dellโ€™uno per cento e negli Usa รจ del quattro per cento. Abbiamo piรน di un milione e 700mila negozi che vendono attraverso di noi e paghiamo il doppio rispetto ai minimi salariali i nostri dipendentiโ€.

Anche Sundar Pichai parla del valore di un Paese che sa accogliere le persone. Lui del resto รจ un immigrato indiano che si รจ fatto da solo. Sostiene che i servizi di Google avrebbero permesso a milioni di americani di dar vita a commerci e migliorare la propria condizione. โ€œNegli ultimi cinque anni, Google ha investito nove miliardi di dollari in ricerca. La supremazia americana nella tecnologia non รจ scontataโ€, suggerendo chiaramente che attaccare la Silicon Valley significa di fatto azzoppare il primato Usa.

Tim Cook si lancia nella difesa della filosofia Apple e dellโ€™app store, del quale viene ricordata la sicurezza. Lโ€™amministratore delegato della Mela cita anche lโ€™aiuto che la sua azienda dร  agli sviluppatori. โ€œSolo sessanta app sullo store sono nostre. Condivido la tesi della commissione che la concorrenza sia fondamentale ed รจ in questa direzione che lavoriamoโ€.

โ€œFacebook รจ nata con lโ€™idea di dare una voce alle persone e aiutare i piccoli commerciantiโ€, esordisce Mark Zuckerberg. โ€œCapisco che ci siano preoccupazioni, ma la nostra azienda ha tanti concorrenti come TikTok, la stessa Apple, Amazon, Googleโ€. Tutto questo, secondo Zuckerberg, sarebbe giร  piena concorrenza. E nel mondo nascerebbero di continuo aziende capaci di competere. Cita la polemica politica sulla presunta censura di certi contenuti: non sarebbe materia dellโ€™antitrust e in ogni caso Facebook si baserebbe sui valori democratici degli Stati Uniti, cosa che secondo lui non si puรฒ dire di altri social network.Le domande

Eโ€™ un fiume in piena. Dalla commssione arriva una sequenza infinita di chiarimenti non sempre pertinenti e a volte politicamente orientate, che hanno perรฒ spaziato a trecentosessanta gradi per ore: dalla partica di Amazon di vendere i suoi altoparlanti smart sottocosto alla presunta censura di Google e Facebook nei confronti dei contenuti della destra, fino al coinvolgimento nel mercato cinese, alle politiche commerciali tese a mantenere una posizione dominante o allo sfruttamento della manodopera a basso costo.

Alcune accuse, come quella di Cicilline nei confronti di Google che avrebbe rubato contenuti da altre compagnie, vengono da testimonianze raccolte dalla commissione. Altre sono tesi non supportate da prove. Piรน volte i quattro sono costretti a tergiversare, non riescono a rispondere su casi specifici, prendono tempo. Viene puntato il dito sulla sinergia fra Facebook e Instagram e sullโ€™acquisizione di YouTube da parte di Google. In entrambi i casi sarebbero state violate le regole dellโ€™antitrust, anche se al tempo quella stessa commissione non disse nulla.

A Bezos vengono contestate le cifre date durante la sua difesa: se si considerasse solo il commercio elettronico, il peso di Amazon negli Usa sarebbe del 40 per cento e nel campo del cloud avrebbe usato la sua posizione per eliminare i concorrenti pericolosi. Questa รจ unโ€™accusa che viene mossa a tutti e quattro: in situazioni differenti, si sarebbero macchiati di pratiche poco ortodosse.

La fine di un’era

Una parte del Congresso degli Stati Uniti guarda ormai la Silicon Valley con sospetto. E quello che รจ andato in scena รจ lโ€™inizio di un processo contradditorio che perรฒ probabilmente porterร  a nuove regole nel mondo del digitale. Dalle elezioni presidenziali del 2016, con gli scandali scoppiati in fatto di violazioni della privacy, San Francisco e i suoi dintorni si sono popolati di ombre. Anche se in borsa queste compagnie hanno continuato a crescere raggiungendo livelli mai visti prima, le cose potrebbero cominciare a cambiare.

Brad Smith, il presidente di Microsoft, due anni fa disse: โ€œSe si sviluppano tecnologie in grado di cambiare il mondo, bisogna sapere che prima o poi il mondo tenterร  di mettere delle regoleโ€. A quanto pare รจ quello che sta accadendo.

(La Repubblica)

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