1 Febbraio, 2026
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Destra e sinistra in Italia: due modi di immaginare il Paese

Nel dibattito pubblico italiano, “destra” e “sinistra” non sono solo etichette politiche: sono due immaginari, due modi diversi di guardare alla società, un po’ come due lenti che mettono a fuoco aspetti differenti dello stesso paesaggio. Entrambe cercano di rispondere alla stessa domanda di fondo: ‘come si tiene insieme una comunità?’ Ma lo fanno partendo da punti diversi.

La destra tende a partire da ciò che è vicino: la famiglia, la tradizione, la sicurezza, l’identità nazionale. È una politica che guarda al Paese come a una casa da proteggere, con mura solide e regole chiare. L’idea di fondo è che senza ordine, continuità e confini riconoscibili, la società rischi di disgregarsi.

Sul piano economico, la destra privilegia l’iniziativa privata, la responsabilità individuale, la riduzione dell’intervento statale, sostenendo che la ricchezza si crea lasciando spazio a chi investe, lavora e rischia. Nella sua visione, l’ordine non è una gabbia, ma una struttura che sostiene e rende possibile la libertà.

Portata all’estremo, questa visione può però irrigidirsi: la casa diventa una fortezza, il confine un muro, l’identità una barriera. Il rischio è una società chiusa, diffidente verso il diverso, poco attenta alle disuguaglianze e incline a sacrificare la solidarietà in nome della sicurezza o del merito.

La sinistra, invece, guarda più spesso all’orizzonte: alle differenze, alle minoranze, ai diritti, alle possibilità di chi parte svantaggiato. Immagina la società come una strada da percorrere insieme, dove nessuno dovrebbe rimanere indietro per condizioni di nascita, reddito o origine.

In questa prospettiva, lo Stato ha il compito di accompagnare, sostenere, correggere le disuguaglianze attraverso servizi pubblici, welfare, istruzione e sanità accessibili. L’uguaglianza non è vista come uniformità, ma come opportunità condivisa: non tutti devono arrivare allo stesso punto, ma tutti devono poter partire con strumenti simili.

Portata all’estremo, anche questa visione può perdere equilibrio: l’apertura diventa ingenuità, l’intervento pubblico eccessivo può soffocare l’iniziativa individuale, il linguaggio dei diritti può allontanarsi dalla realtà concreta di chi teme di perdere sicurezza e stabilità. Il rischio è una società che promette molto, ma fatica a sostenere tutto.

Sull’Europa e sulle relazioni internazionali, le due sensibilità divergono in modo coerente con i loro immaginari.

La destra tende a essere più cauta e selettiva, attenta alla sovranità nazionale e ai limiti della cooperazione.

La sinistra è generalmente più favorevole all’integrazione europea e ai progetti comuni, vedendo nella collaborazione una risposta ai problemi globali.

Anche sull’immigrazione le prospettive cambiano:

la destra privilegia il controllo, la regolazione e la sicurezza;la sinistra insiste sull’integrazione, sull’accoglienza e sulla gestione sociale del fenomeno.

Destra e sinistra non sono nemici naturali, ma narrazioni diverse dello stesso Paese. Una mette al centro le radici, l’altra i rami. Una protegge la casa, l’altra apre le finestre. Una teme che il cambiamento possa spezzare ciò che funziona, l’altra teme che l’immobilità possa soffocare ciò che potrebbe nascere.

L’Italia, come tutte le democrazie mature, vive nel dialogo (e talvolta nel conflitto) tra queste due visioni, che nel tempo si sono spesso contaminate, corrette a vicenda, ridefinite.

Forse il punto non è scegliere una volta per tutte tra destra e sinistra, ma ricordarsi del prossimo: di chi ci sta accanto, di chi è più fragile, di chi ha paura, di chi spera. Pensare al bene dell’altro non è solo un fatto morale o ideale: è anche un investimento sociale.

Una società che tiene conto delle persone, della loro dignità, dei loro limiti, delle loro possibilità, è una società più stabile, più sicura, più vivibile. In fin dei conti, prendersi cura degli altri è anche un modo concreto per stare meglio noi stessi, non solo come individui, ma come comunità.

Riccardo Agresti

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