11 Febbraio, 2026
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La festa degli innamorati (parte 1 di 4) – I Lupercalia

La celebrazione degli innamorati

Sebbene San Valentino, come celebrazione degli innamorati, sia un fenomeno di origine medievale e post-medievale, numerosi storici hanno messo in relazione la data del 14 febbraio con le antiche celebrazioni dei Lupercalia, che avevano luogo fra il 13 e il 15 febbraio e presentavano evidenti elementi legati alla fertilità e al rinnovamento della vita. Tuttavia, non è attestata alcuna continuità storica diretta tra i Lupercalia e la festa di San Valentino; il legame che le unisce è prevalentemente culturale e simbolico, elaborato e consolidato nel corso del Medioevo e successivamente sedimentato nella tradizione popolare.

 

I Lupercalia

La festa dei Lupercali (dal latino Lupercalia) era un’importante festa religiosa dell’antica Roma, celebrata ogni anno fra il 13 e il 15 febbraio, con l’obiettivo di purificare la città e favorire la fertilità umana, animale e agricola. Era una delle feste più antiche e durature della religione romana, osservata dall’epoca arcaica fino all’età imperiale.

La festa, associata alla protezione dei pastori e alla fertilità, aveva inizio presso il Lupercale, grotta sacra ai piedi del Palatino, sacello del dio Fauno detto Luperco (Lupercus), luogo leggendario in cui la cesta nella quale i gemelli Romolo e Remo erano stati adagiati si sarebbe arenata in una pozza d’acqua sulla riva, presso la palude del Velabro, tra Palatino e Campidoglio, in un luogo chiamato Cermalus. Quando le acque del fiume si ritirarono, la cesta rimase all’asciutto ai piedi di un albero di fico, il ficus Ruminalis, e lì Faustolo avrebbe rinvenuto i gemelli, secondo il mito, allattati da una lupa, per poi affidarli alla moglie Acca Larentia.

Occorre qui chiarire che secondo Tertulliano, e secondo l’interpretazione di altri autori antichi, Acca Larentia stessa sarebbe stata la “lupa” (in latino la parola lupa era anche il termine usato per indicare una prostituta) che salvò e curò o gemelli. Interpretazione non priva di disprezzo: per Tertulliano, il fondatore di Roma era un imbroglione, fratricida e stupratore. Il senso di lupa come prostituta è attestato sia sul piano linguistico sia su quello culturale e la radice compare in termini come “lupanare” (luogo di prostituzione).

Nella grotta del Lupercale venivano immolati capri e un cane, mentre le Vestali offrivano focacce rituali preparate con il grano delle prime spighe della passata mietitura. Per alcuni studiosi, i Lupercalia presentavano anche elementi di rito di passaggio per i giovani maschi, legati alla virilità e alla transizione all’età adulta. I giovani iniziati venivano toccati sulla fronte con il coltello bagnato del sangue dei capri immolati; il sangue veniva poi asciugato con un fiocco di lana bianca immerso nel latte, mentre gli iniziati dovevano iniziare a ridere, gesto simbolico di rinascita.

A questo punto i giovani indossavano, sul corpo nudo, la pelle degli animali sacrificati e, con strisce di quella stessa pelle (dette februa o, anche, amiculum Iunonis), tutti i Luperci (letteralmente “fratelli del lupo”) correvano attorno alla base del Palatino e percuotevano chi incontravano, in particolare le donne le quali si offrivano volontariamente al colpo, ritenuto propiziatorio, per ottenere la fecondità. Erano gesti simbolici che servivano a epurare la città e i suoi abitanti dalle impurità dell’anno passato. Per i Romani, infatti, l’anno aveva inizio con la primavera e non è casuale che februatio significasse “purificare”, concetto da cui deriva il nome del mese di februarius (febbraio).

Le fruste non erano intese come strumenti di violenza, ma come mezzi propiziatori: colpire era ritenuto di buon auspicio per la fertilità e la salute, un gesto che simbolicamente poteva favorire concepimenti felici e parti robusti. Era un modo ritualizzato e ludico di stimolare la vitalità e la capacità riproduttiva. Alcune ipotesi moderne collegano la festa alla trasformazione dei giovani maschi in membri adulti della comunità, con una forte associazione simbolica alla figura del lupo.

Secondo alcuni storici antichi, la celebrazione sarebbe stata introdotta a Roma da Evandro, eroe arcadico che avrebbe portato usanze greche in Italia, incluso un rito affine ai Lupercali greci dedicati al culto del lupo e di Pan.

In epoca cristiana, sotto papa Gelasio I (494 d.C.), la festa fu ufficialmente condannata e abolita come residuo di paganità. Alcuni autori cristiani dell’epoca cercarono di sostituirla con nuove celebrazioni cristiane collocate nello stesso periodo dell’anno, nel tentativo di riorientare simbolicamente pratiche profondamente radicate nella tradizione romana.

 

Domani la seconda parte

 

Riccardo Agresti

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