È morto il ragazzo di 18 anni accoltellato da un suo coetaneo all’interno di una scuola di La Spezia. Il giovane, gravemente ferito, era stato trasportato in codice rosso all’ospedale Sant’Andrea, dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza. Nonostante l’operazione le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso, avvenuto nelle ore successive al ricovero. L’altro studente è stato arrestato subito dopo i fatti, la dinamica dell’aggressione è stata ricostruita nelle sue linee essenziali ed è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Un episodio di questo tipo impone una riflessione che va oltre la cronaca, colpisce soprattutto il contesto in cui è avvenuto: la scuola, luogo che dovrebbe essere dedicato esclusivamente all’istruzione, alla crescita e alla relazione. Secondo quanto emerso, il ragazzo sarebbe stato colpito con un coltello, un oggetto di uso quotidiano che portato da casa, si è trasformato in strumento di violenza. Un dettaglio che apre interrogativi inquietanti sulla facilità con cui un gesto estremo può prendere forma e sull’abbassamento della soglia di controllo e di percezione del rischio.
La scuola rappresenta uno dei pochi spazi che le famiglie continuano a considerare sicuri, un punto fermo nella quotidianità dei ragazzi. Quando anche questo presidio viene attraversato dalla violenza, emerge con forza il bisogno di interrogarsi su cosa stia cambiando nel modo di vivere i conflitti, di gestire le tensioni, di intercettare il disagio prima che esploda. Non si tratta di cercare spiegazioni immediate né di sovrapporre letture semplificate a una tragedia complessa. Ma è difficile ignorare che episodi come questo segnalano una fragilità più ampia, che riguarda il rapporto tra giovani, istituzioni educative e società nel suo insieme.
Resta prima di tutto il dato più doloroso: una vita spezzata a soli diciotto anni. Ed è da questo che nasce l’esigenza di una riflessione seria e responsabile su come preservare la scuola come luogo di apprendimento e di sicurezza, affinché torni a essere ciò che dovrebbe sempre essere, uno spazio in cui si entra per imparare e da cui si torna a casa senza paura.
Paola Forte


