L’Aviazione dell’Esercito ha festeggiato i suoi 75 anni A Viterbo la cerimonia nella splendida cornice di Palazzo dei Papi

Non poteva scegliere una cornice più appropriata l’Aviazione dell’Esercito per festeggiare il suo 75esimo anniversario dalla sua costituzione; una storia nella storia, quella di chi ha ardito sfidare i cieli, celebrata sotto la Loggia delle Benedizioni e l’Aula del Conclave del Palazzo Papale. Viterbo e la sua storia medievale è diventata anche uno dei centri di eccellenza dove l’Aviazione negli anni è cresciuta, si è trasformata operando al servizio dello Stato e dei cittadini, non trascurando di restare al passo coi tempi, evolvendo nella tecnologia e conservando le proprie tradizioni e i propri valori.

Alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose, il generale di corpo d’armata Lorenzo D’Addario, Comandante delle Forze Operative Terrestri (COMFOTER), ha passato in rassegna uno schieramento di baschi azzurri, rappresentati dal Comandante dell’Aviazione dell’Esercito, Generale di Divisione Salvatore Annigliato,

Nata nel lontano 1951 nelle immediate vicinanze di Bracciano denominata Campo di Monte dell’Oro dove fu predisposto un campo di volo, aeroporto che sarà poi intitolato al capitano di artiglieria Oscar Savini, che fu tra i primi piloti e purtroppo anche la prima vittima dell’Aviazione dell’Esercito, questa specialità ha raggiunti livelli di eccellenza tecnologica e operativa grazie ai cuori che hanno battuto sotto quelle uniformi.

“Nelle nostre missioni – ha detto il generale Annigliato nel suo discorso commosso – abbiamo portato capacità e tecnologia, ma soprattutto umanità. Abbiamo saputo trasformarci in questi anni, adattandoci alle nuove tecnologie e ai contesti storico-politici che si sono succeduti. Si può insegnare a pilotare un velivolo, ma non si può insegnare il coraggio. Partendo da ciò che è stato, sono certo che saremo in grado di affrontare le sfide future”.

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Il comandante ha ricordato che l’evoluzione della tecnologia, in questi 75 anni, ha conservato al centro l’uomo e i suoi valori. Era composto come deve esserlo un militare e un comandante ed era commosso come può esserlo un uomo quando ha chiosato: “Un ringraziamento è dovuto a chi ci ha preceduto, a chi ha volato quando non c’erano mappe, a chi ha avuto il coraggio di decollare quando non aveva la certezza dell’atterraggio; le loro cicatrici e il loro coraggio sono state ciò che ci permette di essere quello che siamo diventati oggi. Finchè ci sarà un cielo, ci sarà un basco azzurro pronto a solcarlo”.

Quando la parola è passata al Generale D’Addario, il tono ha smorzato la formalità connotando il suo intervento di riconoscente umanità: “Quando ero nei territori operativi, il rumore delle pale dei vostri elicotteri portavano sollievo e speranza, quella stessa che portano alle popolazioni colpite da calamità: l’esercito sa che può contare su di voi, e sulla qualità del lavoro che svolgete.

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E’ doveroso ricordare le vittime, i feriti, chi ci ha preceduto e chi ha osato solcare i cieli per primo. Un ringraziamento è doveroso alle vostre famiglie, loro non hanno prestato giuramento ma sopportano i sacrifici della vostre assenze in silenzio e nel medesimo spirito di servizio. Genitori orgogliosi, mogli e figli che aspettando, fanno il loro dovere senza riconoscimenti”.

Le parole hanno lasciato poi lo spazio al battito ritmico delle pale di elicotteri in formazione che hanno sorvolato lo schieramento; un Ch47 Chinook ha fatto sventolare un enorme tricolore che unitamente al nostro amato Inno di Mameli hanno commosso, emozionato e incantato i presenti.

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Una distesa di baschi militari ancora in servizio e in congedo hanno restituito l’azzurro a un cielo che lottava con le nuvole; accanto a me c’era un uomo canuto che rivedendosi in alcuni scatti in bianco e nero di quei primi passi dell’Aviazione, tra altri suoi coetanei, ripercorrendo chissà quanti e quali ricordi, si è commosso: mio padre Guglielmo, precursore di un’istituzione che gli ha dato tanto e che gli deve altrettanto, riconosciuto e riconoscente, ha reso questa mattinata una bella pagina del nostro splendido Paese.

Gianluca Di Pietrantonio, redattore L’agone

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