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Canale Monterano e il genio istrionico di Michele Fontana

Troppo spesso si abusa della parola “artista”, ma ci sono anche casi in cui questo termine non rende giustizia a chi esprime, con l’estro della creatività, realizzazioni di pregio e dall’alto valore emblematico. È il caso di Michele Fontana, classe 1945, canalese da diverse generazioni, un uomo minuto, loquace, padre e marito modello, artigiano a riposo. Eppure Michele è un genio istrionico dall’invidiabile intuitività, un visionario profondamente attaccato alle tradizioni del suo paese, qualità creative che gli sono plebiscitariamente riconosciute tanto da essersi guadagnato il nome d’arte di “Michelinangelo”.

Con un’esperienza pluriennale nell’edilizia e nella ristrutturazione di ambienti, una significativa e lunga collaborazione con il cinema come realizzatore di scena in importanti produzioni cinematografiche, si è distinto in paese, nel corso degli anni, per essere l’ideatore dei più rilevanti eventi folcloristici locali; uomo fattivo, oltre che verboso, negli anni pilastro della Pro loco locale, sempre pronto a concorrere e fare la differenza nei festeggiamenti laici e nell’ambito religioso.

L’innesco della genialità, però, nasce quasi per caso, quando alcuni appartenenti alla contrada Carraiola, durante un’edizione del presepe vivente realizzato nell’antico abitato di Monterano, lo incitarono provocatoriamente a superarsi; e lui puntualmente l’ha fatto, così come raccontato da egli stesso, quando l’ho incontrato: parlare con lui è un’esperienza affascinante ed entusiasmante insieme, garantito.

«Tu che sei bono a fà tutto, perché non te metti a scolpì un pezzo de legno?». Così Michelinangelo ha realizzato un vero e proprio capolavoro, riproducendo tutte le rovine di Monterano in legno massello, noce e di cedro, curandone i minimi particolari e solo con il “colpo d’occhio”, come dice lui. Un presepe in larga scala in cui tutto è stato fatto a mano dall’artista; statue, corsi d’acqua, luci, flora e fauna. Il capolavoro è esposto presso il Palazzo dei Granaroni, dove negli anni il buon Michele ha ricreato anche le Terme di Stigliano, l’Eremo dei Carmelitani scalzi e le mura del Castello di Bracciano. Non si è più fermato Michelinangelo, ha continuato a creare icone sacre, cavalli a dondolo, bastoni da buttero con teste di animali, consegnando l’immortalità a pezzi di legno morenti, fino all’ultima magistrale realizzazione: il “ciocco della natività”, un tronco scavato all’interno con scene della natività su più livelli, in un dedalo di grotte, passaggi, scale, tutto interamente realizzato a mano, togliendo materia per dare vita a un’opera che ipnotizza e incanta. Inqualificabile perdersi nelle migliaia di particolari di eccezionale maestria, raccontati dall’artista. Un tempo senza tempo, la visita al Palazzo dei Granaroni, dove sono esposti, tra l’altro, gli strumenti antichi dell’arte contadina e, di recente, il museo del miele, viaggio nella storia e nelle tecniche di estrazione dell’oro giallo delle api. Sarei rimasta ad ascoltare Michelinangelo e le sue visioni di propositi artistici futuri ancora molto a lungo; mi sono portata via la convinzione che l’ingegno e il talento riposano nelle persone semplici, le uniche a potersi avvicinare alla grandiosità di esistere.

Ludovica Di Pietrantonio
redattrice L’agone

 

 

 

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