I disperati della rotta balcanica non entrano nel suk politico italiano. Non portano voti, nΓ© fanno parte del Rinascimento saudita. Ma esistono. Sono donne e uomini, non numeri.
I disperati della rotta balcanica non entrano nel suk politico italiano. Non portano voti, nΓ© fanno parte del Rinascimento saudita. Ma esistono. Sono donne e uomini, non numeri. Parte di una umanitΓ sofferente in fuga da guerre, pulizie etniche, sfruttamento e disastri ambientali. Cercano un rifugio. Trovano fili spinati.
Italia dove sei?
Nel 2020 oltre 4.000 migranti e rifugiati sono giunti al confine nord-est italiano dopo aver percorso la rotta balcanica. Si tratta di una rotta chiave per lβItalia, in quanto almeno un quarto di tutti i migranti e rifugiati che arrivano in Italia giungono dai Balcani. Fra di loro un numero crescente di afghani, iracheni e siriani in fuga da violenze e persecuzioni e che successivamente ottengono protezione in Italia. Risulta poi in netta crescita la presenza dei minori non accompagnati.Β La situazione al confine nord-est Γ¨ stata al centro in questi giorni di una missione congiunta conclusa a Trieste di Chiara Cardoletti, Rappresentante per lβItalia, la Santa Sede e San Marino dellβUnhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, e di Laurence Hart, Direttore dellβUfficio di Coordinamento per il Mediterraneo dellβOim, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
Nel corso della visita β rimarca un comunicato congiunto delle due agenzie Onu – i rappresentanti delle due organizzazioni hanno incontrato le autoritΓ governative e cittadine e gli esponenti della societΓ civile e discusso con loro sulla situazione al confine con la Slovenia e i piani di accoglienza e assistenza per migranti e rifugiati.
Cardoletti e Hart hanno espresso preoccupazione per le testimonianze di violenze terribili sofferte dalle persone lungo questa rotta, unitamente allβinderogabile necessitΓ di garantire lβaccesso al diritto dβasilo rafforzando le procedure che permettano lβanalisi individuale di ogni singolo caso e di introdurre una risposta strutturata sia a livello locale che a livello nazionale.
βEβ molto probabile che i movimenti di migranti e rifugiati lungo la rotta balcanica continuino nel 2021. Bisogna agire senza ritardo. Esiste un obbligo per gli Stati ad ammettere sul proprio territorio chi presenta domanda di asilo alle proprie frontiere, almeno per la durata dellβesame della domanda stessa. Γ in questa fase che occorre attivare anche su questo territorio tutti i servizi di assistenza e informazione previsti dalla legge in Italiaβ, ha sottolineato Chiara Cardoletti.
βPurtroppo i migranti e rifugiati che percorrono la rotta balcanica vivono unβesperienza terribile e rischiano spesso di diventare vittime di violenze durante la traversataβ, ha osservato Laurence Hart. βLe condizioni in cui molte persone arrivano sono estremamente critiche e i profili vulnerabili sono numerosi. Eβ necessario ricordare come la prioritΓ sia sempre quella di assicurare unβassistenza adeguata sia per coloro che fanno richiesta di asilo sia per tutti coloro che presentanoΒ serieΒ vulnerabilitΓ .”
βUnhcr e Oim continueranno a monitorare da vicino la situazione alle frontiere terrestri italiane e restano pronti a identificare le necessitΓ e le risposte piΓΉ adeguate per strutturare un sistema di identificazione e assistenza coordinato per migranti e rifugiati che coinvolga tutti gli attori presenti sul territorio e che possa prendere in carico le specificitΓ di chi desidera chiedere asilo e consentire al contempo accesso a tutte le informazioni ed i servizi di assistenza previsti dalla normativa italianaβ.
Minori a rischio
Nel dramma delle migliaia di migranti e rifugiati bloccati lungo la rotta balcanica cβΓ¨ quello dei minori non accompagnati e senza protezione che si trovano in Bosnia-Erzegovina e non sono ospitati nei centri di accoglienza. A lanciare lβallarme Γ¨ Save the children, secondo cui sono 50 gli adolescenti stranieri soli che vivono allβaddiaccio, in edifici abbandonati o alloggi di fortuna, esposti a gravi rischi per la salute e la sicurezza. Le stime ufficiali, intanto, parlano di circa 3mila persone che, dopo un lungo viaggio attraverso i Balcani, sono fuori dai campi ufficiali di accoglienza. La rigiditΓ dellβinverno e le strutture fatiscenti in cui riescono a trovare riparo, aggiunti al pericolo del Covid-19, rappresentano unβulteriore emergenza.
