Il 9 settembre 1943, all’indomani dell’annuncio dell’armistizio, l’Italia visse uno dei momenti più drammatici della sua storia. Il Paese era allo sbando: il re e il governo avevano abbandonato Roma, le linee di comando erano confuse, i reparti militari privi di ordini chiari. In questo vuoto di responsabilità, furono spesso piccoli nuclei di soldati, isolati e senza supporto, a tentare di opporsi all’avanzata tedesca. Nelle zone del Lago di Bracciano, come documentato dagli studi sulla mancata difesa di Roma, reparti sfusi si sacrificarono pur sapendo di non poter fermare la macchina bellica tedesca. È in questo contesto che si colloca la vicenda braccianese del 9 settembre, una pagina di coraggio e tragedia che la comunità continua a ricordare.
Quel giorno le truppe del III Panzergrenadieren scesero lungo la Braccianese dopo un combattimento tra Oriolo e Manziana. Alla località Colombina caddero i soldati italiani Antonio Zichitella e Paolo Cossago, primi segni di un confronto che si sarebbe intensificato nel territorio braccianese.
I tedeschi avanzarono verso la solfatara e poi fino alla località Doganella, dove iniziò il cannoneggiamento. A rispondere al fuoco fu il carro semovente comandato dal Sergente Maggiore Udino Bombieri, del 10° Reggimento Lancieri “Vittorio Emanuele II”. Bombieri riuscì a colpire i cingoli di due panzer, immobilizzandoli, prima che il suo mezzo venisse messo fuori uso. Ferito, fece mettere in salvo l’equipaggio e tentò di recuperare la mitragliatrice per impedirne la cattura, ma venne circondato e ucciso dai granatieri tedeschi. La sua azione, descritta nelle motivazioni della Medaglia d’Oro al Valor Militare, è considerata uno dei primi episodi di resistenza armata all’occupazione nazista.
Poco distante, sulla “cupetta delle cartiere”, oggi via Isonzo, era posizionata la mitragliatrice degli artiglieri Antonio Merlo, Enrico Latini e Candido Elia. Con il loro fuoco riuscirono a bloccare la strada, causando perdite tra i tedeschi. Esaurite le munizioni, tentarono di disperdersi: Merlo tornò indietro per recuperare la mitragliatrice, ma fu falciato da una raffica; Latini ed Elia vennero uccisi lungo il muro che costeggia la macchia dei frati. Merlo ricevette la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
Negli anni, Bracciano ha mantenuto vivo il ricordo di questi uomini e anche quest’anno Bracciano non ha dimenticato.
Alla presenza del sindaco Marco Crocicchi, dello storico Massimo Perugini e del presidente ANPI di Bracciano Dario Cavinato, della Polizia Provinciale, della Polizia locale, della Guardia di finanza, dei Carabinieri e della Forza di Artiglieria, il ricordo di chi ha perso la vita per la nostra libertà è stato richiamato nel luogo dove è posizionata una targa alla memoria.
Bracciano ha dedicato a Bombieri e agli altri militari caduti un luogo della memoria. Una lapide, posta vicino alla rotatoria davanti alla caserma dei Carabinieri, ricorda oggi la postazione della mitragliatrice e i nomi dei caduti, affinché la loro storia rimanga visibile e condivisa.
Ricordare il 9 settembre non significa soltanto onorare dei militari caduti. Significa comprendere cosa accadde quando un Paese fu tradito e asciato senza guida, quando la paura e il caos rischiarono di travolgere ogni senso di responsabilità. Gli uomini che combatterono a Bracciano non erano eroi per vocazione: erano soldati che, in assenza di ordini, scelsero comunque di difendere la propria terra. Scelsero la dignità. Scelsero la libertà.
La memoria di Bombieri, Merlo, Latini, Elia, Zichitella e Cossago ci ricorda che la libertà non è un bene acquisito una volta per tutte. È un impegno quotidiano. È un dovere civile. Ricordare chi è morto per difenderla significa impedire che gli errori del passato si ripetano: l’indifferenza, la rinuncia, la paura che diventa legge.
Il 9 settembre è una pagina di storia locale che parla a tutta l’Italia. È il racconto di una comunità che ha visto la guerra arrivare sulle proprie strade e che ha scelto di non dimenticare. Ogni anno, commemorare quei fatti significa rinnovare un patto: non voltarsi dall’altra parte, non lasciare che la libertà venga data per scontata, continuare a costruire una memoria che sia monito e speranza.
Si ringraziano Tiziano Santini per le foto e Massimo Perugini per le informazioni storiche.
Riccardo Agresti


