COP30: 30ยฐ Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Si รจ svolta dal 10 al 21 novembre a Belem in Brasile, alla Foce del Rio delle Amazzoni.
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- Conclusioni della COP30
- Il bicchiere, per alcuni, non รจ completamente vuoto
- COP30: Ecocidio e genocidio sono parti della stessa crisi
1.ย Conclusioni della COP30
E’ stato un ennesimo fallimento per chi si aspettava passi avanti verso lโadozione di decisioni concrete; un parziale debole successo – il massimo ottenibile – per chi, invece, ritiene importante non aver fatto passi indietro rispetto a quanto deciso alle precedenti COP 28 di Dubai e COP 29 di Baku su obiettivo climatico e adattamento: insomma, non hanno preso il sopravvento i negazionisti del clima e i Paesi che puntano ancora sullโinsostenibile sviluppo economico basato su fossili e sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali, ma continuano a bloccare le indispensabili politiche per il contenimento delle emissioni di CO2, rinviate continuamente al futuro. E intanto la crisi climatica, e sociale, avanza, con perdite di foreste e terreni coltivabili, desertificazione e crescente carenza di acqua potabile, eventi estremi, e guerre!
Ci si aspettava un passo importante verso il superamento, seppure graduale, dellโera dei fossili, ma la proposta del presidente brasiliano Lula, sostenuta da una ottantina di stati, in primis Europa, Australia, America Latina e piccole isole, รจ stata affossata dalla lobby dei fossili: Arabia Saudita e tutti i paesi arabi, Russia, India e gran parte degli Stati africani.
Il documento principale della conferenza, ilย Global Mutirรฃo, neanche nomina i combustibili fossili, e rimanda tutto a futuri approfondimenti, individuando – ai punti 41 e 42 – due strumenti, ilย โGlobal implementation acceleratorโย e laย โBelรฉm mission to 1.5ยฐโ: il primo prevede la redazione, entro la fine del 2026, di un rapporto da parte dalle presidenze di COP30 e COP31 (Turchia); il secondo ha un obiettivo analogo, e sarร guidato dalle presidenze di COP 29, 30 e 31, e opererร per i prossimi tre anni.
Petrolio e gas continuano a indirizzare le decisioni, e se si registra un aumento del ricorso alle fonti rinnovabili, a questo non corrisponde una diminuzione dellโuso dei fossili.
In Italia, ad esempio, un rapporto ENEA evidenzia che nel terzo trimestre del 2024 laย produzione energetica da fonti rinnovabili รจ cresciuta dellโ8% e, accanto a un calo del carbone (-40%), si registra un incremento nellโutilizzo di gas (+3%) per la generazione elettrica e di petrolio (+2,5%) nel settore della mobilitร .
Il Global Mutirรฃoย รจ stato approvato dall’intera comunitร internazionale perย consensus, una sorta di unanimitร che prevede che nessuno si opponga al documento finale prima che il presidente batta il martelletto, operazione condotta a grande velocitร pere impedire, a detta di alcuni, la formalizzazione del dissenso;ย รจ considerato debolissimoย da molti paesi e organizzazioni, ed รจ stato platealmenteย contestatoย da alcuni paesi.
La ministra francese della Transizione ecologicaย Monique Barbut ha affermato: โNon possiamo dire che sosteniamo questo testo perchรฉ non contiene il livello minimo di ambizione che ci attendavamo sullโabbandono dei combustibili fossili e sulla lotta contro la deforestazione, ma non ci opporremo perchรฉ non vogliamo far pagare il prezzo ai paesi piรน poveriโ.
Persino il nostro Ministro dellโAmbiente Pichetto Fratin si aspettava di piรน: โQuesto documento non รจ lโambizione che si era data lโUnione europea che ha sempre funto da traino, ma il quadro politico a livello mondiale รจ cambiato molto e bisogna prenderne attoโ.
E non mancano le contraddizioni; basta pensare al Brasile, che da un lato ha spinto affinchรจ si adottassero impegni piรน forti sui fossili, dallโaltro ha intensificato le proprie attivitร petrolifere: ย a inizio 2025 ha aderito allโOpec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), e dopo anni di battaglia tra Petrobras, lโindustria petrolifera statale brasiliana, e Ibama, lโorganismo di controllo ambientale, il governo di Lula ha autorizzato il 20 ottobre 2025 lโesplorazione, ai fini di successive trivellazioni di 19 Blocchi alla Foce del Rio delle Amazzoni.
2.ย Il bicchiere, per alcuni, non รจ completamente vuoto
Non tutti sono cosรฌ critici, in particolare chi ricorda che questa COP aveva โsoltantoโ lโobiettivo di implementare alcune decisioni prese in precedenza; infatti vieneย confermata la volontร di triplicare i finanziamenti per lโadattamentoย da parte dei paesi del nord del mondo verso i paesi piรน soggetti alle conseguenze della crisi climatica, impegnando circa 120 miliardi (parte dei 300 miliardi previsti alla COP29 di Baku) per progetti di adattamento a un clima che รจ giร cambiato).
