12 Dicembre, 2025
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COP30: Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite

COP30: 30ยฐ Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Si รจ svolta dal 10 al 21 novembre a Belem in Brasile, alla Foce del Rio delle Amazzoni.

    1. Conclusioni della COP30
    2. Il bicchiere, per alcuni, non รจ completamente vuoto
    3. COP30: Ecocidio e genocidio sono parti della stessa crisi

 

1.ย  Conclusioni della COP30

E’ stato un ennesimo fallimento per chi si aspettava passi avanti verso lโ€™adozione di decisioni concrete; un parziale debole successo – il massimo ottenibile – per chi, invece, ritiene importante non aver fatto passi indietro rispetto a quanto deciso alle precedenti COP 28 di Dubai e COP 29 di Baku su obiettivo climatico e adattamento: insomma, non hanno preso il sopravvento i negazionisti del clima e i Paesi che puntano ancora sullโ€™insostenibile sviluppo economico basato su fossili e sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali, ma continuano a bloccare le indispensabili politiche per il contenimento delle emissioni di CO2, rinviate continuamente al futuro. E intanto la crisi climatica, e sociale, avanza, con perdite di foreste e terreni coltivabili, desertificazione e crescente carenza di acqua potabile, eventi estremi, e guerre!

Ci si aspettava un passo importante verso il superamento, seppure graduale, dellโ€™era dei fossili, ma la proposta del presidente brasiliano Lula, sostenuta da una ottantina di stati, in primis Europa, Australia, America Latina e piccole isole, รจ stata affossata dalla lobby dei fossili: Arabia Saudita e tutti i paesi arabi, Russia, India e gran parte degli Stati africani.

Il documento principale della conferenza, ilย Global Mutirรฃo, neanche nomina i combustibili fossili, e rimanda tutto a futuri approfondimenti, individuando – ai punti 41 e 42 – due strumenti, ilย โ€œGlobal implementation acceleratorโ€ย e laย โ€œBelรฉm mission to 1.5ยฐโ€: il primo prevede la redazione, entro la fine del 2026, di un rapporto da parte dalle presidenze di COP30 e COP31 (Turchia); il secondo ha un obiettivo analogo, e sarร  guidato dalle presidenze di COP 29, 30 e 31, e opererร  per i prossimi tre anni.

Petrolio e gas continuano a indirizzare le decisioni, e se si registra un aumento del ricorso alle fonti rinnovabili, a questo non corrisponde una diminuzione dellโ€™uso dei fossili.

In Italia, ad esempio, un rapporto ENEA evidenzia che nel terzo trimestre del 2024 laย produzione energetica da fonti rinnovabili รจ cresciuta dellโ€™8% e, accanto a un calo del carbone (-40%), si registra un incremento nellโ€™utilizzo di gas (+3%) per la generazione elettrica e di petrolio (+2,5%) nel settore della mobilitร .

Il Global Mutirรฃoย รจ stato approvato dall’intera comunitร  internazionale perย consensus, una sorta di unanimitร  che prevede che nessuno si opponga al documento finale prima che il presidente batta il martelletto, operazione condotta a grande velocitร  pere impedire, a detta di alcuni, la formalizzazione del dissenso;ย รจ considerato debolissimoย da molti paesi e organizzazioni, ed รจ stato platealmenteย contestatoย da alcuni paesi.

La ministra francese della Transizione ecologicaย Monique Barbut ha affermato: โ€œNon possiamo dire che sosteniamo questo testo perchรฉ non contiene il livello minimo di ambizione che ci attendavamo sullโ€™abbandono dei combustibili fossili e sulla lotta contro la deforestazione, ma non ci opporremo perchรฉ non vogliamo far pagare il prezzo ai paesi piรน poveriโ€.

Persino il nostro Ministro dellโ€™Ambiente Pichetto Fratin si aspettava di piรน: โ€œQuesto documento non รจ lโ€™ambizione che si era data lโ€™Unione europea che ha sempre funto da traino, ma il quadro politico a livello mondiale รจ cambiato molto e bisogna prenderne attoโ€.

E non mancano le contraddizioni; basta pensare al Brasile, che da un lato ha spinto affinchรจ si adottassero impegni piรน forti sui fossili, dallโ€™altro ha intensificato le proprie attivitร  petrolifere: ย a inizio 2025 ha aderito allโ€™Opec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), e dopo anni di battaglia tra Petrobras, lโ€™industria petrolifera statale brasiliana, e Ibama, lโ€™organismo di controllo ambientale, il governo di Lula ha autorizzato il 20 ottobre 2025 lโ€™esplorazione, ai fini di successive trivellazioni di 19 Blocchi alla Foce del Rio delle Amazzoni.

