La mappa. Dove potrebbero finire i rifiuti radioattivi italiani

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Sogin ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee: sono 67 luoghi, di cui 23 particolarmente adatti tra Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata e Puglia. Ora 6 mesi per discuterne

Sono 67 le aree del territorio italiano dove si potrebbe realizzare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee, attesa da molti anni, è stata pubblicata questa mattina dalla società pubblica Sogin dopo il via libera dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente.

​Aree idonee e “aree verdi”

Delle 67 aree individuate dalla Sogin (l’elenco è a questo link), 22 sono nel Lazio, 14 in Sardegna, 11 in Basilicata, 4 al confine tra Basilicata e Puglia, 1 in Puglia, 8 in Piemonte, 4 in Sicilia, 2 in Toscana.

La Sogin ha anche aggiunto una lista più ristretta di 23 luoghi come “aree verdi”, cioè i posti più favorevoli per realizzare il Deposito dei rifiuti radioattivi: 8 in Piemonte tra le province di Torino e Alessandria (i territori comunali sono quelli di di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo); 2 in Toscana tra Siena e Grosseto (che comprendono territori comunali di Pienza, Campagnatico), 7 nel Lazio in provincia di Viterbo (comuni di Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Corchiano) e 6 in Basilicata-Puglia tra Matera e Bari (nei territori dei comuni di Altamura, Matera, Laterza e Gravina di Puglia).

​I prossimi passi

Con la pubblicazione della mappa si aprono due mesi di consultazioni: il governo e Sogin si confronteranno con gli enti locali, le associazioni imprenditoriali, i sindacati, le università e gli enti di ricerca per poi arrivare, nei quattro mesi successivi, al seminario nazionale in cui si dovrebbe definire dove realizzare il deposito e l’annesso Parco tecnologico.

I territori considerati idonei possono farsi avanti con manifestazioni di interesse per ospitare il Deposito che ha annesso un Parco Tecnologico e quindi porta con sé posti di lavoro e attività di ricerca. In assenza di manifestazioni di intreresse, Sogin avvierà trattative con le singole Regioni. Se non dovessero bastare, sarà avviato un “tavolo interistituzionale” per arrivare a una scelta.

Starà comunque al ministero dello Sviluppo economico, come previsto dal decreto legislativo 31/2010, decidere dove costruire il Deposito, anche in assenza di un’intesa con gli enti locali.

Come sarà fatto il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

Deposito e parco tecnologico saranno costruiti su un’area di 150 ettari (110 dedicati al deposito e 40 al Parco). Serviranno 4 anni per costruire il Deposito. Sogin spiega che il deposito avrà una struttura a matrioska: all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato (le celle), saranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale (i moduli), che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati.

Bisogna trovare posto a circa 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi: 78mila metri cubi di rifiuti a intensità bassa o molto bassa (cessano di essere radioattivi dopo tre secoli) prodotti dall’esercizio e lo smantellamento delle centrali nucleari italiane (circa il 60% dei rifiuti) e per l’altro 40% dagli impianti nucleari attivi per la ricerca, dall’attività medica e industriale. I 17mila metri cubi di rifiuti a media ed alta radioattività saranno stoccati nel Complesso Stoccaggio Alta attività (CSA) del Deposito.

(Avvenire)

 

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