Comunicato stampa
Lo spazio come maestro, secondo la visione di Maria Montessori, o “terzo educatore” insieme a docenti e genitori, in base alla definizione di Loris Malaguzzi, o ancora “ecosistema dell’apprendimento” all’incrocio di luoghi, tempi, persone, attività didattiche, strumenti e risorse. E’ stato questo il focus del primo incontro di presentazione del modello Dada che si è svolto nell’Aula Magna dell’Istituto Superiore “Giuseppe Di Vittorio” martedì 24 marzo.
“La ricerca nazionale e internazionale ha mostrato da tempo come il concetto tradizionale di spazio educativo non sia oggi più in linea con le esigenze didattiche e formative degli studenti rispetto alle sfide poste dai cambiamenti culturali, sociali, economici, scientifici e tecnologici del mondo contemporaneo. – ha sottolineato la Dirigente scolastica Prof.ssa Lidia Cangemi, co-fondatrice del Modello DADA (Didattiche in Ambienti di Apprendimento) – E’ necessario proporre ambienti di apprendimento innovativi connessi ad una visione pedagogica che metta al centro dell’attività didattica gli studenti, secondo principi di flessibilità, apertura, molteplicità di funzioni, collaborazione e inclusione”.
“Dopo due settimane ricordiamo il 10% di ciò che leggiamo, ma il 90% di ciò che diciamo e facciamo. – ha sottolineato la Prof.ssa Lidia Cangemi – Non possiamo non tenere conto di queste evidenze. Fin dalla nascita della scuola, lo spazio di apprendimento tradizionale è stato configurato secondo la rigida struttura di un’aula di forma quadrata o rettangolare, con file di banchi disposti di fronte alla cattedra del docente: una disposizione che ha caratterizzato il processo di apprendimento per oltre un secolo e mezzo e ancora oggi appare come modello prevalente nelle scuole.
Occorre lavorare invece su spazi educativi motivanti, capaci di divenire “campi di possibilità” e di soddisfare la curiosità degli studenti, impegnandoli in didattiche attive di cui siano attori protagonisti, non spettatori passivi”. La Prof.ssa Lidia Cangemi, co-fondatrice in Italia, nel 2014, del modello Dada oggi diffuso in oltre 150 scuole del Paese, ha quindi ricordato come questo approccio pedagogico preveda che gli allievi si spostino, per apprendere, in aule tematiche assegnate alle diverse discipline e personalizzate in base alle specificità delle materie di insegnamento.
Senza dimenticare il valore aggiunto dell’outdoor education. Un modello educativo più coinvolgente e funzionale che richiede la partecipazione dell’intera comunità scolastica – ha precisato la Dirigente scolastica dell’Istituto Superiore “Giuseppe Di Vittorio” – perché solo attraverso una corresponsabilità diffusa è possibile trasformare davvero gli spazi in opportunità educative concrete.
“Ogni aula, se progettata con intenzionalità pedagogica, – ha aggiunto – può diventare il primo passo verso una didattica più viva, inclusiva e significativa”. In tale scenario, il modello DADA non rappresenta soltanto un cambiamento organizzativo, ma una vera e propria rivoluzione culturale: un invito a ripensare la scuola come ambiente dinamico, in continua evoluzione, capace di restituire centralità agli studenti e al loro modo di apprendere e di rispondere ai bisogni delle nuove generazioni, ripartendo dalla qualità e dalla bellezza dell’esperienza educativa.



