La bussola politica e valoriale si fonda su: diritti, coesione, giustizia sociale, legalità e partecipazione. È da qui che Giulia Sala, avvocata e presidente del Consiglio comunale, protagonista negli ultimi quattro anni del governo di Bracciano, inquadra il proprio impegno: “Ho imparato una cosa semplice: la vita pubblica non è un palco, è lavoro. La credibilità non si conquista con gli slogan, ma con i fatti”.
Sala racconta un impegno politico nato presto, dentro la comunità politica cittadina fin dall’adolescenza, e cresciuto con un metodo preciso: rispetto delle regole e delle procedure, perché “la democrazia vive anche nei dettagli”, senza perdere di vista che dietro ogni atto ci sono persone, bisogni e vite concrete. “Servizi, scuola, trasporti, sicurezza non sono temi astratti. Sono la vita quotidiana delle persone e delle famiglie. La politica, per me, è mettere competenze ed esperienza al servizio degli altri”.
Le prossime elezioni amministrative, secondo Sala, rappresentano “una scelta netta tra due idee di Bracciano”. Da una parte c’è “una politica che si nutre di paura, polemiche e scorciatoie comunicative”, la stagione dei nemici da inventare e dei capri espiatori. Dall’altra parte c’è un percorso che punta a ricostruire comunità: partecipazione, attenzione al sociale, cura delle fragilità, fiducia nelle istituzioni. Un lavoro che, sottolinea, produce risultati lenti, ma radicali, che non fanno rumore nell’immediato, ma cambiano il tessuto della città e diventano più solidi nel tempo: “Una comunità è forte quando avvicina le persone, non quando alza muri. Quando affronta i problemi per risolverli davvero”.
Alla domanda su cosa abbia imparato in questi anni, Sala insiste: non basta lavorare bene, “bisogna anche spiegare, rendere leggibili le decisioni, comunicare con continuità. Non per propaganda, ma per rispetto verso i cittadini”.
Tra i risultati che rivendica con orgoglio cita la riapertura del Centro Civico di Bracciano Nuova, oggi punto di riferimento con doposcuola gratuito, aule studio, attività associative e volontariato; il rafforzamento del Centro Donna e i progetti contro la violenza di genere; la ricostituzione del Comitato Gemellaggi e gli scambi con i paesi europei che coinvolgono scuole e giovani; l’istituzione dei Consigli di Quartiere e di Frazione. “Sono risultati che non fanno rumore, ma costruiscono comunità e durano nel tempo”.
Come vivi da donna, da avvocato, da mamma, la vita pubblica?
La vivo come un equilibrio quotidiano: tra responsabilità e cura, tra la necessità di decidere e quella di ascoltare. Essere donna, avvocato e mamma mi ha insegnato due cose: che la vita pubblica non è un palco, ma un lavoro, e che la credibilità si costruisce con i fatti, non con gli slogan.
Da avvocato porto nel mio ruolo il rispetto delle regole e delle garanzie: la democrazia è fatta anche di procedure e le procedure sono una tutela per tutti. Ma porto anche la consapevolezza che dietro ogni atto, ogni passaggio e ogni decisione ci sono bisogni, desideri e volti di persone vere, quelle che incontro e con le quali mi confronto tutti i giorni.
Da mamma, invece, porto una sensibilità molto concreta: quando parliamo di servizi, scuola, trasporti o sicurezza non trattiamo di “temi” astratti, ma la vita quotidiana delle famiglie e la qualità del tempo che le persone riescono davvero a vivere nella propria città.
Per me la politica è mettere le proprie competenze e la propria esperienza a servizio degli altri, con passione e senso di responsabilità, per ricercare nel proprio piccolo, il migliore dei mondi possibili con la determinazione di chi ha scelto di impegnarsi per la propria comunità. Farlo da donna, è un valore aggiunto.
La figura di tuo padre è ingombrante politicamente?
Per molti anni per tutti sono stata la “figlia del Sindaco” e per pochi semplicemente Giulia.
Ma ho avuto la possibilità di vedere da vicino la fatica delle decisioni, il peso delle responsabilità e il rapporto quotidiano con i cittadini.Abbiamo vissuto insieme una esperienza di vita impegnativa, con le spalle larghe e sempre a testa alta, è stato un bagaglio di esperienza importante.
Mio padre ha rappresentato un pezzo di storia di questa città e, per me, un esempio da seguire per la sua serietà e dedizione, per la sua passione (che mi ha chiaramente trasmesso) per la sua capacità di affrontare con forza i momenti difficili e di condividere con gli altri quelli entusiasmanti.
Io però sono un’altra persona, con un’altra epoca davanti e un altro compito. Il mio percorso è autonomo: non cerco scorciatoie né “investiture”. Se qualcosa mi porto dietro è un’idea semplice: che la politica, quando è fatta bene, è coraggio, servizio e misura.
Cosa pensi della situazione a livello città metropolitana, regionale, nazionale, europeo e mondiale?