Di situazione difficile per i migranti ha parlato aΒ Vatican NewsΒ Daniele Bombardi, coordinatore di Caritas italiana in Bosnia: βI campi di accoglienza sono strapieni, e non riescono piΓΉ ad accogliere nessuno, quindi rimane escluso dall’accoglienza un numero molto significativo di persone e cβΓ¨ un numero significativo anche di minori non accompagnati che non riescono ad essere accolti nelle strutture. Per noi Γ¨ un po’ difficile stimare la cifra perchΓ© vediamo ragazzi che molto spesso non hanno documenti e non sono registrati e non sappiamo se siano maggiorenni o meno. Ma credo che non sia neanche cosΓ¬ importante, perchΓ© le condizioni in cui questi ragazzi sono costretti a vivere sono cosΓ¬ terribili da creare preoccupazione a prescindereβ
βTenete presente – aggiunge Bombardi – Β che in inverno solitamente la temperatura arriva a meno 10 o 15 gradi di notte e queste persone sono costrette ad occupare case abbandonate, stazioni, anche piccole baracche nei boschi, e ad arrangiarsi per passare le notti. Quindi il rischio, anzitutto Γ¨ di mettere la propria vita a repentaglio ed Γ¨ un rischio molto concreto perchΓ© il congelamento Γ¨ assai probabile. Poi ci sono rischi sanitari enormi. Si tratta di persone che non possono lavarsi regolarmente, non possono curarsi perchΓ©, non essendo registrati, non hanno accesso al sistema sanitario e c’Γ¨ anche la preoccupazione della pandemia, dal momento che in tutto questo contesto prendere tutte le misure precauzionali Γ¨ praticamente impossibile. CβΓ¨ dunque tutta una serie di problemi soprattutto igienico-sanitari che ci preoccupano moltissimo, a cui poi si aggiunge la preoccupazione per la tenuta psicologica di queste persone, che stanno facendo da anni un percorso migratorio durissimo e in etΓ adolescenziale hanno vissuto esperienze molto traumatiche di migrazione, molto violente, e ora si trovano, a 15 o 16 anni, in luoghi totalmente inadattiβ.
βNon essendo stati registrati nelle strutture ufficiali, la conseguenza per i minori non accompagnati Γ¨ lβesclusione da qualsiasi forma di protezione. βIl problema – continua il coordinatore di Caritas – Γ¨ che adesso anche chi vuole registrarsi o chi magari si registra non ha posto nei campi, quindi non escludo anche il fatto che ci siano persone registrate che semplicemente non possono essere accolteβ. La soluzione temporanea per Bombardi, Γ¨ l’accoglienza in luoghi adatti, almeno per il periodo invernale. βPoi β continua – Β ci sono soluzioni piΓΉ di lungo periodo, in una riorganizzazione del sistema delle accoglienze in Bosnia-Erzegovina che va assolutamente attivata il prima possibile, perchΓ© altrimenti il prossimo inverno ci ritroveremo con una nuova emergenza, ancora con persone fuori dai campi e ancora minori non accompagnati in queste condizioniβ.
Testimonianze dallβinferno
βCi hanno messo in una gabbia senza cibo per tre giorni. Ci hanno picchiato violentemente e ci hanno fatto anche lβelettrochocβ. CosΓ¬ Isaaq, fuggito dallβAfghanistan, descrive il trattamento subito inΒ Bulgaria.
βAbbiamo attraversato il confine con l’Ungheria, ma la polizia ci ha preso. Ci hanno costretti a spogliarci e a sederci nudi in mezzo alla neve, mentre ci versavano addosso acqua gelidaβ, aggiunge Majeed anche lui di origine afghana.
InΒ Croazia, alcuni migranti testimoniano di essere stati picchiati dalla polizia di frontiera con i manganelli, costretti a spogliarsi e respinti oltre il confine con la Serbia; inΒ Bulgaria, la polizia avrebbe derubato di tutto un gruppo che cercava di passare, portandogli via perfino le scarpe per poi rispedirli oltre il confine.
InΒ Serbia, a un gruppo di migranti, che aveva con sΓ© un bambino di 2 anni, era stato detto che sarebbero stati accompagnati in un centro di accoglienza profughi. La polizia li ha invece abbandonati in un bosco al confine con la Bulgaria in piena notte con temperature sotto lo zero. Sono sopravvissuti, ma quando li hanno trovati due erano in stato di ipotermia e privi di coscienza.
In un tribunale serbo alcuni migranti hanno espresso la volontΓ di richiedere asilo. La polizia che avrebbe dovuto accompagnarli in un centro di accoglienza, ha invece distrutto i documenti e li ha portati alla frontiera bulgara.
In UngheriaΒ un ragazzo siriano di 22 anni ha visto respinta la sua richiesta di asilo in un processo dove non aveva rappresentanza legale e senza possibilitΓ di appello.
Tra le organizzazioni umanitarie piΓΉ attive nei Balcani cβΓ¨ Oxfam. Di seguito alcune storie raccolte dagli βangeli della solidarietΓ β.
βMawia ha 4 anniΒ e insieme a sua madre aspetta di riunirsi a suo padre Mahamoud, dopo che si sono persi di vista nella folla al Centro di Registrazione per Migranti e Rifugiati a PresΔvo, nel sud della Serbia. Mahamoud ci ha raccontato che con la sua famiglia hanno atteso tre giorni per registrarsi e avere il permesso di attraversare la Serbia.
