5 Dicembre, 2022
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A proposito di Lula, neo presidente del Brasile…

“Riuscirò a vincere, altrimenti mi arresteranno o mi ammazzeranno”.
Questa frase è stata pronunciata dall’ormai ex presidente Bolsonaro durante uno dei suoi ultimi discorsi della sua campagna elettorale per le elezioni brasiliane.
Basta leggere queste parole per capire l’importanza dei risultati elettorali, per intuire quelli che sono stati i toni di questo scontro politico e la tensione che si è respirata nel paese.
Bolsonaro e Lula, due i concorrenti per un posto a sedere al Palácio do Planalto (sede della presidenza della repubblica).
Paese immenso che si estende per ben 8.511.965 km, colonizzata dai portoghesi nel XVI secolo , con una popolazione di ben 209.469.333 abitanti, centro nevralgico del continente sudamericano, il Brasile è un stato che sta diventando sempre più importante nelle questioni geopolitiche ed economiche internazionali.
È stato di recente al centro del dibattito pubblico internazionale per le elezioni presidenziali che hanno visto come protagonisti, l’ex presidente per due mandati tra il 2003 e il 2011 Lula e l’uscente Bolsonaro.
Prima di analizzare il voto svoltosi il 30 ottobre è lecito porsi delle domande: che tipo di paese è il Brasile? Quali sono le sue condizioni sociali ed economiche?
È un paese di cui sappiamo veramente poco, noi occidentali associamo ad esso la città di Rio, il Carnevale, le foresta amazzonica e i grandi campioni del calcio, ma il Brasile è in realtà un paese assai complesso, con una storia lunga -spesso mal raccontata-
e una serie di difficoltà sociali ed economiche.
Dietro la sua patina di allegria e spensieratezza deve in realtà fare i conti con quelli che riassumendo, possiamo identificare in sei grandi problemi:
  1. La Povertà. Il 4,9% della popolazione vive con meno di 1,90 dollari al girono. Circa 10 milioni di persone non sono in grado di permettersi neanche il cibo necessario per sopravvivere ogni giorno.
  2. Le Favelas. Enormi baraccopoli sorte nelle periferie delle principali città brasiliane. Nelle favelas, dove vivono centinaia di migliaia di persone, mancano tutti i servizi fondamentali e sono spesso terreno di scontro tra bande criminali e polizia.
  3. Il Latifondismo. Solo il 3% della popolazione possiede terre coltivabili.
  4. La sicurezza alimentare. Il sistema di produzione del cibo è messo costantemente in crisi da due “fenomeni”: la deforestazione e un’agricoltura basata solo sulle monocolture.
  5. La Sanità. Gli ospedali pubblici sono spesso inaccessibili e le strutture private troppo care. La situazione è ancora peggiore nelle favelas, dove i centri sanitari sono in pessime condizioni e non c’è personale qualificato.
  6. L’analfabetismo. 12 milioni di adulti sono analfabeti mentre a un bambino su sette è negato il diritto allo studio.
Sarà ora lecito chiedersi e interrogarsi su quali sono le colonne portanti del potere politico ed economico Brasiliano.
Chi sono i “poteri forti” di questo paese-continente?
Il Brasile è un paese dalle deboli istituzioni, senza una solida burocrazia e una tradizione statele.
Sono 5 i principali detentori del potere:
  1. Il Gruppo Globo, un agglomerato di società brasiliane concentrate sui media e la comunicazione.
  2. Le banche, che spesso vengono viste dai brasiliani come agenti collusi col governo detentrici del potere economico.
  3. I vertici dell’esercito, i quali, spesso con l’arma della paura di un possibile golpe, influenzano la vita delle istituzioni.
  4. La Chiesa Cattolica i gli “evangelicali”, i quali hanno una fortissima influenza sulla società e la politica del paese.
  5. I “fazenderos” ovvero i grandi possedenti terrieri, accusati di essere la causa del pesante sottosviluppo economico del paese.
Capiamo dunque la complessità di un paese che occupa quasi la metà del continente sudamericano e quanto siano state cruciali le elezioni, che hanno visto contrapporsi il conservatore ultracattolico Jair Messias Bolsonaro e il socialista Lui Inacio Lula da Silva.
