22 Marzo, 2026
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Cgia Mestre: “Solo 2 ministeri su 14 pagano in tempi normali”

Lo stock dei debiti commerciali di parte corrente della nostra Pubblica Amministrazione (PA) continua ininterrottamente a crescere: nel 2021, ultima rilevazione presentata nei giorni scorsi, ha toccato il record di 55,6 miliardi di euro. Una cifra che rapportata al nostro Pil nazionale รจ pari al 3,1 per cento: nessun altro Paese dellโ€™UE a 27 registra uno score cosรฌ negativo. Dei nostri principali competitor commerciali, ad esempio, i debiti di parte corrente sul Pil della Spagna sono pari allo 0,8 per cento, nei Paesi Bassi allโ€™1,2 per cento, in Francia allโ€™1,4 per cento e in Germania allโ€™1,6 per cento. Persino la Grecia, che lโ€™anno scorso aveva un rapporto debito pubblico/Pil che sfiorava il 203 per cento, presenta unโ€™incidenza dei debiti commerciali sul Pil quasi la metร  della nostra: 1,7 per cento.

Cโ€™รจ chi รจ fallito: paradossalmente non per debiti, ma per crediti non riscossi
Va altresรฌ segnalato che nel computo dei debiti commerciali presentati nei giorni scorsi non sono inclusi quelli in conto capitale (ovvero quelli riferiti ai ritardi o mancati pagamenti per investimenti), che, secondo una stima dellโ€™Ufficio studi della CGIA, potrebbero aggirarsi attorno ai 10 miliardi di euro. Sommandoli ai 55,6 di parte corrente spingerebbe lโ€™ammontare complessivo dei debiti commerciali della nostra PA a oltre 65 miliardi di euro. Altresรฌ, non sono poche le imprese che anche in questi ultimi 2 anni sono fallite; non per debiti, ma per crediti con lo Stato che non sono riuscite a riscuotere.


Una situazione incresciosa, secondo lโ€™Ufficio studi della CGIA, che dimostra ancora una volta come la macchina pubblica fatichi a rispettare i tempi di pagamento dei beni e servizi erogati dai propri fornitori, cosรฌ come previsto dalla legge (di norma 30 giorni dallโ€™emissione della fattura o 60 giorni per alcune tipologie di forniture, in particolare quelle sanitarie).

Pagano le fatture importanti, ma non quelle di importi minori
Eโ€™ corretto segnalare che negli ultimi anni i ritardi di pagamento, misurati con lโ€™Indice di Tempestivitร  dei pagamenti (ITP) sono mediamente in calo, anche se secondo la Corte dei Conti si starebbe consolidando una tendenza che vede le Amministrazioni pubbliche privilegiare il pagamento in tempi brevi delle fatture di importo maggiore e ritardare intenzionalmente la liquidazione di quelle di importo meno elevato. Una modalitร  operativa che, ovviamente, penalizza le piccole imprese che, generalmente, lavorano in appalti o
forniture di importi nettamente inferiori a quelli โ€œriservatiโ€ alle attivitร  produttive di dimensione superiore.

Sono un cattivo esempio anche la gran parte dei Ministeri
Pagare in ritardo o addirittura non pagare nemmeno sono un malcostume tutto italiano che non risparmia nemmeno i ministeri. Nel 2021, ad esempio, tra quelli con portafoglio, solo 2 su 14 hanno rispettato le scadenze di pagamento previste dalla norma (Transizioneรน Ecologica e Istruzione/Universitร /Ricerca). Tutti gli altri, invece, hanno pagato in ritardo. Le situazioni piรน โ€œcriticheโ€ si sono registrate al Ministero dellโ€™Interno (+67 giorni rispetto alla scadenza prevista per legge), alle Politiche Agricole (+ 42 giorni), alla Difesa (+33 giorni) e ai Beni Culturali (+21 giorni). La situazione รจ addirittura in peggioramento; nei primi 3 mesi di questโ€™anno, infatti, dei nove ministeri che hanno aggiornato lโ€™ITP, solo quello delle Politiche agricole ha pagato in anticipo (-37,07 giorni). Tutti gli altri, invece, presentano un ritardo medio dei pagamenti: i piรน lenti nel saldare le fatture ricevute sono stati il ministero della Difesa (+18 giorni), quello delle Infrastrutture (+27 giorni), quello del Lavoro (+29 giorni) e quello dellโ€™Interno (+47 giorni).

