Per fermare la crisi serve chiarezza sui programmi, di Sergio Gentili

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Bisogna prendere atto che la crisi di governo c’è. È Renzi che l’ha aperta con le sue numerose e continue dichiarazioni di guerra.

L’ha aperta su punti strumentali che variano secondo le convenienze. Prima, la cabina di regia. Poi cambia argomento quando si è appalesato che è uno strumento di garanzia per la qualità e la quantità della spesa pubblica e che non elimina il ruolo dei ministeri e del Parlamento. Poi attacca Conte accusandolo di non coinvolgere nessuno, cosa dimostratasi semplicemente non vera. Quindi la Bellanova invoca Draghi e un rimpasto di governo.

Si arriva alla propaganda più cialtrona del “non vogliamo ministeri ma vaccini, posti di lavoro e finalmente cantieri che ripartono”, fino ad attaccare come sprechi gli aiuti alle famiglie più bisognose e la saggia misura del cashback che inizia a stringere le maglie dell’elusione e dell’evasione fiscale.

Quali scelte per il futuro dell’Italia?

La verità è che la politica economica e sociale di Renzi è demagogica e senza una visione di sostenibilità sociale e ambientale, di espansione della domanda interna e di impresa innovativa, di spesa sociale e di riforma fiscale.

Questo governo dimostra con i suoi provvedimenti, pur tra ritardi e contraddizioni, che una visione c’è ed è di sostegno ai bisogni popolari, alla piccola e media impresa, all’innovazione e all’ambiente. Come giudicare diversamente i provvedimenti del governo sulla sanità e sul sociale? Ha esteso la cassa integrazione, deciso l’esonero contributivo per le imprese, sgravi fiscali per far crescere l’occupazione nel Mezzogiorno, accelerato le pratiche per il pagamento della cassa integrazione, promosso la convenzione tra le banche e l’Inps e i sindacati per un anticipo della cassa integrazione (1400 euro), indennità di 1000 euro agli stagionali, sospensione dei licenziamenti e sovvenzioni alle imprese per evitare i licenziamenti ecc. Mi fermo qui perché l’elenco è lungo. Sono tutti provvedimenti mal sopportati dal presidente della Confindustria che preferirebbe una gestione confindustriale delle risorse finanziarie con la parola d’ordine del concentrare le risorse e non sostenere la domanda interna.

La questione del contendere è: chi gestisce e su quali indirizzi le ingenti risorse economiche europee? Qualcuno ha paragonato la mole di queste risorse a quelle del Piano Marshall e, come allora, la questione è chi decide le priorità e gli indirizzi strategici. Il Piano Marshall fu messo al servizio del profitto dei grandi gruppi monopolistici privati. Quella storia non si deve ripetere.

Viceversa, oggi, vanno messi al centro delle scelte gli interessi generali del paese: sviluppo sostenibile, lavoro, impresa sociale, innovazione tecnologica, Mezzogiorno, scuola, sanità, riforma fiscale e della burocrazia. È su questo nodo che si concentra l’attacco delle forze conservatrici rappresentate dalle destre e spalleggiate ora dall’azione di Renzi. L’obiettivo è logorare Conte, sostituirlo per prendere o spartirsi il bottino.

Il limite politico del centrosinistra

Il limite politico delle forze che sostengono il governo è quello di non essere passati al contrattacco. Viceversa, vanno messe in campo azioni per far chiarezza superando ogni impaccio dei 5stelle, del PD e di LeU perché fanno solo danno i continui appelli al “volemose bene”. La prima questione è esplicitare che Renzi ha aperto la crisi e l’ha aperta per conto delle forze conservatrici, la seconda è mettere in campo proposte social-ecologiste di rilancio dell’occupazione e dell’innovazione sociale ed economica, la terza è il coinvolgimento pieno delle forze sociali e popolari nelle scelte di governo. Su ciò si è in ritardo.

In questo quadro non aiutano le posizioni terziste del PD. Anzi. Non va dimenticato che esso deve ancora ben chiarire se appoggia Conte o se lavora per una sua candidatura alla direzione del governo (solo Franceschini ha detto parole nette, le manterrà?), come deve chiarire se è per dare una priorità all’interesse pubblico e al ruolo dello Stato o se è ancora influenzato dalla illusoria e dannosa tesi liberista della centralità del potere finanziario e dei grandi gruppi industriali privati a cui consegnare la direzione politica con i governi tecnici.

Su queste questioni va costruita una larga unità di forze sociali, verificata la volontà politica delle forze di governo e coinvolto il Parlamento per approvare i nuovi indirizzi programmatici del governo. Tutte le forze politiche saranno libere di scegliere se appoggiare esplicitamente, o nelle forme che riterranno più adeguate, il governo Conte. Renzi potrà valutare se stare in maggioranza o no. Se Renzi negherà, come è suo diritto, la fiducia la governo Conte allora la via obbligata e più democratica è quella di dare la parola al popolo italianoprima del semestre bianco.

Quello che non si può ammettere è tirare a campare nell’ambiguità fino al semestre bianco (luglio prossimo) per poi aprire formalmente la crisi di governo e costringere tutti ad accettare un governo, magari detto di unità o responsabilità nazionale, in cui il peso delle destre condizionerebbe fortemente ogni prospettiva di cambiamento e aprirebbe la porta ad una loro offensiva. Arrivare a luglio senza far chiarezza e senza scegliere sarebbe un atto non di responsabilità ma di resa alle destre, sarebbe un ulteriore discredito del PD e delle sinistre e il dopo possiamo facilmente immaginarlo.

(Sergio Gentili, Strisciarossa)

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