Questi risultati confermano come il Brasile sia un paese profondamente diviso in due.
Lula ha vinto con il 50,90% dei voti validi, una differenza irrisoria con solo due milioni di voti di scarto ed il nuovo presidente avrà una vita non facile, considerando che il congresso sarà il più a destra degli ultimi anni, dunque al primo scivolone non sarà difficile sentir parlare di impeachment.
La divisione nel voto si può vedere anche a livello territoriale: il sud del paese, ricco e produttivo, ha votato compatto Bolsonaro; il nord-est, più povero e dipendente dai sussidi pubblici, per Lula.
Separazione che infiamma anche la società, dove la destra dell’uscente presidente è stata votata dagli imprenditori, dai liberi professionisti, dai cattolici, dai grandi agricoltori e dalle forze di pubblica sicurezza. Intellettuali, professori, giornalisti, disoccupati hanno votato in maggioranza per Lula.
Da sottolineare è poi che l’insediamento ufficiale di Lula non arriverà prima di Gennaio.
Dovrà dunque passare un mese e mezzo in cui è lecito aspettarsi colpi di scena di qualsiasi tipo, considerando poi che Bolsonaro è stato un ufficiale in carriera dell’esercito brasiliano e, come abbiamo già detto, gode del favore dei più alti quadri militari del paese, i quali però attualmente non hanno in alcun modo paventato parole e atti ostili al risultato di queste elezioni.
Altro dato interessante è quello dell’affluenza, dove, a differenza del nostro paese, è stata ben l’80% della popolazione ad aver votato.
È però doveroso sottolineare che in Brasile il voto è “obbligatorio”, ovvero chi non va a votare riceve una multa simbolica di un euro, ma le conseguenze vere e proprie arrivano quando si diventa astensionisti per più di tre volte.
Infatti dopo la terza volta che non si reca alle urne si sarà impossibilitati a candidarsi ad una carica pubblica ed istituzionale, a rinnovare il passaporto e addirittura a chiedere un prestito ad una banca, ma obbligatorio non è dover scegliere per forza una delle due parti, è infatti possibile votare anche scheda bianca.
Ma cosa ha davanti a se l’uomo che dovrà guidare questo stato-continente per i prossimi anni?
Per farci un’idea della sfida colossale che Lula ha davanti, dobbiamo guardare i dati che recita che oggi ben 33 milioni di brasiliani soffrono la fame, 100 milioni vivono la povertà e saltano almeno un pasto al giorno.
L’obbiettivo di Lula è il miglioramento delle condizioni di vita di quanti più brasiliani possibile.
“È inaccettabile -ha detto il neopresidente- che un paese che produce tonnellate di cibo e materie prime con cui mangia una grande fetta del mondo industrializzato -ricordiamo come il Brasile sia il primo produttore mondiale di proteine animali ed il terzo produttore di cibo al mondo in assoluto- non sia in grado di garantire ai propri cittadini di fare ogni giorno colazione, pranzo e cena”.
Altro tema su cui dovrà misurarsi Lula sarà la salvaguardia della foresta amazzonica, che è stata pesantemente bistrattata da Bolsonaro; tema che riguarda non solo il Brasile ma tutto il mondo interno.
Lula però non ha presentato un piano chiaro per la salvaguardia dell’ambiente del paese.
Altro tema è la disoccupazione che vede ben 10milioni di persone senza lavoro e 20milioni di lavoratori in nero.
Il progetto di Lula riguarda in particolare modo le politiche sociali che comprendono il progetto ‘Minha Casa Minha Vida’, ‘Luz para Todos’ e l’accesso dei poveri all’università. La sua grande sfida è limitare la voracità dell’economia al servizio dei ricchi e a spese dei poveri. Il motto del neopresidente è: includere i ricchi all’interno delle imposte sul reddito e i poveri nel bilancio ufficiale del Governo.
Il modo in cui i Lula proverà a trasformare il paese, dopo gli anni di governo di Bolsonaro, cambierà sicuramente anche la linea in politica estera, la quale dovrà confrontarsi con le pesanti sfide di questi ultimi tempi.
Staremo a vedere quale sarà il volto del nuovo Brasile.
Simone Savasta

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