15 Marzo, 2026
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L’ultimo saluto a un’anima eletta, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro su Enrica Bonaccorti

Comunicato stampa

Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti-De Pierro apre lo scrigno dei ricordi: “Enrica non era solo una stella della TV, era la nostra leonessa nelle battaglie per gli ultimi. Tra noi un legame eterno nato sulle frequenze di Radio Roma”

Roma, 14 marzo 2026 – La notizia della scomparsa di Enrica Bonaccorti ha lasciato un vuoto siderale nel mondo dello spettacolo italiano. Per capire chi fosse realmente Enrica al di fuori dei riflettori, abbiamo incontrato Antonello De Pierro, giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti – De Pierro. De Pierro, che con lei ha condiviso anni di militanza animalista e successi radiofonici, ci accoglie nel suo studio, visibilmente commosso, circondato da foto e ritagli che testimoniano un sodalizio d’altri tempi.

Presidente De Pierro, oggi l’Italia piange Enrica Bonaccorti. Qual è il primo pensiero che le è balzato in mente appena appresa la notizia?

“Un senso di ingiustizia profonda. Se ne va una donna che era un esempio raro di ‘dolcezza professionale’. Enrica aveva una classe innata, ma sotto quella superficie vellutata batteva il cuore di una guerriera. Il mio pensiero è andato immediatamente a tutte le battaglie condivise. Non ho perso solo una collega stimata o un’ospite illustre delle mie trasmissioni; ho perso una complice morale. Il nostro era, ed è, un legame che non muore mai, perché fondato su valori che superano la barriera dell’esistenza terrena.”

Facciamo un salto indietro nel tempo. Lei era direttore di Radio Roma e la Bonaccorti era una presenza fissa nei suoi studi. Che atmosfera si respirava?

“Era un’epoca d’oro. Radio Roma era un laboratorio di idee e di civismo. Enrica veniva da noi non per fare passerella, ma perché credeva nel potere della parola. Ricordo la sua agguerritezza: era tra i personaggi più determinati nel sostenerci. Quando lanciai l’iniziativa per l’apertura di un pronto soccorso veterinario gratuito a Roma, lei non si limitò a un ‘bravo Antonello’. Si rimboccò le maniche. Realizzò per noi una serie di spot di sensibilizzazione contro l’abbandono che io facevo trasmettere a tappeto. La sua voce entrava nelle case dei romani non per vendere qualcosa, ma per chiedere dignità per chi non ha voce.”

C’è un episodio molto intimo che lega la vostra collaborazione professionale: l’intervista per Italymedia.it in via Sistina. Ci racconta quel giorno?

“Fu un momento magico. Enrica ci aprì le porte di casa sua, in via Sistina, con una semplicità che spiazzava. Ero lì con una mia collaboratrice, la giornalista Patrizia Notarnicola, e il nostro fotografo. Non fu una classica intervista fredda e formale..Enrica si mise a nudo. Ci raccontò della sua infanzia in caserma al seguito del padre, della sofferenza per la perdita di Diana, il suo cocker biondo, e dell’amore immenso per Golfino e Billa. Fu in quel salotto che coniò quella frase bellissima sulla ‘convivenza lunga seimila anni’ tra uomini e animali. Vedere una diva della sua caratura parlare con tanta umiltà della responsabilità verso la natura fu una lezione per tutti noi.”

Parliamo della storica serata al “Neutra” di Antonio Caruzzi. Un evento che lei organizzò e che è rimasto negli annali. Che ruolo ebbe Enrica in quell’occasione?

“Quella serata fu l’apoteosi del nostro impegno comune. Il locale, l’ex Ciak Dance, era letteralmente invaso da quello che definimmo un ‘muro umano’. Festeggiavo il mio compleanno, ma il vero fulcro era la raccolta firme per il pronto soccorso veterinario. Enrica fu straordinaria. Si muoveva tra giganti dello spettacolo come Arnoldo Foà, Carlo Croccolo e Silvio Spaccesi, a cui ebbi l’onore di consegnare un premio alla carriera del maestro Elvino Echeoni, con una naturalezza disarmante. Parlò con i politici presenti, come Monica Cirinnà e Gigliola Brocchieri, incalzandoli sui diritti degli animali. Era un fiume in piena. Ricordo ancora l’emozione di vedere così tanti talenti, da Stefania Orlando a Piotta, da Nino Marazzita a Toni Santagata, da Fioretta Mari a Lino Patruno, tutti riuniti sotto l’egida di un progetto che Enrica sentiva suo quanto lo sentivo mio.”

Lei ha spesso parlato di lei come della “paladina degli amici a quattro zampe”. Secondo lei, qual è l’eredità più grande che Enrica lascia al movimento animalista e alla società civile?

“Enrica ha sdoganato l’animalismo in televisione, portandolo dal campo del sentimentalismo a quello dei diritti civili. Non chiedeva pietà per gli animali, chiedeva giustizia. È stata lei a far capire che il maltrattamento passivo, come lasciare un gatto sul balcone, è un reato morale prima ancora che legale. La sua eredità è la consapevolezza. Ha insegnato che un cane o un gatto non sono giocattoli, ma cittadini di serie C che meritano di diventare di serie A. Il suo sostegno alla petizione che portò 30.000 firme sul tavolo delle istituzioni romane è un risultato concreto che nessuno potrà cancellare.”

Presidente, in chiusura, se potesse inviarle un ultimo messaggio radiofonico, come ai tempi di Radio Roma, cosa le direbbe?

“Le direi: ‘Cara Enrica, il microfono resterà sempre aperto per te’. La morte è solo un cambio di frequenza. Continueremo a portare avanti le tue battaglie con l’Italia dei Diritti, con la stessa grinta che ci hai mostrato in via Sistina e sul palco del Neutra. Il tuo sorriso e la tua intelligenza resteranno la bussola per il mio percorso professionale e umano. Grazie per aver nobilitato il mio lavoro e per essere stata, semplicemente, Enrica. La terra ti sia lieve, amica mia.”

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