5 Gennaio, 2026
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Crans-Montana, la morte di Emanuele Galeppini e il dovere delle istituzioni nella tutela della vita e della sicurezza

Riceviamo e pubblichiamo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con profondo senso di responsabilità civile e istituzionale in merito alla gravissima tragedia verificatasi a Crans-Montana, che ha causato decine di vittime, numerosi feriti in condizioni critiche e un quadro ancora incompleto di persone disperse e non identificate, tra cui cittadini italiani. Si tratta di un evento che non può essere relegato alla sola dimensione della cronaca, ma che interpella direttamente le istituzioni, le autorità competenti e l’intera comunità internazionale sul piano della tutela dei diritti fondamentali.

In queste ore drammatiche, segnate da informazioni parziali e da un bilancio in continua evoluzione, emerge con particolare evidenza il tema del “tempo dell’attesa”: il tempo che separa una notizia dalla sua conferma ufficiale, che priva le famiglie del diritto alla certezza e le costringe a vivere in una condizione di sospensione emotiva e giuridica. Tale condizione, spesso sottovalutata, rappresenta una forma di sofferenza profonda che le istituzioni hanno il dovere di riconoscere e alleviare attraverso una comunicazione sobria, responsabile e rispettosa della dignità delle persone coinvolte.

La vicenda del giovane Emanuele Galeppini, ancora formalmente inserito tra i dispersi in attesa di identificazione scientifica, è emblematica di quanto sia necessario evitare ogni forma di anticipazione non fondata su dati certi. Il diritto alla verità, così come il diritto alla riservatezza e al rispetto della persona, deve prevalere su qualsiasi logica di esposizione mediatica. In particolare, quando sono coinvolti minori e giovani, la tutela della loro dignità e di quella delle famiglie deve essere considerata prioritaria e non negoziabile.

La tragedia di Crans-Montana solleva inoltre interrogativi di estrema rilevanza sul piano della prevenzione e della sicurezza. Il diritto alla vita e all’incolumità personale impone che ogni evento pubblico o privato sia organizzato nel rispetto di standard rigorosi di sicurezza, soprattutto in ambienti chiusi e ad alta concentrazione di persone. L’eventuale utilizzo di strumenti potenzialmente pericolosi, la gestione dei flussi, i piani di emergenza, i controlli preventivi e la formazione del personale addetto non possono essere considerati aspetti accessori, ma elementi centrali di una responsabilità che è prima di tutto istituzionale.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello fermo e inequivocabile alle autorità competenti, italiane e svizzere, affinché l’accertamento delle responsabilità avvenga con la massima trasparenza, rapidità ed efficacia, nel pieno rispetto dello Stato di diritto. È fondamentale che le indagini in corso chiariscano ogni aspetto della dinamica dell’incendio e delle eventuali omissioni o negligenze, affinché tragedie di tale portata non possano ripetersi. La cooperazione internazionale, già avviata, deve essere rafforzata e sostenuta come modello di tutela dei diritti umani oltre i confini nazionali.

Rivolgiamo inoltre un appello alle istituzioni politiche e amministrative affinché venga garantito un sostegno concreto e continuativo alle famiglie delle vittime, dei feriti e dei dispersi, non solo nelle fasi immediate dell’emergenza, ma anche nel lungo percorso di elaborazione del trauma. Il supporto psicologico, legale e umano non può essere episodico, ma deve tradursi in un impegno strutturato e duraturo, capace di rispondere alla complessità del dolore vissuto.

Alla scuola e al sistema educativo nel loro insieme spetta un ruolo strategico e irrinunciabile. È necessario promuovere, a partire da eventi drammatici come quello di Crans-Montana, una riflessione approfondita sulla cultura della prevenzione, sulla responsabilità individuale e collettiva, sul valore della vita e sulla centralità dei diritti umani. Trasformare la cronaca in educazione civica significa contribuire alla formazione di cittadini consapevoli, capaci di riconoscere che la sicurezza, la legalità e il rispetto delle regole non sono meri adempimenti formali, ma presidi essenziali di civiltà.

In un momento segnato dal dolore, dall’incertezza e dall’attesa, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova il proprio impegno a difesa della dignità della persona, del diritto alla verità, della giustizia e della memoria delle vittime, affinché da questa tragedia possa nascere una rinnovata assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e della società tutta.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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