Che “fregnaccia” il credo di Salvini

Ho assistito alla puntata di “Propaganda Live – LA7”, venerdì 16 settembre, che ha fatto un ampio servizio sul “credo” di Salvini.
La bravura del conduttore, Diego Bianchi, nello snocciolare, sarcasticamente, contenuti e modi del credo salviniano, fatto proprio anche dai candidati leghisti nella campagna elettorale in corso, in vista del 25 p.v., mi ha divertito non poco e nello stesso tempo mi ha fatto riflettere sul rischio che corriamo se dovessimo consegnare a questa pletora di commedianti incompetenti il governo dell’Italia.

Il giorno dopo ho avuto modo di leggere il volantino, di cui parlava il giornalista, e ne ho avuto la conferma; l’ho trovato un cumulo di “niente” di solo stampo propagandistico elettorale.
Una elencazione di enunciati, con il linguaggio cacofonico salviniano, privi di credibilità e stracolmi di populismo.
Il libercolo del credo salviniano riporta in grassetto molte affermazioni di richiamo, come allodole, ridondanti, come questa:
«credo che la Lega abbia una solida ed efficace capacità di governo».

Salvini crede ma non ne è sicuro.

Affermare di credere, ma non essere certi di ciò che si va proponendo, non è rassicurante, anzi un motivo di chiarezza per l’elettore, nello scegliere a chi dare il proprio voto.

Forse Salvini fa riferimento alle sue esperienze fatte col governo Conte nel quale è stato Ministro dell’Interno e quelle esperienze le conosciamo bene.

Come si può credere che quel “cartello” rappresenti il vero programma di governo e non invece volgari slogan elettoralistici dal momento che abbiamo un debito di 2770 miliardi, circa, di euro ed emergenze come il covid, la crisi climatica, la siccità, le inondazioni, la povertà, la guerra, i terremoti, la crisi energetica, il caro bollette, il rincaro degli alimentari ed altro.

Mancano pochi giorni, ma sufficienti per prendere atto che siamo alle porte di una crisi davvero preoccupante, che non ci consente di sbagliare, che ci obbliga invece a compiere il nostro dovere civico, non solo, di votare, ma che il voto che andremo a dare sia utile ad una compagine di governo in grado di mantenere invariato il prestigio dell’Italia in Europa e nel Mondo.

La realtà ci obbliga ad essere seri e a sperare che il Pnrr possa aiutarci a superare gradualmente questa crisi attraverso un percorso virtuoso, non andando a Bruxelles a rinegoziare in peggio il Piano, ma facendo le riforme giuste che ci consentano di spendere sul territorio nazionale l’intero importo assegnatoci, lottando contro ogni illegalità, ogni sperpero e realizzando tutte quelle opere attinenti alle reali urgenze e necessità.

Il voto in tal senso è un atto importante nelle mani del cittadino. A questi è richiesto di adempiere al proprio dovere scegliendo tra chi ha buone relazioni internazionali, di stima e fiducia, ed è rispettoso dell’appartenenza all’ONU e alla NATO, e chi invece predica che dovremmo svincolarci da questi organismi perché da soli potremmo fare meglio e di più.
Illusioni smentite ogni giorno da ciò che accade a livello mondiale e ne è una prova la pandemia del Covid.

Sondaggi recenti hanno riportato che gli elettori astensionisti sono una percentuale molto alta e ciò non fa bene alla democrazia; denota che non siamo rispettosi della Costituzione, la quale all’art. 48 recita che “votare è un dovere civico”.
Si pretendono, a ragione, i diritti che sono sacrosanti, ma spesso ci si dimentica dei doveri che sono altrettanto importanti e che ci inchiodano alle nostre responsabilità.

È tempo di prendere il coraggio con due mani, riscattarsi dall’indifferenza e scoprire quanto sia utile il nostro voto in questa tornata elettorale, stante il baratro nel quale siamo caduti. Lo dobbiamo a noi e ai nostri figli perché oltre ad essere un atto dovuto è un atto d’amore.

Difendiamo i nostri valori, affianchiamo in questa lotta il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che tanto si spende al riguardo in Italia e all’estero e partecipiamo al mantenimento della democrazia e della pace scegliendo col voto chi meglio incarna e difende i principi fondanti della nostra Repubblica.

La Politica è una cosa seria e chi intende rappresentarla è obbligato ad essere serio, competente e moralmente sano, altrimenti mille altri lavori lo aspettano, più alla portata del suo “credo”.
Franco Marzo

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