Di Marialuisa Roscino
Se per un adulto vestirsi è spesso una questione di etichetta o praticità, per un ragazzo è un atto di comunicazione non verbale estremamente importante. La moda, per i giovani, non è un semplice vezzo estetico, ma una vera e propria estensione della propria personalità. In un’età in cui la sicurezza in se stessi è ancora in costruzione, l’abbigliamento funge da “mediatore”.
Lo vediamo in questa intervista con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association, che in occasione del Festival di Sanremo 2026 spiega e illustra il legame profondo tra “moda e identità”.
Lucattini: “La moda non è solo di contorno, ma un vero e proprio linguaggio artistico che si rispecchia nella musica.
Moda e Musica musica abitano da sempre il cuore e la mente dei ragazzi, accompagnano le loro emozioni, danno voce a ciò che spesso non riescono ancora a dire con le parole ed educano all’ascolto interiore.
Lo stiamo osservando anche a Sanremo, il palco dell’Ariston, diviene una passerella dove l’eleganza classica si incontra e si fonde con lo streetwear di lusso e il massimalismo concettuale”.
Dott.ssa Lucattini, in che modo, l’abbigliamento influisce nella vita dei giovani e nella costruzione della loro identità? Quali sono secondo Lei, gli aspetti positivi della Moda nella routine dei ragazzi?
Nei giovani, l’abbigliamento che osserviamo, non è mai soltanto una scelta estetica: è un linguaggio. È uno dei modi più immediati con cui i ragazzi cercano di raccontare chi sono, o chi vorrebbero diventare, in una fase della vita in cui l’identità è ancora in piena trasformazione.
Vestire il proprio corpo significa anche “dare forma” a ciò che dentro è ancora in crescite, in divenire. Il corpo cambia rapidamente, a volte in modo destabilizzante, e attraverso il look, abiti, accessori, acconciature e tagli di capelli, i giovani provano a costruire un’immagine di sé più riconoscibile e più controllabile. In altre parole, la moda può diventare una sorta di “seconda pelle”: protegge, contiene, mette un confine tra il mondo interno e quello esterno.
In questa prospettiva, la scelta dello stile può riflettere movimenti profondi: l’identificazione con modelli familiari o sociali, il desiderio di autonomia, ma anche la spinta alla trasgressione come passaggio necessario per separarsi simbolicamente dall’infanzia. È un terreno di sperimentazione importantissimo, perché consente loro di esplorare parti diverse della propria personalità e, nel tempo, di arrivare a un modo di essere più autentico. Ecco perché la moda, nei suoi aspetti migliori, può avere un valore positivo: permette ai ragazzi di esprimere emozioni, stati d’animo e bisogni senza parole e può offrire anche un senso di appartenenza, fondamentale in questa età: sentirsi parte di un gruppo, essere riconosciuti, non sentirsi soli.
Se non diviene una gabbia o una fissazione, la moda può essere uno spazio creativo e vitale: un modo per crescere, differenziarsi e trovare, passo dopo passo, il proprio stile e il proprio posto nel mondo. (Trends in Psychology, 2025).
Siamo nella settimana del Festival della Canzone Italiana di Sanremo e, a proposito di moda, non passano inosservati i look degli artisti e dei conduttori. Che modelli vengono proposti ai giovani?
Il Festival di Sanremo non è soltanto un evento musicale, è un grande rituale collettivo in cui musica, immagine e identità culturale si intrecciano. Ogni anno il palco dell’Ariston diventa una vera e propria passerella simbolica, capace di anticipare tendenze e, soprattutto, di proporre ai giovani modelli estetici, espressione di grande creatività e “identità” (Body Image, 2025).
Si assiste quest’anno a un evidente ritorno al classico, con un omaggio alla grande arte sartoriale di Giorgio Armani, simbolo di un’eleganza sobria e capace di adattarsi allo stile e alla fisicità di ciascun artista, rispettandone ruolo, personalità ed età. Sul palco abbiamo potuto apprezzare, tra gli altri, Laura Pausini, Nicolò Filippucci, Laura Gazzoli, Angelica Bove e Pilar Fogliati, Levante in abito custom longuette nel tono celeste/silver, tutti interpreti di un’eleganza misurata e senza tempo firmata Armani.
Accanto alla raffinatezza classica, non sono mancati linguaggi stilistici più audaci e contemporanei. Achille Lauro, in Dolce & Gabbana, impreziosito dai gioielli Damiani, ha confermato la sua estetica di cifra anche teatrale. Mazzariello, in Kenzo, ha portato uno stile più sperimentale e internazionale.
Particolarmente interessante la proposta di Ditonellapiaga, un mix esplosivo tra l’estetica pop di Madonna e l’ironia fashion di Carrie Bradshaw, un look che unisce nostalgia anni ’90 e libertà espressiva contemporanea che insieme al look creato da Dsquared2 ha portato sul palco un momento decisamente “camp”, con bustier, mini tutù e calze a rete, una scelta scenografica ricca di energia e spirito performativo.
Intramontabile l’eleganza da diva di Patty Pravo, vestita da Simone Folco con gioielli Bulgari, capace di incarnare un’idea di femminilità iconica e senza tempo. Ermal Meta, in Trussardi, ha scelto invece una linea essenziale e raffinata, coerente con uno stile maschile contemporaneo e discreto.
Luchè ha reinterpretato lo stile di Pharrell Williams per Louis Vuitton, sostituendo il classico blazer con bomber e pantaloni ampi, segnando un passaggio interessante: il rap approda a un’eleganza più adulta e consapevole, dove streetwear e alta moda dialogano senza contrapposizioni.
