Riceviamo e pubblichiamo
Governo e Regione (centrodestra) parlano di direzione ma non decidono: niente atti, niente risorse, niente tempi. E perfino l’ipotesi di “riserva fredda” viene raccontata come soluzione, mentre resta appesa a coperture e compatibilità europee: senza provvedimenti, è solo una parola che congela tutto. Carbone finito, futuro sospeso, e a pagare sono lavoratori, indotto, famiglie e imprese.
La destra locale, i consiglieri regionali e i parlamentari del territorio smettano di sollevare nebbie laterali: si agita polvere per spostare lo sguardo, ma la centrale resta lì, enorme, immobile, visibile, la questione vera che non si può coprire con la retorica. Qui serve governo, subito: aree industriali, Accordo di Programma e un Commissario operativo. L’inerzia non è prudenza: è una scelta che produce danni.
Chiediamo una transizione che non sia un annuncio, ma un processo vero, verificabile, con impegni chiari e scadenze.
Dopo anni di responsabile servitù energetica Civitavecchia pretende che sia rispettata ogni libertà e ogni possibilità di iniziativa economica, meno una: la libertà di lasciare un territorio in sospensione indefinita, perché questa “libertà” cancella tutte le altre. Cancella la libertà di lavorare, di investire, di costruire impresa, di programmare lo sviluppo, di scegliere un futuro diverso. Senza decisioni, non resta neutralità: resta solo un lento logoramento. E su questo, oggi, ciascuno deve assumersi la propria parte.
Partito Democratico di Civitavecchia