2.ย  Il bicchiere, per alcuni, non รจ completamente vuoto

Non tutti sono cosรฌ critici, in particolare chi ricorda che questa COP aveva โ€œsoltantoโ€ lโ€™obiettivo di implementare alcune decisioni prese in precedenza; infatti vieneย confermata la volontร  di triplicare i finanziamenti per lโ€™adattamentoย da parte dei paesi del nord del mondo verso i paesi piรน soggetti alle conseguenze della crisi climatica, impegnando circa 120 miliardi (parte dei 300 miliardi previsti alla COP29 di Baku) per progetti di adattamento a un clima che รจ giร  cambiato).

Osserviamo che continuando di questo passo i fondi per lโ€™adattamento dovranno aumentare esponenzialmente, preferendo intervenire per rimediare ai disastri piuttosto che prevenirli, impiegando tecnologie sempre piรน avanzate e contribuendo alla crescita del PIL: รจ una delle contraddizioni piรน profonde che caratterizzano questo modello di sviluppo malato, dominato sempre piรน da quella tecnocrazia tanto contestata nella splendida enciclica di Papa Francesco.

Il Climate action network (composto da organizzazioni non governative senza scopo di lucro che non rappresentano l’industria, hanno interesse nella promozione dello sviluppo sostenibile e sono interessate alle questioni relative ai cambiamenti climatici) titola: โ€œCOP30 takes a hopeful step towards justice, but does not go far enough – La COP30 compie un passo promettente verso la giustizia, ma non abbastanzaโ€, sottolineando lโ€™importanza del meccanismo per la transizione giusta, considerato โ€œl’impianto piรน avanzato in termini di diritti che abbiamo mai visto in una decisione di una COPโ€.

Ilย think tank italiano Eccoย sostiene che โ€œla COP30 di Belรฉm si chiude con un risultato che, pur non risolvendo tutte le divergenze, dimostra che la cooperazione multilaterale sul clima prosegue nonostante le tensioni geopolitiche.ย Sebbene laย Mutirรฃo Decision non citi esplicitamente i combustibili fossili e non accolga lโ€™appello del Presidente Lula e di oltre 80 Paesi per unaย roadmapย su fossili e deforestazione, mantiene viva laย traiettoria tracciata a Dubaiย su questo tema. Lโ€™avvio di nuovi processi per accelerare la transizione energetica, come ilย Global Implementation Acceleratorย e laย Belรฉm Mission to 1.5,ย offrono strumenti concreti per permettere ai Paesi di collaborare, ciascuno con i propri percorsi, per avanzare nella definizione del โ€œcomeโ€ uscire dai combustibili fossiliโ€.

Tutto vero, ma andando avanti a forza di piccoli passi compiuti in decenni di negoziati, le emissioni continuano a crescere e la temperatura pure, e con essa la crisi climatica esplode in maniera sempre piรน evidente. Siamo allโ€™ecocidio, che ormai si chiede venga incluso nellโ€™elenco dei crimini perseguibili dalla Corte Penale Internazionale.

3.ย  COP30: Ecocidio e genocidio sono parti della stessa crisi

Affrontare la giustizia climatica obbliga a discutere contemporaneamente anche di pace, la pace con la terra e con i popoli, perchรฉ se giustizia climatica e giustizia sociale sono due facce della stessa medaglia, ecocidio e genocidio sono parti della stessa crisi.

Alla COP30 hanno partecipato vari personaggi in rappresentanza di movimenti e associazioni, laiche e cattoliche; fra questi Padre Dario Bossi, missionario comboniano e membro della Rete Chiese e Miniera, della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) per la Miniera e lโ€™Ecologia Integrale, e consulente della Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica (REPAM-Brasile), che si batte insieme a diversi membri della rete โ€œPreti contro il genocidioโ€ per i diritti vittime dellโ€™ecocidio/genocidio, principalmente i poveri della terra.

La crisi socioambientale รจ figlia della degenerazione del sistema socio-economico consolidatosi ย nel secolo scorso, basato sul ciclo distruttivo di โ€œestrarre, consumare e scartareโ€, dove le persone sono fattori di produzione e anchโ€™esse vengono consumate e poi scartate.

E padre Bossi ricorda che โ€œcโ€™รจ una stessa logica dietro la violenza ambientale e le guerre, provocata dal fatto che siamo giunti al limite della sopravvivenza del pianeta, dove si impone la logica del piรน forte, il diritto alla violenza, sia da parte delle multinazionali che violano i territori delle comunitร , sia del conflitto armato che elimina i popoliโ€.

Lโ€™ecologia integrale, quindi, รจ una risposta completa, una profonda conversione del modello predatorio, e non semplici rattoppi palliativi. Una risposta che collega diverse sfide e opportunitร , come affermano i vescovi delle chiese del sud globale: โ€œSenza giustizia climatica non cโ€™รจ pace, senza conversione ecologica non cโ€™รจ futuro; senza ascoltare i popoli non ci sono soluzioni realiโ€.

Questo tema, che รจ un poโ€™ la sintesi, lโ€™inviluppo di tutte le questioni, rimane sullo sfondo anche alla COP30, evocato ma considerato oggetto di riflessioni culturali piuttosto che occasione di progresso, men che meno campo di battaglia politica.

Giuseppe Girardi

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