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Coronavirus, il punto sulla pandemia a Roma e nel Lazio

Coronavirus, il punto sulla pandemia a Roma e nel Lazio
Novembre 21
06:08 2020

Cosa è successo dal 14 al 20 novembre

L’avvio dei test in farmacia e il braccio di ferro tra medici di famiglia e Regione, le storie delle vittime come Lucianone Quaglieri, infermiere romano o lo storico farmacista di Latina. E poi le difficoltà di chi attende per giorni l’esito del suo tampone, i racconti dai reparti Covid e dalle terapie intensive, i dati sul contagio

 

L’avvio dei test in farmacia e il braccio di ferro tra medici di famiglia e Regione sull’assistenza a domicilio per chi è malato di Covid, ma anche le storie delle vittime come Lucianone Quaglieri, infermiere romano, o Scipione Salvagni, storico farmacista di Latina. E poi le difficoltà di chi attende per giorni l’esito del suo tampone, la corsa all’accaparramento dell’ossigeno, i racconti dai reparti Covid e dalle terapie intensive, i timori per il picco di contagi e di morti registrato mercoledì. Mentre Roma va verso il secondo fine settimana di restrizioni, con shopping contingentato e controlli anti assembramento, ecco un diario di cosa è successo negli ultimi sette giorni.

 

Sabato 14 novembre

 

La Capitale ha affrontato bene il primo fine settimana di misure anti assembramento, con controlli nelle vie e nelle zone più affollate, dal centro storico a OstiaLe chiusure previste in caso di folla eccessiva non sono state necessarie, a parte che per le due stazioni metro del centro storico, Spagna e Flaminio, che domenica sono rimaste sbarrate. Intanto, però, dagli ospedali arrivano notizie poco confortanti. A Sora un infermiere è stato aggredito all’interno dell’ospedale Santissima Trinità da due uomini: li aveva visti senza mascherina e li aveva rimproverati. Roma, invece, fa i conti con il primo operatore sanitario morto nella seconda ondata della pandemia: Luciano Quaglieri, infermiere, 48 anni, lavorava nel Pronto soccorso del San Filippo Neri. “Un gigante di più di due metri, uno degli angeli del San Filippo”, lo descrive il neurochirurgo Shahram Sherkat, che ha anche lanciato una petizione per intitolargli un’ala dell’ospedale.

 

Domenica 15 novembre

 

Si torna a parlare di Covid Hotel, anche a Roma, anche nel Lazio. Dopo lo Sheraton Parco Dè Medici altri alberghi si sono detti pronti a trasformarsi in “strutture per l’accoglienza della popolazione da porre in isolamento domiciliare fiduciario”. “A Roma – spiega il presidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli – abbiamo messo a disposizione 15 Covid hotel e al momento ne vengono utilizzati 6, 7. Ci siamo fermati con la ricerca vedendo che non c’era altra richiesta, altrimenti se ci chiedono 20 alberghi la disponibilità c’è, li troviamo subito”.

 

Lunedì 16 novembre

Nella lotta al Covid si apre un altro fronte: nelle farmacie romane cominciano a scarseggiare le bombole di ossigeno. Nell’ultimo mese sono pressoché triplicate le richieste. Le consegne sono cresciute del quadruplo. E’ possibile però che il fenomeno sia figlio di una logica dell’accaparramento. “Non sono pochi i clienti che, per ansia o apprensione, fanno incetta di bombole”, spiega Paolo Gaoni del Consiglio direttivo dell’Ordine dei farmacisti di Roma che ammonisce: “Aiutateci, evitate la corsa all’accaparramento”.

 

Martedì 17 novembre

 

Per un fronte che si apre ce n’è un altro che non si chiude, ed è quello dei tamponi. Grazie al sistema di prenotazioni online si è risolto il problema delle code ai drive in, ma non quello della consegna dei referti. C’è chi ha avuto l’esito del suo esame con ritardi anche di due settimane e chi non lo ha mai ricevuto come Ludovica Dotti, magistrata della Corte Costituzionale, che è stata sottoposta a tampone il 30 ottobre e il 16 novembre non aveva ancora notizie della sua sorte, come ha denunciato in una lettera a Repubblica. Dopo le numerose segnalazioni la Asl Roma 3 ha aperto un’indagine interna.

Intanto è iniziato il braccio di ferro tra la Regione e i medici di famiglia. Il Sindacato dei medici aveva fatto ricorso al Tar sostenendo che l’assistenza domiciliare dei pazienti Covid non è compito dei medici di medicina generale ma delle Uscar, le Unità speciali di continuità assistenziale che nel Lazio contano 300 medici e 400 infermieri a fronte di una platea di malati che supera le 60 mila unità. I dottori hanno vinto il primo round davanti al Tar ma la Regione ha già fatto ricorso al Consiglio di Stato.

