Una sera di comunità al Parco de La Rinascente: il quartiere si ritrova dopo l’alluvione

Sabato di festa all’interno del parco de La Rinascente. Una festa collettiva in un quartiere non è mai solo un evento: è un dispositivo sociale, un termometro della comunità, un’occasione per misurare quanto un luogo riesca davvero a essere vivo, soprattutto quando l’iniziativa è soprattutto un modo per ritrovarsi uniti dopo l’evento drammatico accaduto nella notte del sei febbraio 2026, quando una bomba d’acqua causò l’esondazione del fosso locale sommergendo diversi garage interrati, dove l’acqua raggiunse anche i due metri d’altezza.

conduttore da vicinogiovanni

L’ha ricordato subito Gioacchino Fornario che ha presentato l’intera iniziativa, lo ha voluto ribadire l’amministratore di condominio Giovanni Furgiuele, in un appassionato intervento in cui ha espresso la soddisfazione per la buona riuscita dell’evento, ringraziando tutti i presenti e anche quelli che non hanno potuto partecipare anche se dietro l’evidente emozione si poteva leggere la pagina di un impegno quotidiano riconosciuto da tutti.

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Ha preso poi la parola il sindaco di Bracciano Marco Crocicchi che, portando i saluti dell’amministrazione comunale di Bracciano, presente anche con la presidente del consiglio Giulia Sala e l’assessora Maddalena Coletta, si è impegnato nella premiazione dei partecipanti e dei vincitori del torneo di tennis, organizzato per l’occasione.

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Una festa che ha saputo raccontare chi abita quel territorio, perché quando prevale l’attività spontanea, quella autoprodotta, significa che il quartiere ha una forte capacità di iniziativa e i tavoli, le luci, la musica e i piatti condivisi, sono strumenti di inclusione. Queste iniziative hanno la forza di lasciare tracce: provocano nuove relazioni, idee per iniziative future, lo spazio pubblico diventa un palcoscenico democratico.

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Il Parco de La Rinascente, quella sera, sembrava aver cambiato pelle. Non era più il rettangolo verde incastonato tra alberi e palazzi, il luogo dove i bambini corrono dopo scuola e gli anziani si siedono sulle panchine guardandosi attorno. Era diventato altro: una sorta di camera di risonanza dove il quartiere si stringeva, finalmente, tutto insieme, nel ricordo di un evento negativo ma superato.

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La cosa più bella, forse, era la semplicità. Nessuna grande struttura, nessun palco monumentale, nessuna retorica. Solo persone, luci, cibo condiviso, un parco che per una sera si trasformava in piazza. Una piazza verde, aperta, dove tutto sembrava possibile: parlare, ridere, ricordare. La gara di Karaoke è stata un esempio.

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Quando la festa è finita, il parco è tornato quello di sempre. Ma non del tutto. Era rimasta una traccia, una specie di eco. Come se il quartiere avesse lasciato lì un pezzo di sé, e come se il parco avesse restituito qualcosa in cambio: la certezza che, quando ci si ritrova davvero, un luogo può cambiare. Anche solo per una sera. Anche solo in quei gioiosi momenti di felicità collettiva.

Lorenzo Avincola redattore L’agone

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