4 Dicembre, 2022
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SOS Tartarughe marine, Sardegna, il Crama e la criticità delle acque del Mediterraneo.

Il 25 giugno, visitando il CRAMA (Centro recupero animali marini) della Cala Reale, nel Parco Nazionale dell’Asinara, guidata dai volontari, ho potuto constatare le terribili conseguenze degli errori e egoismi umani a cui vanno incontro le specie che abitano le nostre acque (in particolar modo: delfini, balene, capodogli e tartarughe).

Un esemplare di Caretta caretta (la specie più comune nel Mediterraneo), ha perso una pinna posteriore poiché tranciata dall’impatto con un imbarcazione, che le ha letteralmente amputato la parte posteriore del carapace e la pinna sinistra, con un elevato rischio di infezione.

Le altre specie ricoverate, hanno avuto a che fare con l’ingestione accidentale di plastiche e microplastiche. Secondo il report “The Mediterranean: mare plasticum” l’Egitto, l’Italia e la Turchia sono i Paesi che contribuiscono di più all’inquinamento da plastica del Mar Mediterraneo. Insieme sono responsabili della dispersione di circa il 50% dei rifiuti plastici che finiscono in mare.

Per questo, quando si sosta in spiaggia, dobbiamo avere cura di tutto ciò che la circonda: cercando di mantenere pulito l’habitat e di non lasciare a terra sacchetti, bottiglie, posate monouso e ami da pesca. Le giovani tartarughe, generalmente, non hanno una dieta specializzata: mangiano qualsiasi cosa inclusa come appunto, la plastica. L’ingestione, può portarle a una morte spesso infausta per lacerazione, ostruzione o perforazione del tratto gastrointestinale.

In mare come sulla spiaggia, bisogna essere responsabili delle proprie azioni. Un ecosistema non sano, non ne esclude la stessa sorte, per un altro. L’inquinamento marino è come un boomerang. Le sue conseguenze si riverseranno sulla terraferma, causando gravi danni  all’uomo  e alle creature che la abitano.
Erica Trucchia

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