“GRAZIE DON GIACOMO!
Sei anni al servizio della nostra Comunitá con tanto lavoro, passione, capacitá.”
Un augurio personale e di tutta la redazione che prende le mosse dal post benevolmente messo sul sito istituzionale del Comune di Canale Monterano, con cui il Sindaco, in nome e per conto dell’intera Amministrazione, ringrazia Jaime Giacomo Nieto Ibarra, il parroco di Canale da tutti conosciuto più semplicemente come don Giacomo.
Ricordo quando sei anni fa, all’atto del suo insediamento, fu accompagnato da una moltitudine imbarazzante di persone provenienti dalla sua precedente parrocchia; persone che in una gioiosa manifestazione di affetto, metaforicamente comunicando che un parroco così sarebbe rimasto con loro e non lo avrebbero lasciato andare via, hanno presentato un pastore di anime, ma soprattutto un uomo straordinario.
Profondo conoscitore dell’animo umano, con un background davvero considerevole, eccellente teologo, quello che più affascina di don Giacomo, però, aspettandosi da un sacerdote una pregnante eloquenza, è ciò che invece riesce a comunicare senza parlare.
Gesti semplici e spontanei, lontani dalla liturgia o dalla pratica pastorale che pur sempre incarna con incrollabile fede, hanno un valore umano incalcolabile; il potere di un sorriso con cui conforta i drammi umani, l’ironia intelligente e delicata con cui sdrammatizza e connota, a volte anche l’assurdo, di un senso possibile e superabile.
Mai una parola di biasimo per alcuno, mai un rimprovero, mai un richiamo, mai sentito pronunciargli un ‘però’, lontano da ogni forma retorica di scontato.
Il tono della voce che sa diventare melodia lenitiva per l’anima riportando a un senso di Bene come condizione, oltre che testimonianza evangelica; lo sguardo gioviale e pulito che arriva dove c’è bisogno di luce.
Una presenza discreta quando serve, piacevole nelle interazioni quotidiane, attrattiva per i giovani, presenza per chi è solo, conforto per chi soffre, di prossimità dentro e fuori le mura della chiesa.
A noi resta davvero soltanto il misero strumento della parola per dirgli grazie per quello che è che, prima ancora che per ciò che fa e per come lo fa.
Ma è un grazie corale di una comunità intera, un abbraccio collettivo di riconoscenza e affetto.
Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone.


