Biodigestore: cosa è, a che serve, i dati, i pro, i contro e le alternative

Una criticità per la gestione dei rifiuti è rappresentata dalla frazione umida (scarti di cucina, di mense e ristoranti, di mercati…) che rappresenta circa il 33% dei rifiuti urbani prodotti, e che l’Europa prevede venga raccolta in maniera differenziata al 100% entro il 2023. La Giunta Gualtieri pensa di risolvere il problema puntando sui biodigestori, nei quali i rifiuti umidi (organici), dopo una fase di pre-trattamento e pulizia, vengono inviati in grossi vasconi sigillati dove sono presenti microrganismi (batteri) che, operando in assenza di ossigeno (da qui il termine anaerobico) favoriscono la trasformazione della sostanza organica in biogas e in digestato. Il biogas prodotto – miscela di gas costituito prevalentemente da metano e anidride carbonica oltre ad altre sostanze dannose e nocive – viene poi trattato in un processo di depurazione chiamato “upgrading” per ottenere sostanzialmente metano.

Il trattamento del digestato
Il digestato – che rimane nei vasconi dopo la produzione del gas – viene poi sottoposto a trattamento di “compostaggio aerobico” che si sviluppa in ampie fosse ben aerate dove, per l’azione di altri microrganismi che operano in presenza di ossigeno (da qui il termine aerobico), viene trasformato dopo alcuni mesi in “compost”. L’alternativa alla biodigestione è proprio il compostaggio di tutto il materiale organico, che fornisce un compost di altissima qualità, indispensabile per rinnovare i terreni agricoli, e in percentuale più che doppia rispetto a quanto avviene a partire dal digestato.

Numeri di riferimento
Per dare qualche dato di riferimento “citiamo” l’impianto di biodigestione che sarà operativo nel Chianti nel 2022: tratterà 160.000 tonnellate l’anno di rifiuti organici, produrrà 11 milioni di metri cubi di biometano e 25mila tonnellate di compost. Dal punto di vista energetico, solo per dare un’idea e senza entrare nel dettaglio dei calcoli, con questo metano si potrebbe alimentare un impianto di circa 5 MWe per produrre circa 40 milioni di kWh annui, l’energia consumata da 10-12.000 famiglie. Questo dato ci dice, innanzitutto, una cosa: non è questa certamente la strada per affrontare la crisi energetica, sarebbe una goccia in un mare.

La questione-Roma
Veniamo a Roma, dove si prevede di trattare più di 400.000 tonnellate-anno di rifiuti organici differenziati: la strategia della giunta, assecondata dalla Regione, è di puntare su 2 biodigestori da 100.000 tonnellate-anno ciascuno da realizzare a Cesano e Casal Selce, contando su un terzo a Fiumicino, e un altro ancora a Civitavecchia. Questi impianti sarebbero finanziati con i fondi del PNRR (che dovremo in gran parte restituire), ma sarebbero ulteriormente pagati dai contribuenti italiani per via degli ingenti contributi pubblici destinati a chi tali impianti realizza.

Cresce l’opposizione
Contro questa soluzione cresce ogni giorno l’opposizione di partiti, singoli esponenti di forze politiche (a partire dai presidenti dei Municipi di Roma interessati), comitati: perché si va contro la strategia dell’economia circolare (che, per legge, obbliga al recupero massimo di materia prima di un eventuale uso energetico); è antieconomica (per i cittadini, ma remunerativa per gli imprenditori); richiede impianti di grandi dimensioni; porta alla produzione di un quantitativo di energia risibile; produce un compost praticamente inutilizzabile; genera cattivi odori e inquinanti; e i grossi serbatoi di gas prodotto costituiscono un serio rischio per la popolazione. Quindi, tecnologia e dimensioni degli impianti da rifiutare, e localizzazioni – come a Cesano – del tutto inadeguate, per la vicinanza ai centri abitati e per le enormi difficoltà logistiche (viabilità).
La soluzione proposta è semplice: adottare il solo compostaggio per tutti i rifiuti organici realizzando pochi impianti di dimensioni più contenute – massimo 20.000 tonnellate-anno – e puntare sul concetto di prossimità realizzando mini impianti di periferia, compostiere di comunità e piccoli siti per gli scarti.
Giuseppe Girardi

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