Capita spesso, di buon mattino, che Giovanni, pensionato sì, ma ancora instancabile editore del giornale locale L’Agone, storico quotidiano della Tuscia romana e del territorio sabatino, progetto no‑profit per dare voce alle comunità del lago, attraversi la Braccianese con passo tranquillo. La sua meta è sempre la stessa: il Four Friends, il bar caffè di Via Braccianese Claudia che da anni è diventato il suo ufficio non ufficiale, il suo osservatorio sul mondo.
Il locale apre presto, con quella cura che solo i posti autentici sanno avere: il profumo del caffè appena estratto, i cornetti caldi che sembrano usciti dal forno per salutare il giorno e quella luce obliqua che filtra dalle grandi vetrate e che, secondo Giovanni, “corregge la punteggiatura del mondo”. Il Four Friends è un punto di riferimento per Bracciano: valutazione alta, centinaia di recensioni entusiaste, prezzi accessibili, musica discreta e un’atmosfera che invita a fermarsi, respirare, raccontare.
Pian piano la comunità entra: chi per un caffè al volo, chi per sedersi e godersi la calma, chi per incontrare amici prima di andare al lavoro. È un piccolo crocevia di storie, un microcosmo che ogni mattina si rinnova e che Giovanni ascolta con pazienza.
Al suo tavolo la docente si lamenta della burocrazia che soffoca la passione; il medico gli parla dell’ospedale come di un’azienda dove conta il bilancio e non il paziente; il sindaco gli confida che le pastoie amministrative gli impediscono di realizzare la città che sogna; il contadino gli racconta del raccolto distrutto dal clima impazzito; il pensionato gli ricorda quando L’Agone usciva con tante pagine, “mica quattro!”. Al banco ascolta il giovane che teme per il suo futuro, la ragazza che ha paura della guerra, il commerciante che con l’aumento del costo dei carburanti non riesce più a far quadrare i conti. Sono voci vere, voci che cercano ascolto e vorrebbero soluzioni.
Giovanni ascolta tutto, prende appunti mentali, fa domande e, mentre il suo caffè si raffredda, ragiona sul suo lavoro da pensionato-editore che non è solo pubblicare notizie, per questo è sufficiente un qualsiasi rumoroso gruppo whatsApp, ma raccogliere queste voci e trasformarle in informazione verificata, pulita, utile. L’Agone, con le sue sezioni dedicate a territorio, società, sanità, scuola, ambiente e politica, con lui è diventato negli anni un argine contro il caos informativo, un luogo dove le storie vengono restituite alla comunità con rispetto.
Ma anche per lui non è tutto rose e fiori. Nella cartellina appoggiata a terra non ci sono articoli. Ci sono conti che non tornano, fatture dei tipografi, mail degli inserzionisti che chiedono “più visibilità con meno spesa”. L’editoria locale è una barca che naviga controcorrente: i social diffondono notizie false con la velocità di un temporale estivo, mentre il giornale, cartaceo e digitale, richiede tecnici, server, aggiornamenti, investimenti. E la pubblicità locale non basta più.
Così ogni mese Giovanni si domanda se abbia senso continuare.
Poi, una mattina, entra un ragazzo. Uno studente. Si avvicina al bancone, prende un cappuccino, si gira verso Giovanni e gli dice: “Ho letto un articolo de L’Agone. Bello. Non lo sapevo.”
È una frase semplice, ma per Giovanni è come una scintilla. Sì, ne vale ancora la pena. Perché quel giornale non è solo un foglio o un sito web, è un servizio alla comunità, un presidio di verità in un mondo rumoroso.
E tutto questo accade lì, al Four Friends, dove la cameriera gentile, con un cappuccino e un cornetto, accoglie tutti con un sorriso gentile, ormai merce rara, e dove Giovanni ritrova la sua missione.
Riccardo Agresti