La moda, unitamente alla musica, a Suo avviso, può favorire il benessere psicologico dei giovani?
La moda e la musica abitano da sempre il cuore e la mente dei ragazzi, accompagnano le loro emozioni, danno voce a ciò che spesso non riescono ancora a dire con le parole ed educano all’ “ascolto interiore”.
Non è solo questione di abiti: è un mezzo simbolico attraverso cui i giovani mettono in scena il proprio Sé. Quando un ragazzo o una ragazza sceglie un outfit che rispecchia come si sente dentro o come desidera essere visto si attiva un processo psicologico profondo che influisce direttamente sulla percezione di sé e sull’autostima.
L’abbigliamento può diventare una sorta di “armatura emotiva”: una seconda pelle che protegge il Sé fragile delle prime relazioni sociali, offre sicurezza nei contesti di gruppo e permette di sperimentare modi diversi di “essere”. Indossare qualcosa che piace o che sembra “giusto” in un contesto sociale può rafforzare la sensazione di controllo, di accettazione e di valore personale, tutti elementi centrali nel consolidamento dell’autostima.
Tuttavia, questa dinamica può avere anche un rovescio della medaglia. Quando la scelta dell’abbigliamento diventa subordinata esclusivamente al giudizio esterno – ai like sui social, all’approvazione dei pari, alla corrispondenza con modelli estetici idealizzati – il giovane rischia di oscillare tra senso di valore e senso di inadeguatezza a seconda delle reazioni altrui.
Questo fenomeno può alimentare un’eccessiva dipendenza dall’approvazione sociale, indebolendo l’autostima autentica e favorendo un Sé più vulnerabile alle critiche ambientali. È utile pensare alla moda come a un “mediazione simbolica della soggettività”: essa media tra il mondo interno dell’adolescente e la realtà sociale esterna.
Quando questa mediazione sostiene una forma di espressione personale congruente con i valori e i sentimenti profondi dell’individuo, può rinforzare l’autostima e favorire l’accettazione di sé. Quando invece si trasforma in conformismo rigido o in modo di mascherare insicurezze profonde, può accentuare fragilità psicologiche e sensazioni di inadeguatezza.
La Moda può essere uno strumento potente per costruire fiducia in sé e sperimentare una relazione positiva con il proprio corpo e la propria identità, ma la qualità di questa influenza dipende da come viene interiorizzata e dal significato che il giovane le attribuisce, non solo da ciò che indossa (International Journal For Multidisciplinary Research, 2025).
Quali sono invece, i rischi legati alla pressione di conformarsi agli standard di bellezza, molto spesso promossi anche sugli stessi Social?
Secondo la ricerca psicoanalitica contemporanea, l’impatto della moda sulla vita dei ragazzi va ben oltre l’estetica o l’appartenenza a un gruppo. La moda, intesa come insieme di abiti, tendenze, simboli condivisi e social media, interagisce profondamente con il modo in cui i ragazzi percepiscono sé stessi e si comportano nella quotidianità, incluso l’ambiente scolastico. Il giovane è immerso in una tensione tra il desiderio di esprimere il proprio Sé e l’urgenza di essere accettato dai pari.
Quando la moda diventa centrale nella sua attenzione, l’energia psicologica necessaria per mantenere un equilibrio interno può deviare dall’impegno scolastico verso la gestione dell’immagine e del riconoscimento sociale. In altre parole, il focus eccessivo sul look può sottrarre risorse emotive e cognitive alla motivazione e alla concentrazione nello studio.
Studi recenti mostrano come l’attenzione alla moda, soprattutto quando è mediata dai social media, si intrecci con il bisogno di approvazione dei pari, influenzando indirettamente la motivazione legata allo studio. La pressione a conformarsi, la competizione implicita tra coetanei per accettazione sociale e l’ansia da confronto possono generare un maggiore stress psicologico, che talvolta si traduce in difficoltà di concentrazione, calo dell’interesse per le attività scolastiche e, nei casi più critici, in evitamento delle situazioni in cui si teme giudizio collettivo.
Inoltre, il valore simbolico dato agli oggetti di moda – soprattutto quelli associati a un certo status sociale – può accentuare le differenze socioeconomiche all’interno della classe, producendo dinamiche di esclusione e giudizio che minano il senso di sicurezza interno dello studente e la sua capacità di impegnarsi serenamente negli apprendimenti (Psychology of Popular Media dell’American Psychological Association).
Questo non significa, che la moda sia un “nemico” della scuola: una relazione sana con le proprie scelte di abbigliamento può anche favorire l’autostima e il benessere. Il problema si pone quando l’identità diventa eccessivamente dipendente da segnali esterni e quando il giudizio dei pari o dei social media prende il sopravvento sul sé autentico, distogliendo attenzione e risorse emotive dalla dimensione scolastica e dallo sviluppo integrato della persona.
Quali consigli si sente di dare ai giovani alla ricerca di un proprio stile?
-Usate la moda per esprimere voi stessi, non per nascondervi;
-Giocate con lo stile, ispirandovi a modelli positivi che rispecchino i vostri gusti e il vostro carattere,
-Scegliete sempre ciò che vi fa stare bene, non ciò che vi fa sentire “accettati”;
-Non confondete l’apparenza con la sostanza e con il valore personale;
-Se il corpo diventa un’ossessione, chiedete subito una consulenza ad uno specialista e psicoanalista;
-Ricordate che moda è sempre un piacere e creatività, attenzione al perfezionismo, puntate sempre al benessere psicologico.