βMariam ha 29 anni, viene da Damasco in SiriaΒ e sta aspettando di prendere il pullman dopo aver ottenuto un permesso di transito di 72 ore al Centro per Migranti e Rifugiati a PresΔvo, in Serbia.
Mariam ha viaggiato per sette giorni dalla Turchia attraverso la Macedonia con i suoi due figli: Ali di 7 anni e Abbas di 4. Ali soffre di distrofia muscolare e non puΓ² camminare. Mariam lβha dovuto portare in collo fino in Serbia dove ha finalmente ottenuto una sedia a rotelle. Vuole portarlo in Germania per farlo curare. Suo marito Γ¨ sempre in Siria.
Ahmad e sua figlia Nour sono scappati dalla guerra in SiriaΒ e si stanno dirigendo al Centro per Migranti e Rifugiati di PresΔvo in Serbia. Dopo la registrazione avranno 72 ore per attraversare il paese e raggiungere la Croazia. Il giorno che lβabbiamo incontrato aveva giΓ camminato per 20 chilometri.
I fantasmi del passato, lβorrore del presente
CosΓ¬ Nello Scavo, inviato di Avvenire, inizia un suo struggente, drammatico, reportage sui disperati della rotta balcanica: βΓ la schiena curva e livida dei respinti a dire le sprangate. Sono le gambe sanguinanti a raccontare la disperata corsa giΓΉ dal valico. A piedi nudi, con le caviglie spezzate dalle bastonate e i cani dellβesercito croato che azzannano gli ultimi della fila.Β Γ lβumiliato silenzio di alcuni ragazzi visitati dai medici volontari nel campo bosniaco di Bihac per le cure e il referto: stuprati e seviziati dalla polizia con dei rami raccolti nella boscaglia.Β I meno sfortunati se la sono cavata con il marchio di una spranga incandescente, a perenne memoria dellβingresso indesiderato nellβUnione Europea.
Gli orrori avvengono alla luce del sole. AffinchΓ© gli altri, i recidivi degli attraversamenti e quelli che dalle retrovie attendono notizie, battano in ritirata.Β Velika KladuΕ‘a e il valico della paura. Di qua Γ¨ Croazia, Europa. Di la Γ¨ Bosnia, fuori dalla cortina Ue. Di qua si proclamano i diritti, ma si usa il bastone. Oramai tra i profughi della rotta balcanica lo sanno tutti che con gli agenti sloveni e gli sbirri croati non si scherza.
βSiamo stati consegnati dalla polizia slovena alla polizia croata. Siamo stati picchiati, bastonati, ci hanno tolto le scarpe, preso i soldi e i telefoni. Poi ci hanno spinto fino al confine con la Bosnia, a piedi scalzi. Tanti piangevano per il dolore e per essere stati respintiβ. Sono le parole di chi aveva finalmente visto i cartelli stradali in italiano, ma Γ¨ stato rimandato indietro, lungo una filiera del respingimento come non se ne vedeva dalla guerra nella ex Jugoslavia. Certi metodi non sembrano poi cambiati di moltoβ.
E ancora: βUn uomo si Γ¨ visto quasi strappare il tendine del ginocchio destro da uno dei mastini delle guardie di confine croate. Quasi tutti hanno il torso attraversato da ematomi, cicatrici, escoriazioni. CβΓ¨ chi adesso Γ¨ immobile nella tendopoli di Bihac con la gamba ingessata, chi con il volto completamente bendato, ragazzini con le braccia bloccate dai tutori in attesa che le ossa tornino al loro posto. I segni degli scarponi schiacciati contro la faccia, le costole incrinate, i calci sui genitali. Un ragazzo pachistano mostra una profonda e larga ferita sul naso, il cuoio capelluto malridotto, mentre un infermiere volontario gli pratica le quotidiane medicazioni.Β Un afghano appena maggiorenne ha lβorecchio destro interamente ricucito con i punti a zigzag. Centinaia raccontano di essere stati allontanati dal suolo italianoβ.
Fin qui il racconto di Scavo. Che chiama in causa, cosΓ¬ come hanno fatto lβUnhcr, lβOim, Oxfam, Human Rights Watch, Save the Children, Amnesty International …, la responsabilitΓ dellβItalia. Ma il mondo solidale non partecipa alle consultazioni per il nuovo Governo, non ricatta, non chiede poltrone, non ha voti da mettere in vendita al suk della politica. Quel mondo vitale chiede alla politica un impegno umanitario a difesa dei piΓΉ indifesi. Un impegno disertato. Chi scrive ha ascoltato, con crescente fatica, le dichiarazioni dei vari leader di partiti e partitini dopo essere stati consultati dal capo dello Stato. Destra, centro, centrino, sinistra, costruttori, pontieri, sabotatori…Non una parola, una, sulla tragedia umanitaria in atto alle nostre frontiere e nel Mediterraneo. Che miserabile spettacolo.
(Agi)