Siamo dentro una fase complessa, segnata da conflitti, tensioni sociali, trasformazioni economiche e crisi ambientale. Spesso la politica, a tutti i livelli, sembra inseguire l’emergenza invece di governare i cambiamenti.
Per me la bussola resta una: diritti, coesione, giustizia sociale, legalità e pace.
Come Comune, non possiamo risolvere tutto, ma possiamo fare la nostra parte: costruire reti, intercettare opportunità, difendere i più fragili e non lasciare indietro nessuno. Possiamo farlo meglio se i livelli istituzionali collaborano davvero, senza scaricabarile.
Come vedi le prossime elezioni?
Le vedo come un passaggio decisivo, perché non sarà solo un giudizio su ciò che abbiamo fatto come amministrazione uscente, sarà una scelta netta tra due idee di Bracciano.
Da una parte c’è una politica che si alimenta di paura, di polemiche, di scorciatoie comunicative: una politica che usa i problemi come armi, che punta a dividere, che trasforma ogni fragilità in un bersaglio e ogni difficoltà in propaganda. È la politica dei “nemici” da trovare, dei capri espiatori, del rumore continuo. Ed è una strada che non costruisce: consuma la fiducia e lascia macerie sociali.
Dall’altra parte c’è la scelta che abbiamo fatto quattro anni fa: una scelta di rottura, sì, ma per riportare al centro ciò che conta. Partecipazione, sociale, cura delle fragilità, comunità. Perché una città è forte non quando alza muri, ma quando tiene insieme le persone; non quando semplifica con slogan, ma quando affronta i problemi con serietà e continuità.
Il punto è questo: i cambiamenti veri si vedono nel tempo. Oggi la domanda che dobbiamo farci è semplice e insieme profondissima: vogliamo tornare alla politica della propaganda e dell’uso strumentale dei problemi o vogliamo consolidare un percorso che prova a rendere Bracciano più giusta, più coesa, più umana?
Io spero in una campagna elettorale che dica chiaramente da che parte si sta: o si soffia sul rancore, o si costruisce comunità. E io scelgo,e sceglierò sempre,la seconda.
Pensi di candidarti a sindaco?
No. In questo momento sono totalmente impegnata nel progetto che abbiamo costruito e che sostiene Marco Crocicchi. Marco è un sindaco che sta dimostrando serietà, capacità di ascolto e di tenere insieme visione e lavoro quotidiano. Io sento di poter continuare dare il massimo con questa squadra, rafforzando l’azione amministrativa e contribuendo alla stabilità e alla qualità delle scelte, per portare a termine il programma con il quale ci siamo presentati ai cittadini e che aveva una prospettiva decennale.
Un consuntivo del tuo impegno come Presidente del Consiglio
Ho provato a fare della Presidenza del Consiglio un ruolo di garanzia, non di parte. Il Consiglio comunale deve essere la casa del confronto, anche duro, ma rispettoso e utile.
Il mio obiettivo è stato tenere alta la qualità del dibattito, far funzionare i lavori, assicurare trasparenza e correttezza.
Non sempre è facile: quando c’è tensione qualcuno cerca di trasformare l’aula in un ring. Io credo invece che l’istituzione debba dare l’esempio: fermezza nelle regole e rispetto nelle relazioni.
Un consuntivo del tuo impegno politico e amministrativo
Il mio impegno nasce da un’idea semplice: la politica locale è il luogo in cui le scelte diventano vita quotidiana.
In questi anni ho lavorato per tenere insieme due cose: la dimensione istituzionale (regole, atti, responsabilità) e quella umana (ascolto, presenza, rapporto con i quartieri e con le persone).Rivendico un metodo: serietà, studio e approfondimento, dialogo, e la capacità di dire la verità anche quando è scomoda.È un’esperienza impegnativa, intensa e appassionante, che dal primo momento ho svolto con dedizione, impegno quotidiano e senso di responsabilità.
Abbiamo dovuto affrontare problematiche complesse fin dal giorno dell’insediamento, come quelle legate alla Discarica di Cupinoro, a diversi contenziosi pendenti, tra cui quello con un cittadino che oggi deve restituire un ingente importo al comune di Bracciano, ma soprattutto ci siamo trovati a dover ricostruire un clima più sereno, dopo anni di contrapposizioni, denunce, attacchi personali, con l’obiettivo di ricomporre una comunità.
Un cenno ai vari quartieri
I quartieri, per me, non sono “periferie”: sono pezzi essenziali di Bracciano. Ogni zona ha bisogni specifici e identità forti: servizi, manutenzioni, mobilità, spazi pubblici, sicurezza percepita, socialità.
Proprio per questo il punto è non intervenire solo quando esplode un problema: serve continuità, presenza, programmazione. Serve soprattutto un ascolto organizzato, non episodico. In questa direzione va l’istituzione dei Consigli di Quartiere e di Frazione: uno strumento stabile per dare voce ai territori, raccogliere segnalazioni e proposte e creare un canale chiaro e riconoscibile tra cittadini e amministrazione.Non abbiamo la bacchetta magica e le risorse a disposizione sono limitate, pertanto è necessario dare delle priorità e credo che un buon metodo sia quello di stabilirle insieme a chi abita i luoghi, consapevoli dei vincoli, dei tempi e delle priorità.
