2 Gennaio, 2026
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Né Re, né Maghi (parte 2 di 5)

Raffigurazioni

Le più antiche raffigurazioni dei magi evangelici risalgono all’arte paleocristiana a Roma. La prima è nelle Catacombe di Priscilla (Cappella Greca, del 220 circa), dove i tre magi, con le mani tese e cariche di doni, si avviano verso il Cristo posto in grembo alla Madre, che siede sul trono, ripetendo l’iconografia del tributo dei barbari all’imperatore. Un’altra, probabilmente coeva alla precedente, è sulla lastra di chiusura del Loculo di Severa (Museo Pio Cristiano, Città del Vaticano, numero di inventario 28594), dove compare anche la stella. In entrambe le raffigurazioni, i magi già indossano le vesti orientali: berretto frigio, clamide, chitone raccolto alla vita da una cintura e anaxyrides (i lunghi pantaloni dei cavalieri persiani).

Una descrizione dei magi come persone provenienti dall’Oriente è presente nel “Vangelo dell’infanzia”:

 

“sembrano siano degli àuguri. … Ma mi sembrano anche dei forestieri, perché l’abito loro è diverso dall’abito nostro e la loro veste è amplissima e di colore fosco. Hanno poi berretti sul capo e delle sarabare alle gambe” (3,89).

 

Quanti siamo?

Il numero dei magi non è citato da Matteo. Nelle Catacombe romane dei Ss. Marcellino e Pietro i magi sono solo due (circa il 290), mentre nelle Catacombe di Domitilla (IV secolo) sono quattro. Se nel Cristianesimo occidentale i magi sono generalmente tre, come raffigurati nelle Catacombe di Priscilla, in quello orientale, in base a una diversa tradizione ben attestata nella letteratura siriaca, si insiste sulla presenza di dodici magi.

 

Abbiamo un testimone “inatteso” dei magi, in questo caso definiti “re”: Marco Polo che, ne “Il libro del Milione”, afferma:

 

In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son seppeliti i tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Baltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior.” (1,30)

 

I doni regali

I doni offerti dai magi, citati da Matteo e dai Vangeli apocrifi, nonché dalla profezia di Isaia (60,6) (che però non menziona la mirra), sono κρυσός, λίβανος e σμύρνα:

 

“Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt 2,11),

 

mentre il “Vangelo dello pseudo-Matteo” parla anche dell’omaggio di una moneta d’oro ciascuno. Questi doni hanno, ovviamente, valori simbolici, sul cui significato, tuttavia, non tutti concordano.

Origene, nel suo “Contra Celsum”, spiega che i magi portarono:

 

“doni, che gli offrivano come uno la cui natura partecipava, se così posso dire, sia di Dio che di un uomo mortale: l’oro, cioè, come a un re; la mirra, come a uno che era mortale; e l’incenso, come a un Dio” (1,60),

 

Se l’oro è un bene prezioso e l’incenso è un noto profumo, non tutti sanno che la mirra è una gommo-resina che si ricava dalla scorza del tronco e dai rami di diverse piante del genere Commiphora, per la maggior parte dalla Commiphora myrrha. È adoperata in profumeria, nella preparazione di dentifrici e usata come olio per l’unzione. Nell’antichità, gli Egiziani se ne servivano nel processo di imbalsamazione e i Romani la bruciavano sulle pire funerarie. Da notare che la parola χριστός, Cristo, significa proprio “unto”.

Nel “Vangelo dell’infanzia arabo-siriano” è scritto che Maria contraccambiò i doni con alcune fasce del bambino Gesù, che i magi accettarono con grande riconoscenza. Nel capitolo successivo si racconta poi che, una volta che i magi furono rientrati nelle loro terre, mostrarono a tutti le fasce e celebrarono una festa accendendo un fuoco su cui, secondo la tradizione, gettarono il dono di Maria. Il fuoco avvolse la fascia, ma una volta spentosi, la fascia rimase integra:

 

“come se il fuoco non l’avesse nemmeno toccata. Perciò essi si misero a baciarla, a mettersela sugli occhi e sul capo, dicendo: ‘Questo è senza dubbio la verità: che si tratta di un grande prodigio, perché il fuoco non ha potuto bruciarla né consumarla!’ Quindi la presero e con grandissima venerazione la riposero tra i loro tesori.” (8,2)

 

Ciò che in seguito accadde ai doni dei magi non è menzionato nella Scrittura, ma si sono sviluppate diverse tradizioni, soprattutto relativamente all’oro.

Una storia narra che fu rubato dai due ladri che furono poi crocifissi accanto a Gesù.

Un’altra storia narra che l’oro fu affidato e poi sottratto a Giuda.

Una tradizione suggerisce che Giuseppe e Maria lo usarono per fuggire in Egitto e sottrarre Gesù alla strage degli innocenti.

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

 

Per leggere dall’inizio

Domani 3 gennaio la puntata successiva 

 

Riccardo Agresti

 

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