Sul fronte della cronaca una storia terribile arriva da Monteverde: un imprenditore ha falsificato il referto del suo tampone e detto ai suoi dipendenti di essere negativo per convincerli a tornare al lavoro. Ma quando i poliziotti sono andati a recuperare il documento originale hanno scoperto che in realtà era positivo. I tre dipendenti a quel punto si sono di nuovo sottoposti al tampone: uno di loro ha il Covid.

 

Mercoledì 18 novembre

 

E’ il giorno del picco di contagi e di vittime nel Lazio dall’inizio della pandemia. I nuovi casi arrivano a quota 2.866 su quasi 27mila tamponi. E toccano una cifra record anche i decessi: sono 80, il numero più alto mai registrato finora dall’inizio della pandemia in regione.

Il Covid si è portato via uno dei primi farmacisti di Latina, Scipione Salvagni, 90 anni. E il vicesindaco e assessore alla cultura di Grottaferrata, l’architetto Luciano Vergati, 76 anni. “Proprio tu, papà, che eri così forte e grosso; proprio tu, che al mio ultimo gesto di saluto mostrando i muscoli hai risposto sollevando a fatica le braccia su quel casco che tanta pena ti dava. Proprio tu”, ha scritto uno dei figli.

Intanto a Cori è polemica per la gestione dei rifiuti dei positivi che sono a casa: ai contagiati è stato dato un contenitore di colore diverso da tutti gli altri dove depositare l’immondizia, da tenere davanti alla porta. E così nel centro lepino sono iniziati i Covid tour per scoprire chi è stato colpito dal virus.

 

Giovedì 19 novembre

 

Crescono i timori per i contagi tra il personale ospedaliero. Al San Filippo Neri più fonti parlano di decine di casi, disseminati in gran parte dei reparti e anche al San Camillo altri quattro medici in forza al Pronto soccorso hanno preso il Covid, aggiungendosi agli otto infermieri e ai due ausiliari messi fuori gioco dalla Sars cov2. Lo stesso responsabile del reparto dell’Emergenza è stato colpito.

Mentre aumentano i casi di attriti nei condomini tra gli inquilini e i medici che usano i loro studi per fare i tamponipartono i test anche nelle farmacie: non serve nessuna ricetta, l’esame può essere eseguito da chiunque, il prezzo è calmierato: 20 euro per il sierologico (sangue capillare, quello che si ricava pungendo il dito di una mano, per intenderci) e 22 per l’antigenico rapido naso faringeo, cioè il tampone rapido.

Dai reparti di terapia intensiva del Vanini e di Tor Vergata arrivano i messaggi struggenti lasciati dai pazienti che non possono più parlare perché intubati o con il casco e scrivono ai margini delle parole crociate, su una rivista. O affidano i loro ultimi pensieri con gli occhi a medici e psicologi, per cercare di accorciare le distanze che li separano dalle loro famiglie.

In centro storico, invece, è caccia a una ex guida turistica positiva al Covid scappata dalla Rsa in cui era ricoverata. Sayoko Miyake, 68enne di origini giapponesi ma con cittadinanza italiana, affetta da psicosi cronica, conosce benissimo la città. Per questo la stanno cercando nella zona del centro: piazza di Spagna, Fontana di Trevi, la Galleria Sordi, il Pantheon, piazza della Maddalena.

Tra Campania e Lazio non si fermano i viaggi della disperazione: sono stati duecento in un mese i pazienti che sono arrivati negli ospedali di Latina, Formia, Frosinone e Cassino cercando un ricovero contro il Covid. Molti hanno patologie non legate alla pandemia ma temono di infettarsi recandosi negli ospedali campani.

 

Venerdì 20 novembre

 

Dopo il picco di mercoledì e il lieve raffreddamento di giovedì – quando i contagi sono scesi da 2.866 a 2.697 casi e i morti da 80 a 61 – si conferma il calo dei contagi, con 2.667 casi positivi su 27 mila tamponi e 41 decessi.

Paola Montuori, 49 anni, si è infettata il 12 ottobre e ha passato 27 giorni dentro un reparto Covid. E racconta com’è, vivere dentro il “bunker”. “Vai a letto col terrore del risveglio, sai che la mattina dopo qualcuno non ci sarà. Ho vegliato una notte intera sul corpo di una sconosciuta. Pensavo a sua figlia”.

(La Repubblica)

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