28 Novembre, 2022
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Quella parola chiamata “libertà”

La parola libertà forse è una delle parole più inflazionata e abusata; la usiamo troppo spesso per rivendicare i nostri diritti. Di rado pensiamo che la libertà assoluta può essere concepita al vivere in solitario e su un pianeta dove solo la nostra persona è presente. Ecco quindi, che più correttamente dovremmo pensare e agire secondo una concetto di libertà relativa. Facile? No, l’unica possibile versione dovrebbe essere concepita come “la mia libertà termina al confine dell’altrui libertà. E qui si entra in una serie di considerazioni etiche, economiche, politiche.

Nei regimi dittatoriali vengono subito aboliti libri, libertà di opinioni, e quant’altro devi dai dogmi del regime; attenzione, anche nelle democrazie occidentali, Italia inclusa, si possono notare segnali erosivi causati da una costante caduta di credibilità o di autorità delle istituzioni. Un esempio per tutto: a breve l’attuale governo prevede di eliminare l’obbligo di indossare le mascherine anche in zone a forte rischio quali ospedali RSA. Eppure è grazie solo a una percentuale di poco superiore al 90% degli italiani che si è sottoposta a vaccinazione, che i morti siano stati, si fa per dire, contenuti. Quasi certo che personale medico non vaccinato verrà reintegrato e le multe cancellate, quindi i negazionismi vincono su tutti i fronti. Ritornando al concetto di libertà relativa perché una persona singola deve avere la possibilità di fare ammalare o morire un’altra che invece crede nella scienza? E quanto costa in termini economici alla società? Il costo della terapia antivirale è di circa 700€ a confezione.

Ma il tema delle vaccinazioni è solo uno dei tanti problemi, vediamo come tutte le problematiche etiche siano terreno di scontro politico e non vengono affrontate pacificamente e senza pregiudizi. Eppure grazie alla ricerca sulle cellule staminali si è riusciti a salvare o recuperare vite umane.

Claudio Cappabianca

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