Osserviamo che continuando di questo passo i fondi per lโadattamento dovranno aumentare esponenzialmente, preferendo intervenire per rimediare ai disastri piuttosto che prevenirli, impiegando tecnologie sempre piรน avanzate e contribuendo alla crescita del PIL: รจ una delle contraddizioni piรน profonde che caratterizzano questo modello di sviluppo malato, dominato sempre piรน da quella tecnocrazia tanto contestata nella splendida enciclica di Papa Francesco.
Il Climate action network (composto da organizzazioni non governative senza scopo di lucro che non rappresentano l’industria, hanno interesse nella promozione dello sviluppo sostenibile e sono interessate alle questioni relative ai cambiamenti climatici) titola: โCOP30 takes a hopeful step towards justice, but does not go far enough – La COP30 compie un passo promettente verso la giustizia, ma non abbastanzaโ, sottolineando lโimportanza del meccanismo per la transizione giusta, considerato โl’impianto piรน avanzato in termini di diritti che abbiamo mai visto in una decisione di una COPโ.
Ilย think tank italiano Eccoย sostiene che โla COP30 di Belรฉm si chiude con un risultato che, pur non risolvendo tutte le divergenze, dimostra che la cooperazione multilaterale sul clima prosegue nonostante le tensioni geopolitiche.ย Sebbene laย Mutirรฃo Decision non citi esplicitamente i combustibili fossili e non accolga lโappello del Presidente Lula e di oltre 80 Paesi per unaย roadmapย su fossili e deforestazione, mantiene viva laย traiettoria tracciata a Dubaiย su questo tema. Lโavvio di nuovi processi per accelerare la transizione energetica, come ilย Global Implementation Acceleratorย e laย Belรฉm Mission to 1.5,ย offrono strumenti concreti per permettere ai Paesi di collaborare, ciascuno con i propri percorsi, per avanzare nella definizione del โcomeโ uscire dai combustibili fossiliโ.
Tutto vero, ma andando avanti a forza di piccoli passi compiuti in decenni di negoziati, le emissioni continuano a crescere e la temperatura pure, e con essa la crisi climatica esplode in maniera sempre piรน evidente. Siamo allโecocidio, che ormai si chiede venga incluso nellโelenco dei crimini perseguibili dalla Corte Penale Internazionale.
3.ย COP30: Ecocidio e genocidio sono parti della stessa crisi
Affrontare la giustizia climatica obbliga a discutere contemporaneamente anche di pace, la pace con la terra e con i popoli, perchรฉ se giustizia climatica e giustizia sociale sono due facce della stessa medaglia, ecocidio e genocidio sono parti della stessa crisi.
Alla COP30 hanno partecipato vari personaggi in rappresentanza di movimenti e associazioni, laiche e cattoliche; fra questi Padre Dario Bossi, missionario comboniano e membro della Rete Chiese e Miniera, della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) per la Miniera e lโEcologia Integrale, e consulente della Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica (REPAM-Brasile), che si batte insieme a diversi membri della rete โPreti contro il genocidioโ per i diritti vittime dellโecocidio/genocidio, principalmente i poveri della terra.
La crisi socioambientale รจ figlia della degenerazione del sistema socio-economico consolidatosi ย nel secolo scorso, basato sul ciclo distruttivo di โestrarre, consumare e scartareโ, dove le persone sono fattori di produzione e anchโesse vengono consumate e poi scartate.
E padre Bossi ricorda che โcโรจ una stessa logica dietro la violenza ambientale e le guerre, provocata dal fatto che siamo giunti al limite della sopravvivenza del pianeta, dove si impone la logica del piรน forte, il diritto alla violenza, sia da parte delle multinazionali che violano i territori delle comunitร , sia del conflitto armato che elimina i popoliโ.
Lโecologia integrale, quindi, รจ una risposta completa, una profonda conversione del modello predatorio, e non semplici rattoppi palliativi. Una risposta che collega diverse sfide e opportunitร , come affermano i vescovi delle chiese del sud globale: โSenza giustizia climatica non cโรจ pace, senza conversione ecologica non cโรจ futuro; senza ascoltare i popoli non ci sono soluzioni realiโ.
Questo tema, che รจ un poโ la sintesi, lโinviluppo di tutte le questioni, rimane sullo sfondo anche alla COP30, evocato ma considerato oggetto di riflessioni culturali piuttosto che occasione di progresso, men che meno campo di battaglia politica.
Giuseppe Girardi





