1 Maggio, 2024
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Raid e omicidi mirati, la guerra segreta di Israele

Negli anni i servizi israeliani hanno compiuto diversi omicidi mirati – mai smentiti né confermati – per fermare i programmi nucleari nemici e non solo. Potrebbe essere anche il caso dell’uccisione del numero due di Al Qaeda avvenuta, secondo il New York Times, ad agosto a Teheran per mano di due agenti del Mossad 

La linea politica di Israele è sempre stata quella di non confermare, nè smentire i raid militari e gli omicidi mirati condotti dalle forze armate e dal Mossad per fermare i programmi nucleari dei suoi nemici e non solo. E così sarà – probabilmente – anche per l’uccisione lo scorso agosto a Teheran, per mano di due agenti israeliani, del numero due di Al QaedaAbu Muhammad al-Masri, secondo quanto ha scritto il New York Times. L’omicidio è stato già smentito dall’Iran.
Di seguito le principali operazioni segrete attribuite a Israele negli ultimi 40 anni.

OPERAZIONE BABILONIA

Il 7 giugno 1981, i cacciabombardieri israeliani percorsero 1.600 chilometri per bombardare il reattore nucleare iracheno a Osirak, a ovest di Baghdad. Morirono dieci soldati iracheni e uno scienziato francese. L’attacco suscitò una diffusa condanna internazionale, anche da parte degli Usa e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Nel 2007 la televisione israeliana ha trasmesso per la prima volta le immagini riprese dall’aviazione israeliana durante il raid. L’allora primo ministro, Menachem Begin, ha dichiarato che Osirak era sul punto di diventare operativo, il che avrebbe permesso all’Iraq di Saddam Hussein di produrre bombe atomiche.

LE UCCISIONI DEI FISICI IRANIANI

Nel gennaio 2010Massoud Ali Mohammadi, un professore di fisica delle particelle all’Università di Teheran, è stato ucciso dall’esplosione di una motocicletta fuori dalla sua casa nella capitale. Il professore aveva anche lavorato per i Guardiani della rivoluzione, i pasdaran. I leader politici e i media ufficiali in Iran hanno subito accusato i servizi segreti israeliani e statunitensi, ritenuti anche responsabili del rapimento dello scienziato nucleare Shahram Amiri, scomparso nel maggio 2009.

Nel novembre 2010, due scienziati con ruoli chiave nel programma nucleare iraniano sono stati presi di mira a Teheran da due attacchi dinamitardi di cui l’Iran ha incolpato Israele e Stati Uniti. Uno degli scienziati, Majid Shahriari, è stato ucciso. Un anno dopo, il 12 novembre 2011, un’esplosione in un deposito di munizioni dei pasdaran nella periferia di Teheran ha ucciso almeno 36 persone tra cui il generale Hassan Moghadam, responsabile di programmi di armamento per l’Unità d’élite, in un’operazione che si ritiene sia stata condotta dal Mossad insieme alla Cia.

In Siria, Israele ha cercato di evitare il coinvolgimento diretto nella guerra civile scoppiata nel 2011, ma riconosce di aver compiuto decine di attacchi aerei per fermare l’avanzata del gruppo sciita libanese Hezbollah.

BLITZ DI UN COMMANDO A DUBAI

Nel gennaio 2010 un leader di Hamas, Mahmoud al-Mabhouh, viene assassinato in un hotel di Dubai. La sofisticata operazione è stata attribuita da un commando di 18 agenti del Mossad tra cui due donne, in gran parte con falsi passaporti di Paesi occidentali, che riuscirono a far perdere le loro tracce.

ATTACCO INFORMATICO

Sempre nel 2010 un potente virus informatico chiamato Stuxnet ha attaccato gli impianti nucleari iraniani nel tentativo di fermare il programma atomico del Paese. Stuxnet ha influenzato il funzionamento dei siti nucleari iraniani, infettando migliaia di computer e bloccando le centrifughe utilizzate per l’arricchimento dell’uranio. Anche in questo caso, Teheran ha accusato Israele e gli Stati Uniti.

OPERAZIONE FRUTTETO

All’alba del 6 settembre 2007 un raid delle forze aeree israeliane distrusse un reattore a grafite raffreddato a gas di Kibar, tra Raqqa e Deir Ezzor, in Siria che secondo gli 007 israeliani e la Cia era in grado di produrre il plutonio necessario per una bomba atomica. I caccia – quattro F-15 e quattro F-16 – entrarono nella notte nello spazio aereo siriano all’altezza di Tartus e si diressero in profondità nel deserto per colpire il sito con 17 tonnellate di bombe. Poi risalirono fino alla Turchia e con un lungo giro ritornarono alla base. L’ordine fu dato dall’allora premier israeliano, Ehud Olmert, dopo che gli Usa non avevano accettato di partecipare all’attacco. L’operazione è stata ufficialmente confermata dagli israeliani solo undici anni dopo, nel marzo 2018.

(Agi)

 

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