Nello specifico Montebello è stato per decenni terreno di scontro e contrapposizione anche giudiziaria. Nel nostro programma elettorale ci siamo presi l’impegno di affrontare tutte le questioni aperte legate al mancato completamento delle opere di urbanizzazione da parte del lottizzatore edè quello che stiamo facendo. Nel programma triennale delle opere pubbliche è stata inserita la realizzazione della strada di via delle Ginestre e dell’illuminazione pubblica. Ci siamo impegnati a garantire una manutenzione costante del verde,che tra l’altro ha riportato alla luce l’acquedotto Odescalchi, e a breve sarà riqualificata l’area pubblica all’ingresso del quartiere, per renderlo un luogo di aggregazione accessibile.
L’obiettivo è semplice: far sì che Montebello, le frazioni e tutti i quartieri siano parte integrante delle scelte, non “capitoli a parte”. Perché una città funziona davvero quando ogni pezzo si sente visto, ascoltato e considerato.
Un errore e una cosa di cui vai fiera del tuo mandato
Un errore, se devo sceglierne uno, è aver pensato in alcuni momenti che bastasse “fare bene il proprio lavoro” perché le persone percepissero tutto. In realtà non è così: nella vita pubblica conta anche spiegare, rendere leggibili le decisioni, comunicare con continuità cosa si fa e perché. L’ho imparato sulla mia pelle: non per propaganda, ma per trasparenza e rispetto verso i cittadini.
Una cosa di cui vado fiera, invece, è il lavoro portato avanti anche come delegata alle Politiche di Partecipazione e alle Politiche di Genere. In questi anni abbiamo provato a trasformare l’ascolto in strumenti e luoghi concreti. Penso alla riapertura del Centro Civico di Bracciano Nuova, diventato finalmente un punto di riferimento per i cittadini, dove oggi si svolgono molte attività, tra cui il doposcuola gratuito per bambini e ragazzi, l’aula studio promosso dalla Consulta Giovani, le iniziative del consiglio di quartiere e dei volontari di “Barattiamo pagine e pensieri” e delle “Associazioni Auxilium” e “Misericordia” a sostegno dei più fragili.
Penso al lavoro che svolgiamo quotidianamente con i comitati, le associazioni, le realtà dei quartieri e delle frazioni. Penso al rafforzamento di percorsi come quelli legati al Centro Donna, con una squadra di donne affiatate e impegnate, abbiamo avviato importanti progetti per valorizzare l’universo femminile e per sensibilizzare e prevenire la violenza di genere attraverso politiche sociali sempre più forti.
Inoltre è stato ricostituito il Comitato Gemellaggi e sono attivi gli scambi e relazioni istituzionali con i paesi europei gemellati, anche con il coinvolgimento degli istituti scolastici e quindi dei più giovani, per sviluppare relazioni umane e culturali, con lo spirito di una integrazione europea attraverso lo scambio di esperienze reciproche e di incoraggiare, anche in questo campo, la collaborazione.
Sono risultati che non fanno sempre rumore, ma costruiscono comunità: perché la buona politica, alla fine, si misura nella capacità di tenere insieme le persone e farle sentire coinvolte e parte della città.In quest’ottica sono stati riconsegnati ai cittadini importanti luoghi di aggregazione (sportivi, culturali, civici) e l’impegno in tal senso proseguirà in questo anno con il completamento diinnumerevoli progetti.
La partecipazione è stata messa al centro del nostro mandato amministrativo, abbiamo cercato di ricostruire quello che era stato distrutto, di creare legami e sinergie con le associazioni e le realtà del territorio.Abbiamo lavorato per implementare i servizi e avviarne di nuovi a sostegno delle categorie più fragili, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno e cercando di costruire una rete più solida.
Per chi fa politica e rappresenta le istituzioni, credo il risultato più importante da raggiungere sia quello di stare accanto ai cittadini, alle donne e in generale a tutte le persone che hanno bisogno per continuare a costruire una città sempre più partecipata e solidale. Credo che l’amministrazione abbia investito molte energie per raggiungere gli obiettivi prefissati. E di questo, si, ne vado fiera.
Cosa pensi del prossimo referendum?
Sulla giustizia voterò convintamente NO.
Lo dico con rispetto per chi la pensa diversamente: credo che alcuni quesiti siano presentati come “semplificazioni”, ma rischino di indebolire tutele ed equilibri che sono fondamentali in uno Stato di diritto. Da avvocato, prima ancora che da amministratrice, penso che riformare sia necessario, ma servono riforme serie: non scorciatoie, non slogan, soprattutto se si parla di giustizia.Basti pensare, anche se non se ne parla, che questa riforma prevede la nomina di un soggetto di un organismo di rilievo costituzionale come il Consiglio Superiore della Magistratura attraverso il metodo del sorteggio, una cosa che non esiste in nessun paese del mondo.
Riccardo Agresti