Al Sud i Comuni faticano a pagare
Tra le realtร  amministrative pubbliche piรน in difficoltร  nel saldare i fornitori scorgiamo i Comuni del Sud. Nel 2021, infatti, dallโ€™analisi dellโ€™ITP scorgiamo che lโ€™amministrazione comunale di Lecce ha pagato le fatture ricevute con 50 giorni di ritardo (dato riferito al 3ยฐ trimestre 2021), a Salerno dopo 61 giorni, ad Avellino dopo 72 giorni, a Reggio Calabria dopo 154 giorni e a Napoli con 228 giorni di ritardo. Nel capoluogo regionale campano, se escludiamo i giorni festivi, i fornitori vengono pagati dopo un anno dalla scadenza prevista dalla normativa nazionale.

Saldando la metร  dei debiti potremmo avere 250 mila nuovi occupati
Se, ipoteticamente, almeno la metร  dei 55,6 miliardi di euro di debiti commerciali fosse pagato questโ€™oggi, allineandoci cosรฌ a un livello di mancati pagamenti sul Pil in linea con la media europea, quanti nuovi posti di lavoro si potrebbero creare ? Ovviamente, dare una risposta precisa a questa domanda รจ estremamente difficile. Tuttavia, con quasi 28 miliardi di euro in piรน in cassa non รจ da escludere che le imprese potrebbero utilizzare almeno una decina di miliardi per potenziare il proprio organico. In linea ipotetica, secondo lโ€™Ufficio studi della CGIA, questa grossa iniezione di liquiditร  potrebbe contribuire a creare almeno 250 mila nuovi posti di lavoro
.
Giร  condannati dalla Corte di Giustizia dellโ€™UE
Con la sentenza pubblicata il 28 gennaio 2020, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che lโ€™Italia ha violato lโ€™art. 4 della direttiva UE 2011/7 sui tempi di pagamento nelle transazioni commerciali tra amministrazioni pubbliche e imprese private. Sebbene in questi ultimi anni i ritardi medi con cui vengono saldate le fatture in Italia siano in leggero calo, nel 2021 la Commissione europea ha inviato al Governo Draghi una lettera di messa in mora sul mancato rispetto delle disposizioni previste dalla direttiva europea approvata 10 anni fa. Infine, unโ€™altra procedura ancora aperta contro il nostro Paese riguarda il codice dei contratti pubblici che prevede un termine di pagamento di 45 giorni, quando a livello comunitario la scadenza, invece, รจ di 30 giorni.

I fornitori devono compensare i debiti fiscali con crediti commerciali
Per risolvere questa annosa questione che sta mettendo a dura prova tantissime Pmi, per la CGIA cโ€™รจ solo una cosa da fare: prevedere per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa nei confronti della PA e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare allโ€™erario. Grazie a questo automatismo risolveremmo un problema che ci trasciniamo appresso da decenni. Senza liquiditร  a disposizione, infatti, tanti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori si trovano in grave difficoltร  e in un momento cosรฌ delicato per lโ€™economia del Paese รจ inaccettabile
che i debiti della PA nei confronti degli imprenditori siano in costante crescita dal 2017.

Perchรฉ la PA fatica a pagare
Le principali cause che hanno originato a questa cattiva abitudine che
ci trasciniamo da almeno 15 anni sono le seguenti:
– la mancanza di liquiditร  da parte del committente pubblico;
– i ritardi intenzionali;
– lโ€™inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento;
– le contestazioni che allungano la liquidazione delle fatture.
A queste cause ne vanno aggiunte almeno altre due che, tra le altre cose, hanno indotto, nel gennaio del 2020, la Corte di Giustizia europea a condannarci. Sono:
– la richiesta, spesso avanzata dalla PA nei confronti degli
esecutori delle opere, di ritardare lโ€™emissione degli stati di
avanzamento dei lavori o lโ€™invio delle fatture;
– lโ€™istanza rivolta dallโ€™Amministrazione pubblica al fornitore di
accettare, durante la stipula del contratto, tempi di pagamento
superiori ai limiti previsti per legge senza lโ€™applicazione degli
interessi di mora in caso di ritardo. (fonte Cgia Mestre)

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