In questi giorni in cui i cieli del mondo sembrano parlare solo la lingua dei razzi, dei droni, dei missili e dei cannoni, la natura ha compiuto un gesto che somiglia a una risposta. Ha sollevato il sipario su un’eclissi: un incontro raro, un’ombra che si posa sulla luce per ricordarci che anche il tentativo di oscurare, quando è naturale, non fa paura.


È un tentativo che non distrugge, che non ferisce, che non fa vittime innocenti. L’ultima eclissi parziale di grande rilievo, osservata nel nostro Paese, risale addirittura l’11 agosto 1999, credevo che fosse accaduta più recentemente ma devo averla confusa con le eclissi di Luna. L’orario previsto per l’incontro tra il nostro satellite e la stella più vicina, inizio 19,32 fino al tramonto, mi ha dato alcune certezze. La prima è che occorreva andare verso un punto di osservazione che non avesse ostacoli e noi abbiamo la fortuna di avere il mare a poco più di venti chilometri, la seconda è che non mi dovevo procurare i famosi occhialetti, gli unici da dover usare, secondo le informazioni della Tv e dei mass media, per evitare gravi e irreversibili danni alla retina, e per questo motivo, come spesso accade, esauriti in poche ore.


Quante volte abbiamo osservato a occhi nudi gli splendidi tramonti su questo nostro litorale a volte disturbati da dispettose nuvole. Anche questa volta, con splendide pennellate grigie su un rosa sempre più acceso, le nuvole sembravano intenzionate a rovinare le aspettative dei moltissimi cittadini di tutte le età che avevano invaso la spiaggia, invece, mentre i due corpi sferici sempre più sovrapposti, continuavano la loro lenta discesa verso la linea dell’orizzonte, hanno avuto la sensibilità di rimanere ferme, come dipinte per sempre ad un’altezza innocua, un trucco per dare più enfasi al falso contatto tra questi due forze opposte ma complementari.


Credo di non aver mai visto il tramonto del sole e della luna nello stesso istante, ma il fatto che fossero anche abbracciati, seppur parzialmente, seppur divisi da distanze che sembrano infinite, ha dato un significato storico all’evento. Purtroppo mentre la natura costruiva questa metafora di pace, la storia continuava a scriversi altrove con gli stessi strumenti che la negano: razzi, droni, missili, cannoni.



Forse è proprio per questo che l’eclissi ci ha chiamati a guardare. Per ricordarci che il cielo può ancora mostrare altro. Che la luce può essere coperta senza essere cancellata. Che l’ombra, quando non è guerra, può perfino insegnare qualcosa.
Lorenzo Avincola redattore L’agone


